SHARE

Emmanuel Macron è dunque il nuovo Presidente francese. Il risultato del ballottaggio contro Marine Le Pen non ha regalato sorprese, e il favorito della vigilia ha confermato nelle urne il proprio vantaggio. La sorpresa, forse, è stata nelle proporzioni della vittoria. Gli ultimi sondaggi accreditavano Macron di circa il 60% dei consensi, forse anche qualche punto sopra tale soglia. Ma nessuno aveva previsto che riuscisse in buona sostanza a doppiare la sfidante frontista.

L’affluenza, pur sfiorando il 75%, è stata la più bassa registrata in un secondo turno presidenziale a partire dal 1974. Si tratta anche del primo caso dopo il 1969 in cui l’affluenza sia stata più bassa al secondo che non al primo turno. Si interrompe quindi la serie di sette elezioni presidenziali che avevano visto una partecipazione più alta al secondo turno rispetto al primo. Come vedremo, ciò può essere prevalentemente imputato alle scelte degli elettori di Mélenchon, che sembrano avere defezionato le urne del ballottaggio in maniera assai più rilevante degli altri bacini elettorali. D’altronde si tratta anche degli unici elettori a non avere ricevuto una chiara indicazione di voto dal proprio candidato.

Il tradizionale aumento fra primo e secondo turno è sulla partecipazione e non voti validi, perché piuttosto spesso l’aumento delle schede bianche e nulle è stato superiore a quello dell’affluenza, tanto da far sì che si registrasse una contrazione nei voti validi pur in presenza di un aumento dell’affluenza – ciò è avvenuto in quattro delle sette elezioni citate sopra. In ogni caso merita di essere sottolineato come in questo ballottaggio 2017 l’aumento delle schede bianche e nulle rispetto al primo turno sia stato straordinariamente superiore al consueto: negli ultimi trent’anni la differenza fra votanti e voti validi nei ballottaggi delle presidenziali è stata compresa fra i tre e i cinque punti percentuali. E prima era ancora più bassa. Quest’anno sfiora i 9 punti percentuali, mentre al primo turno era di 2 punti, assolutamente in linea con i precedenti. Significa che ci sono stati oltre quattro milioni di elettori francesi che il 7 maggio si sono recati alle urne ma non hanno espresso un voto valido né per Macron né per Le Pen.

Tab. 1 – Risultati elettorali delle elezioni presidenziali 2017 in Francia (clicca per ingrandire)francia17_I&II

Il prossimo, decisivo, appuntamento elettorale per i francesi si svolgerà fra meno di un mese: le elezioni legislative. Come per le presidenziali, saranno elezioni uninominali in due turni. Con alcune differenze. Innanzitutto, saranno 577 competizioni diverse nei 577 collegi uninominali che eleggono un rappresentante all’Assemblea Nazionale. Poi ci sarà solo una settimana (e non due) fra i due turni elettorali. Infine, qualora nessun candidato raggiunga la maggioranza assoluta immediatamente al primo turno, non accedono al ballottaggio i due più votati ma tutti quelli che hanno raccolto almeno il 12,5% dei voti (degli elettori del collegio).

Le legislative saranno decisive perché, ora che Macron ha conquistato l’Eliseo, resta da vedere se avrà una maggioranza a lui affine: quanti seggi conquisteranno i candidati del suo movimento (La République en marche!), quanti saranno gli eletti gollisti (con i quali sembra intenzionato a cercare un accordo, a giudicare dalle nomine dell’esecutivo), quanti deputati riuscirà a eleggere il Partito Socialista (dopo la incredibile débâcle delle presidenziali). Ancora, sarà interessante verificare se il sistema elettorale francese a doppio turno si dimostrerà capace di marginalizzare le estreme (Duverger, 1954) rappresentate dai partiti di Mélenchon e Le Pen – come peraltro perfettamente dimostrato dalle presidenziali di quest’anno. Di nuovo, le seconde preferenze degli elettori saranno decisive.

Per tutte queste ragioni, oltre che naturalmente per comprendere meglio il risultato delle presidenziali, abbiamo stimato i flussi elettorati a livello di sezione elettorale fra primo e secondo turno delle presidenziali. Iniziamo dunque dalla Tabella 2, che mostra come si sono ripartiti al ballottaggio, fra astensione e voto ai due duellanti, gli elettorati del primo turno dei diversi candidati. Possiamo innanzitutto osservare come sia Macron che Le Pen abbiano riportato a votare praticamente tutti i propri elettori del primo turno, senza alcun passaggio diretto al rivale. Va tuttavia sottolineato che per quest’ultima si registra un tasso verso l’astensione leggermente più alto (7%) e che il flusso relativo è significativo (ovvero superiore all’1% dell’elettorato francese).

Veniamo poi alle seconde preferenze di quegli elettori che non avevano al ballottaggio il proprio candidato preferito, che non si era guadagnato l’accesso al secondo turno. È evidente come Macron sia stato nettamente preferito. Procedendo in ordine di rilevanza numerica dei relativi bacini elettorali, osserviamo come fra gli elettori di Fillon, ce ne siano più di tre che hanno votato Macron per ognuno che ha invece scelto Le Pen. La porzione dell’elettorato di Mélenchon che ha votato Macron è identica a quella dei gollisti (57%), ma molti meno hanno votato Le Pen (oltre un terzo si sono infatti astenuti, il massimo coefficiente verso il non voto fatto registrare fra tutti i bacini del primo turno). Il rapporto fra voti a Macron e voti a Le Pen presso gli elettori di Mélenchon è così ancor più sbilanciato a favore del primo: oltre il doppio di quello di Fillon, sfiorando i 7 voti a Macron per ogni voto a Le Pen.

Fra i (pochi) elettori socialisti, Macron ha dominato. Venti voti per lui per ogni voto alla candidata del Front National. Da notare, inoltre, come questi siano stati il gruppo (esclusi gli elettorati dei due sfidanti in corsa il 7 maggio) che meno ha disertato le urne: appena un elettore su sei. Le Pen ha vinto solo presso il più ridotto di tutti gli elettorati del primo turno, quello di Dupont-Aignan, e con un margine assai più ristretto, quattro voti a lei ogni tre per Macron. Il neo-Presidente ha anche raccolto una netta prevalenza anche fra quel sesto di astenuti del primo turno che ha invece votato al secondo: quasi tre voti a lui per ogni voti a Le Pen presso questo bacino.

Tab. 2 – Flussi elettorali fra primo e secondo turno delle presidenziali francesi 2017, destinazionifrancia_dest_IIInsomma, Macron partiva in leggero vantaggio dopo il primo turno, ed è stato nettamente preferito dalle seconde preferenze degli elettori i cui candidati non avevano raggiunto il secondo turno. Si spiega così il suo largo successo. La trasversalità del voto a Macron è chiaramente visibile nella Tabella 3, che mostra come sono composti percentualmente gli elettorati di Macron e Le Pen in termini di bacini elettorali del primo turno. Si nota come la candidata del Front National ottenga i due terzi dei propri voti del secondo turno da elettori che già l’avevano votata al primo. Un ottavo arriva da Fillon, una metà da Dupont-Aignan, e uno su venti da Mélenchon. Sono questi i suoi unici ingressi significativi (superiori all’1% dell’elettorato).

Al contrario, Macron prende appena il 40% dei suoi (due volte più numerosi) voti dal proprio bacino elettorale del primo turno. Un quinto arriva da elettori di Fillon e una porzione sostanzialmente identica da quelli di Mélenchon. Un decimo scarso proviene da elettori di Hamon del primo turno. Ma, in ogni caso, sono significativi tutti i flussi in entrata: quello dall’astensione, ma anche quello da Dupont-Aignan e dagli elettori di candidati minori.

Tab. 3 – Flussi elettorali fra primo e secondo turno delle presidenziali francesi 2017, provenienzefrancia_prov_IILa maggiore competitività di Macron nella conquista delle seconde preferenze è chiaramente visibile nella Figura 1, in cui i bacini del primo turno occupano la metà sinistra del diagramma e quelli del secondo nella metà destra (con il suffisso 2). I diversi bacini sono rappresentati da un arco di circonferenza, lungo in proporzione alla percentuale di voti ottenuta (rispetto agli aventi diritto, non ai voti validi).

La figura mostra come l’unico grande ingresso per Le Pen (colore blu) sia quello dal suo bacino del primo turno; mentre in ingresso per Macron (arancione), oltre al più o meno altrettanto consistente flusso dai propri elettori del primo turno, si osservano rivoli rilevanti provenienti un po’ da tutti i bacini del primo turno.

Fig. 1 – Mappa circolare dei flussi fra primo e secondo turno delle presidenziali francesi 2017francia_mappa_IIInsomma, le nostre analisi dei flussi sembrano mostrare come un certo fronte repubblicano in chiave anti-Le Pen ci sia stato. Seppur non del tutto respinta dagli elettori di altri candidati, come indicato anche dalla non straordinaria partecipazione elettorale, la candidata del Front National si è dimostrata scarsamente in grado di competere per le seconde preferenze. Se i candidati di Republique en marche! si dimostrassero capaci di esercitare nelle legislative un appeal trasversale simile a quello del fondatore, magari anche sfruttando l’effetto di trascinamento della conquista dell’Eliseo, nessun risultato potrebbe essere loro precluso. Neppure la conquista di una maggioranza assoluta dei collegi. Cruciali saranno gli accordi e i giochi di desistenze incrociate che i partiti metteranno in campo prima ancora del voto, o  fra primo e secondo turno. Ormai non manca che qualche settimana e avremo tutte le risposte…

Riferimenti bibliografici:

Duverger, M. (1954), Political parties: Their organization and activity in the modern state, Londra: Methuen.

Goodman, L. A. (1953), Ecological regression and behavior of individual, «American Sociological Review», 18, pp. 663-664.

Plescia, C., e L. De Sio (2017), An evaluation of the performance and suitability of R× C methods for ecological inference with known true values, «Quality & Quantity», pp.  1-15.


NOTA METODOLOGICA

I flussi riportati sono stati calcolati applicando il modello di Goodman alle quasi 70.000 sezioni elettorali francesi. In particolare, abbiamo stimato matrici di flussi separate per ciascuno dei 577 collegi uninominali delle legislative, poi riaggregate nelle matrici nazionali mostrate in base alla relativa popolosità. Abbiamo eliminato le sezioni con meno di 100 elettori (nel primo o nel secondo turno), nonché quelle che hanno registrato un tasso di variazione superiore al 20% nel numero di elettori iscritti (sia in aumento che in diminuzione). Infine, abbiamo escluso dall’analisi quei collegi il cui numero di sezioni era troppo basso per consentire di stimare accuratamente i coefficienti richiesti (meno di 48 sezioni). Il valore medio dell’indice VR nelle 554 analisi effettuate complessivamente è pari a 6,3.

SHARE
PrecedenteModello tedesco, quel proporzionale quasi puro
SuccessivoLegge elettorale, le convenienze (e i danni) del «tedesco»
Aldo Paparo (1984) è assegnista di ricerca alla LUISS - Guido Carli. Dopo il conseguimento del dottorato è stato Campbell National Fellow presso la Hoover Institution a Stanford, dove ha condotto una ricerca sulla identificazione di partito in chiave comparata. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Scienza della Politica presso la Scuola Normale Superiore (ex SUM) di Firenze, con una tesi sugli effetti del ciclo politico nazionale sui risultati delle elezioni locali in Europa occidentale. Ha conseguito la laurea magistrale in Scienze politiche all'Università di Firenze, discutendo una tesi sulle elezioni comunali nell’Italia meridionale. Le sue principali aree di interesse sono i sistemi elettorali, i sistemi politici e il comportamento elettorale, con particolare riferimento al livello locale. Ha co-curato numerosi volumi dei Dossier Cise; e ha pubblicato sui Quaderni dell’Osservatorio Elettorale, su Contemporary Italian Politics e su Monkey Cage. È stato inoltre co-autore di un capitolo in Terremoto elettorale (Il Mulino 2014). È membro dell’APSA, della MPSA, della ESPA, della ECPR, della SISP e della SISE.