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di Nicola Maggini

I dati del sondaggio CISE-Sole 24 Ore ci dicono che il voto al referendum sembra essere strettamente correlato con il giudizio sull’appartenenza dell’Italia all’Unione Europea. Se infatti si considerano le tre categorie di risposta (“l’appartenenza alla UE è un male”, “l’appartenenza alla UE non è nè un bene nè un male”, “l’appartenenza alla UE è un bene”), si nota come il Sì al referendum aumenti in maniera perfettamente lineare passando dal giudizio più negativo a quello più positivo circa l’apparteneza dell’Italia alla UE. Infatti, tra chi considera un male l’appartenza dell’Italia alla UE, solo l’11% dichiara di votare Sì al referendum, nella categoria intermedia più neutra invece il Sì è pari al 20% e infine tra chi ritiene una cosa positiva l’appartenenza alla UE il Sì è al 43% (unica categoria dove sopravanza il No, fermo al 24%). La tendenza opposta la si riscontra tra chi intende votare No, che prevale sia nella categoria intermedia (39%) che tra i contrari alla UE (la maggioranza assoluta, ossia il 52%). Gli incerti e gli astenuti mostrano un maggiore equilibrio, con una maggiore sovrarappresentazione (rispetto alla media del campione) tra chi ritiene che l’appartenenza alla Ue non sia nè un bene nè un male. Tutto ciò è particolarmente significativo. Come abbiamo visto nell’articolo di Roberto D’Alimonte, il No al referendum è guidato da ragioni che poco hanno a che fare con il merito della riforma. Sono gli allineamenti partitici e il giudizio sul governo Renzi i fattori più importanti. A ciò possiamo aggiungere che il No è anche fortemente legato all’anti-europeismo, che a sua volta può essere spia di un generale sentimento anti-establishment. In questo senso non pare del tutto fuorviante contestualizzare questo referendum all’interno di un clima e un mood comune alla maggior parte dei paesi occidentali,  attraversati in questa fase storica da un malessere generalizzato che si traduce in voto di protesta contro le elites, come i casi della Brexit e della vittoria di Trump hanno dimostrato. E forse non è un caso che Renzi ultimamente abbia alzato i toni dello scontro con i vertici della istituzioni europee, arrivando persino a porre il veto sul bilancio della UE. Probabilmente è consapevole che le ragioni dei favorevoli alla riforma fanno molta fatica a farsi spazio tra i cittadini più euroscettici.

Tab. 1 – Intenzioni di voto al referendum per giudizio sull’appartenenza dell’Italia alla UE

UE