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Il primo turno delle elezioni comunali a Catanzaro ha visto prevalere il candidato del centrodestra, Sergio Abramo, che sfiderà al ballottaggio Vincenzo Ciconte, sostenuto dal PD e da altre partiti e liste civiche. PD e FI arretrano – ma questo risultato va letto alla luce dei risultati delle liste civiche vicine ai due partiti – ed il M5S non raggiunge i risultati delle elezioni politiche ed europee. Abramo ottiene una percentuale di voti migliore di quella di tutte le liste a suo sostegno, mentre Ciconte va molto peggio (meno 10 punti percentuali) dei partiti e delle liste civiche che lo supportano.

 

Il primo turno delle elezioni amministrative a Catanzaro sembra di facile lettura: centrodestra avanti, come cinque anni fa, quando Sergio Abramo vinse al primo turno con quasi il 51% dei voti. Tuttavia, nonostante anche questa volta Sergio Abramo, ricandidato alla carica di sindaco, sia in vantaggio sugli avversari, sarà necessario il ballottaggio con il candidato del centrosinistra, Vincenzo Ciconte, per scoprire il nome del futuro sindaco della città calabrese. Non è l’unica differenza rispetto alle ultime elezioni comunali a Catanzaro, come vedremo in questo contributo[1].

Al di là della diversa offerta elettorale tra 2012 e 2017 (Maccagno 2017), e volendo partire dal risultato dei principali partiti, la Tabella 1 ci mostra un arretramento del PD e di FI rispetto alle precedenti elezioni comunali: il partito di Matteo Renzi lascia per strada circa 5 punti percentuali, mentre i forzisti circa 2. Questa flessione è ancora più evidente se paragonata con le percentuali di voto ottenute dai due partiti alle ultime politiche ed alle ultime europee. Questo, ovviamente, non deve sorprendere: è ormai noto come, in occasione delle elezioni locali (anche, e in alcuni casi soprattutto, al Sud), si presentino una miriade di liste civiche (vedi ad esempio D’Alimonte 2015;  Emanuele, Marino e Martocchia Diodati 2016) che drenano i consensi che i grandi partiti riescono ad ottenere in caso di elezioni ‘nazionali’. Infine, la lista del Movimento Cinque Stelle, che nel 2012 non era stata presentata alle comunali, ottiene quasi 4 punti percentuali, un risultato estremamente negativo rispetto ai risultati dei pentastellati delle ultime elezioni politiche ed europee (rispettivamente, 28% e 26%).

Tab. 1 – Risultati elettorali a Catanzaro nelle recenti elezioni [2] (clicca per ingrandire)cz_tableu

Passando al risultato dei candidati sindaco, il centrosinistra arretra pesantemente rispetto al 2012: Vincenzo Ciconte, candidato dal PD e da altri partiti e liste civiche, perde circa 12 punti percentuali. Va tuttavia ricordato che nel 2012 la sinistra ed il centrosinistra presentarono un candidato unico, Salvatore Scalzo, mentre al primo turno di queste elezioni comunali erano presenti due candidati, Antonio Fiorita e, appunto, Vincenzo Ciconte. Fiorita ottiene un buon risultato (circa il 24% dei suffragi) anche se non sufficiente per arrivare al ballottaggio contro Sergio Abramo. Quest’ultimo, come già scritto in precedenza, arriva primo, anche se perde circa 10 punti rispetto al 2012 quando, con poco più del 50%, divenne sindaco subito dopo il primo turno. Infine, Bianca Laura Granato, candidata sindaco del M5S, si ferma al 6% dei voti.

Può anche essere interessante capire se un candidato sindaco ha ottenuto risultati migliori, peggiori, o uguali rispetto a quelli della lista (o delle liste) a suo sostegno. Mentre Abramo ottiene una percentuale di voti sostanzialmente uguale a quella pari alla somma delle liste elettorali che lo supportavano, Ciconte non riesce ad ottenere la stessa percentuale di voti delle liste a suo sostegno (31% contro 44%). Insomma, Abramo non sembra rappresentare un ostacolo per la sua coalizione, mentre Ciconte non ha lo stesso appeal dei partiti e delle liste civiche di centrosinistra. Un risultato totalmente diverso rispetto al candidato di centrosinistra è quello del candidato di sinistra, Fiorita, che ottiene 10 punti percentuali in più rispetto alle tre liste civiche a suo sostegno. Infine, nonostante il risultato modesto, va sottolineato come la candidata dei Cinque Stelle ottenga circa 2,5 punti in più rispetto alla lista dei pentastellati. Ovviamente, questi risultati differenziati tra candidati sindaco e liste andrebbero letti alla luce dell’esistenza dei cosiddetti ‘Signori delle Preferenze’ (Emanuele e Marino 2016) e delle loro scelte in termini di offerta politica delle liste elettorali partitiche e civiche. Inoltre, la differente capacità del centrodestra e del centrosinistra in termini di capacità dei candidati sindaco di ottenere più o meno voti rispetto alle ‘loro’ liste è un elemento sicuramente significativo, che può aver contribuito ai risultati del primo turno e che può anche influenzare l’esito del ballottaggio.

Infine, che considerazioni generali si possono trarre da questi dati relativi al primo turno delle elezioni amministrative a Catanzaro? In primo luogo, nonostante il calo dell’affluenza nei comuni superiori rispetto alle ultime comunali (Maggini 2017), Catanzaro sembra non seguire questo trend nazionale: infatti, la percentuale di aventi diritto che si sono recati alle urne al primo turno nel 2017 è molto simile a quella del 2012 (-0,7%). Invece, un elemento che accumuna Catanzaro a molte (o a tutte) altre grandi città riguarda l’esito del primo turno (Emanuele e Paparo 2017): il M5S non arriva al ballottaggio, il centrodestra rimane un blocco elettorale con cui fare i conti, e la sfida al secondo turno sarà tra un candidato sostenuto dal Partito Democratico (e alleati) ed uno supportato da Forza Italia (e alleati). Infine, come nel 70% dei comuni superiori andati al voto in questa tornata di elezioni amministrative, anche a Catanzaro sarà necessario un ballottaggio per decidere l’esito della competizione. Ancora pochi giorni e si conoscerà il nome del futuro sindaco della città calabrese.

 

Bibliografia

Emanuele, V. e Marino, B. (2016), ‘Follow the candidates, not the parties? Personal vote in a regional de-institutionalised party system’, Regional and Federal Studies, 26(4), pp. 531-554.

 


[1] Al momento della chiusura di questo contributo, le sezioni scrutinate sono 89 su 90, quindi le percentuali definitive ottenute dai candidati e dalle liste potrebbero subire delle variazioni rispetto a quanto presentato.

[2] Nella parte superiore di ciascuna tabella sono presentati i risultati al proporzionale; nella parte inferiore si usano i risultati maggioritari (per le comunali).

Sinistra è la somma dei risultati ottenuti da candidati (comunali) o partiti (politiche ed europee) di sinistra ma non in coalizione con il Pd;

il Centro-sinistra somma candidati (comunali) del Pd o le coalizioni (politiche ed europee) con il Pd;

Il Centro è formato da candidati (comunali) o coalizioni (politiche ed europee) sostenuti o contenenti almeno uno fra Udc, Ncd, Fli, Sc, Dc, Adc, Api, Udeur;

il Centro-destra somma candidati (comunali) sostenuti da Fi (o Pdl) o coalizioni (politiche ed europee) contenenti Fi (o Pdl) o Direzione Italia, Gs, Mpa;

la Destra è la somma di candidati (comunali) sostenuti da  Lega, Fdi o La Destra o coalizioni (politiche ed europee) contenenti almeno uno di questi.

Criteri per l’assegnazione di un candidati a un polo: se un candidato è sostenuto dal Pd o dal Pdl (o Fi) è attribuito al centro-sinistra e al centro-destra rispettivamente, a prescindere da quali altre liste facciano parte della coalizione a suo sostegno. Se un candidato è sostenuto solo da liste civiche è un candidato civico. Se una coalizione è mista civiche-partiti, questi trascinano il candidato nel loro proprio polo se valgono almeno il 10% della coalizione, altrimenti il candidato resta civico. Se un candidato è sostenuto da partiti appartenenti a diverse aree (escludendo Pd e Pdl che hanno la priorità), si valuta il relativo contributo dei diversi poli alla coalizione del candidato per determinarne l’assegnazione (al polo che pesa di più).