I flussi elettorali a Genova

di Matteo Cataldi

 

Dopo il comune di Parma ci siamo dedicati all’analisi dei movimenti di voto tra le elezioni regionali del 2010 e il recente primo turno delle comunali nella città di Genova. Anche in questo caso abbiamo utilizzato i dati di tutte le 653 sezioni elettorali e lo stesso modello di stima dei flussi. Con le cautele che tutte le procedure di stima statistiche richiedono nell’interpretare i risultati, i dati che presentiamo possono essere certamente interpretati come indicativi di alcune tendenze ben precise.

La principale differenza rispetto all’esito del primo turno nella città emiliana è che nel caso del capoluogo ligure è stato il candidato del terzo polo Enrico Musso a spuntarla (sebbene di misura) sul candidato “grillino” e a guadagnarsi il ballottaggio. Musso ha ottenuto il 15% dei voti contro il 13.9% di Paolo Putti. Le analogie tra le due città sono invece di più. Come a Parma il centrodestra diviso è restato escluso dal ballottaggio: il Pdl e la Lega nord hanno entrambi dimezzato i voti ottenuti appena due anni prima. L’analisi dei flussi evidenzia come la buona prova del candidato del terzo polo e di quello del Movimento cinque stelle si è realizzata, la prima, a scapito del centrodestra, e la seconda, soprattutto a danno dei partiti del centrosinistra anche se in misura diversa. L’elettorato del PdL si è diviso praticamente a metà tra il candidato del Terzo polo e quello sostenuto dal partito, Pierluigi Vinai. Musso inoltre ha intercettato la maggioranza dei voti che nel 2010 erano stati espressi a favore della civica del candidato Presidente Biasotti; complessivamente (come mostra la matrice delle provenienze) il 90% degli elettori di Musso provengono da queste due liste.

L’esplosione del movimento di Beppe Grillo si spiega col successo del  proprio candidato tra gli elettorati dell’Italia dei Valori (da cui è riuscito a drenare il 37% dei voti che il partito dell’ex magistrato ottenne nel 2010), della sinistra, che gli ha ceduto il 26% dei voti e delle altre liste che sostenevano la candidatura di Burlando (in particolare la civica col nome del Presidente). Cumulativamente dai partiti del centrosinistra Putti ottiene il 68% dei suoi voti.

Vale la pena di notare che gli elettori più fedeli alle indicazioni del proprio partito sono stati quelli del Pd: quasi nove elettori su dieci hanno votato Marco Doria benché non appartenga a quel partito e alle  primarie cittadine avesse battuto il candidato democratico.

Un altro dato sicuramente interessante è quello relativo alla Lega nord. Dalla matrice delle destinazioni si osserva un flusso considerevole di voti che dal carroccio si è spostano verso il M5S e uno altrettanto consistente che si  è diretto verso l’astensione.

Sebbene le principali direttrici dei movimenti di voto osservati (centrosinistra e Lega nord che soffrono la concorrenza dei candidati di Grillo e quote di elettori moderati in uscita dal PdL che guardano ai candidati centristi), siano comuni ai due capoluoghi per i quali abbiamo fin qui condotto l’analisi dei flussi, non è corretto interpretarle in chiave più generale ed estenderle, per estrapolazione, ad un’area più estesa che abbracci un’intera regione, o tantomeno l’intero paese.

Tab. 1 Destinazioni del voto ai partiti del 2010

Tab. 2  Provenienze del voto ai candidati sindaco