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(Traduzione in italiano di Cristiano Gatti)

Domenica prossima, gli elettori francesi saranno chiamati alle urne per il primo turno delle elezioni presidenziali. In questi ultimi giorni della campagna elettorale, desideriamo fornire una panoramica e una interpretazione della struttura di competizione sulle issue nel sistema francese. A questo scopo, il CISE ha raccolto un dataset originale attraverso interviste CAWI su un campione rappresentativo dell’elettorato francese.

In particolare, in questo articolo ci concentriamo sulla credibilità dei candidati sui differenti temi. I nostri dati comprendono una batteria di nove valence issues, sulle quali è presente, per definizione, un accordo consensuale (Stokes, 1963). Come possiamo vedere nella parte superiore della Tabella 1, tre candidati sono considerati i più credibili nel raggiungere i nove obiettivi condivisi connessi. Ordinati per il più alto numero di temi sui quali sono i più credibili, questi sono Emmanuel Macron, Jean-Luc Mélenchon, e Marine Le Pen.

In particolare, Macron si classifica primo su quattro valence issues, ma su molti di questi mostra margini minimi sugli altri candidati credibili. Inoltre, è primo sugli obiettivi relativi all’Europa, che però mostrano il livello più basso in termini di priorità. Solo su “sostenere la crescita economica” l’ex ministro dell’economia ha un vantaggio in doppia cifra in punti percentuali sul secondo candidato più credibile (François Fillon). Mélenchon è il più credibile su tre temi: combattere la corruzione, la disoccupazione e l’inquinamento. Questi sono tra i più alti in termini di priorità, a parte la protezione dell’ambiente. Tuttavia, anch’egli mostra vantaggi minimi sui secondi candidati più credibili – compresi tra 3 e 7 punti percentuali. Marine Le Pen è la più credibile sui due obiettivi condivisi rimanenti, proteggere la Francia dal terrorismo e rendere più rilevanti le donne nella società francese. Il primo, in particolare, è il più saliente di tutti i temi presso l’elettorato francese, e anche, di gran lunga, l’obiettivo condiviso sul quale il candidato più credibile mostra il più largo margine sul secondo (16 punti percentuali).

Vale la pena sottolineare che i due candidati sostenuti dai partiti politici che si sfidarono nel secondo turno delle elezioni presidenziali di cinque anni fa (Benoît Hamon per il PS, Fillon per i LR) non sono considerati i più credibili nel raggiungere nessuno dei nove obiettivi condivisi inclusi nel nostro sondaggio.

I nostri dati presentano anche un set di 15 temi posizionali, su quali, agli intervistati è stato chiesto di indicare i loro obiettivi preferiti tra due opposti, così come i candidati che loro ritenevano credibili nel raggiungerli, e la relativa priorità. Su 15 obiettivi maggioritari (preferiti da più del 50% degli intervistati), gli stessi tre candidati si classificano come i più credibili nel raggiungerli: Le Pen, Macron e Mélenchon. La candidata del FN è prima per sei volte, Macron su cinque temi e Mélenchon su quattro.

Il forte vantaggio di Le Pen su questi set di obiettivi è chiaro quando osserviamo tutti i nostri indicatori. Non solo si classifica prima nel maggior numero di temi, ma si classifica prima su quattro dei cinque temi con la priorità più alta – tutti connessi con gli immigrati e i pericoli per la cultura francese. Solo Mélenchon, sulla la riduzione delle diseguaglianze di reddito, è il più credibile su un tema che presenta un simile livello di priorità. Inoltre, questi obiettivi sono tra quelli più supportati tra gli intervistati. Tra il 70 e l’80% dell’elettorato francese sostiene il divieto del velo islamico nei luoghi pubblici, il restringimento del welfare per gli immigrati, rendere più restrittive le regole sull’immigrazione e limitare il numero di rifugiati. Inoltre, Le Pen gode del più largo margine sui secondi candidati più credibili su questi quattro temi che sono così largamente condivisi. Ancor di più, ha un vantaggio che è tre volte più ampio del più alto mostrato da ogni altro candidato su qualsiasi altro tema. In pratica, il 50% dell’elettorato francese (o appena poco meno) supporta ciascuno dei quattro temi anti-immigrati e la considera credibile nel raggiungerli, con il secondo candidato più credibile che è solo poco oltre il 10% di credibilità. Nessun altro candidato su nessun altro tema mostra uno quadro nemmeno lontanamente comparabile con questi quattro. Le Pen è anche la più credibile nel mantenere illegali le droghe leggere e limitare la globalizzazione economica, ma questi sono obiettivi molto meno condivisi, hanno un livello di priorità più basso, e Le Pen non è la sola candidata credibile – come mostrato dai bassi margini sui secondi candidati più credibili.

Macron è il più credibile sui temi legati ai diritti sociali (matrimoni gay e aborto), deregolamentazione del mercato del lavoro e obiettivi pro-Europa. È opportuno sottolineare che più del 60% dell’elettorato francese gradisce sia rimanere in Europa che nell’Euro. Inoltre, questi obiettivi sono più importanti per loro di quanto non sia l’uscita per la frazione più piccola di elettori che preferisce abbandonare l’Euro o la UE. Tuttavia Macron gode solo di un vantaggio marginale su tutti questi temi, un po’ più ampio sui temi europei, sui quali un intervistato su quattro lo ritiene credibile e vuole restare. Questi sono i punteggi migliori di credibilità eccetto i summenzionati quattro per Le Pen.

Mélenchon sembra il più credibile sui classici temi economici di sinistra, più l’energia verde e l’eutanasia. I suoi margini di vantaggio sono, in media, un po’ più larghi di quelli di Macron, ma comunque non comparabili con quelli di Le Pen.

Ora focalizziamo la nostra attenzione sui 15 obiettivi divisivi minoritari, che sono stati selezionati da una frazione più piccola in confronto a quello diametralmente opposto. Guardando a questi, abbiamo l’aggiunta di due candidati nel gruppo di quelli considerati i più credibili per almeno un obiettivo. Precisamente, questi sono Fillon, primo in quattro obiettivi minoritari, e Hamon (2 obiettivi). Il candidato repubblicano è il più credibili nel mantenere l’uso dell’energia nucleare, non ridurre le diseguaglianze di reddito, mantenere illegale l’eutanasia e alzare l’età di pensionamento. In ogni caso, solo su quest’’ultimo mostra un vantaggio non irrisorio su secondo candidato più credibile.

Hamon si classifica primo, con margini minimi, sulla legalizzazione delle droghe leggere e nel non cedere allo sciovinismo sul welfare. Macron è il più credibile nel raggiungere due obiettivi minoritari entrambi connessi con il mantenere la Francia aperta al mondo (incoraggiare la globalizzazione e non restringere le regole sull’immigrazione).

Mélenchon è il più credibile su tre obiettivi minoritari. Due di questi sono connessi con l’apertura verso la comunità musulmana. Questi, però, non sono particolarmente rilevanti, poiché sono tra i meno condivisi in termini di consenso, nè salienti – persino tra le piccole minoranze che preferiscono questi obiettivi. Inoltre, Mélenchon è il più credibile solo per un margine minimo su entrambi. Tuttavia, il terzo tema minoritario su quale si classifica primo (“mantenere le attuali regole nel mercato del lavoro”) è probabilmente l’obiettivo più rilevante tra tutti quelli minoritari. È quello con il più alto livello di consenso (48%) all’interno dell’elettorato francese, nonché con il più alto livello di priorità (sia nell’intero elettorato che all’interno della porzione che favorisce l’obiettivo) – così alto che è l’unico obiettivo minoritario con una priorità complessiva superiore ad alcuni obiettivi maggioritari. Mélenchon su questo obiettivo ha un discreto vantaggio sul secondo candidato più credibile (Le Pen): nonostante sia inferiore alla media, è comunque oltre il valore mediano.

In ogni modo, tuttavia, è Le Pen a trovarsi nella miglior posizione anche sugli obiettivi minoritari. È la più credibile su un numero record di quattro temi (record condiviso con Fillon, come accennato sopra). Inoltre, è prima sui due obiettivi anti-europei (abbandonare l’UE e l’Euro), che sono condivisi da poco meno del 40% degli intervistati (quindi sono tra i più supportati), e si classificano secondo e terzo in termini di livello di priorità. Su questi due temi troviamo che il 21-24% degli elettori francesi è d’accordo e considera credibile Le Pen. Questi sono di gran lunga i più alti punteggi di credibilità di qualsiasi candidato su qualsiasi obiettivo minoritario – nessun altro raggiunge il 15%. In più, il suo margine di credibilità nel raggiungere tali obiettivi comparato con il secondo candidato più credibile non è nemmeno comparabile con i più alti osservati sugli altri obiettivi minoritari dagli altri candidati (cinque o sei volte più ampio). È anche la più credibile nell’abolire i matrimoni gay e nel restringere l’accesso all’aborto, ma questi sono obiettivi molto meno condivisi, né così salienti come quelli connessi al tema europeo.

Tabella 1 – Obiettivi condivisi e divisivi, secondo il supporto dell’opinione pubblica, con i partiti più credibili (clicca per ingrandire)tab1aldoITA

Per indagare ulteriormente se le misure di credibilità che abbiamo raccolto possano fare un po’ di luce sulle prospettive elettorali dei vari candidati, compariamo le intenzioni di voto e i punteggi di credibilità per ciascuno di essi. Come possiamo verde nella Tabella 2, le intenzioni di voto sono essenzialmente concentrate su cinque opzioni, che raccolgono di più del 90% delle intenzioni di voto valide. Per i cinque maggiori candidati, se compariamo le loro percentuali di intenzione di voto (come percentuali dell’elettorato complessivo) con la credibilità media a loro assegnata (ancora dall’intero campione), possiamo vedere che solo Hamon ha coefficienti (leggermente) superiori a 1. Fillon ha 1 sugli obiettivi condivisi, ma è al di sotto sugli obiettivi divisivi (0.84). Mélenchon è vicino a 1 sugli obiettivi condivisi, ma è a 0,67 sui divisivi. Macron è persino più basso, a 0.8 sui condivisi e a 0.56 sugli obiettivi divisivi. Prevedibilmente, il candidato più polarizzante, Marine Le Pen, si classifica ultima in termini di credibilità sugli obiettivi condivisi con un coefficiente di 0.72. Tuttavia, e in modo interessante, è l’unica candidata con una credibilità media più elevata sugli obiettivi divisivi, il che significa un coefficiente più alto – 0.74, quindi più alto sia di Mélenchon e Macron.

Tabella 2 – Percentuali di voto dei partiti e punteggi di credibilità nell’intero campionetab2aldoITAComplessivamente, possiamo concludere che, nonostante l’indicazione nei nostri dati della presenza di una qualche “Agenda francese”, come mostrato dalla incredibilmente elevata priorità riportata da molte valence issues, e dalla presenza di non pochi obiettivi divisivi sostenuti da forti maggioranze (cinque dei quindici temi posizionali si risolvono 3/1 o ancor meno in equilibrio fra i due obiettivi opposti), nessun candidato sia stato capace di diventare credibile al di là del proprio elettorato per raggiungere questi obiettivi unificanti. Chiaramente, i vari candidati mostrano a volte un più alto livello di credibilità su temi specifici, ma nessuno mostra un simile andamento in modo sistematico. Sembra esserci una significativa coesione sociale su un certo numero di obiettivi, alcuni dei quali in teoria sarebbero conflittuali, ma non così tanto nella realtà – come possiamo osservare empiricamente nei dati mostrati. Tuttavia, non c’è consenso su chi debba realizzarli.

Questa immagine è molto diversa da quella recentemente emersa in un’indagine simile sul caso olandese. Lì, abbiamo trovato una distribuzione delle intenzioni di voto molto più frammentata, significativamente con meno consenso sugli obiettivi divisivi, ma anche patenti di credibilità assegnate dagli elettori a partiti diversi dal proprio. In breve, osserviamo frammentazione sociale e cooperazione politica nei Paesi Bassi, opposta a una maggiore omogeneità sociale e polarizzazione politica della Francia.

Il confronto con le analisi olandesi evidenzia alcuni altri elementi interessanti. In Olanda, avevamo solo cinque valence issues, e quattro diversi partiti sono emersi come i più credibile nel raggiungere i relativi obiettivi condivisi. In Francia, abbiamo nove valence issues, e tre soli candidati sono i più credibili su almeno uno di questi. Sugli obiettivi maggioritari, gli stessi tre candidati si piazzano primi almeno una volta, mentre in Olanda sei diversi partiti erano primi in credibilità su almeno uno dei quindici obiettivi. Infine, sui 15 obiettivi minoritari, abbiamo un totale di cinque candidati con almeno un obiettivo sul quale sono i più credibili, mentre in Olanda c’erano otto partiti in questa posizione. Certo, abbiamo analizzato 14 partiti nel caso olandese, mentre abbiamo solo undici candidati nel nostro studio francese (tutti quelli che corrono per le elezioni presidenziali del 2017). Tuttavia, chiaramente non è questa l’intera storia. Sembra che i partiti olandesi siano stati più capaci di coltivare proprie aree di issue ownership (Budge and Farlie 1983; Petrocik 1996), anche specializzandosi su un singolo tema fino al punto di diventare partiti single-issue in alcuni casi.

Nel caso francese solo Le Pen sembra avere un’area di issue ownership sulle politiche demarcazioniste. Peraltro, ciò le fornisce una formidabile arma di competizione per attrarre nuovi elettori nel quadro della teoria della issue yield (De Sio and Weber 2014; De Sio, Franklin, and Weber 2016). Persino in misura maggior rispetto al partito di Wilders nel caso olandese. Questo è evidente considerando il maggiore tasso di supporto di cui godono questi obiettivi nell’elettorato francese rispetto a quello olandese, e i più elevati livelli di priorità; nonché i più alti punteggi di credibilità e divari sul secondo attore più credibile per Le Pen rispetto al PVV. A parte questo caso, però, nessun altro candidato francese gode di una qualche issue ownership.

Chiaramente Olanda e Francia hanno sistemi istituzionali molto diversi che potrebbero fornire una spiegazione di tali profonde differenze tra i due casi. I diversi sistemi elettorali giocano un ruolo cruciale. In Olanda, il sistema proporzionale a livello nazionale, senza praticamente nessuna soglia di sbarramento, fornisce un contesto particolarmente favorevole perché i partiti – anche piccoli – possano coltivare la loro area di issue ownership, e possano essere ricompensati elettoralmente per questo. Dall’altra parte, i candidati francesi corrono per la presidenza della Repubblica. Come tali, sono costretti a proporre soluzioni a tutti i problemi politici rilevanti, cosa che rende più difficile per loro sviluppare una ownership su specifici temi. Inoltre, solo i due che ricevono più voti potranno partecipare al secondo turno, cosa che rende i piccoli candidati vulnerabili alle scelte strategiche molto più che in Olanda, e questo può spiegare la concentrazione su meno opzioni osservata in Francia nelle intenzioni di voto.

È necessario sottolineare un secondo elemento in questa discussione: le diverse storie nazionali di formazione di governi. In Olanda i governi di coalizione sono la norma, e quindi gli elettori hanno visto molteplici partiti cooperare per il governo del paese (in maniera piuttosto soddisfacente), con la presenza o meno del loro partito preferito nella coalizione. Questo sembra avere un’influenza positiva sull’abilità degli elettori olandesi di percepire non solamente il proprio partito come capace di raggiungere obiettivi politici desiderabili. In Francia, al contrario, i governi di coalizione non sono ben visti. I casi di coabitazione hanno dimostrato di essere così estremamente polarizzanti e poco efficienti che sono stati resi molto meno probabili grazie alla sincronizzazione nella durata della legislatura presidenziale e di quella legislativa. Cosa più importante, dal 2002, le elezioni legislative sono state calendarizzate appena dopo le elezioni presidenziali. Queste ragioni potrebbero avere contribuito a far sì che gli elettori francesi desiderino un governo che supporti il loro candidato preferito, senza che nessun altro esito sia percepito come accettabile.

Bibliografia

Budge, Ian, and Dennis Farlie. 1983. Explaining and Predicting Elections: Issue Effects and Party Strategies in Twenty-Three Democracies. Taylor & Francis.

De Sio, Lorenzo, Mark N. Franklin, and Till Weber. 2016. “The Risks and Opportunities of Europe: How Issue Yield Explains (Non-) Reactions to the Financial Crisis.” Electoral Studies 44: 483–491.

De Sio, Lorenzo, and Till Weber. 2014. “Issue Yield: A Model of Party Strategy in Multidimensional Space.” American Political Science Review 108 (4): 870–885.

Petrocik, John R. 1996. “Issue Ownership in Presidential Elections, with a 1980 Case Study.” American Journal of Political Science, 825–850.

Stokes, Donald E. 1963. “Spatial Models of Party Competition.” The American Political Science Review 57 (2): 368–77.

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Aldo Paparo (1984) è assegnista di ricerca alla LUISS - Guido Carli. Dopo il conseguimento del dottorato è stato Campbell National Fellow presso la Hoover Institution a Stanford, dove ha condotto una ricerca sulla identificazione di partito in chiave comparata. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Scienza della Politica presso la Scuola Normale Superiore (ex SUM) di Firenze, con una tesi sugli effetti del ciclo politico nazionale sui risultati delle elezioni locali in Europa occidentale. Ha conseguito la laurea magistrale in Scienze politiche all'Università di Firenze, discutendo una tesi sulle elezioni comunali nell’Italia meridionale. Le sue principali aree di interesse sono i sistemi elettorali, i sistemi politici e il comportamento elettorale, con particolare riferimento al livello locale. Ha co-curato numerosi volumi dei Dossier Cise; e ha pubblicato sui Quaderni dell’Osservatorio Elettorale, su Contemporary Italian Politics e su Monkey Cage. È stato inoltre co-autore di un capitolo in Terremoto elettorale (Il Mulino 2014). È membro dell’APSA, della MPSA, della ESPA, della ECPR, della SISP e della SISE.