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di Roberto D’Alimonte e Aldo Paparo

Pubblicato su Il Sole 24 Ore del 22 Dicembre 2016

Con il ritorno di interesse per i collegi uninominali molti si chiedono cosa succederebbe oggi se si andasse alle urne con un sistema elettorale come quello della legge Mattarella con cui si è votato tra il 1994 e il 2001. Va da sé che una risposta solida a questa domanda non si può dare. Si possono fare delle stime per farsi una idea di come quel sistema elettorale potrebbe funzionare in un contesto profondamente cambiato. Allora c’erano due schieramenti che si contendevano la vittoria e lo schema della competizione era bipolare. Oggi gli schieramenti sono tre. Oltre al centro-sinistra e al centro-destra occorre tener conto anche del M5s che – secondo i sondaggi attuali – sfiora il 30% dei voti. La stima più semplice è quella che usa il voto delle politiche del 2013 ricalcolato sui collegi della Camera della legge Mattarella. In quelle elezioni gli attori principali alla Camera erano la coalizione di Bersani (Pd e Sel), la coalizione di Berlusconi (Pdl, Lega Nord e Fdi), il M5s e la coalizione di Monti.

Ogni stima si basa su semplificazioni. Nel nostro caso la prima semplificazione è ipotizzare che con i collegi uninominali l’offerta politica sarebbe stata la stessa. E non è vero. Il sistema elettorale modifica l’offerta perché ogni sistema contiene determinati incentivi che spingono i partiti a fare certe scelte invece di altre per massimizzare il proprio interesse. La seconda semplificazione è ipotizzare che anche il voto degli elettori sarebbe stato lo stesso. E anche questo non è vero. Anche gli elettori tendono a esprimere scelte diverse in presenza di una offerta politica diversa. Per esempio, votare per un candidato in un collegio non è la stessa cosa che votare una lista di partito in una circoscrizione. Questi sono i limiti di tutte le simulazioni. Detto ciò, resta l’interesse a farsi questa domanda: quanti seggi avrebbero preso quegli attori (coalizioni e M5s) con quelle percentuali di voto se si fosse votato nei 475 collegi uninominali della Camera?

Con le semplificazioni fatte la risposta non è complicata. Basta avere a disposizione la mappa dei collegi e i dati delle oltre 60mila sezioni elettorali in cui si è votato nel 2013. Proiettando sui collegi i voti ottenuti nelle sezioni da coalizioni e M5s si può vedere collegio per collegio chi avrebbe conquistato il seggio. E’ quello che ha fatto il CISE. La tabella in pagina riporta il risultato complessivo sia per quanto riguarda i 475 seggi maggioritari sia per i 155 seggi proporzionali. Dal calcolo è stato eliminato lo scorporo che in ogni caso non avrebbe cambiato le cose. Il risultato è questo : il centro-destra sarebbe risultato lo schieramento di maggioranza relativa con 259 seggi totali, di cui 212 nei collegi e 47 nella parte proporzionale. Al secondo posto si sarebbe piazzata la coalizione di Bersani con 234 seggi, di cui 188 maggioritari e 46 proporzionali. Al M5s sarebbe andati 121 seggi, di cui 74 maggioritari e 47 proporzionali. La coalizione di Monti non avrebbe vinto nessun seggio uninominale. Il partito di Monti-Scelta civica- avrebbe preso solo 15 seggi proporzionali.

Tab. 1 – Simulazione dei risultati elettorali delle politiche 2013 con il Mattarellum

simulazione tabella

Sono tre le osservazioni da fare. Primo, questi dati confermano che il collegio uninominale non fa male a Berlusconi. Il cavaliere ha maturato l’avversione a questo strumento sulla base di un dato vero, ma parziale. Nelle elezioni del 1996 e del 2001 aveva preso meno voti nei collegi con i suoi candidati che nella parte proporzionale con le liste di partito (D’Alimonte e Bartolini 1997, Bartolini e D’Alimonte 2002) . Da qui la riforma fatta nel 2005 con la legge Calderoli che ha sostituito i collegi con il premio di maggioranza calcolato su liste di partito. Quello che nessuno ha mai detto al cavaliere è che la distribuzione territoriale dei suoi voti è migliore di quella del centro-sinistra. In altre parole con meno voti del centro-sinistra prende più seggi. Se non avesse fatto la riforma del 2005 avrebbe vinto le elezioni del 2006.

Secondo, nel 2013 l’Italia era divisa in tre parti, come si vede bene dalla mappa delle vittorie nei collegi. Al Nord prevaleva il centro-destra, nella ex zona rossa vinceva il centro-sinistra mentre il Centro-sud era più competitivo, con il M5s in grado di vincere un buon numero di collegi contro le due principali coalizioni, soprattutto nelle isole. Questa tripartizione vale anche oggi? Per quanto riguarda la forza del M5s nel Centro-sud senza dubbio. Anzi, come vedremo in una prossima simulazione, in questa area il Movimento di Grillo si è ulteriormente rafforzato fino al punto di diventare la forza predominante. Nella ex zona rossa, come si è visto anche con il recente voto referendario, nulla o quasi è cambiato. Per quanto riguarda il Nord molto dipende dalla ricomposizione o meno del centro-destra e dalla sua futura configurazione.

Fig. 1 – Mappa dei vincenti nei 475 collegi uninominali del Mattarellum

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La terza osservazione è la più rilevante. In un contesto tripolare un sistema misto come quello della legge Mattarella non può assicurare la maggioranza assoluta dei seggi a nessun competitore. Soprattutto nel caso in cui il tripolarismo sia non solo politico ma anche geografico. Con il predominio di ciascuno dei tre poli in una certa area geografica è difficile per qualsiasi sistema maggioritario produrre una disproporzionalità sufficiente per trasformare la minoranza maggiore di voti in maggioranza assoluta di seggi. Certo, se uno dei tre poli si indebolisse il risultato cambierebbe. Ma nell’Italia di oggi non è così. Almeno per ora. Quindi, quale governo si potrebbe fare con un esito elettorale come quello simulato qui?

Riferimenti bibliografici:

D’Alimonte R. e S. Bartolini (1997), Come perdere una maggioranza: la competizione nei collegi uninominali, in D’Alimonte R. e S. Bartolini (a cura di), Maggioritario per caso, Bologna, Il Mulino, pp. 237-283.

Bartolini, S. e D’Alimonte, R. (2002), La maggioranza ritrovata. La competizione nei collegi uninominali, in D’Alimonte, R. e S. Bartolini, (a cura di), Maggioritario finalmente? La transizione elettorale 1994- 2001, Bologna, Il Mulino, pp. 199-248.