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di Roberto D’Alimonte

Pubblicato sul Sole 24 Ore del 9 dicembre 2016

Tali sono le evoluzioni della politica italiana che da ieri la Consulta è candidata al ruolo di scomodo alleato di Renzi. Infatti, la scelta tra governo di responsabilità e voto subito, annunciata come la posizione del Pd in questa fase, non è nelle mani del premier dimissionario. Da una parte è nelle mani degli altri partiti che non hanno nessuna voglia di entrare in un governo di unità nazionale. Dall’altra è nelle mani della Consulta. Questo ultimo punto va spiegato.

          Con gli attuali sistemi elettorali di Camera e Senato non si può andare a votare. Su questo il presidente Mattarella è stato chiaro. Ci vuole una nuova legge elettorale.  La possono fare o la Consulta o il Parlamento. Se il 24 Gennaio la Consulta eliminerà il ballottaggio, e magari anche il premio di maggioranza, i due sistemi elettorali saranno abbastanza simili da poter votare a Marzo-Aprile. A quel punto sarebbe meglio che il Parlamento aggiustasse le soglie di sbarramento (Sole24Ore del 7 dicembre) , ma anche senza questo intervento le elezioni anticipate sarebbero una opzione percorribile. Certo, non basterà la decisione della Consulta per andare a votare. Il presidente e il parlamento dovranno dire la loro. Ma la decisione della Consultà è la condizione necessaria, anche se non sufficiente, per poter andare a votare in tempi brevi. Se invece la Consulta si limiterà a modificare l’Italicum su alcuni aspetti secondari, come per esempio le candidature plurime, i due sistemi elettorali resteranno comunque troppo diversi e le elezioni anticipate non sarebbero possibili senza fare un salto nel buio. In questo caso la palla passerà al Parlamento. La nuova legge elettorale dovrà essere fatta lì. E i tempi si allungheranno.

          In Parlamento le elezioni anticipate non sono affatto popolari. Deputati e senatori vogliono durare. Di mezzo ci sono i privilegi legati alla carica. Perché rinunciarci prematuramente? Ma soprattutto c’è il vitalizio. Questo diritto maturerà solo a Settembre 2017. Infatti le nuove regole prevedono che per avere questa rendita la legislatura debba durare quattro anni e mezzo. Quindi fino a Settembre. Ciò premesso, come farà Renzi a convincere i suoi, per non parlare degli altri parlamentari, a fare una nuova legge elettorale in tempi brevi per poter andare a votare ad Aprile?  Tra l’altro, non essendo lui un parlamentare, non potrebbe nemmeno seguirne direttamente l’iter. L’ipotesi più plausibile è che il naturale istinto di sopravvivenza di deputati e senatori li porterà ad allungare i tempi fino a rendere impraticabile l’ipotesi di elezioni anticipate. D’altronde mettersi d’accordo su due leggi elettorali -Camera e Senato-  è oggettivamente una cosa complicata.

          La sola arma che Renzi ha in mano per convincere i suoi parlamentari è la promessa di posti in lista alle prossime elezioni. Non è detto però che funzioni. Anche se c’è da dire che con la mancata riforma del Senato i posti da distribuire saranno ancora parecchi. Ma per approvare una nuova legge elettorale non basteranno i voti del Pd. E gli altri voti di cui avrebbe bisogno dove li potrebbe prendere e come ?  Forse un accordo con Forza Italia. Un nuovo patto del Nazareno che, a differenza del precedente, questa volta comprenderebbe riforma elettorale e governo. Difficile ma non impossibile.

          Se l’accordo con Forza Italia non si realizza e la Consulta non si sostituirà al Parlamento nel rifare la legge elettorale la seconda opzione di Renzi – le elezioni anticipate-verrà meno. Resterà in piedi solo la prima, il governo di responsabilità. Ma, come abbiamo già detto, questa opzione in realtà non esiste. Nemmeno la notevole capacità di persuasione del presidente Mattarella basterà a convincere Forza Italia, M5s, Lega Nord ecc. a far parte di un governo di grandissima coalizione. Troppo conveniente per loro stare all’opposizione in un frangente simile. A meno che Berlusconi non sia tentato dall’accordo di cui sopra.

          Quindi, il futuro delle legislatura è nella mani della Consulta, la quale non è immune dalla influenza del clima politico. Se non vorrà mettere nelle mani del segretario del Pd uno strumento che gli potrebbe consentire di andare a votare subito, non dovrà fare altro che non cancellare il ballottaggio. Chissà, forse l’Italicum è salvo. Almeno per ora. Ma è solo una battuta.