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di Roberto D’Alimonte

pubblicato su Il Sole 24 Ore del 10 giugno 2016

Eiste un indicatore che ci può aiutare a capire cosa faranno ai ballottaggi del 19 giugno gli elettori della Lega Nord a Roma e Torino e quelli del M5s a Milano e a Bologna. Come è noto, nelle prime due città i due candidati al ballottaggio sono uno del M5s e l’altro del Pd-centro sinistra. Nelle altre due città si sfidano un candidato del Pd-centrosinistra e uno del centrodestra. L’indicatore di cui parliamo si chiama propensione al voto. Di solito nei sondaggi di opinione ci si limita a chiedere agli intervistati per quale partito hanno intenzione di votare. E ci si ferma lì.

Nel sondaggio Cise-Sole 24 Ore del maggio scorso invece è stata inclusa questa domanda: «Ognuno dei partiti che abbiamo in Italia vorrebbe avere in futuro il suo voto. A prescindere da come ha votato alle ultime elezioni pensi a una possibilità in generale. Quanto è probabile che lei potrebbe votare per i seguenti partiti in futuro? Mi dica un numero su una scala da 0 a 10, dove 0 significa per niente probabile e 10 significa molto probabile». Va da sé che se un elettore risponde zero questo vuol dire che non voterà mai per quel partito. Al contrario se risponde 10 è certo che quello è il partito per cui voterà. Per noi cinque è il valore che discrimina i partiti che un elettore prende seriamente in considerazione come possibili destinatari del suo voto da quelli per cui difficilmente voterà.

Con le risposte a questa domanda si possono fare diverse cose interessanti. Per esempio, contando tutti i punteggi superiori a cinque, si può disegnare una mappa del bacino elettorale potenziale di ciascun partito. Si può calcolare cioè quanti sono gli elettori propensi a votare un determinato partito. Nel sondaggio Cise-Sole 24 Ore del dicembre 2015 avevamo fatto vedere come il bacino potenziale del M5s fosse il più ampio di tutti. È ancora così. Oggi come allora la spiegazione sta nel fatto che il M5s è il più trasversale dei partiti italiani. Pesca voti e simpatie in tutto lo spettro politico. Da destra a sinistra passando per il centro. È il vero partito “pigliatutti” del nostro sistema politico oppure per usare un termine più in voga di questi tempi è il vero “partito della nazione”.

Fig. 1 – La propensione al voto verso il M5s degli altri partiti

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Fig. 2 – La propensione al voto degli elettori del M5s

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È questa caratteristica del M5s che spiega perché è possibile che i ballottaggi a Roma e Torino possano favorire i suoi candidati. I dati dell’ultimo sondaggio Cise-Sole 24 Ore sono ricavati da un sondaggio nazionale. Non abbiamo dati specifici sulla propensione al voto riferiti alle città interessate ai ballottaggi, ma questi dati sono sufficienti per cogliere il fenomeno di cui stiamo parlando. Come si vede nei grafici in pagina, il 28,5% degli elettori della Lega Nord è propenso a votare il M5s. Colpisce che questo dato sia più alto della propensione a votare il Movimento da parte degli elettori di Forza Italia e del Pd. Sia chiaro: parliamo di meno di un elettore su tre. Ma in una competizione incerta e serrata questa disponibilità dei leghisti a prendere in considerazione il voto per i candidati del M5s può fare la differenza a Roma, a Torino e negli altri comuni in cui si sfidano centro sinistra e M5s. Tanto più che la stessa disponibilità vale per gli elettori del partito della Meloni.

Una cosa interessante è che questa propensione è asimmetrica. È vero che anche gli elettori del M5s hanno una propensione più alta a votare Lega Nord che a votare Pd. Per la precisione il 19% indica il partito di Salvini contro il 10% che indica il Pd e il 7,2% Forza Italia. Ma c’è una discreta differenza tra il 28,5% dei leghisti disposti a votare M5s e il 19% dei pentastellati disposti a votare Lega Nord. Alla luce di questa differenza si può ipotizzare che la Raggi a Roma e la Appendino a Torino abbiano qualche chance in più rispetto alla Bergonzoni a Bologna. Ma questi sono dati freddi rilevati diverse settimane prima del voto. Solo domenica 19 sapremo se queste propensioni si trasformeranno in voti effettivi. Resta il fatto che in ogni caso – quelle che Ilvo Diamanti chiama «le affinità elettive» tra gli elettori del Movimento e quelli della Lega Nord – sono un fenomeno reale che oggi ha un peso notevole nello spiegare le dinamiche del voto.

Per il Pd le affinità elettive sono un problema. A complicare le cose per il partito di Renzi c’è anche il fatto che una quota non irrilevante degli elettori della sinistra italiana nutre simpatie per il M5s. Lo abbiamo visto in passato in diverse città. Quando la scelta è tra un candidato Pd e un candidato M5s molti elettori di sinistra si astengono, ma altri che vanno a votare preferiscono il secondo al primo. E la ragione è proprio in quella natura trasversale del Movimento che gli consente di mischiare la proposta del reddito di cittadinanza con quella della costruzione di nuove carceri. Per ora il mix sembra funzionare. E probabilmente funzionerà fino a quando il vento della protesta anti-establishment continuerà a spirare così forte.