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(Traduzione in italiano di Elisabetta Mannoni)

Partendo dagli strumenti forniti dalla issue yield theory (De Sio and Weber 2014), l’analisi si basa sui dati raccolti dal CISE tramite un’inchiesta CAWI lanciata poche settimane prima delle elezioni generali nel Regno Unito. Analogamente a quanto già fatto prima delle elezioni parlamentari in Olanda lo scorso marzo e delle presidenziali francesi lo scorso aprile, ci basiamo su un metodo innovativo di misurazione delle tematiche posizionali, che fornisce un indice cosiddetto di issue yield comune per questa tipologia di tematiche. Le tematiche posizionali sono generalmente definite in riferimento a due obiettivi opposti (ad esempio, moralità progressista vs tradizionalista): la misura di issue yield permette di valutare la presenza di eventuali opportunità strategiche legate ad una certa tematica, per i singoli partiti.

Le due dimensioni chiave sviluppate inizialmente nel modello di issue yield per i temi posizionali sono il consenso (quanto una determinata policy è supportata dall’opinione pubblica) e il consenso nel partito (quanto è supportata all’interno del partito) [1]. Le due dimensioni corrispondono all’obiettivo ideale di ogni partito: l’abilità nel mantenere la propria base elettorale intatta, con la possibilità di raggiungere un elettorato potenzialmente più ampio. Questo obiettivo viene idealmente raggiunto enfatizzando le tematiche su cui il partito è internamente unito, e su cui magari anche molti elettori fuori del partito sarebbero d’accordo.

Per quanto riguarda le prossime elezioni in Gran Bretagna, l’indice di issue yield permette di rispondere ad una domanda fondamentale: qual è, in termini elettorali, l’agenda ideale per ciascun partito? Quale selezione di temi fornirebbe il migliore esito elettorale per ogni partito? La configurazione delle tematiche è la cosa più importante, in quanto mostra la migliore opportunità strategica e il minor rischio per ciascun partito; possiamo poi confrontarla con la scelta effettiva dei temi che i partiti hanno enfatizzato nel corso della campagna elettorale, e quindi valutare quanto strategica sia stata la loro campagna. Ora faremo questo confronto in termini aneddotici, mentre nel giro di qualche settimana saremo in grado di porre la questione in termini quantitativi, dopo aver codificato la comunicazione dei partiti su Twitter.

La issue yield applicata a tutti i partiti può spiegare perché alcuni partiti abbiano (potenzialmente) più successo di altri. Ai fini di questa analisi, ci siamo concentrati sui sette partiti principali, stando ai sondaggi di opinione: Conservative Party, Labour Party, Liberal Democrats, United Kingdom Independence Party (UKIP), Scottish National Party (SNP), Greens, Plaid Cymru.

Le tabelle che seguono mostrano le tematiche (e i relativi partiti) in base all’indice di issue yield, dal valore più alto al più basso. I risultati mostrano come i partiti possano trarre vantaggio dalla competizione su alcuni temi specifici.

La Tabella 1 mostra i risultati delle issue yields per i partiti di destra: UKIP e Conservatori. In primis, l’UKIP ha dei punteggi molto alti (intorno al 90%)  per ciò che concerne il consenso all’interno del suo elettorato su due temi legati all’immigrazione: “ridurre l’accesso al welfare per gli immigrati” e “proibire il velo islamico negli spazi pubblici”. Inoltre, la tematica legata alla xenofobia culturale (“richiedere agli stranieri in Gran Bretagna di adattarsi completamente alla cultura britannica”) mostra di avere una percentuale di consenso interna al partito pari all’84%, analogamente alle tematiche anti-UE quali “lasciare l’Unione Europea” e “porre fine alla libertà di movimento delle persone dall’UE in Gran Bretagna” (85%). Tutte queste tematiche mostrano una issue yield molto alta, tra 0.90 e 0.84. Un secondo elemento della struttura delle opportunità strategiche per l’UKIP è che può far leva su un originale pacchetto di tematiche con buoni ritorni elettorali: ostilità verso i migranti e posizioni antieuropee, ma anche redistribuzione economica (sulla riduzione delle differenze di reddito e sull’abolizione dei “contratti a zero ore” per i lavoratori, il punteggio è rispettivamente di 0.84 e 0.83).

Questo risultato è in realtà molto simile a quanto emerso già dai sondaggi in Olanda e Francia. Anche in questi due paesi il PVV di Wilders e Marine Le Pen si sono trovati di fronte ad una configurazione di tematiche che poteva giovare, tramite una strategia basata sul “cherry-picking” anziché sulle ideologie tradizionali di destra e di sinistra.

Da un lato, l’UKIP è molto competitivo sulle tematiche “demarcazioniste” (Kriesi at al., 2006), legate all’immigrazione e soprattutto all’Unione Europea; dall’altro, è anche competitivo in una certa misura su tematiche economiche tradizionalmente di sinistra, legate alla difesa della protezione sociale.

Infine, sul mantenimento delle armi nucleari britanniche (il “Trident”) mostra di avere una buona issue yield (0.77).

Quanto ai Conservatori, come l’UKIP, un buon ritorno elettorale (0.82) è garantito da un tema anti immigrazione (“restringere l’accesso al welfare per gli immigrati”), ma questo si trova solo al terzo posto e con un punteggio inferiore a quello ottenuto dall’UKIP sullo stesso tema.

Dobbiamo sottolineare che la issue yield per un partito non è un valore assoluto, ma deve essere considerata in relazione alla issue yield di altri partiti. Ovvero, dobbiamo guardare alla graduatoria delle issue yield. A tal proposito, le altre tematiche anti-UE e anti-immigrazione mostrano alti livelli di consenso nel partito (tra 75% e 80%) e buone issue yields tra 0.61 e 0.69, ma queste ultime si posizionano dopo rispetto al punteggio ottenuto dall’UKIP. Stesso dicasi per quanto riguarda il mantenimento delle armi nucleari britanniche. Tutto ciò significa che l’UKIP su queste tematiche sembra essere posizionato meglio rispetto ai Conservatori da un punto di vista strategico. Ciononostante, anche la dimensione del partito dovrebbe esser presa in considerazione: i Conservatori possono ancora essere considerati competitivi per via del sistema elettorale FPTP, che fa sì che elettori con sentimenti antieuropei e anti-immigrazione possano decidere alla fine di votare per loro anziché per l’UKIP per ragioni strategiche. Infine, vale la pena notare che nessun tema economico tradizionalmente liberale garantisce un buon ritorno elettorale ai Conservatori. Al contrario – e inaspettatamente – un tema come “aumentare le tasse e spendere di più su salute e servizi” mostra un consenso nel partito del 74% (ed una issue yield dello 0.60).

Tabella 1 – Ideologia tradizionale o cherry-picking? I pacchetti di temi che caratterizzano l’elettorato di ogni partito (Conservatori, UKIP) e il potenziale elettorale di questi pacchetti.

Tab1NicLa Tabella 2 presenta gli indici di issue yield per Liberal Democratici, Laburisti, Plaid Cymru, SNP, Verdi e nello specifico mostra quali temi possono garantire il miglior ritorno elettorale ai partiti che competono nella zona dello spettro politico che va da sinistra (SNP, Labour, Plaid Cymru) al centro liberal-democratico.

Innanzitutto, tutti questi partiti condividono un’area di competizione simile: per essere precisi, le tematiche economiche tradizionalmente di sinistra (ridurre le disuguaglianze di reddito, abolire o ridurre i costi delle tasse universitarie, eliminare i “contratti a zero ore” per i lavoratori, investire più denaro pubblico per costruire case accessibili, aumentare le tasse e spendere di più su salute e servizi, nazionalizzare le ferrovie, ed aumentare il salario minimo) sono tutti temi che potrebbero dare un ottimo ritorno elettorale, dal momento che hanno una issue yield molto alta (mai inferiore a 0.67). Dall’altro lato, Verdi, Liberal Democratici e SNP sono compatti sulle posizioni relative all’Europa: per i Lib-Dem, temi come restare in UE e nel Mercato Singolo Europeo hanno issue yield alte: rispettivamente 0.76 e 0.79, posizionandosi come primo e secondo tema.

Su questi temi, il Labour mostra invece un punteggio molto più basso. Quindi è ragionevole da un punto di vista strategico che il Labour decida di non enfatizzare temi legati alla Brexit, e che si concentri più su temi tradizionali di sinistra su cui sa di avere un buon ritorno elettorale. Malgrado tutto, come abbiamo visto, sulle tematiche economiche di sinistra si trova a fronteggiare una forte competizione con altri partiti (soprattutto SNP e Plaid Cymru) che si posizionano meglio del Labour in termini di issue yield. Ancora un volta, anche il Labour potrebbe superare queste difficoltà appellandosi al voto strategico, dato il sistema elettorale britannico.

Quanto al “welfare chauvinism”, Plaid Cymru e Lib-Dem hanno punteggi alti, somigliando in questo più a partiti di destra che a partiti di centro-sinistra.

Quanto alle tematiche sociali libertarie, “mantenere i matrimoni gay” presenta un alto punteggio in termini di issue yield solo per l’SNP (0.83, al primo posto), i Verdi (0.75, al secondo) e i Lib-Dem (0.68, al sesto posto).

Infine, come era prevedibile, l’SNP e i Verdi presentano alti punteggi sui loro temi “fondanti”, vale a dire: per l’SNP “consentire un altro referendum per l’indipendenza scozzese” (0.79, al primo posto); per i Verdi “proibire l’uso del fracking per produrre più gas e petrolio” (0.67, al secondo posto). Vale la pena notare che su questo tema ambientalista l’SNP è posizionato meglio dei Verdi, con un punteggio di 0.69.

In sintesi, l’analisi della struttura delle opportunità strategiche offerte dalle tematiche mostra che il Labour è competitivo solo sui temi economici tradizionalmente di sinistra, che sono però tutte tematiche che potrebbero garantire un buon ritorno elettorale a svariati altri partiti, mentre la stessa cosa non capita per quanto riguarda i temi economici di destra. In questo senso, i nostri dati confermano i risultati di un articolo precedente: nel Regno Unito, possiamo individuare un prevalente orientamento economico di sinistra, con la sola eccezione rilevante di uno sciovinismo nell’accesso al welfare largamente supportato dall’elettorato. Sui temi antieuropei e anti-immigrazione, i Conservatori possono ottenere un buon riscontro elettorale, competendo sulle stesse tematiche con l’UKIP. Questi ultimi, però, hanno una dimensione molto inferiore secondo i sondaggi; dunque, i Conservatori possono essere strategicamente premiati dagli elettori con sentimenti antieuropei e anti-immigrazione, per via del funzionamento del sistema elettorale FPTP.

A questo punto, emerge chiaramente il risultato più interessante: i due tradizionali partiti britannici della sinistra e della destra (Labour e Conservatives) non mostrano una struttura delle issue opportunities basata sulla stessa dimensione di competizione. Anzi, il Labour può essere competitivo sulla dimensione economica sinistra-destra, mentre i Conservatori sulla dimensione integrazione/demarcazione. In altre parole, Labour e Conservatori devono giocarsela su piani di gioco diversi. Il risultato elettorale dipenderà dalla capacità del Labour di sfruttare questa opportunità di un’agenda economica di sinistra o dalla capacità dei Conservatori di spostare il focus dell’opinione pubblica sui temi “demarcazionisti”.

Infine, SNP è molto ben posizionato strategicamente: è competitivo su temi progressivi legati alla dimensione economica di sinistra, su temi sociali libertari e su temi ambientali, su posizioni pro-europee e sul suo tema base legato all’indipendenza scozzese. L’ultimo punto è, d’altronde, anche il suo tallone d’Achille, essendo il partito radicato solo in Scozia.

Tabella 2 – Ideologia tradizionale o cherry picking? I pacchetti di tematiche che caratterizzano l’elettorato di ogni partito (Labour, Liberal Democrats, SNP, Greens, Plaid Cymru) e il potenziale elettorale di questi pacchetti.

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References:

De Sio, Lorenzo, and Till Weber. 2014. “Issue Yield: A Model of Party Strategy in Multidimensional Space.” American Political Science Review 108 (4): 870–885.

Kriesi, H., Grande, E., Lachat, R., Dolezal, M., Bornschier, S., and Frey, T. (2006), ‘Globalization and the transformation of the national political space: Six European countries compared’, European Journal of Political Research, 45(6), 921-56.

[1] Nel sondaggio, agli intervistati è stato chiesto di esprimere il loro supporto su 15 temi posizionali. Per i temi posizionali, una prima parte prevedeva la selezione di uno dei due obiettivi opposti (scala a 6 punti). Una volta che l’obiettivo veniva selezionato (ad esempio, difendere la moralità tradizionale), agli intervistati veniva chiesto di menzionare (risposta multipla) i partiti che ritenessero credibili per il raggiungimento di quell’obiettivo.

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Nicola Maggini è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università degli Studi di Firenze e collaboratore del CISE (Centro Italiano di Studi Elettorali). Nel marzo 2012 si è addottorato, con lode, in Scienza della Politica all’Istituto Italiano di Scienze Umane. È stato teaching assistant presso la LUISS Guido Carli di Roma e ha insegnato sistema politico italiano al Middlebury College di Firenze. Attualmente partecipa al progetto di ricerca europeo TransSol-Transnational solidarity at times of crisis. Ha pubblicato articoli in diverse riviste scientifiche, tra cui RISP-Italian Political Science Review, Journal of Contemporary European Research, Studia Politica-Romanian Political Science Review, Italian Politics & Society, Czech Journal of Political Science, SocietaMutamentoPolitica-Rivista Italiana di Sociologia e Quaderni dell’Osservatorio Elettorale. È autore di Young People’s Voting Behaviour in Europe. A Comparative Perspective (Palgrave Macmillan, 2016). È inoltre coautore di capitoli in Voto amaro (Il Mulino 2013) e Terremoto elettorale (Il Mulino 2014). Ha curato (con Lorenzo De Sio) il Dossier CISE 2 (Crisi e Rimobilitazione, CISE 2013) e (con Lorenzo De Sio, Vincenzo Emanuele e Aldo Paparo) l’e-book The Italian General Election of 2013. A dangerous stalemate? (CISE 2013). Ha curato anche (con Lorenzo De Sio e Vincenzo Emanuele) il Dossier CISE 6 (Le Elezioni Europee 2014, CISE 2014) e l’e-boook The European Parliament Elections of 2014 (CISE 2014). Infine, è autore di diverse note di ricerca pubblicate nella serie dei Dossier CISE.