La bozza Malan: alla ricerca della maggioranza impossibile

di Aldo Paparo e Matteo Cataldi

La Commissione Affari Costituzionali al Senato ha licenziato il testo base per la riforma della legge elettorale. Hanno approvato la proposta presentata dall’on. Malan il Pdl, la Lega Nord e l’Udc, mentre hanno votato contro Pd e Idv. Il testo prevede, per la Camera, l’assegnazione su base nazionale con la formula proporzionale del divisore d’Hondt di 541 seggi e l’attribuzione di un premio di 76 seggi alla lista o coalizione che abbia ottenuto il maggior numero di seggi. Inoltre prevede che alla ripartizione dei seggi accedano solo le liste che abbiano superato il 5% del totale dei voti validi nazionali, o almeno il 7% in circoscrizioni comprendenti almeno un quinto della popolazione nazionale. In realtà, per come è formulato il testo approvato, per evitare lo sbarramento basterà il 4% nazionale e la presentazione di una lista gemella con cui fare “coalizione”. Tale livello rappresenta comunque un ostacolo rilevante e forse insormontabile per un cospicuo gruppo di partiti: Fli, Fds, Mpa, Api, Psi, La destra, Radicali e altri ancora più piccoli. Queste liste, per accedere alla rappresentanza, dovranno  formare liste unitarie con i loro alleati coalizionali, o formare dei cartelli con altre piccole liste per cercare di superare la soglia.

Tralasciamo le ulteriori specifiche della riforma proposta, relative ad esempio alla selezione degli eletti per i due terzi attraverso il meccanismo delle preferenze, e ci concentriamo sul verificare a quali condizioni le norme in esame possano consentire ad una coalizione di conquistare la maggioranza assoluta dei seggi della Camera (316). La prima tabella confronta il numero di seggi spettanti alla coalizione vincente con un proporzionale puro e con il meccanismo premiale previsto nella bozza Malan.

Come si osserva, senza il premio sarebbe necessario avere conseguito  una percentuale del 52% sul totale dei voti validi per superare quota 315 deputati e non dovere contare su qualche eletto nella circoscrizione estero per avere la maggioranza di Montecitorio. In virtù del premio di 76 seggi si abbassa la quota di voti che è necessario raggiungere per ottenere la maggioranza, ma comunque non scende sotto il 45%. Come mai un premio pari al 12,5% dei seggi dell’Assemblea non permette ad una coalizione del 40% di ottenere la maggioranza? Il fatto è che se il premio non ci fosse e anche i 76 seggi in questione fossero assegnati proporzionalmente, alla nostra coalizione del 40% ne andrebbero comunque 30. L’entità effettiva del premio deve essere calcolata come differenza fra i seggi ottenuti con l’applicazione del premio e quelli conquistati se esso non ci fosse e si distribuissero proporzionalmente tutti e 617 i seggi della Camera (ad esclusione di quelli della circoscrizione estero e di quello valdostano). Questo è il dato presentato nella colonna 3 (valori assoluti e poi percentuale sul totale dei seggi dell’Assemblea): come si vede non raggiunge il 9% neppure se la coalizione rimane sotto il 30%.

Esiste però un secondo meccanismo contenuto nella bozza Malan che potenzialmente potrebbe avere effetti disproporzionali ed abbassare ulteriormente la quota di voti necessari per ottenere una maggioranza alla Camera: si tratta dello sbarramento. Se infatti una quota significativa di voti si disperde su liste che non superano le soglie, pur non aumentando i propri voti una coalizione vede crescere i propri seggi. Se nessun voto viene sprecato, il 40% dei voti validi vale il 40% dei voti utili per l’assegnazione dei seggi. Ma se ci sono liste che non superano lo sbarramento, i cui voti non contano ai fini della distribuzione dei seggi, lo stesso numero di voti può  valere più del 40%: sarà il 40 su 100 meno i voti sprecati (ovvero la somma dei risultati percentuali delle liste sotto soglia).

La tabella 2 mostra i possibili effetti distorsivi dello sbarramento, se non ci fosse il premio. Come si vede, al crescere dei voti sprecati aumentano i seggi ottenuti dalla coalizione vincente. Se il 12% dei voti totali fosse ottenuto da liste che non superano lo sbarramento, si otterrebbe una maggioranza col il 45% dei voti. Se addirittura il 22% degli elettori scegliesse liste piccole, basterebbe il 40% dei voti validi nazionali per superare quota 315 seggi.

La tabella 3 aggiunge il premio previsto dalla bozza Malan, consentendoci di vedere i suoi effetti al netto della disproporzionalità dovuta allo sbarramento. Sono evidenziati  i casi in cui il premio consente ad una coalizione altrimenti minoritaria di superare la soglia dei 315 seggi conquistando la maggioranza a Montecitorio. Nelle celle al di sotto della zona evidenziata, il premio allarga una maggioranza presente anche in caso di proporzionale puro.

Per una coalizione del 40% occorre che vi sia una porzione di voti dispersi pari al 10% del totale per avere la maggioranza. Se un voto su cinque fosse per liste sotto soglia, alla coalizione vincente occorrerebbe appena il 36% dei voti per avere la maggioranza. Ma una simile eventualità non sembra realistica: probabilmente alle prossime elezioni politiche la quota di voti dispersi non sarà superiore al 6-8%. Anche perchè, una volta approvata tale legge, scatterebbero delle strategie di accorpamento per cercare di evitare la mannaia dello sbarramento e di sprecare i propri voti. E in tal caso non basterà alla coalizione vincente  il 40% dei voti per conseguire una maggioranza. Allo stato attuale, non pare che vi sia alcuna possibile coalizione preelettorale in grado di superare quota 40, per cui questo testo di riforma pare in realtà uno strumento adattissimo per quanti desiderano una grande coalizione postelettorale come soluzione di governo per la prossima legislatura.

La prossime due tabelle mostrano il valore effettivo del premio, in valore assoluto di seggi e in percentuale sul totale dell’assemblea di Montecitorio, sono evidenziati i casi in cui è il premio a formare la maggioranza assoluta alla Camera per la coalizione vincente.

Possiamo notare come esso sia più cospicuo per coalizioni piccole, che comunque non ci fanno la maggioranza. L’entità dei premi majority making (in evidenza nelle tabelle) varia fra i 42 e i 37 seggi, circa il 6% del totale. Ancora inferiori sono i premi effettivi che rinforzano maggioranze comunque esistenti. Il premio sembra concepito più che per consentire alla coalizione vincente di governare, per rendere pressoché impossibile la formazione di una maggioranza che non la comprenda.

Abbiamo simulato la composizione della Camera applicando le norme della bozza Malan alla media dei sondaggi delle ultime settimane in diversi scenari coalizionali: se ciascun partito corresse da solo; un’alleanza Pd-Sel contro un eventuale ricostituito blocco Pdl-Lega; il centrosinistra di Vasto contro una coalizione comprendente tutti i moderati tranne la Lega. Le percentuali delle coalizioni sono ricavate attraverso la somma dei risultati stimati per i partiti: si tratta certo di un’assunzione piuttosto forte e  poco realistica. Sarebbe preferibile chiedere agli intervistati direttamente quale coalizione voterebbero; ma in realtà variazioni anche abbastanza marcate da queste percentuali non cambiano la sostanza: non si ottiene mai una maggioranza assoluta. Sottolineiamo che in tali simulazioni le lista sopra soglia hanno ottenuto il 92% dei voti totali, con una porzione di voti sprecati pari all’8%.

Aldo Paparo è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove insegna Italian Political System. Dopo il conseguimento del dottorato è stato W. Glenn Campbell and Rita Ricardo-Campbell National Fellow presso la Hoover Institution alla Stanford University, dove ha condotto una ricerca sulla identificazione di partito in chiave comparata. Ha conseguito con lode il dottorato di ricerca in Scienza della Politica presso la Scuola Normale Superiore (ex SUM) di Firenze, con una tesi sugli effetti del ciclo politico nazionale sui risultati delle elezioni locali in Europa occidentale. Ha conseguito con lode la laurea magistrale presso Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” della Università degli Studi di Firenze, discutendo una tesi sulle elezioni comunali nell’Italia meridionale. Le sue principali aree di interesse sono i sistemi elettorali, i sistemi politici e il comportamento elettorale, con particolare riferimento al livello locale. Ha co-curato numerosi volumi della serie dei Dossier CISE; e ha pubblicato articoli scientifici su South European Society and Politics, Italian Political Science, Quaderni dell’Osservatorio Elettorale, Contemporary Italian Politics e su Monkey Cage. È stato inoltre co-autore di un capitolo in Terremoto elettorale (Il Mulino 2014). È membro dell’APSA, della MPSA, della ESPA, della ECPR, della SISP e della SISE. Clicca qui per accedere al profilo su IRIS.
Matteo Cataldi si è laureato presso la Facoltà di Scienze politiche “Cesare Alfieri” dell’Università di Firenze con una tesi sulla competitività delle elezioni italiane. È stato ricercatore presso Tolomeo Studi e Ricerche e ha pubblicato articoli su Polena e Quaderni dell’Osservatorio Elettorale, è co-autore di un capitolo di Terremoto elettorale (Il Mulino, 2014) e co-curatore di vari Dossier CISE e di numerose note di ricerche apparse nella serie di Dossier. Ha inoltre curato l’appendice al volume Proporzionale se vi pare (Il Mulino, 2010). I suoi interessi di ricerca comprendono lo studio del comportamento elettorale e in particolare il cambiamento della geografia del voto, anche attraverso i più recenti sviluppi degli applicativi GIS in ambito politico-sociale. È membro SISP e dello Standing Group POPE – Partiti Opinione Pubblica Elezioni.