Sondaggio Cise sulle primarie, il profilo politico degli elettori di Bersani e Renzi

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di Nicola Maggini e Vincenzo Emanuele

 Dopo aver analizzato, nell’articolo precedente, le intenzioni di voto alle primarie del prossimo 25 novembre, vediamo adesso qual è il profilo politico degli elettori dei due principali competitor secondo il sondaggio effettuato dal Cise.

Abbiamo incrociato il voto al primo turno delle primarie con il ricordo del voto espresso in occasione delle elezioni politiche del 2008, escludendo dall’incrocio gli intervistati che non voteranno alle primarie, quelli che non ricordano per chi hanno votato nel 2008 (o non rispondono a tale domanda) e quelli che non avevano l’età per votare. Osserviamo profonde differenze tra gli elettori che esprimono una preferenza per Bersani e quelli che si dichiarano in favore di Renzi. Come vediamo nelle Figure 1 e 2, l’elettorato di Bersani ha un profilo politico dai contorni ben definiti: il 69,6% del suo elettorato ricorda di aver votato per il Pd alle politiche del 2008. Se a questi aggiungiamo un 14,3% proveniente da elettori degli altri partiti di centrosinistra (Idv, Sinistra arcobaleno, Partito Socialista), vediamo che l’84% di coloro che voterebbero Bersani alle primarie è composto da rispondenti che già nel 2008 appartenevano allo schieramento di centrosinistra. Del restante 16% esterno al campo progressista, poco più di un terzo proviene da ex elettori Pdl e circa un quarto dall’Udc.

Fig. 1

Fig. 2

Ben più variegata appare la composizione dell’elettorato di Renzi. Il sindaco di Firenze riceve meno della metà dei propri voti da elettori che nel 2008 avevano scelto il Partito democratico (46,9%). Ciò significa che la maggioranza assoluta dell’elettorato di Renzi è composta da elettori che nel 2008 non hanno votato per il partito di appartenenza del sindaco di Firenze. Non solo, ma l’intera area progressista dell’elettorato renziano raggiunge appena il 54,7%, ben 30 punti inferiore a quella di Bersani. A differenza di quest’ultimo, però, Renzi pesca molto di più fra gli elettori che alle ultime politiche avevano optato per i partiti di centrodestra: il 27,6% proviene dal Pdl, l’8,7% dalla Lega e il 6,9% dall’Udc.

Questi dati confermano l’ipotesi, formulata da molti osservatori, circa la capacità di Renzi di far leva su un elettorato trasversale, che valica i confini classici dello schieramento di centrosinistra. Al contrario Bersani presenta un profilo più in linea con il centrosinistra tradizionale. Così mentre il sindaco di Firenze può vincere solo se la partecipazione al voto si allarga oltre il campo progressista e molti delusi ex Pdl e Lega si recano alle urne, al segretario del Pd basterà anche solo mobilitare i propri elettori fidelizzati per ricevere la nomination.

Si potrebbe però obiettare che il ricordo del voto 2008 è un dato troppo lontano nel tempo per poter essere considerato un indicatore affidabile circa la caratterizzazione politica degli elettori dei due candidati principali delle primarie. Abbiamo quindi effettuato un nuovo incrocio, tra il voto alle primarie e l’auto-collocazione politica degli intervistati, divisa in quattro categorie: sinistra (punteggi fra 0 e 4 nella scala fra 0 e 10), centro (5), destra (6-10) e non collocati (coloro che rifiutano il posizionamento).

Fig. 3

Anche in questo caso Bersani emerge come il candidato con il più netto profilo identitario: i tre quarti del suo elettorato si autocollocano a sinistra, contro un 18,1% che si dichiara di centro e un residuale 4,7% che appartiene alla destra (vedi la Figura 3). Gli elettori di Renzi invece sono composti solo dal 43,3% da intervistati che si collocano a sinistra, mentre la maggioranza assoluta (50,7%) si colloca al centro o a destra (rispettivamente il 15,4% e il 35,3%). Eppure, un po’ a sorpresa, mentre Bersani trionfa tra gli elettori delle primarie che si dichiarano di sinistra (il 63% vota per lui contro il 24% che sceglie Renzi), ed il rottamatore fa il pieno di voti nella porzione di elettori di destra (74% contro il 15% che opta per Bersani), nella fascia di elettorato centrista è il segretario del Pd ad avere la meglio (57% a 32%). Come mai? Una delle  spiegazioni plausibili potrebbe essere la netta chiusura di Renzi nei confronti dell’Udc di Casini come possibile alleato alle politiche 2013.

Nell’articolo precedente avevamo sottolineato il paradosso di queste elezioni primarie, cioè il fatto che il candidato preferito dagli elettori (Bersani) appare meno competitivo per la vittoria alle elezioni politiche generali rispetto al suo competitor Renzi (il 35% dell’elettorato complessivo voterebbe una coalizione di centrosinistra guidata dal segretario, contro il 44% che la voterebbe se fosse guidata dal sindaco). Incrociando le risposte a questa domanda con l’auto-collocazione politica emergono dei dati molto interessanti. Ancora una volta, appare evidente la capacità dei due candidati di raccogliere consensi in strati diversi dell’elettorato, solo parzialmente sovrapponibili: tra gli intervistati di sinistra il 70,1% voterebbe una coalizione guidata da Bersani, mentre questa percentuale si riduce al 59,9% se il candidato premier fosse Renzi. Ad una minore capacità di raccolta nel proprio elettorato da parte del sindaco di Firenze fa da contraltare una maggiore propensione a penetrare nel campo moderato: fra gli elettori di centro Renzi sopravanza Bersani (41 a 32%), mentre fra quelli di destra la differenza diviene eclatante con Renzi capace di portare al voto per una coalizione da lui guidata oltre un terzo del campione (34,2%) a fronte di un appeal di Bersani che resta marginale (7,5%). Una coalizione guidata da Renzi infine risulta più appetibile anche nella corposa categoria dei non collocati (che costituiscono il 13,6% del campione): il 30,7% la voterebbe contro il 13,7% che la sceglierebbe se il candidato premier fosse Bersani.

Fig. 4

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Vincenzo Emanuele è ricercatore in Scienza Politica presso la LUISS Guido Carli di Roma. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Scienza della Politica presso la Scuola Normale Superiore (ex SUM) di Firenze con una tesi sul processo di nazionalizzazione del voto in Europa occidentale e le sue possibili determinanti. La sua tesi ha vinto il Premio 'Enrico Melchionda' conferita alle tesi di dottorato in Scienze Politiche discusse nel triennio 2012-2014 e il Premio 'Celso Ghini' come miglior tesi di dottorato in materia elettorale del biennio 2013-2014. È membro del CISE, di ITANES (Italian National Election Studies) e co-coordinatore del Research Network in Political Parties, Party Systems and Elections del CES (Council of European Studies). I suoi interessi di ricerca si concentrano sulle elezioni e i sistemi di partito in prospettiva comparata, con particolare riferimento ai processi di nazionalizzazione e istituzionalizzazione. Ha pubblicato articoli su Comparative Political Studies, Party Politics, South European Society and Politics, Government and Opposition, Regional and Federal Studies, Journal of Contemporary European Research, oltre che sulle principali riviste scientifiche italiane. La sua monografia Cleavages, institutions, and competition. Understanding vote nationalization in Western Europe (1965-2015) è edita da Rowman and Littlefield/ECPR Press (2018). Sulle elezioni italiane del 2018, ha curato la Special Issue di Italian Political Science ‘Who’s the winner? An analysis of the 2018 Italian general election’. Clicca qui per accedere sito internet personale. Clicca qui per accedere al profilo su IRIS.