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di Aldo Paparo

Lo scorso 5 giugno oltre 9 milioni di elettori italiani sono stati chiamati alle urne per le elezioni comunali in comuni superiori ai 15.000 abitanti[1]. In queste città la competizione elettorale, certo basata nei diversi casi su elementi specifici locali, aveva un sapore “politico”. Innanzitutto per la partecipazione dei partiti nazionali (cosa che per via della lista unica a sostegno dei candidati sindaco è assai meno frequente nei comuni inferiori). E poi per la presenza di un sistema elettorale molto simile a quello recentemente approvato per la Camera dei Deputati. Come nell’Italicum, infatti, nei comuni chi vince conquista la maggioranza dell’assemblea legislativa, e si procede ad un ballottaggio se nessuno vince già al primo turno. La principale differenza riguarda la soglia minima di voti per vincere già al primo turno: la maggioranza assoluta alle comunali, il 40% per l’Italicum. In questo senso, importanti indicazioni circa le seconde preferenze degli elettori dei vari partiti, e quindi come potrebbero comportarsi in un eventuale ballottaggio nazionale per il governo del paese, potranno venire dai risultati delle contese al secondo turno. In attesa di questo, però, qui ci concentriamo sull’altro aspetto di interesse nazionale: i risultati complessivi di partiti e coalizioni in questo importante insieme di comuni.

Prima di entrare nel dettaglio di come siano andate le cose in queste comunali, è opportuno inquadrare bene l’insieme di riferimento, per poi potere correttamente interpretare i risultati che si sono riscontrati.  Importante sottolineare come questi non siano un campione rappresentativo dei comuni italiani, e come quindi i risultati osservati non possano essere immediatamente considerati come una stima della percentuale che i diversi partiti otterrebbero se si votasse oggi. Allo stesso modo, però, possono contenere interessanti indicazioni circa lo stato di salute elettorale dei diversi partiti, se correttamente interpretati.

Innanzitutto, come è evidente, questo insieme non contiene nessun centro con popolazione inferiore ai 15.000 abitanti. Per cui sono inevitabilmente penalizzati quei partiti che vanno meglio in tali contesti, mentre al contrario sono sovrarappresentati i partiti più urbani. In questo senso, il partito relativamente più forte nei piccoli comuni, e quindi maggiormente penalizzato nel nostro aggregato, è la Lega Nord. (Emanuele 2013a; Emanuele 2013b). Si consideri peraltro che oltre il 40% degli elettori italiani risiede in comuni inferiori ai 15.000 abitanti, per cui si tratta evidentemente di una porzione importante dell’elettorato. Inoltre, nell’insieme considerato sono particolarmente pesanti i grandi centri urbani, in cui è relativamente più forte il Pd.

Occorre poi sottolineare come, anche da un punto di vista geografico, l’insieme dei comuni di riferimento non sia rappresentativo dell’Italia tutta. Infatti, dei 132 comuni considerati, oltre la metà (73) si trovano nelle regioni meridionali, che hanno meno del 40% dei comuni italiani nel complesso. Anche guardando non al numero di comuni, ma agli elettori, il Sud pesa il 46% circa dell’elettorato italiano, ma quasi il 60% di quello dei 132 comuni superiori considerati. Quindi, i partiti relativamente più forti nelle regioni meridionali ottengono in questo insieme risultati migliori che non nell’Italia tutta, mentre il contrario vale per i partiti particolarmente forti al nord. Questo è una questione relativamente importante per i due principali partiti italiani: M5s e Pd, i cui risultati elettorali al Sud sono stati in rispettivamente superiori ed inferiori a quelli nazionali sia alle politiche 2013 che alle europee 2014 (De Sio and Cataldi 2014; Maggini 2014a). Ancora più rilevante appare questo elemento nell’analisi delle due principali forze di centrodestra: la Lega e Forza Italia. Il partito di Berlusconi si è andato sempre più meridionalizzando dalla sua nascita nel 1994 (Paparo 2012; Maggini 2014b). Al contrario, la Lega non è ancora riuscita a penetrare nel Sud. Così, sia nel 2013 che nel 2014 il Carroccio valeva al Sud fra i 4 e i 5 punti meno che nel paese, mentre il partito del Cavaliere andava 4-5 punti meglio al Sud che nell’Italia intera.

La Tabella 1 mostra i risultati complessivi registrati nelle più recenti consultazioni nell’insieme di questi 132 comuni. Possiamo osservare come in il M5s vi abbia raccolto risultati sostanzialmente in linea con quelli del paese nel suo complesso sia alle politiche che alle europee, mentre il Pd abbia fatto registrare in entrambi i casi un risultato leggermente migliore di quello nazionale (crescita di 5-6 punti percentuali). Anche i partiti alla sinistra del Pd sono più forti in questi comuni che non nel resto del paese: circa un 20% in più sia alle politiche che alle europee. Guardando a centrodestra, sia il Pdl nel 2013 che Fi nel 2014 sono in questi comuni leggermente meno votati che nel complesso del paese, mentre la Lega ottiene nelle due occasioni risultati inferiori del 40-45% rispetto a quelli nazionali. A destra, solo Fdi è sovrarappresentato nei 132: circa un 10% in più del risultato nazionale in entrambe le consultazioni considerate. Riassumendo, possiamo dire che i comuni considerati rappresentano un insieme neutro per il M5s, favorevole al centrosinistra (e alla sinistra in particolare), e sfavorevole al centrodestra (e alla Lega in particolare). Come peraltro mostrato chiaramente dalla porzione inferiore della Tabella 1: Bersani ha vinto oltre 4 punti e mezzo su Berlusconi nel 2013 (invece che meno di mezzo), con una crescita di due punti per la sua coalizione e una simmetrica flessione del centrodestra.  Il M5s è invece perfettamente in linea con il risultato nazionale.

Adesso che abbiamo inquadrato l’insieme di riferimento, possiamo discuterne i risultati osservati nei primo turno di queste elezioni comunali. Iniziando dalla Tabella 1, che riporta il risultato complessivo nei comuni considerati, possiamo notare come il Pd sia ancora il primo partito, anche se con il 18,8% è in calo di quasi 4 punti rispetto alle precedenti comunali negli stessi comuni[2]. Naturalmente la flessione è ancora più rilevante se il confronto è fatto con le politiche o le europee, ma sarebbe un confronto falsato dalla presenza, nelle comunali, di candidati civici, e liste civiche di area che sgonfiano i risultati dei partiti. Però, il confronto con le precedenti elezioni omologhe, le comunali, è del tutto appropriato e il dato incontrovertibile. Certo, è parzialmente compensato dall’avanzata delle liste minori a sostegno di candidati targati Pd, che crescono di oltre 3 punti, ma anche al netto di questo la flessione rimane.

In ogni caso, quando si svolsero le precedenti comunali, ci si trovava ancora quasi dappertutto in una situazione bipolare e pochi voti erano raccolti dal M5s[3]. In questo senso, un certo calo per i due principali partiti era inevitabile. Ben più pesante è il calo di Fi. Certo cinque anni fa c’era ancora il Pdl, ma l’arretramento comunali su comunali è superiore ai 10 punti. Anche considerando le liste minori a sostegno, il quadro non migliora. Anzi, sono anch’esse in calo, di circa un punto. Il marchio Forza Italia si è fermato al 7,2% del totale dei voti validi proporzionali dei 132 comuni (anche includendo le liste civiche Forza “Comune” nelle diverse città chiaramente riconducibili a Fi per via del simbolo). In pratica, partito di Berlusconi si è salvato solo a Milano (dove ha preso il 20%, oltre un quarto dei suoi voti totali).  Anche considerando la sottorapresentazione di Fi nei 132 comuni, il dato fatto registrare proietta la lista al di sotto dell’8% nazionale.

Il M5s si è fermato al secondo posto nell’aggregato complessivo dei 132 comuni considerati, con il 17,4%. Ha più che triplicato in valore assoluto i voti delle comunali precedenti. Fa registrare un calo rispetto alle politiche identico a quello del Pd (-30%), mentre è molto più modesto del Pd rispetto alle europee (-22% contro -56%). Occorre in ogni caso sottolineare come i cali che si osservano siano dovuto alla non costante presenza del simbolo M5s alle comunali (manca in 25 comuni su 132) rispetto a politiche ed europee. Non possiamo sapere quanti voti avrebbero raccolto targati Movimento in questi comuni, ma è comunque un elemento da evidenziare. Inoltre, è opportuno sottolineare immediatamente il dato dei candidati del Movimento al maggioritario. Come si può osservare nella parte inferiore della Tabella 1, hanno ottenuto il 18,4% del più alto totale dei voti validi in tale arena. Come sempre, vi sono più voti al maggioritario che al proporzionale per via dei voti espressi al solo sindaco. La novità sta nel fatto che i candidati vadano meglio del simbolo. Certo la nuova scheda può aver favorito questo, ma in ogni caso è una ulteriore riprova della solidità elettorale raggiunta dal M5s.

Guardando agli altri partiti, la Lega è cresciuta di 1 punto percentuale, aumentando i propri voti di oltre 40.000 unità. Il 5,2% fatto segnare, che somma anche i voti ottenuti dalle liste “Noi con Salvini”, non è certo particolarmente lusinghiero. Se però si considera come la Lega sia strutturalmente sfavorita in questo insieme di comuni, il quadro migliora decisamente. Applicando uno swing analogo a quello registrato nei 132 comuni rispetto all’Italia nelle politiche e nelle europee, la proiezione nazionale della Lega si aggira intorno al 9% (al di sopra quindi di Forza Italia), in elezioni in cui i partiti nazionali raccolgono meno di quanto non facciano alle politiche, e nonostante la Lega non fosse presente in molti comuni (55 sui 132). Molto buono anche il risultato di Fdi, che passa dall’1,3% delle precedenti comunali, al 4,6% in queste. Risulta in crescita sia rispetto alle politiche (2,2%), che alle europee (4,0%). Anche scontando il risultato puntuale registrato nei 132 comuni con uno swing analogo a quello delle due precedenti elezioni nazionali, la stima nazionale per il partito guidato da Giorgia Meloni è qualche punto percentuale superiore al 4%. Occorre però evidenziare come oltre il 55% dei voti complessivi raccolti dalle liste di Fdi provenga da Roma, dove la leader era in campo in prima persona. D’altro canto, però, occorre rilevare come il simbolo di Fdi fosse presente solo il 72 dei 132 comuni. Molto buono appare anche il risultato delle liste di sinistra alternative al Pd, che in totale hanno raccolto oltre il 10% dei voti (10,1). Un’analisi più attenta suggerisce però maggiore prudenza. Innanzitutto, l’immediato confronto con i risultati ottenuti dalle stesse liste (quelle di sinistra alternative al Pd, a prescindere, evidentemente, dai nomi) nelle precedenti comunali segnala come il 10,1% sia un arretramento di due punti e mezzo, pari a un -20%. Inoltre, il 30% dei 510.000 voti proporzionali raccolti dalle liste di sinistra provengono dalla coalizione di De Magistris a Napoli. Cinque anni fa, solo il 10% dei voti di sinistra erano a Napoli. Infine, occorre tenere a mente come sia alle politiche che alle europee, le liste di sinistra siano andate meglio nei 132 che on in Italia. Applicando uno swing per correggere ciò, la stima nazionale per l’universo alla sinistra del Pd si aggira intorno all’8%, che però qui include tutte le liste minori senza i simboli dei partiti ma a sostegno dei candidati di sinistra (contrariamente a quanto avviene con Pd, Fi, Lega, Ncd e Fdi). Molto magro, infine, il risultato del Ncd. Spesso sotto le insegne civiche “Città” Popolare, ha raccolto appena il 2% dei voti. Certo era presente in soli 62 comuni, ma il calo è davvero notevole: ha sostanzialmente dimezzato i voti della sola Udc alle precedenti comunali.

Guardando alla parte inferiore della tabella possiamo analizzare i risultati al maggioritario. Possiamo vedere come i candidati sostenuti dal Pd, a prescindere dalla specifica coalizione a sostegno, hanno ottenuto la maggioranza relativa dei voti, raccogliendo poco meno di un terzo dei voti totali (32,2%). Si tratta di un calo di circa 8 punti rispetto al bipolare scenario delle precedenti comunali, e di addirittura 10 punti rispetto al risultato del partito di Renzi alle europee in questi 132 comuni. Però, è in leggera crescita rispetto alla coalizione di Bersani delle politiche, e soprattutto è di gran lunga il miglior risultato, con oltre 10 punti di vantaggio sui candidati sostenuti da Forza Italia e quasi 14 su quelli targati M5s. Questo dimostra chiaramente come il Pd sia l’attore maggiormente in grado di coagulare attorno a sé coalizioni grandi. Non a caso, è nettamente il più presente ai ballottaggi (D’Alimonte 2016). D’altronde però, alle comunali, come alle prossime politiche, un terzo dei voti basta per accedere con certezza al ballottaggio. Per vincere le elezioni è poi necessario essere competitivi per le seconde preferenze di quanti non arrivano al ballottaggio.

Come accennato, dunque, al secondo posto per maggior numero di voti maggioritari raccolti ci sono i candidati appoggiati, di nuovo a prescindere dai particolari alleati, da Forza Italia. Hanno raccolto il 21,4%, con un calo di oltre 10 punti rispetto alle comunali precedenti. Occorre poi sottolineare nuovamente come, in ogni caso, questi dati siano influenzati dal numero di comuni in cui i candidati dei diversi schieramenti erano assenti. Mentre alle comunali precedenti centrodestra e centrosinistra erano presenti dappertutto, quest’anno è così per la coalizione del Pd, mentre il centrodestra manca in 16 comuni su 132.

Candidati del M5s hanno raccolto, come detto sopra, il 18,4% dei voti maggioritari, nei soli 107 comuni in cui presenti. Si tratta ovviamente di una vera esplosione rispetto alle comunali precedenti, quando ancora però il M5s era agli albori. Occorre però evidenziare come, al di là degli ottimi risultati di Roma e Torino, i candidati targati Movimento, pur ottenendo percentuali anche lusinghiere, siano spesso costretti ad accontentarsi delle posizioni di rincalzo, che non valgono il ballottaggio.

Candidati di sinistra alternativi al Pd e di destra alternativi a Fi ottengono risultati curiosamente simili, entrambi poco al di sopra dell’8%. Alcune considerazioni analoghe possono essere articolate. In entrambi i casi si registra una sostanziale avanzata rispetto a cinque anni fa. Per entrambi, poi, il risultato è trascinato da un candidato in particolare: il risultato della Meloni a Roma vale il 60% di tutta la destra, mentre quello di De Magistris a Napoli il 37% della sinistra. Infine, in entrambi i casi, però, l’ambizione di potere essere competitivi contro l’ingombrante vicino di area politica è stata frustrata dai risultati di queste comunali. Vi sono poi alcune fondamentali differenze. Lega e/o Fdi hanno spesso corso insieme a Forza Italia, non così invece i partiti di sinistra. Per i primi, il tentativo di smarcarsi da Berlusconi va certamente rivisto, e in questo senso il risultato di Roma è emblematico, ma la dimostrazione di salute delle liste è innegabile, specie se confrontata con quella di Fi.

Ben diverso il quadro per la sinistra. Cinque anni fa era l’epoca della foto di Vasto e del centrosinistra compatto che vinceva ovunque. Solo Napoli fu una nota stonata. Quest’anno la situazione era completamente diversa. A guidare il Pd non c’è più Bersani, ma Renzi, il Pd ha perso pezzi alla propria sinistra, e nei contesti locali le alleanze si fanno con Verdini. Candidati di sinistra alternativi al Pd erano presenti praticamente ovunque. Eppure De Magistris passa dal pesare il 39% cinque anni fa al 37% di oggi: come se nel frattempo non fosse nata una sinistra nazionale alternativa al Pd e a Renzi che presenta i propri candidati ovunque, da Fassina, ad Ariaudo, da Rizzo, a Bernardini. Certo, De Magistris ha fatto meglio di cinque anni fa, e quindi il risultato della sinistra, che pesa sempre due volte e mezzo circa un numero maggiore è necessariamente in crescita: di circa 3 punti. Ma, tutto sommato, probabilmente, un po’ poco.

Pressoché nullo il centro: candidati sostenuti da Area Popolare, contro sia il Pd che Fi hanno raccolto appena il 2,2% dei voti. Il calo è impressionante, specie se a confronto con le precedenti comunali e le politiche 2013, quando il Terzo Polo segnava discreti successi. Oggi è ridotto al ruolo di comparsa, schiacciato fra la strategia centrista del Pd, l’esplosione dell’offerta nel centrodestra, e l’avanzata del M5s.

Un ultimo elemento merita di essere evidenziato: quasi mezzo milione di voti, l’8,9%, è andato a candidati civici, non sostenuti da alcun partito, né riconducibili ad alcun partito sotto mentite spoglie. Alle comunali il successo delle candidature civiche nasce con la riforma Ciaffi stessa, ma comunque è una crescita di quasi tre punti rispetto alle precedenti comunali, nonostante la prorompente crescita del partito che ha nel mettere i cittadini dentro le istituzioni la propria ragione sociale – il M5s.

Tab. 1– I risultati complessivi nei comuni superiori.
ita

Possiamo adesso vedere il risultato disaggregato per zona geopolitica (Tabb. 2-4). Il Pd è primo partito sia nella Zona Rossa (30,5%) che al Nord (25%), come già alle comunali precedenti, anche se perde in entrambi i casi circa il 10% del proprio risultato. Perde molto di più al Sud, dove passa dal 18,1% al 13,7%, e cede il primato al M5s, che ha raccolto il 19% dei voti, contro il 5% di cinque anni fa. Nella Zona Rossa, però, il Movimento cresce poco: meno di 3 punti, passando dal 7,6% al 10,5%. Qui è addirittura terza forza, superato anche dalla Lega Nord, che raggiunge il 10,6% dei voti. Non era così cinque anni fa, quando pure la Lega avanzò molto al sud del Po, ma si era fermata al 7,2%. In pratica, oggi il risultato della Lega al Nord equivale a quello della Zona Rossa (sempre tenendo presente che non sono considerati i comuni più piccoli). Per il Carroccio, però, è ancora rimandata la penetrazione al Sud. Le liste Noi con Salvini hanno raccolto appena l’1,4% dei voti meridionali, con una crescita di appena lo 0,3% rispetto alle europee. Forza Italia si salva a Nord, dove trascinata dal risultato di Milano, si attesta all’11,7% ed e avanti alla Lega; ma si ferma attorno al 5% sia nella Zona Rossa (dove è quindi doppiata dal Carroccio) che al Sud (dove è superata da Fdi).

Guardando ai risultati delle coalizioni al maggioritario, il centrosinistra è ovunque l’opzione più votata, anche se con risultati assai differenziati. Superiore al 40% nella Zona Rossa, il 37,1% al Nord, e meno del 30% al Sud. I cali, invece, sono piuttosto omogenei: compresi fra i 6 e gli 8 punti. Nei primi due casi al secondo posto troviamo i candidati sostenuti da Forza Italia, con il 28,5% e il 25,3% rispettivamente, che significa un calo di appena il 15% del risultato del centrodestra 2011. Al Sud, invece, il secondo posto è conquistato dai candidati del M5s, che raccolgono il 20,5% dei voti maggioritari, mentre il centrodestra (che dimezza i propri voti fermandosi al 17,3%) paga le più frequenti spaccature con la destra (i cui candidati raccolgono l’11,1%, contro lo 0,2% di cinque anni fa). La sinistra fa registrare ovunque una crescita di due-tre punti al maggioritario, ma le liste sono ovunque in flessione, per cui il dato del maggioritario è solo il frutto della crescita del numero dei candidati alternativi al Pd presenti oggi rispetto a cinque anni fa.

Tab. 2– I risultati nei 41 comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti del Nord.
nord

Tab. 3– I risultati nei 18 comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti della Zona Rossa.
zonarossa

Tab. 4– I risultati nei 73 con popolazione superiore ai 15.000 abitanti superiori del Sud.
sud

Veniamo infine all’analisi per classe demografica di popolosità dei comuni. Abbiamo costruito tre insiemi, quello dei comuni (superiori ai 15.000 abitanti) più piccolo, con popolazione fino alle 49.999 unità; quello dei comuni medi, con popolazione compresa fra 50.000 e 249.999 abitanti e infine i comuni con almeno ai 250.000 abitanti. Cominciamo dai comuni più piccoli (Tab. 5), che sono quelli numericamente più numerosi: 102 su 132, oltre i tre quarti, anche se pesano un quarto degli elettori totali. Balza immediatamente agli occhi come il risultato più alto sia fatto registrare dalle liste a sostegno di candidati minori e civici: oltre un voto su sei, il 17,1%: quasi il doppio delle precedenti comunali. Al secondo posto con il 15,7% le liste non partitiche a sostegno di candidati di centrosinistra, oltre sei punti in più di cinque anni fa. Solo terzo il Pd, che si ferma al 14,8%, in calo di oltre due punti dalle precedenti comunali. Al quarto posto le liste “minori” a sostegno di candidati appoggiati anche da Forza Italia, che valgono il 13%. Insomma, nei comuni più piccoli si assiste ad un vero e proprio sparpaglio, con i partiti nazionali relegati al ruolo di comparse. Il M5s arriva a fatica in doppia cifra (10,7%), comunque in crescita di quasi 8 punti dal 2011 – e ancora meglio fanno i candidati al maggioritario. Forza Italia perde 8 punti e mezzo e si ferma al 5,5%. La Lega e Fdi si attestano al 4,7% e 1,9%, in crescita di un punto e un punto e mezzo rispettivamente. Sostanzialmente invariato il risultato delle liste della sinistra radicale, perdono i due terzi dei voti (4 punti) le altre liste di sinistra (Psi, Idv e Verdi). Altri 4 punti (e di nuovo di due terzi dei voti) li perde Area Popolare nel confronto col l’Udc 2011. Guardando infine ai poli, la sinistra è in lieve flessione, il centrosinistra perde quattro punti, cinque il centro, e sette e mezzo il centrodestra, a tutto vantaggio del M5s (+9 punti) e candidati civici o minori (+6 punti e mezzo).

Tab. 5– I risultati nei 102 comuni con popolazione fra 15.000 e 49.999 unità.
piccoli

Venendo ai 25 comuni della classe demografica centrale (Tab. 6), che valgono il 20% degli elettori totali dei 132 comuni, osserviamo innanzitutto una conferma della generale frantumazione del voto in queste elezioni amministrative, anche se a livelli assoluti più contenuti rispetto ai comuni più piccoli. Il Pd perde due punti, ma è pur sempre primo con il 17,1%, mentre le liste minori a sostengo dei suoi candidati avanzano di sei punti (17,7%). Forza Italia perde oltre 11 punti, e si ferma al 7%, con le liste minori in linea al 12,7%. Il M5s avanza di 5 punti, supera Forza Italia e raggiunge l’8%. Le liste civiche o minori si fermano qui poco al di sotto del 12%, comunque quasi raddoppiando il proprio consenso di cinque anni fa. La Lega e Fdi sono entrambi in crescita, di un punto il Carroccio (6,1%), mentre il partito della Meloni era pressoché inesistente in questi comuni cinque anni fa e sfiora oggi il 3%. Comunque l’area di destra al maggioritario vale appena il 5%, quindi il centrodestra è stato unito nella maggioranza di questi comuni: infatti fanno segnare un buon 27,2%, che rappresenta pur sempre un calo di 7 punti dalle comunali precedenti. La coalizione più votata è ancora quella del centrosinistra a guida Pd, che, seppur in calo di 4 punti e mezzo, ha raccolto il 37,4% dei voti maggioritari. Interessante rilevare come qui sia particolarmente marcata la distanza fra risultato ai proporzionale e al maggioritario del M5s: oltre un punto e mezzo, che vale una crescita del 20% a favore dell’arena dei candidati sindaco.

Tab. 6– I risultati nei 25 comuni con popolazione fra 50.000 e 249.999 unità.
medi

Nella Tabella 7 sono infine riportati i risultati registrati nell’aggregato costituito dai 5 comuni più popolosi: Roma, Milano, Napoli, Torino e Bologna. Da soli contano per oltre la metà dei 132 comuni qui analizzati. In questi comuni la competizione è assai più simile a quella che si avrebbe in caso di elezioni politiche. Le liste a sostegno di candidati minori raccolgono appena il 3%, e i principali partiti di centrodestra e centrosinistra sono capaci di veicolare sui propri simboli la maggior parte dei voti delle rispettive aree.  Il M5s è il primo partito di questo aggregato, con un quarto dei voti, e una crescita che è esponenziale rispetto alle precedenti comunali, ma che si evidenzia anche nel confronto con le politiche e le europee. Fra tutti gli insiemi qui riportati, questo è l’unico in cui il M5s è presente in ognuno dei suoi casi, e fa segnare dei segni positivi rispetto a tutti i possibili confronti. Certo, su un insieme costituito da 5 casi le specificità locali possono avere una maggiore influenza, ma il dato merita di essere sottolineato. Al secondo posto si attesta il Pd, con il 21,6%, in calo di circa 6 punti rispetto alle comunali precedenti (e con le liste minori a sostegno sostanzialmente in linea). Le coalizioni targate Pd mantengono comunque il primato nell’arena maggioritaria, con il 30,8% dei voti, anche se in calo di 12 punti dal 2011. Il centrodestra è qui solo il terzo polo maggioritario, dietro anche al M5s: certo la spaccatura di Roma gioca un ruolo decisivo in questo dato, e sommando i risultati di centrodestra (Fi) e destra (Lega e/o Fdi), l’area moderata sarebbe più vicina al risultato del centrosinistra che a quello del M5s, ma tant’è. La lista Fi perde oltre 13 punti e si ferma all’8,3% dei voti. I suoi rivali di area politica sono invece tutti e due in crescita: la Lega di un punto, si ferma al 5%, mentre Fdi triplica i propri voti e si attesta al 6,6% L’area di destra alternativa a Fi è in doppia cifra al maggioritario (10,9%), mentre non esisteva cinque anni fa quando il centrodestra era sempre stato unito. In doppia cifra anche la sinistra alternativa al Pd (10,5%), che raddoppia i propri voti maggioritari. Ma questo dipende dall’offerta: cinque anni fa la sinistra era praticamente solo De Magistris a Napoli, altrove era nel centrosinistra col Pd. Oggi invece si è presentata dappertutto. In realtà, se guardiamo al risultato delle liste si registra una lieve flessione. Svuotato il centro, che ha perso 200 dei suoi 240.000 voti di cinque anni fa.

Tab. 7– I risultati nei comuni con almeno 250.000 abitanti.
grandi

Riassumendo i risultati qui presentati, possiamo evidenziare come il Pd si sia confermato ancora il partito più votato al proporzionale, così come i suoi candidati sono stati i più votati al maggioritario. In entrambi i casi si segnala però una rilevante flessione rispetto alle comunali precedenti, che si erano però svolte in epoca di bipolarismo. Il M5s è secondo partito, anche per via del fatto che non si è presentato in un quinto circa dei comuni superiori considerati. Il centrodestra targato Forza Italia è però ancora, con i propri candidati, il secondo polo. Questo è vero, oltre nell’aggregato complessivo, sia nel Nord che nella Zona Rossa. Al Sud il quadro è diverso. Il M5s è il qui primo partito e i suoi candidati sono i secondi più votati. Guardando alla sfida interna al centrodestra, Forza Italia si conferma il primo partito, grazie però soprattutto allo non rappresentatività dell’insieme dei 132 comuni, ed è comunque in calo drastico anche rispetto alle europee, viene doppiata dalla Lega nella Zona Rossa e superata da Fdi al Sud. La sinistra alternativa al Pd ha raccolto solo una porzione marginale dei voti in uscita dal centrosinistra “governativo”. Il centro è pressoché scomparso, mentre si segnala la continua crescita delle candidature civiche.

Riferimenti bibliografici

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Emanuele, Vincenzo. 2013a. “Il Voto Ai Partiti Nei Comuni: La Lega È Rintanata Nei Piccoli Centri, Nelle Grandi Città Vince Il Pd.” De Sio, L., Cataldi, M., and De Lucia, F.[2013], Le Elezioni Politiche. http://cise2015.luiss.it/cise/wp-content/uploads/2013/05/DCISE4_83-88.pdf.

———. 2013b. “Il Voto Alle Coalizioni Nei Comuni: Sotto I 50.000 Abitanti Berlusconi È Davanti, Bersani Vince Grazie Alle Città.” De Sio, L. Cataldi, M. E De Lucia, F.[2013], Le Elezioni Politiche. http://cise.luiss.it/cise/wp-content/uploads/2013/05/DCISE4_77-82.pdf.

Maggini, Nicola. 2014a. “I Risultati Elettorali: Il Pd Dalla Vocazione All’affermazione Maggioritaria.” In Le Elezioni Europee 2014, edited by Lorenzo De Sio, Vincenzo Emanuele, and Nicola Maggini, 115–24. Dossier CISE 6. Roma: Centro Italiano di Studi Elettorali. http://cise.luiss.it/cise/download/CISE006_2014_6_tablet.pdf#page=115.

———. 2014b. “Il Rendimento Del Pd E Del Pdl Nei Comuni Superiori.” In Le Elezioni Comunali 2013, edited by Aldo Paparo and Matteo Cataldi. Vol. 5. Dossier CISE. Roma: Centro Italiano di Studi Elettorali.

Paparo, Aldo. 2012. “Il Risultato Finale Nei 157 Comuni Superiori Al Voto.” In Le Elezioni Comunali 2012, edited by Lorenzo De Sio and Aldo Paparo. Vol. 1. Dossier CISE. http://cise2015.luiss.it/cise/wp-content/uploads/2012/07/DCISE1_142-143.pdf.


NOTA: Nella parte superiore di ciascuna tabella sono presentati i risultati al proporzionale.
Altri sinistra è formato da Idv, Verdi, Psi e liste minore alleate di queste.
Altri centro è formato da Fli, Sc, Api, Adc, Dc, Udeur e liste minore alleate di queste o di Udc o Ncd.
Altri centrodestra è formato da Gs (e le sue componenti Fsud, Io Sud e Noi Sud), Mpa e liste minori alleate loro o di Fi (o Pdl).
Altri destra è formato da La destra e liste minori alleate con essa o con Fdi o Lega.

Nella parte inferiore si usano i risultati maggioritari (per le comunali).
Sinistra è la somma dei risultati ottenuti da candidati (comunali) o partiti (politiche ed europee) di sinistra ma non in coalizione con il Pd.
Il Centro-sinistra somma candidati (comunali) del Pd o le coalizioni (politiche ed europee) con il Pd.
Il Centro è formato da candidati (comunali) o coalizioni (politiche ed europee) sostenuti o contenenti almeno uno fra Udc, Ncd, Fli, Sc, Dc, Adc, Api, Uderur.
Il Centro-destra somma candidati (comunali) sostenuti da Fi (o Pdl)  o coalizioni (politiche ed europee) contenenti Fi (o Pdl).
La Destra è la somma di candidati (comunali) sostenuti da  Lega, Fdi o La Destra o coalizioni (politiche ed europee) contenenti almeno uno di questi.

Criteri per l’assegnazione di un candidati a un polo:
se un candidato è sostenuto dal Pd o dal Pdl (o Fi) è attribuito al centro-sinistra e al centro-destra rispettivamente, a prescindere da quali altre liste facciano parte della coalizione a suo sostegno.
Se un candidato è sostenuto solo da liste civiche è un candidato civico.
Se una coalizione è mista civiche-partiti, questi trascinano il candidato nel loro proprio polo se valgono almeno il 10% della coalizione, altrimenti il candidato resta civico.
Se un candidato è sostenuto da partiti appartenenti a diverse aree (escludendo Pd e Pdl che hanno la priorità), si valuta il relativo contributo dei diversi poli alla coalizione del candidato per determinarne l’assegnazione (al polo che pesa di più).


[1] Per opportunità della comparazione, le nostre analisi si concentrano sui comuni che superiori ai 15.000 abitanti lo erano anche in occasione delle precedenti elezioni comunali. Si tratta di 132 unità. Non sono quindi considerati 6 comuni siciliani con popolazione fra 10 e 15.000 unità, e 11 comuni superiori ai 15.000 in queste elezioni, ma inferiori in occasione delle precedenti elezioni comunali.

[2] Interessante rilevare come tale primato derivi esclusivamente dalla non presenza del M5s in alcuni comuni. Infatti, considerando solo l’insieme dei 107 comuni in cui il M5s era presente, è questo il primo partito con il 19,9% contro il 19,1% del Pd. Escludendo anche i casi in cui è il Pd a non essere presente, e concentrandosi sui 103 comuni in cui entrambi i principali partiti avevano presentato il proprio simbolo, il M5s è primo con il 20,1% contro il 19,3% del Pd.

[3] Nella maggioranza dei comuni (103 casi su 132) le precedenti consultazioni comunali si sono svolte nel 2011. Non così, ad esempio, a Roma dove si tennero nel 2013 e il M5s fu già protagonista.

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Aldo Paparo (1984) è assegnista di ricerca alla LUISS - Guido Carli. Dopo il conseguimento del dottorato è stato Campbell National Fellow presso la Hoover Institution a Stanford, dove ha condotto una ricerca sulla identificazione di partito in chiave comparata. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Scienza della Politica presso la Scuola Normale Superiore (ex SUM) di Firenze, con una tesi sugli effetti del ciclo politico nazionale sui risultati delle elezioni locali in Europa occidentale. Ha conseguito la laurea magistrale in Scienze politiche all'Università di Firenze, discutendo una tesi sulle elezioni comunali nell’Italia meridionale. Le sue principali aree di interesse sono i sistemi elettorali, i sistemi politici e il comportamento elettorale, con particolare riferimento al livello locale. Ha co-curato numerosi volumi dei Dossier Cise; e ha pubblicato sui Quaderni dell’Osservatorio Elettorale, su Contemporary Italian Politics e su Monkey Cage. È stato inoltre co-autore di un capitolo in Terremoto elettorale (Il Mulino 2014). È membro dell’APSA, della MPSA, della ESPA, della ECPR, della SISP e della SISE.