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di Nina Liljeqvist

Il risultato delle elezioni europee 2014 in Svezia non potrebbe essere più diverso da quello del 2009. In quell’occasione, gli elettori svedesi avevano premiato i partiti di governo di centrodestra, punendo fortemente le alternative sia di estrema sinistra che di estrema destra. Viceversa, il 2014 – per gli svedesi la quinta elezione dei rappresentanti al Parlamento Europeo – vede una discesa dei principali grandi partiti, sia di centrosinistra che centrodestra, in un contesto di aumento della partecipazione al voto.

Dalla campagna al risultato: i vincitori

In termini generali, si può dire che gli elettori abbiano premiato i partiti che hanno focalizzato la loro campagna su temi specifici e alternative concrete: in particolare le politiche ambientali, il femminismo e i temi nazionalisti. Anzitutto i Verdi (Mp) hanno raggiunto un risultato impressionante, ottenendo – risultato senza precedenti – il 15% dei voti validi (Tabella 1) e diventando così il secondo partito svedese nel Parlamento Europeo. I Verdi ritengono che il loro successo sia il risultato della loro attenzione ai temi “giusti”, ovvero temi che sono regolati a livello europeo e su cui il partito aveva proposte in grado di introdurre cambiamenti significativi. I media non a caso hanno dato spazio a come la parlamentare europea verde Isabella Lövin è riuscita da sola, negli ultimi anni, a modificare in modo radicale le politiche dell’Unione Europea sull’importante settore della pesca: aspetto che ha senza dubbio avuto un effetto importante sugli elettori.

Nina Liljeqvist è dottoranda di ricerca in Scienza Politica presso l’Istituto Universitario Europeo di Firenze, e Research Fellow al parlamento svedese per la sessione parlamentare 2014/15. I suoi interessi di ricerca sono relativi alla politica comparata, con particolare riferimento alla democrazia rappresentativa, all’integrazione europea, e alla politica dei paesi nordici.

Gli altri due partiti che hanno avuto successo si collocano agli estremi opposti dello spettro politico. Così come in altri paesi europei, il primo di questi è un partito di estrema destra. I Democratici Svedesi (SD), con le loro posizioni euroscettiche e anti-immigrazione, hanno ottenuto il 10% dei voti, entrando così nel Parlamento Europeo – per la prima volta – con due seggi. Nonostante che questo partito abbia dovuto annullare numerosi eventi pubblici a causa di violente proteste – o forse proprio per questo motivo – il partito ha quasi triplicato i consensi rispetto al 2009. In modo per certi versi simile al Partito della Sinistra (V), che sostiene apertamente una possibile uscita dall’Unione Europea, i Democratici Svedesi offrono senza dubbio una posizione alternativa sulla UE rispetto ai partiti più moderati: intendono rinegoziare la partecipazione della Svezia alla UE, reintrodurre i controlli di frontiera, mantenere l’estraneità all’Euro, tuttavia assicurando comunque il libero commercio con l’Europa. In altre parole, il partito vuole mantenere l’accesso svedese al mercato interno europeo, tuttavia senza sottostare ai vincoli più impegnativi. Non è chiaro tuttavia come sarebbero attuate concretamente queste iniziative, che sono tutte regolate a livello nazionale. E c’è incertezza anche su quale sarà il gruppo a cui aderirà SD: la questione di fondo è se il partito si sposterà ulteriormente a destra, unendosi al gruppo di estrema destra proposto da Marine Le Pen. Probabilmente per motivi strategici (per evitare di essere associato alla Le Pen) il leader del partito Jimmie Åkesson ha finora evitato di parlare di potenziali adesioni, ed è probabile che SD non svelerà le proprie scelte prima delle imminenti elezioni politiche (che si terranno nel prossimo settembre).

Tabella 1 – Risultati delle elezioni 2014 per il Parlamento Europeo – Svezia.
NB: Risultati preliminari
Partito

Gruppo PE

Voti (%)

Seggi

Voti (diff. sul 2009)

Seggi (diff. sul 2009)

Partito Socialdemocratico Svedese dei Lavoratori (S)

S&D

24,2

5

-0,2

-1

Partito Moderato (M)

EPP

13,7

3

-5,1

-1

Verdi (Mp)

G-EFA

15,4

4

+4,4

+2

Partito Popolare Liberale (Fp)

ALDE

9,9

2

-3,7

-1

Partito di Centro (C )

ALDE

6,5

1

+1,0

+0

Democratici Svedesi (Sd)

9,7

2

+6,4

+2

Partito della Sinistra (V)

GUE-NGL

6,3

1

+0,6

+0

Cristiani Democratici (Kd)

EPP

5,9

1

+1,2

+0

Partito Pirata (PP)

G-EFA

2,2

0

-4,9

-2

Iniziativa Femminista (Fi)

5,5

1

+3,3

+1

Altri

0,7

0

-3,1

+0

Totale

100,0

20

Affluenza al voto (%)

51,1

+5,5

Soglia di sbarramento per ottenere seggi (%)

4%

Abbreviazioni dei gruppi al Parlamento Europeo: EPP=European People’s Party; S&D=Progressive Alliance of Socialists and Democrats; ALDE=Alliance of Liberals and Democrats for Europe; G-EFA=The Greens–European Free Alliance; ECR=European Conservatives and Reformists; GUE-NGL=European United Left–Nordic Green Left; EFD=Europe of Freedom and Democracy;NI=Non-Inscrits.

La seconda novità svedese è invece collocata all’estremo opposto dello spettro politico. Per la prima volta nella storia svedese (ed europea), Iniziativa Femminista (Fi) entra al Parlamento Europeo. Si tratta di un nuovo tipo di movimento politico basato sul femminismo, con posizioni ideologiche in parte trasversali all’asse sinistra-destra, ma che probabilmente potrebbero essere caratterizzate come affini all’estrema sinistra. Nel 2009 Fi aveva ottenuto il 2% (quindi sotto la soglia di sbarramento del 4%) mentre nel 2014 ha raggiunto il 5%. Il singolo seggio ottenuto potrebbe apparire un magro risultato, ma rappresenta invece per certi versi straordinario, avendo portato il femminismo a pieno titolo nel panorama politico. La leader del partito Gudrun Schyman ha condotto una notevole campagna elettorale negli ultimi mesi, ottenendo una considerevole attenzione sui media, incalzando ministri e leader di partito sulle questioni dell’uguaglianza di genere e dei diritti umani. Lo slogan di Fi “Fuori i razzisti, avanti col femminismo” ha avuto particolare successo tra gli elettori delle aree urbane con livelli di istruzione più alti. Alla stesura di questo articolo, non è ancora chiaro se Fi si unirà al gruppo GUE-NGL o al gruppo G-EFA nel Parlamento Europeo.

Dalla campagna al risultato: gli sconfitti

Un primo sconfitto è senza dubbio il Partito Pirata (PP), l’iniziativa svedese ormai diffusa in più di 30 paesi di tutto il mondo. Il partito si è sempre focalizzato sui temi della trasparenza della pubblica amministrazione, sulla libertà di comunicazione e sulla tutela dei dati personali sul web: non a caso il caso Snowden aveva attratto l’attenzione sul PP nello scorso anno. Tuttavia il partito ha ottenuto solo il 2%, perdendo così i suoi due seggi. Infine, anche se non con dinamiche così catastrofiche come per il PP, i partiti moderati di centrosinistra e centrodestra hanno tutti ottenuto risultati mediocri. I socialdemocratici (S) hanno registrato un deludente 24% (uno dei loro peggiori risultati mai ottenuti) ottenendo sei seggi. Al tempo stesso, S è ancora il maggior partito svedese, e – insieme al 6% del Partito della Sinistra (V) e al 15% dei Verdi (MP), possibili partner di coalizione – costituisce un bacino ben più ampio della coalizione rivale di centrodestra. Coalizione basata sull’Alleanza dei quattro partiti di centrodestra, al governo dal 2006. Il Partito Moderato (M), partito liberal-conservatore dell’attuale primo ministro Fredrik Reinfeldt e del ministro delle finanze Anders Borg, ha intensificato la propria campagna solo nelle ultime settimane, con uno sforzo arrivato forse troppo tardi. I moderati hanno quindi ottenuto il loro peggior risultato di un’elezione europea, scendendo dal 19% al 13% (da 4 a 3 seggi). E la situazione non è migliore per il loro partner Partito Popolare Liberale (Fp) che, essendo il più europeista della coalizione, ha patito il clima di opinione non favorevole alla UE. Così, diversamente dal successo del 2009, Fp ha perso quasi quattro punti, riducendosi ad appena il 10% e quattro seggi. Le cose sono andate un po’ meglio per il Partito di Centro (C) e per i Cristiani Democratici (Kd), entrambi in crescita di circa un punto. Essendo stati entrambi incerti – negli ultimi mesi – sul superamento della soglia del 4%, i risultati ottenuti (rispettivamente 6,5% e 6%, conservando un seggio ciascuno) rappresentano per entrambi un successo.

In conclusione

Nel complesso, gli elettori svedesi hanno premiato i Verdi e altri partiti agli estremi dell’asse sinistra-destra, punendo invece i tradizionali partiti più moderati. E’ vero che i partiti di governo tradizionalmente sono penalizzati nelle elezioni europee, e che il centrosinistra non ha fatto un importante sforzo di mobilitazione in queste elezioni. Inoltre, le elezioni europee sono tradizionalmente associate con un voto più espressivo che motivato da un calcolo razionale. Tuttavia, è innegabile che la posta in gioco in queste elezioni europee era importante, e appare chiaro che i partiti tradizionali non sono stati all’altezza della situazione. Per la prima volta, i gruppi al Parlamento Europeo avevano presentato potenziali candidati per la presidenza della Commissione Europea, e questo esperimento democratico è stato essenzialmente ignorato dai partiti e dai media svedesi. Inoltre, la situazione critica dell’Europa avrebbe concesso ampio spazio alla promozione di nuove idee e proposte politiche, nonché a una politicizzazione della UE; viceversa, la maggior parte dei dibattiti si è focalizzata su temi non di competenza del Parlamento Europeo, o su confusi obiettivi da dare alla UE in futuro. I grandi partiti centristi hanno insistito su vaghi appelli a “un’Europa più agile, ma più efficace”, ma senza programmi chiari, stretti tra le rispettive contraddizioni. In particolare i socialdemocratici (interessati a regole comuni per evitare competizione sui salari minimi, ma tuttavia desiderosi di proteggere gli alti salari e le tutele dei lavoratori svedesi) e i Moderati (sostenitori di una riduzione della burocrazia, ma al tempo stesso proponendo un nuovo commissario europeo per controllare le implementazioni nazionali).

La posta in gioco era infine alta per un altro ovvio motivo: le imminenti elezioni politiche (il prossimo settembre). La campagna delle europee potrebbe avere un’influenza sulla campagna per le politiche, ad esempio in termini di visibilità dei singoli parlamentari (più che dei partiti) come si è verificato in questa campagna sia alla TV che alla radio. Riguardo a possibili previsioni, si può intanto anticipare che l’insuccesso di M e Fp non promette bene per la sopravvivenza dell’Alleanza di centrodestra, mentre Mp e Fi potrebbero beneficiare di un clima d’opinione favorevole dopo il successo delle europee, anche se la diversità di comportamento degli elettori tra i due tipi di elezione rende difficile che si ripeta il successo di Mp. Inoltre, il 10% di SD ricorda che il nazionalismo è entrato a pieno titolo nel panorama politico svedese, e che verosimilmente vi resterà a lungo. Assieme all’ambientalismo e al femminismo, rappresenta una sfida con cui la politica svedese dovrà fare i conti.

Bibliografia:

Oscarsson, H & Holmberg, S (2011). Swedish voting behavior. Report 2011:4 of the Swedish National Election Studies Program. University of Gothenburg: Department of Political Science.

Poguntke, T., Aylott, N., Ladrech, R., & Luther, K. R. (2007). The Europeanisation of national party organisations: A conceptual analysis. European Journal of Political Research, 46(6), 747-771