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di Konstantinos Athanasiadis

Le elezioni del 25 maggio in Grecia si sono tenute in un contesto caratterizzato da una pronunciata polarizzazione. A questa si sommano una profonda frammentazione e il venir meno delle identificazioni di partito. Curiosamente queste elezioni sono coincise con il quarantesimo anniversario del crollo della giunta militare che guidò la Grecia per sette anni (1967-1974) a cui fece seguito il successivo consolidamento democratico identificato con il periodo della Metapolitefsi (transizione di regime/nuova etica pubblica nella conduzione della politica).

Konstantinos Athanasiadis è dottorando di ricerca presso la LUISS Guido Carli. È titolare di un Master in International Politics presso la SOAS, University of London e di un BA in International and European Studies presso la University of Macedonia, Salonicco. I suoi interessi di ricerca comprendono, tra gli altri, le relazioni internazionali e la politica comparata.

Le elezioni europee del 2014 segnano una storica vittoria per la sinistra greca: per la prima volta un partito che si colloca sull’estrema sinistra, la coalizione della sinistra radicale (SYRIZA) – il cui leader Alexis Tsipras correva anche come candidato alla presidenza della Commissione sostenuto dalla sinistra europea – ha vinto un’elezione. Contemporaneamente le elezioni europee del 2014 saranno ricordate per l’ulteriore avanzata del partito di estrema destra Alba Dorata. Infine i risultati suscitano interpretazioni divergenti riguardo il loro esatto significato: sarà la sinistra a guidare la Grecia fuori dalle torbide acque dell’austerity e dei dolorosi accordi con la Troika (Memorandum)? O si tratta piuttosto di un campanello d’allarme che segnala la frustrazione dei greci per la coalizione di governo formata da Nuova Democrazia (centro-destra/ND) e dal Movimento socialista panellenico (PASOK) in vista delle prossime elezioni legislative (formalmente previste nel 2016)?

I risultati

A partire dal 2009 (l’ultima fase del bipolarismo, visto l’emergere della frattura pro- anti-Memorandum), la Grecia attraversa una trasformazione del sistema partitico (Mair 1997) tendente al pluralismo polarizzato (Sartori 1976), caratterizzato da una forte polarizzazione ideologica e da un parlamento frammentato (il numero effettivo dei partiti è pari a 7). Questa trasformazione è associata ad una profonda crisi istituzionale (Verney 2014) che, già latente prima dell’adozione del primo memorandum d’intesa nel 2010, è esplosa sotto forma di rabbia e sfiducia nei confronti del sistema politico sotto la pressione catalizzatrice delle misure di austerità.

In un simile contesto sono emerse serie contraddizioni all’interno del sistema politico e sociale, in particolare nel periodo che ha preceduto le elezioni europee. In primo luogo, 42 liste hanno concorso per i 21 seggi che al Parlamento europeo spettano alla Grecia, che si sono tradotti in 1.299 candidati (News.gr 2014). La Grecia è così il primo paese per numero di candidati pro-capite in Europa, e il terzo in numeri assoluti dietro la Francia (3.753) e l’Italia (2.106). In secondo luogo le liste bloccate, presenti fino alle precedenti elezioni europee, sono state sostituite dalle preferenze per cercare di contenere l’astensione (resta tuttavia la soglia di sbarramento al 3%). L’affluenza è stata infatti piuttosto elevata (60% contro il 53% del 2009), anche per via del fatto che in concomitanza si svolgevano i ballottaggi per le elezioni locali. E una parte significativa dell’elettorato ha paradossalmente espresso il proprio voto in favore dei rappresentanti della vecchia classe politica presenti in quasi tutte le liste sopra soglia, ma anche a favore di famose personalità televisive (Margomenou 2014).

La coalizione di sinistra radicale (SYRIZA, una coalizione ombrello per 12 gruppi politici di sinistra) ha ottenuto una vittoria storica (Tabella 1): 26,6% dei voti e sei seggi al Parlamento europeo. Questo risultato è molto vicino alla percentuale di voti ottenuta alle elezioni legislative del giugno 2012 quando SYRIZA si piazzò al secondo posto con il 26,9% e di gran lunga superiore al 4,7% delle europee del 2009. Il partito conservatore di centro-destra (ND), invece, maggior pilastro della coalizione di governo dal giugno del 2012, ha visto il proprio consenso ridursi di 9,6 punti percentuali rispetto alle europee del 2009 (perdendo 3 seggi) e di quasi 7 punti percentuali rispetto alle politiche di due anni fa.

La performance del partito neo-nazista Alba Dorata ha ancora una volta confermato i timori diffusi: il partito ha ormai acquisito una solida base di consensi. La sua rapida ascesa continua (9,4% e 3 seggi a fronte dello 0,5% del 2009 e del 6,9% del 2012), nonostante un’indagine giudiziaria in corso che assimila il partito ad una associazione a delinquere (Kathimerini 2014).

Tabella 1 – Risultati delle elezioni 2014 per il Parlamento Europeo – Grecia
Partito Gruppo PE

Voti (%)

Seggi

Voti (diff. sul 2009)

Seggi (diff. sul 2009)

Coalizione della Sinistra Radicale (SYRIZA)

GUE-NGL

26,6

6

+21,9

+5

Nuova Democrazia (ND)

EPP

22,7

5

-9,6

-3

Alba Dorata (XA)

9,4

3

+8,9

+3

Elia/Movimento Socialista Panellenico (PASOK)

S&D

8,0

2

-28,6

-6

Il fiume (To Potami)

S&D

6,6

2

+6,6

+2

Partito Comunista (KKE)

GUE-NGL

6,1

2

-2,3

+0

Greci Indipendenti (Anexartitoi Hellenes)

3,5

1

+3,5

+1

Raggruppamento Popolare Ortodosso (LAOS)

EFD

2,7

0

-4,5

-2

Cittadini Greci Europei (Hellenes Evropaioi Polites)

1,4

0

+1,4

+0

Sinistra Democratica (DIMAR) S&D

1,2

0

+1,2

+0

Unione per la Patria e per il Popolo (Enosi gia tin Patrida kai to Lao)

1,0

0

+1,0

+0

Partito dei Cacciatori Greci (Komma Hellenon Kinigon)

1,0

0

-0,3

+0

Partito Verde/Pirati (Ecologoi Prasinoi/Peirates) G-EFA

0,9

0

-2,6

-1

Altri

8,8

Totale

100

21

Affluenza al voto (%)

60,0

+7,4

Soglia di sbarramento per ottenere seggi (%)

3%

Abbreviazioni dei gruppi al Parlamento Europeo: EPP=European People’s Party; S&D=Progressive Alliance of Socialists and Democrats; ALDE=Alliance of Liberals and Democrats for Europe; G-EFA=The Greens–European Free Alliance; ECR=European Conservatives and Reformists; GUE-NGL=European United Left–Nordic Green Left; EFD=Europe of Freedom and Democracy;NI=Non-Inscrits.

Inoltre il PASOK che ha corso sotto l’insegna dell’albero di ulivo (inspirato alla coalizione italiana dell’Ulivo di qualche anno fa) insieme con vari gruppi scissionisti dello stesso PASOK, ha ricevuto l’8%: un risultato assai magro se paragonato al 36,7% del 2009 e comunque ulteriormente in calo rispetto al 12,3 del 2012. Eppure il gruppo dirigente del partito ha considerato tale risultato dignitoso viste le condizioni avverse derivati dalla partecipazione alla coalizione di governo. Il partito liberale di centrosinistra, “To Potami” (il fiume), fondato solo pochi mesi prima delle elezioni, ha raccolto un notevole 6,6%. Il leader del partito è un giornalista di primo piano che si batte per un nuovo modo di condurre gli affari politici, e al contempo è disposto a condividere le responsabilità di governo in una futura coalizione.

Il partito comunista, invece, sebbene migliori leggermente la propria quota di consensi (+1,5 punti percentuali) rispetto al 2012, cede oltre 2 punti in rapporto alle elezioni europee del 2009. Greci Indipendentisti (Anexartitoi Hellenes), un gruppo scissionista di ND che contesta i Memoranda e la perdita della sovranità nazionale, pur assicurandosi un seggio al loro debutto alle elezioni europee (3,46%) – hanno più che dimezzato il risultato del 2012 (7,51%). Infine si deve fare menzione dei partiti rilevanti che non hanno raggiunto la soglia del 3%. L’ultra-conservatore Raggruppamento Popolare Ortodosso (LAOS) ha fatto registrare una significativa crescita (2,7%) dopo aver toccato il minimo (1,6%) segnato in occasione delle elezioni politiche del 2012 seguite alla breve partecipazione nella coalizione del governo Papademos (tecnocrate ex vicepresidente della Banca Centrale Europea). Inoltre il partito dei Verdi ha perso il suo unico seggio nonostante l’alleanza elettorale con i Pirati. Ultimo ma non meno importante, il partito di Sinistra Democratica (DIMAR), gruppo scissionista di SYRIZA che si definisce come la “sinistra di responsabilità”, a metà strada tra SYRIZA (sinistra radicale) e il PASOK (socialdemocratici), ha completamente fallito (1,2% dal 6,3 del 2012), rivelando una sorta di crisi esistenziale da quando ha lasciato la coalizione di governo (il partito è sull’orlo della dissoluzione).

La campagna elettorale

La campagna elettorale è stata in linea con il modello emerso alle elezioni nazionali del giugno 2012. Si è articolata essenzialmente attorno alla fondamentale frattura pro-contro Memorandum, che determina gli atteggiamenti nei confronti dell’Europa. Così, Alexis Tsipras ha paragonato le elezioni ad un “referendum storico” (Ethnos 2014), ovvero come la scelta tra due opzioni: il cambiamento – “che chiuderà il capitolo di Metapolitefsi” (Antoniou 2014) o il proseguimento dell’austerità.

Dall’altra parte il primo ministro greco, Antonis Samaras, ha giocato la carta della stabilità garantita dalla sua coalizione di governo, incolpando SYRIZA di puro populismo, pur ponendo il dilemma fra l’essere con o contro l’Europa (Athanasopoulos 2014). I due partner di governo, ND e PASOK hanno cercato di enfatizzare il raggiungimento del surplus nel bilancio nazionale (Naftemporiki 2014) come primo passo verso la ripresa.

Un ulteriore argomento di discussione è emerso un paio di giorni prima del voto relativamente ad una parte dell’elettorato che aveva votato Alba Dorata al primo turno delle elezioni locali. Alexis Tsipras li ha invitati a “tornare sulla strada della democrazia” in quanto profondamente convinto che “quelle persone non sono nella stragrande maggioranza neo-nazisti” (Antoniou 2014). Tale comportamento è stato a sua volta attaccato dai membri della coalizione che considerano “flirtare con AD” come un “comportamento deplorevole” (Imerisia 2014).

Come interpretare l’oracolo?

Il risultato elettorale in Grecia ha seguito lo schema generale osservato in molti paesi europei: il crollo dei partiti al governo. Infatti i tre partiti della coalizione (DIMAR inclusa) hanno perso in termini assoluti 1,2 milioni di voti dal 2012 (Zoulas 2014). SYRIZA ha indubbiamente conseguito una vittoria storica almeno a livello simbolico. Ha ottenuto quasi lo stesso risultato delle elezioni politiche del 2012, sebbene abbia perso 140.000 voti (ibidem).

Ma questa vittoria non comporterà un cambiamento di governo nel breve-medio termine. L’esito delle elezioni del 25 maggio ha sottolineato il fatto che, anche se SYRIZA dovesse vincere le prossime elezioni politiche, avrà bisogno di partner di coalizione (i governi di coalizione saranno d’ora in poi la norma dopo la fine del bipartitismo). A meno che il partito si sposti al centro, trovare partner a sinistra richiederebbe una oculata gestione dei costi e benefici dato il rifiuto del partito comunista (Mailis 2012) e le profonde riorganizzazioni che stanno avvenendo all’interno del centrosinistra greco. Sul versante di destra dello spazio politico, SYRIZA, ha già creato un fronte comune contro i memoranda con i Greci Indipendenti (in.gr 2013). Ad ogni modo, il magro risultato delle elezioni di domenica non è molto incoraggiante per il partito della destra populista.

D’altro canto i risultati elettorali mostrano chiaramente la frustrazione dell’ampia maggioranza dell’elettorato greco contro il perdurare delle misure di austerità e di rigore fiscale portate avanti dal governo sostenuto da ND e PASOK. Il processo di impoverimento ha colpito drammaticamente la classe media e i ceti meno abbienti, facendo crescere la disoccupazione a livelli estremi e contraendo i consumi. Considerando che la tanto promessa crescita economica si deve ancora vedere e i risultati della disciplina di bilancio non si avvertono nell’immediato, i partner di governo cercheranno di mettere in campo delle iniziative di breve e medio periodo. Innanzitutto ci si attende un rimpasto di governo; in secondo luogo, ND sta pensando di sostenere una riforma costituzionale che, tra le altre modifiche conterrebbe anche l’elezione diretta del Presidente della Repubblica (Ravanos 2014). Per il momento si eviteranno elezioni politiche dal momento che sia ND che il PASOK non leggono il risultato come una condanna per la coalizione, e la maggioranza dei greci è preoccupata da una nuova odissea elettorale (Express 2014).

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