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di Aldo Paparo e Matteo Cataldi

Sulla base dei dati elettorali che per alcuni capoluoghi sono stati resi disponibili già alcune ore dopo la fine degli scrutini, abbiamo, in un precedente articolo, provato a ricostruire i movimenti di voto intercorsi tra le elezioni europee del 25 maggio e le politiche del febbraio 2013. Con questo articolo estendiamo quella stessa analisi alle due più grandi città italiane, Roma e Milano. Assieme le due “capitali” d’Italia, quella finanziaria e quella politica, assommano circa il 7% degli elettori italiani. Si tratta di due città per molti aspetti diverse anche e soprattutto per storia elettorale. Milano fin dal ’94 ha rappresentato la capitale di quel fenomeno che Berselli (2007) definì “forzaleghismo” e che accomuna(va) il mondo politico ed elettorale della Lega e di Forza Italia. E Roma che ha più spesso messo in mostra una situazione di maggiore equilibrio tra gli schieramenti e dove la destra tradizionale rappresentata per molti anni da An aveva tutt’altro peso rispetto al capoluogo lombardo, come la candidatura di Fini e l’accesso al ballottaggio contro Rutelli nel ’93 dimostrano. O, per venire ad anni più recenti, la vittoria di Alemanno nel 2008.

Tra 2013 (Camera) e 2014 (PE), il Pd è l’unico partito (assieme a Fdi) ad aumentare i propri voti in termini assoluti in entrambe le città. In percentuale il partito di Renzi, partito con la stessa quota di voti in entrambi i capoluoghi, finisce avanti di due punti a Milano.

Una differenza significativa tra la città meneghina e quella laziale si riscontra invece nei voti che sono confluiti sul M5s e (naturalmente) sulla Lega. Nella capitale il partito di Grillo e Casaleggio è votato da un elettore su quattro (24,9%) confermandosi la seconda forza dietro il Pd. A Milano invece non raggiunge il 15%, quasi undici punti meno che a Roma, superato anche da Fi. Del resto la Lombardia era stata la regione (Trentino Alto Adige a parte) in cui il M5s aveva ottenuto meno voti già alle elezioni politiche. Da allora perde 40.000 voti passando dal 17 al 14,2%. A Roma il calo in punti percentuali rispetto al 2013 è grossomodo in linea con quello di Milano.

Di Fi abbiamo detto che a Milano ottiene la seconda piazza, ci riesce non solo grazie alla debolezza del M5s ma grazie anche ad un risultato migliore rispetto a Roma (+3 punti).

La sinistra, unita a sostegno del candidato alla Commissione, Tsipras, ottiene buoni risultati in entrambe le città attestandosi sopra il 6%. Infine è interessante notare che il Nuovo Centrodestra di Alfano supera il 5% a Milano mentre a Roma ottiene un risultato assai più modesto (3,7%) scavalcato da Fdi forti del 5,3% nella capitale.

Venendo ora in dettaglio all’analisi dei flussi elettorali, possiamo innanzitutto evidenziare come la struttura dei movimenti di elettori intercorsi fra 2013 e 2014 nelle due città appaiano molto simili.

Il primo elemento che si nota è l’alta fedeltà degli elettori del Pd. Come si può osservare nelle tabelle 1 e 2, il tasso di riconferma è di circa 4 elettori su 5 in entrambe le città. Sia a Milano che a Roma si segnalano le stesse defezioni, tutte piuttosto piccole ma comunque significative: verso la lista Tsipras, verso l’astensione, e anche verso il M5s. Questo primo elemento, una fedeltà significativamente superiore per gli elettori del Pd è in linea con quanto osservato nelle altre città di cui abbiamo presentato i flussi elettorali, dove il tasso varia fra il 70 e il 90%.

Sempre in riferimento alla coalizione di centrosinistra, e sempre in continuità con gli altri casi già analizzati si osserva come gli elettori di Sel abbiano scelto la lista Tsipras assai più di quella del Pd, mentre una quota ancor più rilevante si è rifugiata verso l’astensione.

Anche per il M5s le differenze tra le due città sono minime. Gli elettori del 2013 di Grillo si dividono equamente: una metà circa ha confermato la propria scelta di voto del 2013, altrettanti invece si sono astenuti. Da sottolineare come non si registrino significativi passaggi verso altre forze politiche, neppure verso il grande vincitore di queste Europee, il Pd. Solo a Milano si osserva un flusso appena significativo dal Movimento verso la Lega. Anche per quanto concerne il partito di Grillo, i flussi nelle due principali città italiane confermano quanto osservato precedentemente: tassi di fedeltà fra il 40 e il 50% degli elettori 2013 e grandi perdite verso l’astensione (dal 30 al 45%). In qualche città, come Firenze o Torino, il Movimento ha anche ceduto verso il Pd. Ecco su questo punto a Milano e Roma gli elettorati del M5s si sono dimostrati particolarmente refrattari alle lusinghe renziane.

Per quanto riguarda la coalizione di Berlusconi alle politiche 2013, si nota una fedeltà davvero bassa. A Milano circa 4 elettori su 10 hanno scelto Fi nel 2014, a Roma appena uno su tre. In quest’ultimo caso, il gruppo di elettori di centrodestra più numeroso è quello che nel 2014 ha deciso di astenersi: il 42%. A Roma invece “solo” il 30% degli elettori 2013 di Berlusconi si è astenuto. Inoltre in entrambe le città si registrano perdite significative verso il Pd di Renzi, oltre che verso il Ncd dello scissionista Alfano e verso la Lega a Milano. Anche in questo caso Milano e Roma sono in linea con il resto dei flussi presentati. La fedeltà è sempre fra il 30 e il 45% dei voti 2013. Si ha una maggiore variabilità nei coefficienti verso l’astensione: fra il 20 e il 60%. Anche su questo aspetto Milano e Roma sono coerenti, vista la significativa differenza osservata. Infine anche le fuoriuscite verso il Pd erano già state riscontrate un po’ dappertutto: fra il 6 e il 17% dei voti 2013 di Berlusconi.

Gli elettori che avevano scelto alle politiche l’area coagulatasi intorno alla candidatura dell’ex premier Monti si muovono in maggioranza (oltre la metà) verso il partito di Matteo Renzi. Sia a Roma che a Milano il secondo gruppo più numeroso, dopo quello che ha votato Pd, è quello che si astenuto, anche se con rilevanti differenze: a Milano circa un elettore su quattro, a Roma uno su sette. Una quota assai ridotta, fra il 10 e il 13% degli elettori 2013, ha scelto nel 2014 il Ncd di Alfano, che si presentava – ricordiamolo – assieme all’Udc, uno dei componenti della coalizione montiana del 2013. Anche per quanto riguarda il comportamento degli elettori montiani, Milano e Roma segnalano gli stessi fenomeni già osservati nelle precedenti analisi. L’unica città in cui meno del 40% di questo gruppo è confluita sul Pd è Firenze, dove il gruppo più numeroso ha scelto Fi.

Tab. 1 – Destinazioni alle Europee 2014 degli elettorati delle Politiche 2013 a Roma

Tab. 2 – Destinazioni alle Europee 2014 degli elettorati delle Politiche 2013 a Milano

Diamo adesso un’occhiata alle provenienze, in termini di elettorati 2013, degli elettorati dei vari partiti alle Europee (tabelle 3 e 4). Come si può osservare, e come era facile aspettarsi semplicemente alla luce dei risultati, fra i tre grandi partiti il Pd è quello che più di tutti è riuscito ad andare oltre il proprio bacino del 2013. In entrambe le città, un terzo circa dei suoi non proviene da chi aveva votato la coalizione di Bersani l’anno scorso. Le entrate più rilevanti sono quelle dalla coalizione di Monti, che valgono fra un sesto e un quinto del Pd 2014. Circa un elettore del Pd su 15 aveva votato la coalizione di Berlusconi nel 2013.

I voti a Forza Italia sono, per oltre i tre quarti, provenienti da quelli della coalizione di centrodestra nel 2013. Il “nuovo” partito di Berlusconi non si è dimostrato capace di sfondare in bacini elettorali altrui, anche se in entrambe le città si registra un flusso i entrata dal Pd 2013, minimo ma significativo, che vale circa fra il 5 e il 10% dei voti di Fi.

Lo stesso – tre quarti dei voti 2014 provenienti dal proprio bacino 2013 – vale per il M5s a Roma. A Milano, invece, si registra un profondo turnout all’interno all’elettorato grillino. Nel capoluogo lombardo, infatti, oltre un terzo dei voti del M5s non proviene da chi aveva già votato il Movimento nel 2013. Si registrano ingressi un po’ da tutti i bacini 2013, ma i più pesanti numericamente sono quelli dal Pd (pari a circa un decimo dei voti 2014 del M5s); dal centrodestra e dall’astensione, che pesano un quindicesimo ciascuno dei voti 2014.

Sempre a Milano si segnala la Lega. Il Carroccio pesca oltre la metà dei propri voti da chi non l’aveva votata un anno or sono. In particolare, oltre un quarto dei suoi voti arriva da elettori del Pdl e degli altri partiti di centrodestra nel 2013, e uno su otto dal M5s 2013.

Tab. 3 – Provenienze dagli elettorati delle Politiche 2013 dei voti ai vari partiti nelle Europee 2014 a Roma

Tab. 4 – Provenienze dagli elettorati delle Politiche 2013 dei voti ai vari partiti nelle Europee 2014 a Milano

In conclusione possiamo dire come il quadro degli elettori in movimento che abbiamo descritto con riferimento alle due più popolose città italiane appaia in linea con quanto mostrato precedentemente in altre cinque importanti città del nostro paese, variamente caratterizzate sia dal punto di vista geografico che della propria tradizione elettorale. I punti fondamentali che accomunano tutte le città analizzate possono essere sinteticamente riassunti come segue. Il successo del Pd di Renzi deriva da due elementi. Da un lato la fedeltà dei sui elettori 2013: fa infatti registrare tassi di fedeltà molto alti, anche in considerazione del significativo calo dell’affluenza. Dall’altro lato si segnala la sua capacità di intercettare voti in uscita un po’ da tutti gli schieramenti. La tabella 5 riporta quanto pesano, nelle varie città, sull’elettorato del Pd alle Europee i diversi bacini elettorali del 2013. Come si può osservare, circa un terzo di quanti hanno votato il Pd di Renzi non aveva votato il Pd di Bersani un anno fa. L’unica eccezione è Firenze dove comunque un quinto dei voti al partito guidato da Renzi è nuovo. Le entrate più rilevanti sono dalla coalizione montiana, i cui elettori si spostano verso il Pd in misura massiccia: così, nelle varie città, fra un decimo e un quinto degli elettori democratici di oggi aveva votato la coalizione di Monti. Ma anche dal centrodestra berlusconiano si registrano fuoriuscite verso il Pd, per quanto in misura inferiore. La Lega cede in tutti i casi analizzati almeno un decimo del proprio elettorato al partito di Renzi, ma anche il Pdl con qualche eccezione fa registrare flussi diretti significativi. Nei vari casi, una quota variabile fra il 5 e il 7% del totale dei voti del Pd proviene da elettori della coalizione di Berlusconi del 2013. Invece, in controtendenza con quanto osservato nelle altre città, a Roma e Milano quasi niente arriva dal M5s: sono però questi gli unici due casi in cui il coefficiente è inferiore all’1% degli elettori. L’elettorato del M5s si dimostra infatti il meno uniforme nei suoi movimenti fra città e città: il suo contributo sul totale dei voti al Pd è praticamente nullo a Milano e Roma, ma è di circa il 10% a Torino, Venezia e Palermo. Come facilmente prevedibile in considerazione della bassa affluenza, non si registrano recuperi dal bacino del non voto. Molto interessante, invece, rilevare come quasi nessuno dei voti al Pd provenga da Sel o Rivoluzione Civile: solo a Palermo uno su 20 dei democratici 2014 aveva votato uno dei due partiti di sinistra alle Politiche.

Tab. 5 – Provenienze dagli elettorati 2013 dei voti al Pd alle Europee 2014 in varie città


Nota metodologica

Le analisi dei flussi elettorali qui mostrate sono state ottenute applicando il modello di Goodman corretto dall’algoritmo Ras ai risultati elettorali delle 2600 sezione romane e le oltre 1200 milanesi. Per Roma sono state generate 10 matrici separate per unità omogenee costruite a partire da aggregazioni dei municipi poi unificate (previa ponderazione) nelle matrici cittadine riportate. A Milano è stata seguita analoga procedura generando in prima battuta 6 matrici separate a partire dai collegi uninominali per il Senato della vecchia legge elettorale Mattarella. Il VR è risultato essere sempre accettabile in tutte le unità d’analisi delle due città, con una media pari a 10.4 a Roma e 10.8 a Milano. 

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Aldo Paparo (1984) è assegnista di ricerca alla LUISS - Guido Carli. Dopo il conseguimento del dottorato è stato Campbell National Fellow presso la Hoover Institution a Stanford, dove ha condotto una ricerca sulla identificazione di partito in chiave comparata. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Scienza della Politica presso la Scuola Normale Superiore (ex SUM) di Firenze, con una tesi sugli effetti del ciclo politico nazionale sui risultati delle elezioni locali in Europa occidentale. Ha conseguito la laurea magistrale in Scienze politiche all'Università di Firenze, discutendo una tesi sulle elezioni comunali nell’Italia meridionale. Le sue principali aree di interesse sono i sistemi elettorali, i sistemi politici e il comportamento elettorale, con particolare riferimento al livello locale. Ha co-curato numerosi volumi dei Dossier Cise; e ha pubblicato sui Quaderni dell’Osservatorio Elettorale, su Contemporary Italian Politics e su Monkey Cage. È stato inoltre co-autore di un capitolo in Terremoto elettorale (Il Mulino 2014). È membro dell’APSA, della MPSA, della ESPA, della ECPR, della SISP e della SISE.