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Si svolge oggi l’attesissimo ballottaggio per eleggere il Presidente francese per i prossimi cinque anni. Finalmente sapremo se il prossimo inquilino dell’Eliseo sarà l’europeista Macron o la populista Le Pen.

Come abbiamo già avuto modo di sottolineare, decisive, per il risultato finale, saranno le scelte di quanti hanno votato candidati esclusi dal secondo turno: Mélenchon e Fillon soprattutto, ma anche Hamon e Dupont-Aignan.

Attraverso l’analisi dei flussi elettorali intercorsi fra il primo turno delle presidenziali del 2012 e il primo turno di quest’anno, possiamo meglio comprendere come siano composti gli attuali bacini elettorali di Macron e Le Pen, nei confronti di quali elettorati questi abbiano avuto una maggiore o minore attrattiva e, magari, inferire come potrebbe andare a finire il ballottaggio.

Iniziamo dalla tabella 1, che ci mostra come si sono divisi percentualmente quest’anno fra le diverse scelte di voto gli elettorati dei candidati del 2012. Guardiamo innanzitutto ai due più votati di allora, coloro che se la giocarono al ballottaggio (Hollande e Sarkozy), i cui eredi quest’anno hanno entrambi invece fallito l’accesso al secondo turno. Possiamo osservare come per il 60% circa l’elettorato gollista di cinque anni or sono ha nuovamente scelto il candidato di riferimento (Fillon), mentre tra un quarto e un quinto ha votato Macron. Un elettore francese su venti aveva quindi votato Sarkozy nel 2012 e ha invece preferito Macron quest’anno. L’unico altro flusso significativo (superiore cioè all’1% dell’elettorato) è quello in uscita verso la Le Pen, che vale un 6% dell’elettorato 2012 di Sarkozy.

Ancora più frazionato è stato l’elettorato socialista di cinque anni fa. Appena uno su 10 (o poco più) ha votato per il candidato ufficiale del partito (Hamon) nel primo turno di quest’anno. Oltre un terzo ha invece scelto Macron, mentre uno su quattro avrebbe tradito per votare Mélenechon. Da rilevare poi come la fetta che ha deciso di non votare quest’anno sia la più grande di tutti gli elettorati 2012: oltre un settimo (14%). Infine, merita di essere sottolineato il flusso significativo verso la Le Pen (6% degli elettori 2012 di Hollande, esattamente pari a quello osservato in uscita dall’elettorato di Sarkozy).

Le Pen è il candidato che registra il più alto tasso di fedeltà dei propri elettori 2012: oltre l’80%, pari a quello degli astenuti verso l’astensione. Si tratta comunque di un valore non straordinariamente elevato in chiave comparata, che conferma la davvero notevole volatilità intercorsa oltralpe negli ultimi cinque anni. L’unica fuoriuscita significativa dal bacino 2012 della Le Pen è quella verso l’ex-gollista oggi sovranista Dupont-Aignan, che comunque pesa appena un elettore 2012 su quindici.

Melénchon, pur avendo quasi raddoppiato i propri voti del 2012, ha mantenuto appena il 60% dei suoi elettori delle precedenti presidenziali. Questo indica chiaramente un notevole turnout all’interno del suo elettorato. Fenomeno confermato dall’alta rimobilitazione di astenuti del 2012 a suo favore: l’8% del bacino del non voto, ovvero l’1,5% dell’intero elettorato. Concentrandoci su quel 40% di elettorato 2012 che non lo ha rivotato, il rivolo più grande, l’unico significativo, è, sorprendentemente, quello verso Le Pen. Un elettore ogni otto di quelli che avevano votato Mélenchon nel 2012 avrebbe votato al primo turno di quest’anno per la Le Pen: questa quota vale un elettore francese ogni cento.

Infine gli elettori 2012 del candidato centrista Bayrou si sono divisi più o meno a metà, con la porzione leggermente inferiore che si è riversata su Macron, seguendo l’endorsement di Bayrou, mentre gli altri che si sono invece dispersi in tutte le direzioni. Circa un quarto ha scelto i due candidati di estrazione gollista (Fillon e Dupont-Aignan), in misura pressoché identica. Nessun altro flusso risulta significativo.

Tab. 1 – Flussi fra il primo turno delle presidenziali 2012 e quello del 2017, destinazioniflussi_fra_destGuardando alla tabella 2, possiamo invece vedere la composizione, in termini di bacini elettorali 2012, degli elettorati 2017 dei diversi candidati. Iniziamo dai due che ci interessano maggiormente, in quanto sono quelli giunti al ballottaggio: Macron e Le Pen. Procedendo in ordine secondo i voti raccolti al primo turno, possiamo notare come l’elettorato di Macron risulti sostanzialmente spaccato a metà fra il mainstream di centrodestra e di centrosinistra. Infatti, il 45% dei suoi voti proviene dal bacino 2012 di Hollande, mentre il 46% arriva invece da elettori che cinque anni fa avevano votato Sarkozy (26%) o Bayrou (16%). Quasi nulla arriva invece dai bacini 2012 dei due candidati populisti, di destra (Le Pen) o di sinistra (Mélenchon).

Le Pen ottiene il 70% circa dei suoi voti dal proprio bacino di cinque anni or sono, mentre sono più numerosi gli ingressi dal centrosinitra che non quelli dal centrodestra. Infatti, oltre un ottavo arriva dai bacini di Mélenchon (6%) o Hollande (8%), mentre solo un decimo aveva votato Sarkozy (8%) o Bayrou (2%).

Fillon è il candidato che meno di tutti riesce a pescare al di fuori del proprio bacino di riferimento. Infatti, oltre i quattro quinti dei suoi elettori avevano votato Sarkozy nel 2012, mentre l’unico ingresso di dimensioni minimamente apprezzabili è quello proveniente da Bayrou, che comunque vale appena un quindicesimo dei suoi voti.

Mélenchon prende poco più di un terzo dei suoi voti dai suoi elettori 2012, mentre un quota più grande (che sfiora il 40%) arriva dal bacino di Hollande. La rimobilitazione di astenuti 2012 vale poi un decimo dei voti di quest’anno a Mélenchon. Anche il molto ridotto elettorato socialista appare profondamente mutato per composizione. Pur essendosi ridotto di oltre i tre quarti, appena la metà proviene infatti da elettori socialisti 2012.

Tab. 2 – Flussi fra il primo turno delle presidenziali 2012 e quello del 2017, provenienzeflussi_fra_proInsomma, riassumendo, possiamo dire che i profili di Macron e Le Pen sono piuttosto chiaramente delineati guardando ai flussi dal 2012. Macron appare chiaramente il candidato del mainstream: praticamente tutti i suoi voti provengono dai campi che hanno sempre espresso il governo del paese. Al contrario, Le Pen è la candidata della sfida al sistema: quanti già l’avevano votata cinque anni fa, più tutti quelli che davvero sono scontenti, a prescindere da cosa avessero votato. Infatti esercita una certa attrattività presso tutti i bacini 2012.

Cercando poi di ottenere dalle analisi mostrate indicazioni circa il possibile esito dell’odierno ballottaggio, possiamo guardare alle defezioni dai principali bacini 2012 in direzione dei due sfidanti. Gli elettori gollisti 2012 che hanno scelto uno dei due contendenti del ballottaggio già al primo turno hanno nettamente preferito Macron, in ragione di quasi 4 a 1. Ancora più netto il margine registrato dall’ex ministro del governo Valls presso gli elettori socialisti del 2012: quasi 6 a 1. Le Pen vince solo, e in misura assai più ridotta (poco superiore a 2 a 1) fra gli elettori 2012 di Mélenchon. Se gli elettorati 2017 di queste aree confermeranno queste indicazioni, la vittoria non potrà sfuggire a Macron.

Ma, d’altronde, le nostre analisi mostrano anche che vi è stato un notevole ricambio nei bacini socialisti, gollisti e di Mélenchon. Per cui non è affatto detto che gli elettorati 2017 si dividano secondo le proporzioni di quelli del 2012…

Potete verificare velocemente quale sarà il risultato finale secondo le vostre ipotesi utilizzando il simulatore online del CISE.

Riferimenti bibliografici:

Corbetta, P.G., A. Parisi e H.M.A. Schadee (1988), Elezioni in Italia: struttura e tipologia delle consultazioni politiche, Bologna, Il Mulino.

Goodman, L. A. (1953), Ecological regression and behavior of individual, «American Sociological Review», 18, pp. 663-664.


NOTA METODOLOGICA: I flussi riportati sono stati calcolati applicando il modello di Goodman alle quasi 70.000 sezioni elettorali francesi. In particolare, abbiamo stimato matrici di flussi separate per ciascuno dei 577 collegi uninominali delle legislative, poi riaggregate nelle matrici nazionali mostrate in base alla relativa popolosità. Abbiamo eliminato le sezioni con meno di 100 elettori (nel 2012 o nel 2017), nonché quelle che hanno registrato un tasso di variazione superiore al 20% nel numero di elettori iscritti (sia in aumento che in diminuzione). Infine, abbiamo escluso dall’analisi quei collegi il cui numero di sezioni era troppo basso per consentire di stimare accuratamente i coefficienti richiesti.

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Aldo Paparo (1984) è assegnista di ricerca alla LUISS - Guido Carli. Dopo il conseguimento del dottorato è stato Campbell National Fellow presso la Hoover Institution a Stanford, dove ha condotto una ricerca sulla identificazione di partito in chiave comparata. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Scienza della Politica presso la Scuola Normale Superiore (ex SUM) di Firenze, con una tesi sugli effetti del ciclo politico nazionale sui risultati delle elezioni locali in Europa occidentale. Ha conseguito la laurea magistrale in Scienze politiche all'Università di Firenze, discutendo una tesi sulle elezioni comunali nell’Italia meridionale. Le sue principali aree di interesse sono i sistemi elettorali, i sistemi politici e il comportamento elettorale, con particolare riferimento al livello locale. Ha co-curato numerosi volumi dei Dossier Cise; e ha pubblicato sui Quaderni dell’Osservatorio Elettorale, su Contemporary Italian Politics e su Monkey Cage. È stato inoltre co-autore di un capitolo in Terremoto elettorale (Il Mulino 2014). È membro dell’APSA, della MPSA, della ESPA, della ECPR, della SISP e della SISE.