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Di Benedetto manca di poco la vittoria al primo turno, malgrado le liste a suo sostegno superino il 50%. Segue Biondi (35.9%): al ballottaggio nuova sfida centrodestra vs. centrosinistra.
PD lista più votata. Seconde Forza Italia e la lista civica Il Passo Possibile.
Il Movimento 5 Stelle non supera neanche il 5%.

 

Dopo l’amministrazione decennale del sindaco uscente Massimo Cialente (2007-2017) le liste a sostegno del candidato di centrosinistra alla successione, Americo Di Benedetto, superano di un punto abbondante il 50%. Tuttavia, per effetto del voto disgiunto, il candidato non ottiene la vittoria al primo turno, raccogliendo “solo” il 47% dei voti degli aquilani recatisi alle urne domenica: solamente 3 sono i punti di scarto che impongono la necessità di un secondo turno. Il 49enne ex sindaco di Acciano (1999-2010) è infatti sostenuto da due delle tre liste più votate: il Partito Democratico e la civica Il Passo Possibile. Si aggiungono Democratici e Progressisti, Democratici e Socialisti, Socialisti e Popolari e altre quattro liste civiche.

Dall’altro lato troviamo il candidato 42enne di centrodestra Pierluigi Biondi (35.9%). L’ex sindaco di Villa Sant’Angelo (2004-2015) è sostenuto da Forza Italia, Noi con Salvini, Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, due liste civiche, UDC e Rivoluzione Cristiana.

Quanto agli altri candidati, la candidata di sinistra, Carla Cimoroni è la terza più votata (6.2%), seguita dal candidato del Movimento 5 Stelle, Fabrizio Righetti (4.8%), i candidati civici Nicola Trifuoggi (2.8%) e Giancarlo Silveri (2%), e Claudia Pagliariccio per Casapound (1.2%). Nessuno di loro si avvicina al 10%, confermando una sfida chiara tra centrodestra e centrosinistra, diversamente da quanto accaduto nelle precedenti elezioni comunali, cinque anni fa. Allora, il candidato uscente Cialente andava al ballottaggio (col 40% dei voti) contro un candidato non di centrodestra, bensì di centro: Giorgio De Matteis, che aveva raccolto quasi il 30% dei voti al primo turno, per poi perdere al secondo contro il 59% ottenuto da Cialente. Cinque anni fa il centrodestra non era competitivo sul territorio aquilano, superando di poco l’8%. A distanza di cinque anni, presentandosi in modo più compatto (e inglobando l’UDC), si guadagna l’occasione di competere al secondo turno.

Come già anticipato, il Partito Democratico si rivela essere la lista più votata, con oltre il 17%, seguita da: Forza Italia (9.9%), la civica Il Passo Possibile (8.6%), Noi con Salvini (6.9%) e Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale (5.9%).

Quanto al Movimento 5 Stelle, se il candidato sfiorava il 5%, la lista non raggiunge nemmeno la soglia del 4%. Niente di sorprendente rispetto alle comunali di cinque anni fa, quando la lista aveva ottenuto circa l’1.3% e il candidato poco di più (1.7%). Rispetto alle elezioni politiche del 2013 o alle europee tenutesi nel 2014, invece, la situazione è differente. In entrambi i casi, infatti, le percentuali di voto al M5S per il comune di L’Aquila superavano il 20%. Le ipotesi sono due: o i candidati alle comunali del M5S sono infinitamente meno credibili rispetto a quelli presentati dalle altre liste, creando una distinzione netta tra elezioni su scala nazionale e elezioni amministrative, oppure il trend di supporto al 5 Stelle è stato interrotto, forse complice l’amministrazione dei sindaci eletti lo scorso anno in altri grandi comuni italiani.

Tab. 1 – Risultati elettorali a l’Aquila nelle recenti elezioni [1]aquila_tableu

Proprio rispetto alle elezioni politiche del 2013, possiamo vedere come gli elettori aquilani abbiano deciso di muoversi domenica scorsa, relazionando le due scelte di voto e analizzandone i flussi. Quello che notiamo subito è che chi ha votato massicciamente Di Benedetto è la maggior parte (60.3%) di quelli che avevano già votato per il Partito Democratico di Bersani quattro anni fa, e quasi la metà (48.9%) di quelli che avevano votato per il partito di Berlusconi; più un buon 20.8% dell’elettorato del Movimento 5 Stelle, e la stragrande maggioranza (81.5) di quelli che avevano votato per partiti diversi da quelli appena citati – a esclusione degli elettori che si erano schierati a favore di Monti: questi ultimi, infatti, hanno preferito sostenere Biondi nel 67.1% dei casi, o la Cimoroni (3.3%), oppure di votare altri (13.2%) o di non andare proprio a votare (16.4%). Il candidato di centrodestra Biondi prende voti anche dall’altra metà dell’allora elettorato di Berlusconi (46%), nonché dalla maggior parte degli elettori del Movimento 5 Stelle; ecco, dunque, dove è andato a collocarsi il sostegno degli elettori del Movimento: nel 57.8% dei casi, a sostegno del candidato di centrodestra, anziché del candidato 5 stelle, che solo prende il 15.6% di quel bacino di elettori; il 3.7% di loro ha scelto invece di restare a casa. Quanto agli aquilani che già avevano preso questa decisione nel 2013 e non erano andati a votare, il 97.2% conferma lo stesso atteggiamento, mentre un 2.8% ha deciso di muoversi e scendere in campo per sostenere la Carla Cimoroni, candidata di sinistra, che oltre al loro voto ha ottenuto quello del 12.3% degli elettori del PD di Bersani, degli sostenitori di Monti (vedi sopra) e del 9.1% di quelli che avevano votato per altri partiti.

Tab. 2 – I flussi elettorali a L’Aquila tra Politiche 2013 e Comunali 2017, destinazionilaquila_destIn altre parole, i voti di Di Benedetto provengono principalmente dall’area bersaniana e berlusconiana dell’elettorato aquilano. Quelli di Biondi dai sostenitori di Berlusconi e di Monti. Righetti attinge dal Movimento 5 Stelle e ancora una volta da Berlusconi. La Cimoroni per lo più da chi nel 2013 votava Bersani o si asteneva.

Tab. 3 – I flussi elettorali a L’Aquila tra Politiche 2013 e Comunali 2017, destinazionilaquila_prov

 

Fig. 1 – I flussi elettorali a L’Aquila tra Politiche 2013 e Comunali 2017(percentuali sull’intero elettorato, clicca per ingrandire)laquila_flussi_fig

Riferimenti bibliografici:

Corbetta, P.G., A. Parisi e H.M.A. Schadee [1988], Elezioni in Italia: struttura e tipologia delle consultazioni politiche, Bologna, Il Mulino.

Goodman, L. A. (1953), Ecological regression and behavior of individual, «American Sociological Review», 18, pp. 663-664.


NOTA METODOLOGICA

I flussi riportati sono stati calcolati applicando il modello di Goodman alle 81 sezioni elettorali del comune di L’Aquila. Abbiamo eliminato le sezioni con meno di 100 elettori (oggi o nel 2013), nonché quelle che hanno registrato un tasso di variazione superiore al 20% nel numero di elettori iscritti (sia in aumento che in diminuzione).  Il valore dell’indice VR è pari a 20,8.


[1] Nella parte superiore di ciascuna tabella sono presentati i risultati al proporzionale; nella parte inferiore si usano i risultati maggioritari (per le comunali).

Sinistra è la somma dei risultati ottenuti da candidati (comunali) o partiti (politiche ed europee) di sinistra ma non in coalizione con il Pd;

il Centro-sinistra somma candidati (comunali) del Pd o le coalizioni (politiche ed europee) con il Pd;

Il Centro è formato da candidati (comunali) o coalizioni (politiche ed europee) sostenuti o contenenti almeno uno fra Udc, Ncd, Fli, Sc, Dc, Adc, Api, Udeur;

il Centro-destra somma candidati (comunali) sostenuti da Fi (o Pdl) o coalizioni (politiche ed europee) contenenti Fi (o Pdl) o Direzione Italia, Gs, Mpa;

la Destra è la somma di candidati (comunali) sostenuti da  Lega, Fdi o La Destra o coalizioni (politiche ed europee) contenenti almeno uno di questi.

Criteri per l’assegnazione di un candidati a un polo: se un candidato è sostenuto dal Pd o dal Pdl (o Fi) è attribuito al centro-sinistra e al centro-destra rispettivamente, a prescindere da quali altre liste facciano parte della coalizione a suo sostegno. Se un candidato è sostenuto solo da liste civiche è un candidato civico. Se una coalizione è mista civiche-partiti, questi trascinano il candidato nel loro proprio polo se valgono almeno il 10% della coalizione, altrimenti il candidato resta civico. Se un candidato è sostenuto da partiti appartenenti a diverse aree (escludendo Pd e Pdl che hanno la priorità), si valuta il relativo contributo dei diversi poli alla coalizione del candidato per determinarne l’assegnazione (al polo che pesa di più).