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di Vincenzo Emanuele e Bruno Marino

 Mario Oliverio è il nuovo Presidente e il centrosinistra riconquista la regione che nel 2010 era stata vinta dal centrodestra di Scopelliti. Il centrosinistra ha conquistato 19 seggi, il centrodestra 8, mentre la coalizione UDC-NCD ha ottenuto 3 seggi. Rimarranno senza rappresentanza il M5S e la sinistra radicale (vedi Tabella 1).

L’altro fatto rilevante ha riguardato la partecipazione al voto. L’affluenza è crollata di oltre 15 punti, passando dal 59,3% al 44,1%, seguendo un trend di disaffezione che colpisce ormai da anni con regolarità nelle elezioni a tutti i livelli (politiche, europee, regionali, amministrative), pur senza raggiungere i livelli dell’Emilia-Romagna[1].

Tab. 1 – Il nuovo Consiglio regionale della Calabria: liste e seggi.

 

Come possono essere interpretati questi dati?

Per quanto riguarda la partecipazione, com’è noto, il caso calabrese non è isolato. Il calo di partecipazione in Calabria si inserisce in un più ampio quadro meridionale che ha visto la partecipazione scendere al 47,4% in Sicilia alle regionali 2012 (-19,2 punti rispetto alle regionali 2008), al 47,6% in Basilicata nel 2013 (-15,2% rispetto al 2008), al 52,2% in Sardegna (15,4 punti in meno rispetto al 2014). Come già sottolineato da De Sio e Emanuele (2012, 140) a proposito del voto siciliano, negli ultimi anni abbiamo assistito ad un’eclissi delle forme più strutturate di organizzazione e intermediazione del voto clientelare, dovuta sia a divisioni delle élite partitiche sia alla scarsa disponibilità di risorse da distribuire in cambio di consenso a causa della crisi economica. Le similitudini con il caso siciliano però finiscono qui. Mentre nel 2012 in Sicilia questa eclissi del voto clientelare si traduceva nella contemporanea esplosione dell’astensione e del voto di protesta (il M5S diventava primo partito con il 15% dei voti), in Calabria l’elemento della protesta sembra mancare. Naturalmente, c’è il fattore tempo da tenere in considerazione. Nel 2012 in Sicilia in M5S poteva essere visto come una novità nel panorama politico nazionale (e locale), mentre è possibile che il partito di Grillo sia stato considerato dagli elettori calabresi come già parte del sistema (in altre parole, come un movimento che si è, almeno in parte, istituzionalizzato.

In Calabria, infatti,  gli elettori che vanno a votare preferiscono, al voto di protesta, un più “pragmatico” voto per la coalizione giudicata vincente. È anche così che si spiegano i 38 punti di scarto sia tra i due candidati che tra le due coalizioni (vedi Tabella 2). La “protesta”, ossia il voto al M5S, diventa una nicchia residuale (5%) lontanissima dai risultati ottenuti da Grillo alle Politiche 2013 (24,9%) e alle Europee 2014 (21,5%)

Tab. 2 – Regionali 2014 in Calabria: voti ai candidati Presidente, valori assoluti e percentuali

 

 La vittoria di Oliverio e della sua coalizione è talmente eccezionale nelle proporzioni da apparire strana in una regione apparentemente assai contendibile. In Calabria dal 1995 ad oggi c’è stata una quasi perfetta alternanza tra centrosinistra (che ha vinto nel 2005 e nel 2014) e centrodestra (che ha superato il centrosinistra nel 1995, nel 2000 e nel 2010). Eppure, guardando i risultati passati, l’enorme scarto a favore del candidato vincente non è una novità: nel 2005 Agazio Loiero conquistò la regione con il 59% e 20 punti di scarto, Scopelliti nel 2010 vinse col 57,8% e 25 punti di scarto. Oggi, se alla coalizione di Wanda Ferro sommiamo i voti di NCD ed UDC, che si presentavano con un proprio candidato (mentre nel 2010 erano all’interno del centrodestra berlusconiano), i punti di scarto scendono a circa 29.

In altre parole, da un più 20% del centrosinistra nel 2005 si passa ad un più 25% per il centrodestra nel 2010 e successivamente ad un più 29% per il centrosinistra nel 2014. Una incredibile volatilità, che fa emergere l’ipotesi che si sia verificato un potente effetto bandwagon[2] in salsa meridionale, con notabili e ras delle preferenze che si sono spostati dal centrodestra al centrosinistra cambiando casacca per continuare a godere delle prebende del potere locale, muovendo così pacchetti di voti in direzione di Oliverio e rendendo ancora più largo il margine tra le due coalizioni. D’altra parte, non è un mistero che il voto calabrese, proprio come quello di altre regioni meridionali, sia fondamentalmente candidate-oriented (Fabrizio e Feltrin 2007, 181) e “filogovernativo” (Raniolo 2010, 131). Da un lato si tratta di un voto basato su una relazione individualistica dell’elettore con la politica. L’elettore vota il candidato a prescindere dal partito e dallo schieramento in cui di volta in volta si trova. Dall’altro è un voto che tende a spostarsi a sostegno di chi deterrà le leve del potere, in questo caso le leve del governo della Regione.

Alcuni dati supportano questa ipotesi. Cominciando dai risultati delle liste, sorprende la misura del successo di Oliverio e soprattutto delle liste più o meno personali a suo sostegno. Il PD ottiene infatti il 23,7%, 8 punti in più rispetto al 2010 (vedi Tabella 3). Se invece confrontiamo il risultato del partito di Renzi ed Oliverio col più vicino voto europeo (35,8%) notiamo un calo di 12 punti in pochi mesi. Eppure, se usciamo dai confini dell’ “etichetta” PD e sommiamo al 23,8% dei democratici anche la lista del presidente Oliverio, il risultato è invece praticamente identico a quello delle europee (36,1%). Quello che impressiona è il consenso ricevuto dalle liste pro-Oliverio che non fanno riferimento a partiti nazionali né direttamente (come la lista PD) né indirettamente (come la lista “La Sinistra” che mette insieme SEL, Comunisti italiani e IDV): esse totalizzano il 33,6% dei voti, risultando largamente il primo “partito” della Regione con 10 punti più del PD. Un vero e proprio blocco dominante, formato da notabili locali e collettori di voti, nonché transfughi in cerca di una nuova ricollocazione politica. Un certo numero di politici si è infatti spostato, in occasione delle elezioni, dal centrodestra al centrosinistra portando così la propria dote di voti a supporto di Oliverio[3].

Tab. 3 – Risultati delle regionali 2014 a confronto con le regionali 2010, le politiche 2013 e le europee 2014, valori assoluti e percentuali

 

Osservando i risultati elettorali a livello circoscrizionale, notiamo un altro fatto apparentemente strano e meritevole di attenzione: Oliverio e le sue liste ottengono i risultati migliori nella circoscrizione Sud, quella di Reggio Calabria, tradizionalmente considerata un feudo della destra democristiana e missina prima e berlusconiana poi, rispetto alle altre province in cui la sinistra è sempre stata più forte (specialmente a Cosenza). Ad esempio, il centrodestra di Berlusconi sfiorava la maggioranza assoluta nella provincia di Reggio Calabria nel 2008, mentre nel 2010 Scopelliti arrivava al 68,9%, lasciando Loiero con appena il 24,6%. Anche nel 2013, pur perdendo molti voti, la provincia di Reggio Calabria risultava quella più a destra dell’intera regione. Andando ancora più indietro nel tempo, il MSI raggiungeva, a Reggio e provincia, il 20,2% nel 1972, terza provincia d’Italia dopo Catania e Napoli (Ignazi 1990, 110). Ebbene, Oliverio ottiene i risultati migliori proprio nella provincia di Reggio con il 62,7% delle preferenze.

Proprio nella provincia di Reggio si trovano moltissimi comuni sciolti per infiltrazioni criminali negli ultimissimi anni (2012-2013)[4], come San Luca, Platì, Melito di Porto Salvo, Montebello Ionico, Careri, Bova Marina e Bagaladi. Aree “difficili” in cui il voto è spesso inquinato da meccanismi clientelari (quando non criminali) di riproduzione del consenso. Tutti comuni in cui il centrodestra di Scopelliti era largamente maggioritario nel 2010 e che oggi votano Oliverio e le sue liste con percentuali sempre decisamente superiori alla media provinciale, oscillanti tra il 69% di San Luca e il 78% di Platì. Spesso, inoltre, la lista più votata non è il PD, ma altre liste a sostegno di Oliverio, come a San Luca (Autonomia e diritti 25,9%), a Melito di Porto Salvo e a Montebello Ionico (in cui sono primi i Democratici e Progressisti con il 29,6 e il 22,4%).

Infine, è molto utile analizzare l’andamento del tasso di preferenza, ossia il rapporto tra il totale dei voti di preferenza espressi a favore dei candidati e il totale dei voti alle liste. Il tasso di preferenza in queste regionali è stato del 86,8%, in crescita rispetto al 2010 (84%) e stabile rispetto al 2005. La presenza del Movimento 5 Stelle, in cui solo 1 elettore su 2 esprime una preferenza, contribuisce ad abbassare leggermente il dato complessivo: senza il M5S il tasso sfiora l’89%. Nella provincia di Reggio Calabria il tasso di preferenza tocca quota 90% con la punta del 97% per la lista “Democratici Progressisti”. Nel complesso le liste a sostegno di Oliverio che non fanno riferimento a partiti nazionali (ossia tutte tranne la lista del PD e la lista “La Sinistra”) risultano fra quelle con i maggiori tassi di preferenza, raggiungendo una media del 94,3% in provincia di Reggio.

Tutte queste evidenze empiriche sembrano dare forza all’ipotesi di un potente effetto bandwagon a favore di Oliverio e porre l’evidenza sulle specificità locali del voto, spingendoci a non enfatizzare eccessivamente il rilievo del risultato calabrese in chiave nazionale (come test indiretto sul governo Renzi).

Passando ad analizzare i risultati del centrodestra, Forza Italia si riduce invece al 12%, con meno di 100.000 voti in regione (perdendo più di 170.000 voti rispetto al 2010 e 50.000 rispetto alle europee di maggio). Ovviamente, bisogna sottolineare la presenza della lista Casa delle Libertà che raggiunge l’8,6%, quindi il risultato dell’area “(post) berlusconiana” supera il 20%, ma va ricordato che anche alle Regionali 2010 era presente una lista vicina al principale partito di centrodestra, ovvero la lista Scopelliti, che raggiunse il 9,9% dei suffragi, quindi possiamo dire che il confronto 2010-2014 è impietoso.

Se FI piange anche i suoi competitor nel centrodestra, NCD-UDC, non ridono, anzi: Alfano si era impegnato molto nella campagna elettorale in Calabria, nella speranza di superare i rivali ed emergere come il primo partito del centrodestra calabrese. E invece, proprio in una regione che è una delle principali roccaforti, le liste di NCD e UDC non vanno complessivamente oltre l’8,8%, perdendo terreno rispetto alle europee (9,4%) e perfino rispetto alle regionali 2010 in cui la sola UDC aveva preso il 9,4%.

Concludendo, oggi su Repubblica Ilvo Diamanti ha scritto che la Calabria si scopre più rossa dell’Emilia. Queste prime analisi del voto in realtà sembrano portare ad una interpretazione diversa del risultato: la Calabria non è diventata “rossa”. Al massimo è il “carro” del governo regionale ad essere diventato di colore rosso. Ma a spingerlo c’è lo stesso blocco politico (e sociale) che governa da sempre, spostandosi “gattopardescamente” di volta in volta a sostegno del “carro” vincente, perché tutto cambi affinché tutto rimanga com’è.

Riferimenti bibliografici

De Sio, L. e Emanuele, V. (2012), Conclusioni. Dall’Europa alla Sicilia, verso le elezioni politiche 2013, in L. De Sio e V. Emanuele (a cura di), Un anno d elezioni verso le Politiche 2013, Dossier CISE (3), Roma, CISE.

Fabrizio, D. e Feltrin, P. (2007), L’uso del voto di preferenza: una crescita continua, in A. Chiaramonte, e G. Tarli Barbieri (a cura di) Riforme istituzionali e rappresentanza politica nelle Regioni italiane, pp. 175-199.

Noelle-Neumann, E. (2002), La spirale del silenzio. Per una teoria dell’opinione pubblica, Roma, Meltemi.

Raniolo, F. (2010), Tra dualismo e frammentazione. Il Sud nel ciclo elettorale 1994-2008, in R. D’Alimonte, e A. Chiaramonte (a cura di), Proporzionale se vi pare. Le elezioni politiche del 2008, Bologna, Il Mulino, pp. 129-171.


[2] Per effetto bandwagon (ossia “carro della banda”) si intende la salita “sul carro del vincitore”, ossia la tendenza di elite ed elettori a sostenere il candidato/partito ritenuto vincente. Per approfondire vedi Noelle-Neumann (2002).

[3] Ad esempio Elio Belcastro, votato da più di 1.500 persone nella lista Calabria in Rete (circoscrizione Sud), a sostegno di Oliverio, è stato candidato per l’MPA alle Politiche del 2008 ed è stato sottosegretario all’Ambiente nell’ultimo governo Berlusconi. Salvatore Magarò, il più votato nella lista Calabria in Rete nella circoscrizione Nord a sostegno di Oliverio (3.241 preferenze), è stato assessore al bilancio nella giunta Scopelliti. Pasquale Tripodi ha ottenuto 6.120 preferenze, risultando il candidato più votato nella circoscrizione Sud nella lista Centro Democratico, a supporto di Oliverio. Proveniente dall’UDEUR, nel 2010 è stato eletto nelle liste dell’UDC, che sostenevano il candidato Presidente del centrodestra, Giuseppe Scopelliti. Flora Sculco, eletta al consiglio regionale grazie a più di 9.000 preferenze nella lista Calabria in Rete (circoscrizione Centro) nella coalizione di Oliverio, era membro de “I Demokratici”, associazione culturale che ha sostenuto il centrodestra negli ultimi anni e che è stata fondata da Enzo Sculco, padre di Flora. Enzo Sculco, a sua volta, è stato in passato consigliere regionale della Margherita, prima di appoggiare per un certo periodo di tempo Giuseppe Scopelliti. Si vedano in proposito http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/11/21/regionali-in-calabria-carro-oliverio-gia-pieno-riciclati/1226323/; http://www.repubblica.it/politica/2014/11/19/news/elezioni_in_calabria_cos_gli_amici_di_scopelliti_si_preparano_a_saltare_sul_carro_del_vincitore-100982516/ ; http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/10/12/giuliano-santoro-onorevole-che-fine-ha-fatto/.

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Vincenzo Emanuele è ricercatore in Scienza Politica presso la LUISS Guido Carli di Roma. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Scienza della Politica presso la Scuola Normale Superiore (ex SUM) di Firenze con una tesi sul processo di nazionalizzazione del voto in Europa occidentale e le sue possibili determinanti. La sua tesi ha vinto il Premio 'Enrico Melchionda' conferita alle tesi di dottorato in Scienze Politiche discusse nel triennio 2012-2014 e il Premio 'Celso Ghini' come miglior tesi di dottorato in materia elettorale del biennio 2013-2014. È membro del CISE, di ITANES (Italian National Election Studies) e co-coordinatore del Research Network in Political Parties, Party Systems and Elections del CES (Council of European Studies). I suoi interessi di ricerca si concentrano sulle elezioni e i sistemi di partito in prospettiva comparata, con particolare riferimento ai processi di nazionalizzazione e istituzionalizzazione. Ha pubblicato articoli su Comparative Political Studies, Party Politics, South European Society and Politics, Government and Opposition, Regional and Federal Studies, Journal of Contemporary European Research, oltre che sulle principali riviste scientifiche italiane. La sua monografia Cleavages, institutions, and competition. Understanding vote nationalization in Western Europe (1965-2015) è edita da Rowman and Littlefield/ECPR Press (2018). Sulle elezioni italiane del 2018, ha curato la Special Issue di Italian Political Science ‘Who’s the winner? An analysis of the 2018 Italian general election’. Clicca qui per accedere sito internet personale. Clicca qui per accedere al profilo su IRIS.