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Nicola Maggini, Lorenzo De Sio e Mathilde van Ditmars

(Traduzione in italiano di Elisabetta Mannoni)

Seguendo gli strumenti forniti dalla teoria della issue yield (De Sio e Weber 2014), questa analisi si basa su un’innovativa modalità di misura dei cosiddetti temi posizionali (positional issues), che consente di creare un indice di issue yield comune per questo tipo di tematiche. I temi posizionali sono generalmente definiti dalla presenza di due obiettivi opposti (ad esempio, moralità progressista vs. tradizionale): la misura di issue yield ci consente di stimare la presenza di issue opportunities potenzialmente strategiche per un partito. Le dimensioni fondamentali elaborate originariamente (per i temi posizionali) nel modello di issue yield sono: supporto (quanto una politica è supportata dall’opinione pubblica) e consenso nel partito (quanto è supportata all’interno del partito) [1].
Le due dimensioni corrispondono all’obiettivo ideale di ogni partito: la capacità di mantenere la sua preesistente base elettorale intatta, con la possibilità, però, di raggiungere un elettorato potenzialmente ben più ampio. Idealmente questo avviene ponendo particolare enfasi su quelle tematiche su cui il partito è internamente coeso, e su cui forse anche molti altri elettori, al di fuori del partito stesso, possono essere d’accordo.
L’indice di issue yield ci consente poi di rispondere alla domanda fondamentale: qual è – in termini elettorali – l’agenda ideale di ogni partito? Qual è la selezione di tematiche che potrebbe tradursi nel miglior risultato elettorale, per ciascun partito? Qui è importante osservare la configurazione delle tematiche che rappresenti, per ogni partito, la migliore opportunità (nonché il minor rischio), e poi confrontarla con la scelta effettiva delle tematiche su cui i partiti incentrano le loro campagne elettorali, per determinare quanto il loro modo di fare campagna sia strategico (cosa che si ricollega poi al nostro quesito di ricerca iniziale). Questo confronto sarà prima di carattere aneddotico, ma nel giro di poche settimane il monitoraggio della comunicazione su Twitter durante la campagna ci consentirà di dare anche una risposta di carattere quantitativo.

Se utilizziamo questo approccio per l’Olanda, possiamo rispondere alle domande di cui sopra per questo specifico sistema partitico che negli ultimi anni si è caratterizzato per un calo nei consensi di due partiti tradizionali (laburista e democristiano), e per una posizione invece di forza, nei sondaggi, da parte del tradizionale partito liberal-conservatore VVD e del partito populista di destra PVV guidato da Geert Wilders. Alla luce di questi sviluppi, studiare la issue yield per tutti i partiti nel sistema può aiutare a spiegare perché certi partiti hanno (potenzialmente) più successo di altri. La Tabella 1 presenta le tematiche della campagna elettorale (e i partiti ad esse legati) secondo l’indice di issue yield, scendendo dai valori più alti a quelli più bassi. In questo modo possiamo vedere quali partiti potrebbero trarre vantaggio dalla scelta di trattare alcune tematiche specifiche. Se guardiamo solo le issue yields molto alte (>=0.75), ci sono diversi temi posizionali in grado di fornire a svariati partiti un ottimo rendimento in termini elettorali. Anzi, se escludiamo i partiti più piccoli, che non raggiungono il 4% nelle intenzioni di voto (evidenziati in grigio), i partiti che presentano un’ottima issue yield su diverse tematiche sono i seguenti: PVV (10 tematiche), 50 Plus (7 tematiche), il partito animalista PvdD (7 tematiche), il partito laburista PvdA (6 tematiche), il partito verde GroenLinks (6 tematiche), il partito socialista SP (6 tematiche), il partito social-liberale D66 (3 tematiche), VVD (2 tematiche) e i democristiani del CDA (2 tematiche). Questi dati ci dicono che PVV, 50 Plus, PvdD, PvdA, GL e SP, sarebbero potenzialmente in condizione di sfruttare ai fini eletorali un numero considerevole di tematiche; mentre per D66, VVD e CDA la struttura delle opportunità fornita dai temi posizionali risulta essere meno vantaggiosa. Detto questo, la issue yield per un partito non dipende dal suo valore assoluto, ma è da considerarsi in relazione alle issue yields degli altri partiti. In altre parole, bisogna guardare la graduatoria delle issue yields. Questo significa che una tematica può avere un altissimo rendimento per un partito, e nonostante ciò, altri partiti potrebbero avere un rendimento anche maggiore sulla stessa tematica. Di conseguenza, può essere difficile per un partito competere su quella tematica, perché facendolo potrebbe rischiare di avvantaggiare altri partiti. Per esempio, il VVD potrebbe facilmente trarre vantaggio dalla posizione “completed life assistance” [2], ma ci sono altri 7 partiti che potrebbero avere un maggior ritorno sulla stessa tematica. Allo stesso modo, GroenLinks può sfruttare il “contratto fisso dopo due anni”, ma ci sono altri 6 partiti che hanno un rendimento migliore su questa stessa tematica. Ad ogni modo, guardando al ranking delle issue yields, è confermato che alcuni partiti tradizionali come il CDA, il D66 e il VVD si trovano di fronte ad una situazione meno favorevole in termini di issue opportunities rispetto ad altri partiti, specialmente rispetto al PVV.

Tabella 1 – Issue yield per temi posizionali

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Oltre al ranking, un aspetto cruciale per capire le reali issue opportunities che risultano strategiche per i partiti è rappresentato dal tipo e dalla dimensione dei partiti che hanno un vantaggio competitivo simile sulla stessa tematica. Infatti un partito che, su una tematica specifica, ha pochi avversari dalle dimensioni modeste, è in una posizione strategicamente migliore rispetto ad un partito che, pur avendo una issue yield alta, è costretto a competere sulla stessa tematica con un gran numero di altri partiti delle sue stesse dimensioni (e magari anche appartenenti a diverse famiglie politiche).

Quindi, qual è la configurazione di tematiche che costituisce la migliore opportunità (e il minor rischio) per ciascun partito in Olanda? Le tabelle seguenti (Tabella 2, 3 e 4) presentano le coppie di obiettivi opposti per tutti i 15 temi posizionali associati ai partiti olandesi. All’interno di ogni tematica, i due obiettivi opposti vengono disposti in base al ranking delle issue yields. Facendo questo, è possibile disegnare una mappa delle (positional) issue opportunities potenzialmente disponibili per i partiti olandesi. Un elemento interessante che emerge guardando la Tabella 2 è che, tra le tematiche di tipo socio-economico, un gran numero di obiettivi sembra essere vantaggioso per diversi partiti. Notiamo che c’è un’enorme competizione (potenziale), specialmente su tematiche economicamente di sinistra: in particolare, gli obiettivi collegati alla condizione dei contratti a tempo determinato, la riduzione delle differenze di reddito, l’abolizione di prestiti per gli studenti, la riduzione dell’età pensionabile e l’abolizione della franchigia dell’assicurazione sanitaria.
Quello che è interessante notare è che su queste tematiche sono competitivi non solo partiti tradizionali di sinistra, ma anche partiti populisti di destra, come i nuovi arrivati Voor Nederland (VNL) e Forum voor Democratie (FvD), e soprattutto il PVV di Geert Wilders. Chiaramente i partiti di sinistra (PvdA, SP) o quelli ambientalisti (GroenLinks), presentano solitamente le issue yield più alte. Ciononostante, non c’è alcun monopolio della sinistra su tematiche economiche di sinistra. E lo stesso accade per tematiche culturalmente di sinistra/liberali, come la posizione “completed life assistance” (vedi Tabella 3). Tutti i partiti tradizionali mostrano una buona issue yield su questa tematica, persino il PVV con 0.88. Dunque, da un lato i partiti di sinistra hanno svariate tematiche da cui possono trarre beneficio in termini elettorali; dall’altro lato, si trovano a dover affrontare, all’interno del loro territorio, avversari di diverse appartenenze politiche.
Per quel che riguarda gli obiettivi economici di destra, la storia sembra essere differente. Per esempio, “mantenere le differenze di reddito” e “tenere la franchigia sanitaria” sono obiettivi che forniscono una issue yield significativa al liberal-conservatore VVD, il quale non ha rivali – se non pochi e relativamente piccoli – su queste tematiche. Come detto precedentemente, non ci sono molti temi posizionali che presentano una issue yield alta per il VVD. Malgrado ciò, i liberal-conservatori possono facilmente sfruttare alcune tematiche economiche legate alle tematiche fondamentali di loro dominio.

Come previsto, il “Partito per gli Animali” (PvdD) monopolizza l’obiettivo “tasse più alte sulla carne” con una buona issue yield (0.62), mentre l’obiettivo opposto garantisce una buona issue yield a molti partiti di diversa matrice ideologica.

Tabella 2 – Tematiche socio-economiche: obiettivi opposti per issue yield

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Tabella 3 – Tematiche culturali: obiettivi opposti per issue yield

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Per quanto riguarda le tematiche “demarcazioniste” (Tabella 4), tra gli obiettivi più supportati secondo un precedente articolo (quelli condivisi da almeno i due terzi degli intervistati), ne emerge solo uno tradizionalmente di destra, cioè la richiesta agli stranieri di adattarsi completamente alla cultura olandese. Qui è interessante notare che un obiettivo come questo fornisce non solo ottime issue yield  a partiti religiosi di destra (ChristenUnie, SGP), o ai partiti populisti (PVV, FvD), ma anche buone issue yield ai partiti tradizionali (CDA, VVD) o a quelli radicali di sinistra (SP). L’obiettivo opposto è monopolizzato dal solo (piccolo) partito multiculturalista DENK.

Infine, per quanto riguarda i temi più divisivi tra gli elettori – l’appartenenza alla UE, l’introduzione di referendum vincolanti, l’immigrazione e lo sciovinismo nell’accesso al welfare – vale la pena notare che la posizione “uscire dall’UE” è strategica per il PVV, dal momento che gli fornisce una alta issue yield senza l’inconveniente di rivali “pericolosi” (solo partiti populisti minori). Diversamente, la posizione opposta a questa dà un buon rendimento elettorale a tutti i partiti tradizionali, che devono però condividere tra di loro questa opportunità elettorale. Lo stesso accade per la tematica “chiudere i confini agli immigrati”: il PVV è in una posizione strategica sia in termini di issue yield che in termini di numero e dimensione dei suoi competitors. Per l’introduzione di referendum vincolanti e gli atteggiamenti verso i rifugiati, il PVV si trova a dover affrontare un po’ più di competizione. Comunque, il partito di Geert Wilders mostra un’altissima issue yield sulla posizione “meno rifugiati” (0.93), molto più alta rispetto a quella dei suoi principali rivali di destra, quali VVD e CDA.

Al contrario, la posizione opposta “mantenere l’attuale politica nei confronti dei rifugiati” può essere sfruttata strategicamente da relativamente pochi competitors: GroenLinks, PvdA and D66.
Allo stesso modo, per lo sciovinismo nell’accesso al welfare, la issue yield più alta è visibile in partiti quali DENK, PvdA, GroenLinks, D66; mentre per la posizione sciovinista nell’accesso al welfare, il PVV compete non solo con piccoli partiti religiosi o populisti, ma anche con altri partiti più rilevanti, come il partito dei pensionati (50Plus) e soprattutto il VVD.

Tabella 4 – Tematiche “demarcazioniste”: obiettivi opposti per issue yield

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Ricapitolando, l’analisi della struttura della issue opportunity  mostra che un partito populista anti-establishment di destra come il PVV si trova di fronte ad una peculiare configurazione di tematiche di tipo trasversale, che può rivelarsi remunerativa in termini elettorali: da una parte, il partito di  Wilders ha (quasi) il monopolio sulle tematiche “demarcazioniste” legate all’immigrazione e specialmente all’Unione Europea; dall’altro lato, è competitivo anche per quanto riguarda sia le questioni economiche tradizionalmente di sinistra, legate alla difesa del sistema di protezione sociale, sia le tematiche culturali di sinistra/liberali legate alla difesa delle libertà individuali come l’eutanasia. Questi risultati confermano che la peculiare strategia elettorale del PVV è efficace. La loro campagna elettorale è diversa rispetto alle strategie dei partiti tradizionali sotto diversi punti di vista: prendono posizione solo su poche questioni e le enfatizzano e ripropongono all’attenzione ogni volta, con una retorica anche piuttosto severa; tendenzialmente non partecipano ai dibattiti televisivi (in cui potrebbero essere costretti a prendere posizione anche su altre tematiche) ed hanno un manifesto elettorale di una sola pagina (https://www.pvv.nl/visie.html).

Al contrario, i partiti tradizionali sono confinati nelle tematiche tradizionalmente di loro dominio. Inoltre, all’interno di questi confini tradizionali, i partiti socialdemocratici o quelli radicali di sinistra si trovano a dover competere anche con altri attori politici, compresi alcuni nuovi competitors come il PVV.

Riferimenti bibliografici
De Sio, Lorenzo, and Till Weber (2014) “Issue yield: A model of party strategy in multidimensional space”, The American Political Science Review 108(4), pp. 870-885.

[1] Nel sondaggio, agli intervistati è stato chiesto di esprimere il loro livello di accordo su 15 temi posizionali. Per ciascun tema, una prima domanda chiedeva all’intervistato di scegliere tra due obiettivi opposti (su una scala di 6 punti, il che consente di usare tutte le tecniche delle classiche domande di posizionamento). Una volta selezionato l’obiettivo (ad esempio, “difendere la moralità tradizionale”), agli intervistati veniva chiesto di menzionare (domanda a risposta multipla) quali partiti ritenessero credibili per il raggiungimento di quell’obiettivo.
[2]Questa tematica in olandese è chiamata “voltooid level”. Non fa parte della legge sull’eutanasia, ma riguarda una legislazione ulteriore relativa al suicidio assistito.

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Nicola Maggini è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università degli Studi di Firenze e collaboratore del CISE (Centro Italiano di Studi Elettorali). Nel marzo 2012 si è addottorato, con lode, in Scienza della Politica all’Istituto Italiano di Scienze Umane. È stato teaching assistant presso la LUISS Guido Carli di Roma e insegna sistema politico italiano al Middlebury College di Firenze. Attualmente partecipa al progetto di ricerca europeo TransSol-Transnational solidarity at times of crisis. Ha pubblicato articoli in diverse riviste scientifiche, tra cui RISP-Italian Political Science Review, Studia Politica-Romanian Political Science Review, Italian Politics & Society, Czech Journal of Political Science, SocietaMutamentoPolitica-Rivista Italiana di Sociologia e Quaderni dell’Osservatorio Elettorale. È inoltre coautore di capitoli in Voto amaro (Il Mulino 2013) e Terremoto elettorale (Il Mulino 2014). Ha curato (con Lorenzo De Sio) il Dossier CISE 2 (Crisi e Rimobilitazione, CISE 2013) e (con Lorenzo De Sio, Vincenzo Emanuele e Aldo Paparo) l’e-book The Italian General Election of 2013. A dangerous stalemate? (CISE 2013). Ha curato anche (con Lorenzo De Sio e Vincenzo Emanuele) il Dossier CISE 6 (Le Elezioni Europee 2014, CISE 2014) e l’e-boook The European Parliament Elections of 2014 (CISE 2014). Infine, è autore di diverse note di ricerca pubblicate nella serie dei Dossier CISE.