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A Piacenza rimanda la scelta del sindaco di due settimane. Al ballottaggio si sfideranno Patrizia Barbieri (34,78%) a capo di una coalizione di centrodestra nel suo formato tradizionale (Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia) e di liste civiche e Paolo Rizzi (28,19%) appoggiato dal Partito Democratico e civiche. Non bene i 5 Stelle che toccano il punto più basso nella loro storia recente piacentina, mentre l’ago della bilancia saranno l’ex Presidente della Provincia di Piacenza Massimo Trespidi e le due liste di sinistra.

 

I 43.205 cittadini che si sono recati alle urne (affluenza in calo pari al 56,4%) per il primo turno delle elezioni comunali a Piacenza non hanno decretato un vincitore: tra due settimane sarà necessario il ballottaggio per dare un nuovo sindaco alla Primogenita. I due candidati che si sfideranno sono Patrizia Barberi (centrodestra) e Paolo Rizzi (centrosinistra) che hanno guadagnato rispettivamente il 34,78% e il 28,19% dei consensi. Sono rimasti fuori dal secondo turno il civico Massimo Trespidi (13,71%), il pentastellato Andrea Pugni (9,12%), il civico di sinistra Luigi Rabuffi (5,96%), il civico “pazzo” Stefano Torre (4,28%) e la bersaniana Sandra Ponzini (3,94%). Complessivamente, può dirsi più soddisfatto il centro destra, rispetto al centrosinistra, e all’interno delle due aree politiche, possono rallegrarsi più i partiti “estremi” (Lega, FdI e sinistra) che quelli moderati (Pd e FI). Il M5s invece può trovare motivi d’orgoglio solo nell’aver più o meno mantenuto i propri elettori del 2012 nel contesto di una tornata elettorale certamente non favorevole al partito di Grillo. Non può invece rallegrarsi pensando alle proprie difficoltà nella competizione a livello locale.

Per capire al meglio il risultato di questa tornata elettorale e comprendere i cambiamenti nel supporto ricevuto dai vari partiti e dalle coalizioni è utile operare un confronto tra i risultati del primo turno delle amministrative 2017 a Piacenza con le ultime elezioni che hanno coinvolto la città emiliana, tenendo comunque ben presenti le differenze temporali e in termini di competizione tra le diverse liste e coalizioni nelle diverse elezioni. Nella prima parte di questo articolo raffronteremo i risultati delle comunali 2017 con quelli delle scorse elezioni comunali del 2012, le elezioni politiche del 2013 e le elezioni europee del 2014, mentre nella seconda andremo ad analizzare i flussi elettorali con le elezioni politiche 2013.

Rispetto alle consultazioni del 2012, nelle quali il 65% degli aventi diritto si recò alle urne (7000 elettori in più), il Pd perde otto punti percentuali (e 3500 voti) che non vengono recuperati dalle liste civiche in appoggio, che anzi perdono a loro volta 2 punti, cosa che ha comportato un dimezzamento dei voti della compagine progressista. Questo trend può essere visto alla luce della voglia di cambiamento all’interno dell’elettorato dopo un susseguirsi ininterrotto di amministrazioni di centrosinistra dal 2002. Non se la passa bene neppure Forza Italia che passa dal quasi 22% di cinque anni fa all’8,4% di questa tornata elettorale perdendo 5600 voti; come per gli alleati del Pd, anche le liste minori di centrodestra seguono questo trend negativo (da 7,5 a 5,4). Se i partiti principali non sorridono, al contrario i partiti più “estremi” di entrambi gli schieramenti possono dirsi soddisfatti. Come mostra la Tabella 1 la somma delle liste di sinistra alternative al Pd passa dallo 7,7% del 2012 al quasi 10% odierno grazie a circa 2500 voti guadagnati. La destra fa ancora meglio, se pensiamo che Fratelli d’Italia cinque anni fa non era nemmeno presente ed oggi arriva al 7,2%, mentre la Lega Nord passa dallo 5,4% al buon 13% di questo primo turno più che raddoppiando i suoi consensi a livello assoluto. Questo denota una riconfigurazione del campo del centrodestra in cui, Forza Italia non sembra essere più pivotale a beneficio del cd. polo. “sovranista”. Il Movimento 5 Stelle perde invece quasi un punto percentuale nel giro di cinque anni, ma soprattutto tocca il punto più basso degli ultimi sei anni nel capoluogo piacentino (9,2%). Il risultato strabiliante lo hanno fatto registrare le liste civiche, che raccolgono 17,4 punti percentuali, 5000 voti in più del 2012 dovuti in gran parte alla performance di Massimo Trespidi, esponente di Comunione e Liberazione ed ex presidente della Provincia per il centrodestra.

Guardando ai risultati dell’elezioni europee del 2014, la prima differenza la si nota nella affluenza che allora superò di poco il 60%. Dal punto di vista dei risultati elettorali, la performance storica del Pd del 2014 porta in dote un distacco di 13mila voti dal risultato odierno; la situazione non migliora di molto se sommiamo anche i voti delle liste alleate del Pd: il distacco in questo caso è quantificabile in 8500 voti corrispondenti a 18 punti percentuali di differenza. Spostandoci a destra, vediamo che Forza Italia ha perso quasi la metà dei consensi rispetto al 2014, recuperati solo in parte dalle civiche alleate che totalizzano il 5,5%; FdI invece passa dal 3,9% del 2014 a più del 7% del 2016 (1000 voti in più circa) e la Lega Nord continua il suo rafforzamento guadagnando cinque punti percentuali (dall’8% all’13%) che corrispondono a un migliaio di voti. Il M5s praticamente dimezza il proprio consenso (da 17% a 9%), sparisce l’area centrista e si assiste ad un buon risultato delle liste di sinistra che guadagnano 2000 preferenze assolute e passano dal 6% del 2014 al 10% del 2017.

Infine, dal confronto con le politiche 2013, vediamo che nelle Politiche 2013, il numero di votanti è stato molto più alto rispetto a queste comunali (78,6%). Nel 2013 gli elettori che scelsero la coalizione del piacentino Bersani furono circa 6000 in più rispetto a quelli che hanno appoggiato Rizzi come sindaco nel 2017 (con un distacco di quasi 6 punti), mentre la coalizione di centrodestra, pur perdendo circa 2 mila voti, ha guadagnato sei punti percentuali: questo risultato nella coalizione moderata è il frutto dell’andamento opposto di Forza Italia che perde molti voti che vengono compensati dal buon risultato di FdI e Lega. Pessimo risultato per il M5s che perde più di 8000 voti (da 21% a 9%) e per i centristi che dopo il 10% di Monti nel 2013 spariscono non riuscendo a presentare una propria lista. Molto positivo invece il risultato delle liste a sinistra della coalizione del Pd che passano da un 2% del 2013 al 10% del 2017 con un aumento di 3000 voti.

Tab. 1 – Il voto a Piacenza per partiti e blocchi politici a confronto con il passato [1] (clicca per ingrandire)cise piacenza

In conclusione, notiamo che, rispetto alle consultazioni elettorali precedenti, si verifica un arretramento generale della coalizione di centrosinistra, del Pd in particolare e di Forza Italia. Il centrosinistra soffre la concorrenza delle liste alla propria sinistra, mentre il centrodestra unito subisce un mutamento interno, concretizzando il sorpasso del polo sovranista guidato dalla Lega Nord su Forza Italia. Il M5s mantiene gli stessi voti delle scorse comunali ma dimezza la propria forza rispetto alle politiche 2013 e alle europee 2014 mostrando la propria idiosincrasia per le elezioni a livello locale.

Per capire al meglio i movimenti di voto che hanno interessato la città piacentina a partire dalle elezioni politiche del 2013, abbiamo stimato la matrice di flusso tra le ultime elezioni politiche e le comunali dell’11 giugno. La tabella 2 mostra le destinazioni di voto degli elettori del 2013 verso i candidati sindaco.

Tab. 2 – Flussi elettorali a Piacenza fra politiche 2013 e comunali 2017, destinazioniflussi_piacenza_dest

La prima cosa che si nota è la massiccia smobilitazione dell’elettorato progressista che per il 58% ha disertato le urne e solo in minima parte ha preferito seguire le indicazioni di partito e votare per il candidato del Pd Rizzi (16%). Una quota simile di elettorato ha votato invece per il candidato civico Massimo Trespidi (14%). In compenso Rizzi è andato molto bene tra gli elettori centristi, in quanto il 60% di coloro che hanno votato Monti nel 2013 ha deciso di appoggiare Rizzi a fronte di un 16% di elettori montiani che ha preferito optare per Barbieri o Trespidi. La candidata di centrodestra, arrivata in vantaggio al secondo turno, ha certamente beneficiato del voto del 55% dell’elettorato berlusconiano del 2013; vale la pena sottolineare che Rizzi del Pd ha ricevuto la preferenza del 31% di questa classe di elettori. Infine gli elettori grillini del 2013, in questa tornata elettorale, si sono divisi in maniera pressoché equivalente tra il candidato ufficiale del Movimento 5 Stelle Pugni (29%), la candidata moderata Barbieri (31%) e l’astensione (23%).

La tabella 3 mostra invece le provenienze di voto dei candidati sindaco del 2017 a partire dai voti del 2013. Prendendo in esame le liste della sinistra alternativa al Pd, vediamo che la metà del consenso per i due candidati è riconducibile agli elettori di Bersani del 2013, con una differenza sostanziale: Rabuffi pesca anche per il 27% del proprio elettorato dai 5 stelle e dal non voto (14%), mentre il consenso di Ponzini comprende un 11% di elettori montiani e un 27% di elettori di partiti minori. La vera sorpresa, però, l’abbiamo analizzando i flussi in entrata per il candidato del Pd, Rizzi: la maggioranza relativa dei suoi elettori ha votato Berlusconi nel 2013 (40%), un peso nettamente maggiore rispetto a quello dei voti “bersaniani” (25%) e “montiani” (28%). Inoltre, il terzo classificato Trespidi, per quasi il 50% presenta un elettorato di provenienza progressista (cosa che rende più agevole il tentativo di rimonta del centrosinistra) e solo per il 25% di derivazione moderata, diversamente dalla base elettorale della candidata forzista Barbieri che, al contrario, è composta da una fetta consistente di elettori di centrodestra del 2014 (62%) e da una porzione interessante di ex elettori 5 Stelle (25%).  Infine, com’era facile attendersi, la quasi totalità degli elettori del pentastellato Pugni proviene da voti grillini del 2013.

Tab. 3 – Flussi elettorali a Piacenza fra politiche 2013 e comunali 2017, provenienzeflussi_piacenza_prov

Ai fini del ballottaggio sembra scontato il profilarsi di un’alleanza tra la candidata del centrodestra Barbieri e il civico Trespidi, in virtù della comune passata. Trespidi, però, ha lasciato anche intendere la possibilità di un’alleanza con il Pd, una soluzione credibile alla luce dei dissapori con il gruppo dirigente moderato piacentino e della provenienza dell’elettorato del candidato civico. Dal canto suo, invece, Rizzi potrebbe cercare il sostegno delle liste alla sua sinistra, ma Rabuffi ha già dichiarato la sua indisponibilità ad una alleanza con i democratici. Sarà dunque interessante vedere quali mosse metteranno in campo i due contendenti per conquistare Palazzo Gotico, alla luce anche della storica indisponibilità dei pentastellati negli apparentamenti al secondo turno e il risultato non trascurabile di Torre, un candidato che molto probabilmente ha raccolto le preferenze di coloro che non si sentono rappresentati da nessuno dei partiti tradizionali (compresi i 5 Stelle).

Fig. 1 – Flussi elettorali a Piacenza fra politiche 2013 e comunali 2017 (percentuali sull’intero elettorato, clicca per ingrandire)flussi_piacenza_fig

 

Bibliografia

Corbetta, P.G., A. Parisi e H.M.A. Schadee [1988], Elezioni in Italia: struttura e tipologia delle consultazioni politiche, Bologna, Il Mulino.

Goodman, L. A. (1953), Ecological regression and behavior of individual, «American Sociological Review», 18, pp. 663-664.


NOTA METODOLOGICA

I flussi riportati sono stati calcolati applicando il modello di Goodman alle 108 sezioni elettorali del comune di Piacenza. Abbiamo eliminato le sezioni con meno di 100 elettori (oggi o nel 2013), nonché quelle che hanno registrato un tasso di variazione superiore al 20% nel numero di elettori iscritti (sia in aumento che in diminuzione). Il valore dell’indice VR è pari a 6,5.


[1] Nella parte superiore di ciascuna tabella sono presentati i risultati al proporzionale; nella parte inferiore si usano i risultati maggioritari (per le comunali).

Sinistra è la somma dei risultati ottenuti da candidati (comunali) o partiti (politiche ed europee) di sinistra ma non in coalizione con il Pd;

il Centro-sinistra somma candidati (comunali) del Pd o le coalizioni (politiche ed europee) con il Pd;

Il Centro è formato da candidati (comunali) o coalizioni (politiche ed europee) sostenuti o contenenti almeno uno fra Udc, Ncd, Fli, Sc, Dc, Adc, Api, Udeur;

il Centro-destra somma candidati (comunali) sostenuti da Fi (o Pdl) o coalizioni (politiche ed europee) contenenti Fi (o Pdl) o Direzione Italia, Gs, Mpa;

la Destra è la somma di candidati (comunali) sostenuti da  Lega, Fdi o La Destra o coalizioni (politiche ed europee) contenenti almeno uno di questi.

Criteri per l’assegnazione di un candidati a un polo: se un candidato è sostenuto dal Pd o dal Pdl (o Fi) è attribuito al centro-sinistra e al centro-destra rispettivamente, a prescindere da quali altre liste facciano parte della coalizione a suo sostegno. Se un candidato è sostenuto solo da liste civiche è un candidato civico. Se una coalizione è mista civiche-partiti, questi trascinano il candidato nel loro proprio polo se valgono almeno il 10% della coalizione, altrimenti il candidato resta civico. Se un candidato è sostenuto da partiti appartenenti a diverse aree (escludendo Pd e Pdl che hanno la priorità), si valuta il relativo contributo dei diversi poli alla coalizione del candidato per determinarne l’assegnazione (al polo che pesa di più).