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di Moreno Mancosu

Introduzione

I risultati delle elezioni regionali del 2015 in Toscana hanno rappresentato un mix di continuità e sorprese. Se, da una parte, la vittoria del presidente uscente Enrico Rossi era quantomai prevedibile, meno scontato era il risultato della coalizione – o, per meglio dire, delle coalizioni – di centro-destra, e in particolare, della Lega Nord. Con il 16,2% dei voti validi, il movimento guidato da Matteo Salvini è diventato, nelle elezioni del 2015, il secondo partito in regione alle spalle del PD. Il risultato della Lega è ancor più straordinario anche se andiamo ad analizzare il supporto a livello di voti assoluti: come è possibile apprezzare in Figura 1, la Lega del 2015 doppia il risultato ottenuto alle precedenti elezioni regionali, ottenendo poco più di 214.000 voti. Questo breve contributo si propone di testare le determinanti che possono aver allargato in modo così ampio il consenso al Carroccio in una zona politica così tradizionalmente ostile a questo tipo di movimenti, come la Toscana.

Figura1Figura 1: L’exploit della Lega nel 2015 e il confronto con le elezioni degli ultimi 10 anni (in migliaia di voti)

Possibili determinanti al voto leghista: sconfitti della modernizzazione e minaccia razziale

Sin dalla seconda metà degli anni ’90, la Lega Nord è stata variamente definita come un partito di destra, con venature etno-regionaliste e populiste (Ignazi, 2003). Nella letteratura europea, lo studio delle determinanti del voto a partiti di destra segue essenzialmente due ordini di spiegazioni: il primo può essere riassunto con la cosiddetta teoria degli “sconfitti della modernizzazione”: Betz (1994) suggerisce come l’avvento di una società terziarizzata e postindustriale conduca i rischi sociali (disoccupazione, povertà) ad abbattersi in misura maggiore su determinati gruppi, in particolare sugli individui delle classi più basse, sugli anziani e su coloro i quali possiedono bassi livelli di scolarizzazione. Una volta indebolitasi la “rete sociale” che garantiva protezione a queste fasce della società, gli individui che ne fanno parte hanno iniziato a cercare i loro referenti politici tra quei partiti che offrono soluzioni semplici e di breve termine ai loro problemi sociali. Se questo primo filone di ricerca si applica non solo ai partiti di destra estrema, ma anche a quella famiglia di partiti che Taggart definisce populisti (o neo-populisti, Taggart, 1995), il secondo ordine di spiegazioni, quello della “minaccia razziale” (Bowyer, 2008) è ben più preciso nel definire il “marchi di fabbrica” dell’estrema destra in Europa. La teoria della minaccia razziale suggerisce come, all’aumentare della proporzione delle minoranze etniche in un determinato contesto sociale, la maggioranza della popolazione autoctona percepisce sempre più quel gruppo come una minaccia ai loro privilegi tradizionali, diventando più ostile verso il gruppo di minoranza.

Le determinanti di caso: sotto-tradizioni politiche e radicalizzazione dell’offerta leghista

Nel nostro caso, però, c’è anche un’altra spiegazione, che non si accontenta di definire la Lega Nord salviniana come un “generico” partito di destra. Una spiegazione, potremmo dire, hic et nunc, che considera la situazione politica e la natura del partito guidato da Matteo Salvini. Da una parte, quindi, è utile ricordare come l’Italia (e in particolare il centro-nord) veda una netta divisione del territorio in “sfere di influenza” che persistono sin dagli albori della prima Repubblica. Secondo questo schema, che viene spesso definito “geopolitica elettorale”, i pattern di voto, ad esempio, in Veneto tendono a favorire, in maniera assolutamente stabile nel tempo, i partiti di destra e di centro-destra, mentre, nel caso della Toscana e dell’Emilia-Romagna, assistiamo ad una persistente e forte maggioranza di centro-sinistra. Il meccanismo sociale che soggiace a questa stabilità è di solito attribuito alla natura sociale del voto: l’elettore è prima di tutto un individuo sociale, influenzato dal suo contesto e dalle relazioni che intrattiene con famigliari, colleghi di lavoro, amici. A seconda dell’omogeneità delle cerchie sociali nelle quali sono immersi, è più o meno semplice che i cittadini siano trascinati a votare il partito che è maggiormente supportato dal loro contesto.

Alte percentuali nel grossetano, nel lucchese e, in parte, nell’aretino sono condivise da DC, MSI e Lega in condizioni storiche assolutamente diverse

Nonostante la schiacciante e perdurante maggioranza di centro-sinistra in Toscana, però, è possibile notare delle “anomalie” sub-regionali nelle quali il supporto alla Democrazia Cristiana e al Movimento Sociale Italiano è sempre stato più marcato. Questi cluster, ampiamente identificati e studiati (Shin Agnew, 2002; Baccetti Gabelli, 1998), possono essere visti come delle vere e proprie sotto-tradizioni politiche, nelle quali i reticoli sociali sono diversi rispetto al resto della regione. L’ubicazione di queste sotto-tradizioni è esemplificata in Figura 2, dove sono mappate le percentuali sul totale degli aventi diritto della DC e del MSI nel 1976 assieme alla Lega del 2015. Come è possibile notare, le alte percentuali nel grossetano, nel lucchese e, in parte, nell’aretino sono condivise da tutti e tre i partiti, in condizioni storiche assolutamente diverse.

Figura2Figura 2: la distribuzione spaziale del voto in Toscana per DC e MSI (elezioni politiche del 1976) e Lega Nord (elezioni regionali 2015)

Il contesto delle sotto-tradizioni, data la sua stabilità nel tempo, non può però, da solo, spiegare l’exploit leghista del 2015. Il secondo punto da sottolineare è quindi la natura dell’offerta politica Leghista e la sua trasformazione con la gestione Salvini. Come diverse analisi hanno sottolineato (ad esempio, Diamanti, 2015), la Lega di Salvini sta rapidamente modificando la propria identità, trasformandosi, dal partito regionalista e federalista degli anni ‘2000, ad un partito con chiare connotazioni nazionali (e nazionaliste); in altre parole, l’ambizione politica della Lega salviniana sembra essere sempre più simile a quella del Front National di Marine Le Pen rispetto a quella dei partiti etno-regionalisti sparsi un po’ in tutta Europa. La nuova Lega di Salvini, quindi, ha l’ambizione di ottenere percentuali importanti anche al di là dei suoi confini storici.

La chiave del successo leghista in Toscana nel 2015 potrebbe quindi trovarsi nella combinazione tra contesto geografico e cambiamento dell’offerta politica leghista. In altre parole, se le tradizioni di minoranza hanno avuto un impatto nel decretare l’exploit leghista del 2015, dovremmo essere in grado di notare una correlazione tra una o entrambe le tradizioni politiche di minoranza (quella democristiana e quella missina) e la penetrazione della nuova Lega di Salvini nel 2015. In particolare, ci aspettiamo che la correlazione tra forza della Lega e del MSI sia forte e significativa (indicatore, questo, di una ricezione da parte dell’elettorato afferente alla sotto-tradizione di destra della mutazione genetica della Lega salviniana). Per finire, la relazione dovrebbe tenere sotto controllo altri meccanismi che potrebbero essere in atto, come quelli ipotizzati dalle teorie della minaccia razziale e degli sconfitti della modernizzazione.

Test delle ipotesi

In Tabella 1 sono presentati tre modelli di regressione robusta. I primi due modelli vedono, come variabile dipendente, la percentuale a livello comunale e sul totale degli aventi diritto della Lega Nord nel 2015. Nel primo modello, sono inseriti come predittori le percentuali di DC ed MSI per comune alle elezioni politiche del 1976, mentre nel secondo modello vengono inseriti ulteriori predittori che controllano per le ipotesi di “minaccia razziale” (percentuale di immigrati nel comune) e “sconfitti della modernizzazione” (indice di vecchiaia e tasso di disoccupazione)[1]. Come è possibile notare, in entrambi i modelli, solo la percentuale dell’MSI è significativa. Inoltre, la magnitudine dell’effetto è circa 10 volte più grande di quello della DC. Sembra quindi che la varianza del supporto alla Lega nel 2015 sia spiegata solo attraverso la forza della sotto-tradizione missina. Questo risultato, in concomitanza con la progressiva radicalizzazione dell’offerta leghista, è compatibile con l’idea che ci eravamo fatti sopra: la nuova Lega lepenista di Salvini attecchirebbe selettivamente nelle zone dove la minoranza di estrema destra è tradizionalmente più agguerrita. Contemporaneamente, la tradizione democristiana, più accomodante e centrista, apporterebbe un contributo residuale al successo del 2015.

Tabella 1: tre modelli di regressione (regressione robusta) – Unità di analisi, 287 comuni toscani.

Var. dip. Lega 2015 Var. dip. Lega 2015 Var. dip. Lega 2010
Predittori coef se coef se coef se
% DC 1976 0.02* (0.01) 0.02* (0.01) 0.05*** (0.01)
% MSI 1976 0.23*** (0.07) 0.20*** (0.08) 0.03 (0.04)
% immigrati (Censimento 2011) 0.02 (0.03) 0.05*** (0.02)
Disoccupazione (Censimento 2011) 0.14* (0.07) 0.12*** (0.04)
Indice di vecchiaia (coeff. * 10) -0.02 -0.02 -0.03*** (0.00)
Popolazione (Logaritmo) 0.06 (0.10) -0.07 (0.12) -0.06 (0.06)
Costante 5.52*** (1.04) 6.09*** (1.45) 1.68** (0.79)
R-quadrato 0.05 0.08 0.21
Errori standard in parentesi
*** p<0.01, ** p<0.05, * p<0.1

Fin qui, l’evidenza empirica portata suggerisce una connessione tra Lega nel 2015 e la tradizione politica che si rifà al Movimento Sociale. Nulla però ci vieta di supporre che questa relazione ci sia sempre stata, che, insomma, la “Lepenizzazione” della Lega di Salvini abbia portato un surplus quantitativo al supporto elettorale, e non qualitativo. Per rispondere a questo quesito, il terzo modello in Tabella 1 ricalca in modo identico il modello 2, cambiando però la variabile dipendente, che è la percentuale della Lega alle precedenti elezioni regionali del 2010, almeno tre anni prima dell’inizio della “Lepenizzazione” del partito[2]. Come è possibile notare, le significatività dei coefficienti riguardanti le sotto-tradizioni si invertono: in questo caso l’effetto trainante è quello della Democrazia Cristiana, mentre l’effetto del Movimento Sociale è piccolo e non significativo.

La trasformazione dell’orizzonte politico leghista sembra aver portato una fetta di elettorato toscano – che in precedenza aveva snobbato la proposta del Carroccio – a dare fiducia al progetto di Salvini

La combinazione tra i risultati nel modello 2 e 3 è compatibile con la teoria presentata in precedenza. La trasformazione dell’orizzonte politico leghista sembra aver portato una fetta di elettorato toscano – che in precedenza aveva snobbato la proposta del Carroccio – a dare fiducia al progetto di Salvini. Questa componente del corpo elettorale è connessa con una tradizione di estrema destra da sempre presente in Toscana, benché minoritaria. La Lega di Salvini sembra aver costruito parte del suo successo in regione raccogliendo consensi proprio nei luoghi dove quella componente, minoritaria ed “estrema”, era più agguerrita, venendo allo stesso tempo meno considerata in quei luoghi nei quali la minoranza democristiana era più forte durante la prima Repubblica.

Riferimenti bibliografici

Baccetti, C. Gabelli, M. (1998). Una prima falla nella Toscana rossa? La vittoria del centro-destra nelle elezioni comunali del 27 aprile 1997 a Grosseto. Quaderni dell’Osservatorio Elettorale. 40(2), 1-37

Betz, H.-G. (1994). Radical Right-wing Populism in Western Europe. St. Martin’s Press, New York.

Bowyer, B. (2008). Local context and extreme right support in England: The British National Party in the 2002 and 2003 local elections, Electoral Studies, 27(4), 611–620.

Diamanti, I. (2015). Salvini-Le Pen, relazioni pericolose, La Repubblica, 18 maggio 2015

Ignazi, P. (2003). Radical Extreme Right Parties in Western Europe. Oxford University Press, Oxford

Shin, M.E., Agnew, J. (2002) The geography of party replacement in Italy, 1987–1996. Political Geography. 21(2), 221-242

Taggart, P. (1995). New populist parties in Western Europe. West European Politics, 18(1), 34-51.

[1]                 Per quel che riguarda i controlli per le spiegazioni alternative, vediamo come l’ipotesi riguardante i processi di minaccia razziale non sia sostenuta empiricamente, mentre ci sia un debole sostegno per quella relativa agli sconfitti della modernizzazione (l’effetto del tasso di disoccupazione sul supporto alla lega è moderatamente significativo).

[2]                 Nel modello 3, è interessante notare come il livello della Lega sia influenzato da meccanismi compatibili con le spiegazioni alternative. Questo risultato potrebbe essere parzialmente spiegato dal fatto che, in assenza di un voto chiaramente dovuto alla tradizione politica, le problematiche reali sono più importanti nello spiegare la variazione di un partito, in ogni caso, sembra necessario sospendere il giudizio su queste spiegazioni, le quali, per essere confermate richiederebbero l’ausilio di dati individuali.

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Moreno Mancosu è assistente di ricerca, presso l'Università di Trento, nel progetto PRIN "Come cambia la rappresentanza politica in Italia". Sì è dottorato in Sociologia e Ricerca Sociale presso l'Università di Trento nel 2015. I suoi interessi di ricerca comprendono comportamento elettorale, geografia politica e metodologia della ricerca sociale.