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di Carolina Plescia e David Johann

In Germania si è votato domenica 25 maggio per eleggere ben 96 membri del parlamento europeo, il paese che ne elegge di più in assoluto. Si è votato tramite un sistema elettorale proporzionale puro che ha costituito una vera e propria novità in Germania, dove la soglia di sbarramento è sempre stata del 5% per le elezioni nazionali e del 3% per quelle europee. Questo cambiamento è la conseguenza della decisione della Corte Costituzionale lo scorso febbraio 2013 di eliminare la soglia di sbarramento per la redistribuzione dei seggi.

La campagna elettorale

Nonostante l’importanza che la Germania ha per l’Europa e l’Europa per la Germania, prima delle elezioni solo un quarto degli elettori tedeschi si era detto interessato al voto alle elezioni europee (http://www.thelocal.de/20140523). La ragione dell’apatia degli elettori tedeschi va ricercata principalmente in una campagna elettorale molto sobria e nella mancanza di disaccordo tra i maggiori partiti. Sia l’Unione Cristiano-Democratica (CDU/CSU) di Angela Merkel, sia il Partito Socialdemocratico Tedesco (SPD) di Peer Steinbruck sono al governo tramite una coalizione di grandi intese formatasi dopo le elezioni dello scorso settembre 2013. Quindi, nonostante entrambi i maggiori partiti abbiano indicato e sostenuto dei propri candidati, questi ultimi non sono riusciti a mobilitare l’elettorato. Sia Jean-Claude Juncker, candidato per il European People’s Party (EPP) dalla CDU, che Martin Schulz candidato per Alliance of Socialists and Democrats (S&D) dall’ SPD, hanno avuto estreme difficoltà a trovare degli argomenti sui quali non concordano.

Carolina Plescia è Assistant Professor presso il Dipartimento di Metodologia delle Scienze Sociali dell’ Università di Vienna. Ha ottenuto il suo dottorato a Novembre 2013 presso il Trinity College di Dublino. I suoi interessi di ricerca includono lo studio del comportamento elettorale, la formazione dei governi e la metodologia della ricerca sociale.

David Johann lavora come Post-Doc presso il Dipartimento di Metodologia delle Scienze Sociali dell’ Università di Vienna per il progetto Austrian National Election Study (AUTNES). I suoi interessi di ricerca includono lo studio del comportamento elettorale e la formazione dell’opinione pubblica.

Proprio questa mancanza di dibattito e disaccordo tra i partiti principali avrebbe potuto offrire alle opposizioni una ghiotta occasione per mobilitare l’elettorato. L’aiuto più forte ai partiti piccoli è comunque arrivato dalla decisione della Corte Costituzionale tedesca di eliminare la soglia di sbarramento. La decisione delle Corte Costituzionale ha infatti rappresentato una virata ad un sistema proporzionale puro che avrebbe potuto dare a tutti quei simpatizzanti dei partiti più piccoli, che non avevano voluto “sprecare” (Cox 1997) il proprio voto durante le elezioni nazionali a causa della soglia al 5%, l’incentivo di votare per il loro partito preferito. Nonostante tutto ciò, le aspettative per la performance dei partiti di estrema destra e di estrema sinistra sono rimaste a buon ragione molto basse, tranne per il partito Alternativa per la Germania (AfD), forse l’unica vera novità di queste elezioni tedesche all’insegna del basso profilo. Era previsto infatti che il partito AfD, che chiedeva una dissoluzione della moneta comune, avrebbe avuto una performance migliore rispetto alle ultime elezioni nazionali, ma non così forte come i primi sondaggi avevano indicato.

I risultati

Si sono recati alle urne il 48.1% dei tedeschi, quasi 5 punti percentuali in più delle consultazioni europee del 2009 ma molti di meno delle elezioni nazionali dello scorso settembre 2013 (71.5%). Il partito di Angela Merkel (CDU) si conferma ancora primo partito in Germania quasi uguagliando la percentuale del 2009 (-0.6 punti percentuali), ma perdendo ben 4 punti percentuali rispetto alle elezioni nazionali del 2013 quando aveva ottenuto una vittoria clamorosa con più del 34% dei voti. La CDU ottiene così solo 29 seggi, ben 5 in meno rispetto alle ultime elezioni europee. Se si prendono in considerazione tutte le elezioni europee, la performance della CDU domenica scorsa è stata la peggiore in assoluto. Il partito fratello della CDU, l’Unione Cristiano-Sociale (CSU) che opera esclusivamente in Baviera, ottiene il 5.3% dei voti perdendo notevolmente sia rispetto alle ultime elezioni nazionali (-2.1 punti percentuali), sia rispetto alle scorse elezioni europee (-1.9 punti percentuali).

L’SPD ottiene il 27.3% dei voti, migliorando di ben 6.5 punti percentuali dalle ultime elezioni europee del 2009 e riducendo di molto la distanza dall’Unione Cristiano-Democratica (CDU/CSU) di Angela Merkel, suo attuale compagno di governo. I Verdi perdono 1.4 punti percentuali e ben 3 seggi rispetto alle ultime elezioni europee ottenendo il 10.7% dei voti e 11 seggi in totale. Perde qualcosa rispetto alle nazionali e alle scorse europee anche il partito di estrema sinistra (Die LINKE) che si ferma al 7.4% dei voti e a 7 seggi.

Tabella 1 – Risultati delle elezioni 2014 per il Parlamento Europeo – Germania
Partito

Gruppo PE

Voti (%)

Seggi

Voti (diff. sul 2009)

Seggi (diff. sul 2009)

Unione Cristiano-Democratica (CDU)

EPP

30,0

29

-0,6

-5

Unione Cristiano-Sociale (CSU)

EPP

5,3

5

-1,9

-3

Partito Socialdemocratico Tedesco (SPD)

S&D

27,3

27

+6,5

+4

Allenza ’90-I verdi (Grüne)

G-EFA

10,7

11

-1,4

-3

La Sinistra (Die Linke)

GUE-NGL

7,4

7

-0,1

-1

Alternativa per la Germania (AfD)

(forse ECR)

7

7

+7

Partito Liberale Democratico (FDP)

ALDE

3,4

3

-7,6

-5

Elettori Liberi (FREIE WÄHLER)

1,5

1

-0,2

+1

I Pirati

G-EFA

1,4

1

+0,6

+1

Il Partito per la Protezione degli Animali

1,2

1

+0,1

+1

Il Partito della Famiglia tedesco (FAMILIE)

0,7

1

-0,3

+1

Partito Nazionale Democratico della Germania (NPD)

1

1

+1

Il Partito (Die PARTEI)

0,6

1

+1

Il Partito Ecologico Democratico (ÖDP)

0,6

1

+1

Altri

1,9

0

Totale

100

96

Affluenza al voto (%)

48,1

+4,8

Soglia di sbarramento per ottenere seggi (%)

nessuna

Fonte: http://www.bundeswahlleiter.de/de/europawahlen/EU_BUND_14/ergebnisse/bundesergebnisse/Abbreviazioni dei gruppi al Parlamento Europeo: EPP=European People’s Party; S&D=Progressive Alliance of Socialists and Democrats; ALDE=Alliance of Liberals and Democrats for Europe; G-EFA=The Greens–European Free Alliance; ECR=European Conservatives and Reformists; GUE-NGL=European United Left–Nordic Green Left; EFD=Europe of Freedom and Democracy;NI=Non-Inscrits.

L’Alternativa per la Germania (AfD), che ha corso per la prima volta a livello europeo, ottiene ben il 7% dei voti e 7 seggi, di fatto incrementando di 2.3 punti percentuali la propria perfomance delle scorse elezioni nazionali. Continua la decimazione dell’FDP, che aveva perso quasi 10 punti percentuali rispetto alle ultime due tornate elettorali nazionali, e ora a livello europeo perde 7.6 punti percentuali tra il 2009 e il 2014, ciò nonostante avesse assunto posizioni piuttosto europeiste in questa campagna elettorale.

In questa prima elezione tedesca senza soglia di sbarramento anche alcuni partiti più piccoli che fino a questo momento erano stati esclusi dal Bundestag sono riusciti ad ottenere dei seggi, ma di fatto non hanno spopolato. La Germania manderà a Strasburgo in totale 7 deputati rappresentanti di altrettanti 7 partiti che hanno ottenuto l’1% o circa dei voti. Innanzitutto la Germania manderà in Europa il primo deputato del partito Pirata, inoltre un delegato va al partito di estrema destra NPD, uno al Partito per la Protezione degli Animali. Un delegato andrà anche al Die PARTEI, al Partito Ecologista, al partito degli Elettori Liberi e al Partito della Famiglia.

L’interpretazione

Se c’è un vincitore di queste elezioni europee in Germania questo è senza dubbio l’AfD. Il partito euroscettico guidato dal professor Bernd Lucke si dichiarò durante la campagna elettorale contro l’euro ma non contro l’Unione Europea. Lucke infatti ha più volte ripetuto di non voler entrare a far parte del gruppo degli euroscettici a Strasburgo ma che invece cercherà il dialogo con i partiti conservatori. Nonostante queste posizioni euroscettiche molto smorzate, il 7% dei voti raccolti dall’AfD fanno scalpore in una Germania dove i discorsi euroscettici sono ancora un tabù. Il risultato dell’AfD indica chiaramente ai due partiti maggiori, SPD e CDU, che non possono più ignorare questo partito, che potrebbe a ben ragione entrare nel Parlamento tedesco nelle prossime elezioni previste per il 2017. L’AfD ha raggiunto delle cifre impressionanti come il 14.5 % nella sua roccaforte, nel Baden -Württemberg Pforzheim. Molti dei voti che l’AfD ha ottenuto dovrebbero proprio venire dagli elettori delusi dell’FDP. Infatti proprio a Pforzheim nel 2009 l’FDP aveva raccolto quasi il 16% dei voti, ma alle ultime consultazioni si è attestato su un catastrofico 4.6%. L’AfD ha beneficiato non solo dalla debolezza della FDP, ma anche e sopratutto di una situazione economica non buona in alcune aree del paese. In regioni quali Brandeburgo dove il tasso di disoccupazione è al 12%, l’AfD ha ottenuto risultati molto al di sopra della media nazionale.

L’Unione CDU/CSU della Merkel regge e con il 35.3% dei voti rimane la più grande delegazione della Germania a Strasburgo. Una delegazione tuttavia molto più piccola del 2009 e in politica interna questo risultato conta come una battuta d’arresto o quasi. Manifesti e volantini del CDU, concentrati quasi esclusivamente sulla persona della cancelliera tedesca, non hanno di fatto sortito gli effetti sperati e ottenuti invece nella clamorosa vittoria alle ultime elezioni politiche lo scorso settembre. Quasi tutte le perdite della coalizione della Merkel si sono concentrate in Baviera. Qui l’Unione Cristiano-Sociale (CSU) registra una brutta flessione passando dal 48.1% al 40.5% dei voti. Una buona parte dei voti dell’Unione della Merkel sembra essere andata proprio all’SPD e all’AfD. Horst Seehofer (il leader della CSU) parla di “grande delusione” all’indomani delle elezioni, ma sostiene che il magro risultato della CSU derivi sopratutto dall’astensionismo (http://wahl.tagesschau.de/wahlen/2014-05-25-EP-DE/analyse-wanderung.shtml).

Vince seppur di poco il Partito Socialdemocratico Tedesco (SPD) di Martin Schulz, attualmente partner della coalizione della signora Merkel a Berlino, ma di solito arcirivali della CDU/CSU. L’ SPD raggiunge il 27.3%, un buon incremento rispetto al 20.8 % del 2009, ma ancora al di sotto del partito della Merkel. Durante la campagna elettorale l’SPD aveva sottolineato più volte che un forte risultato dell’SPD avrebbe aumentato la possibilità di avere un presidente della Commissione Europea tedesco (in riferimento a Martin Schulz), e forse questo ha contributo alla buona performance di questo partito. In politica interna, l’SPD potrebbe ora diventare un partner di coalizione più irascibile all’interno del governo della signora Merkel a Berlino, così come la CSU diventerà un partner di coalizione meno turbolento per un pò. Tutti e due i partiti al governo comunque, nel frattempo, dovranno fare i conti con il risultato ottenuto dall’AfD.

Il perdente in assoluto di queste elezioni è nuovamente il Partito Liberale Democratico (FDP). Il partito continua il suo declino, ottenendo un mero 3.4% dei voti, rispetto all’11% del 2009. Sembra che il partito si stia avviando verso una decimazione che potrebbe a breve vederlo sparire completamente dalla scena politica tedesca. Nella sua roccaforte del Baden-Württemberg l’FDP ottiene il risultato migliore (13%), tuttavia dimezzando il risultato ottenuto alle precedenti consultazioni europee, quando aveva ottenuto il 26.7% dei voti.

In conclusione

In quanto paese più grande e più ricco, la Germania ha più influenza in Europa di ogni altro paese europeo. Ciò nonostante, pochi elettori si sono interessati alla campagna elettorale che dal proprio canto è stata sobria e piuttosto noiosa. Inoltre, i risultati elettorali non sono stati caratterizzati da nessuno shock o terremoto politico come si è invece verificato in molti altri paesi europei, Francia e Gran Bretagna in prima linea. I risultati elettorali della Germania infatti, se da un lato forniscono delle avvisaglie di cambiamento (una piccola flessione nei voti per il partito della Merkel, una piccola rimonta della SPD e nuovi partiti che si affacciano sullo scenario politico), dall’altro suggeriscono che i cambiamenti veri non si faranno sentire ancora per un pò di anni.

Bibliografia

Cox, Gary W. Making votes count: strategic coordination in the world’s electoral systems. Vol. 7. Cambridge: Cambridge University Press, 1997.