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di Roberto D’Alimonte

Pubblicato sul Sole 24 Ore del 10 dicembre 2016

          Non è ancora il ritorno alla Prima Repubblica, ma è molto probabile che questo sarà lo sbocco della crisi innescata dall’esito del referendum costituzionale. Due meccanismi elettorali potrebbero salvare il modello di competizione della Seconda Repubblica basato su coalizioni che si formavano prima del voto. Uno è il collegio uninominale. L’altro è il premio. Il primo ha funzionato nel 1994, 1996 e 2001 (legge Mattarella). Poi è arrivata la riforma berlusconiana e il collegio è stato sostituito dal premio (legge Calderoli). Con il premio si è votato nel 2006, 2008, 2013. Con quale sistema elettorale si svolgeranno le prossime elezioni, anticipate o meno?  Lo deciderà la Corte il 24 Gennaio. E’ praticamente certo che la Corte cancellerà ballottaggio e forse anche il premio rendendo il sistema elettorale della Camera simile a quello del Senato, da lei stessa introdotto nel 2014. Torneremo così al proporzionale, cioè al 1992, le ultime elezioni della Prima Repubblica. Possibile che sia Renzi a gestire il ritorno al passato?  Sarà lui a deciderlo. Sarebbe di certo uno strano destino.

          Eppure sfuggire a questo destino è praticamente impossibile. In teoria dopo la sentenza della Consulta (o anche prima) il parlamento potrebbe approvare una legge elettorale con i collegi o con il premio, ma non sarà così purtroppo. Un buon sistema con i collegi sarebbe quello della vecchia legge Mattarella. Ma non è possibile. In primo luogo perché non esiste una maggioranza parlamentare a suo favore. L’altra ragion è legata al contesto. Quando fu introdotto la competizione era bipolare. In un contesto tripolare il collegio uninominale comporta dei rischi. Per molti il rischio maggiore è che il M5s potrebbe ottenere la maggioranza assoluta dei seggi. Ma questo esito è meno probabile dell’altro rischio, e cioè che nessuno arrivi alla maggioranza.

          Con un sistema maggioritario basato sui collegi scenderanno in campo una coalizione di centro-sinistra, una di centro-destra e il M5s. Se nessuno arriva alla maggioranza come si fa il governo?  Berlusconi, i cui candidati sarebbero eletti con i voti di Lega Nord e Fratelli d’Italia, potrebbe staccarsi dagli alleati e fare il governo con il Pd di Renzi ?  Questo è il nodo. Con i collegi uninominali Forza Italia non può presentarsi da sola perchè non prenderebbe nemmeno un seggio maggioritario. Il collegio uninominale  spingerebbe Berlusconi a rifare la Casa delle libertà. Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia presenterebbero dei candidati comuni spartendosi i collegi. Come ai tempi della Mattarella. In un collegio il candidato della Casa sarà quello di Fi, in un altro sarà quello della Lega Nord e così via. Se Berlusconi rinunciasse a fare la coalizione per tenersi le mani libere potrebbe contare solo sulla quota di seggi proporzionali, più o meno una trentina. Non è da Berlusconi.

          L’alternativa ad un sistema con i collegi uninominali maggioritari potrebbe essere un sistema con un premio di maggioranza limitato, cioè ‘costituzionalizzato’. Un premio dato non ai singoli partiti ma a coalizioni di partiti, a condizione che raggiungano una certa percentuale di voti.  Ma anche questo sistema comporta il rischio che il premio vada al M5s che in questo momento ha il vento in poppa, visto che la destra è in crisi di leadership e la sinistra annaspa dopo la sconfitta referendaria. Forse ha qualche probabilità in più di essere considerato, ma poche probabilità di essere adottato. Sarebbe però il sistema con cui resteremmo dentro il modello della Seconda Repubblica. Le coalizioni si farebbero prima del voto per potere vincere il premio.

          La conclusione è che per non rischiare si tornerà a un sistema proporzionale da Prima Repubblica in cui ognuno andrà per conto suo, non vincerà nessuno e il problema del governo si cercherà di risolvere dopo il voto. E’ il sistema che confezionerà la Consulta. E Zagrebelski sarà contento. Con questo sistema però, e con la frammentazione esistente, esiste il rischio concreto che non si possa fare un governo. Cosa succederebbe infatti se la somma dei voti di Pd, Forza Italia e Ncd non arrivasse alla maggioranza assoluta?  Questo a Zagrebelski non interessa, ma a noi sì.

          Per limitare- non annullare-  questo rischio una strada ci sarebbe: l’adozione del sistema elettorale proposto dal M5s o una sua variante, e cioè un proporzionale di tipo spagnolo. Si tornerebbe comunque alla Prima Repubblica ma con un pochino di disproporzionalità in più. La disproporzionalità generata dal sistema non sarebbe tale da garantire maggioranze di governo stabili e coese (si veda la Spagna di oggi), ma le probabilità sarebbero più alte rispetto al sistema elettorale della Consulta. Sulle caratteristiche dello spagnolo torneremo in altro momento. Per ora ci limitiamo a far notare la situazione surreale in cui ci troviamo: il M5s oggi vuole l’Italicum, gli altri vogliono il sistema del M5s. In ogni caso il destino sembra segnato. La restaurazione della vecchia repubblica è dietro l’angolo. Approfittando della crisi economica, i conservatori hanno una buona chance di riportare le lancette indietro. Il referendum del 2016 cancellerà quello del 1993. Tutto sta a vedere come si riuscirà a governare questo paese. E se sarà Renzi a gestire la restaurazione dopo aver lanciato la rottamazione.