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“Chi ha fatto palo?” Non possiamo non ricordare l’opera di Paolo Villaggio pensando al povero Fantozzi che, munito solo di una radiolina e roso dall’incertezza e mancanza di informazioni sui primi minuti di una memorabile Italia-Inghilterra (in seguito – durante il cineforum – girerà addirittura voce di una rete di Zoff su calcio d’angolo), arrivava ad arrampicarsi sul davanzale di una finestra e rompere il vetro di una casa, per poi finire inevitabilmente vittima di un pugno ben assestato dal proprietario.

E l’ansia di informazioni di Fantozzi e dei suoi colleghi non è stata molto diversa dall’ansia di interpretazioni di molti appassionati di politica, nelle prime ore dopo la chiusura dei seggi delle ultime amministrative. Ansia che peraltro è stata rapidamente placata da vari siti web di analisi politico-elettorali (tra cui il sito CISE). Peccato che diversi siti abbiano fornito risultati diversi. E non di poco. In particolare, riguardo ai comuni superiori ai 15.000 abitanti (riportiamo i dati presi da un bel confronto pubblicato da Andrea Mollica su giornalettismo.com):

  • – YouTrend (poi twittata da Matteo Renzi che voleva così dare la sua interpretazione del risultato) ha dato vincente il centrosinistra 67 a 59, oggi aggiornato in 65 a 61, cui si sommano 2 comuni di sinistra;
  • – Noi (CISE) abbiamo segnalato un pareggio fra centrosinistra e centrodestra (52 pari), con l’area moderata complessivamente in lieve vantaggio per via dei comuni conquistati da altre coalizioni di destra (8) rispetto a altre di sinistra (4)[1];
  • – anche Ilvo Diamanti (su La Repubblica) ha rilevato un sostanziale pareggio fra centrodestra+destra (59, 51+8) e centrosinistra+sinistra (58, 54+4);
  • – Infine l’Istituto Cattaneo ha dato vincente il centrodestra per 70 a 62.

Ora, com’è possibile che – trattandosi di scrutini ufficiali e non di sondaggi – ci possano essere discrepanze? La risposta è ovviamente abbastanza semplice, e deriva dalla diversità di significati che i vari istituti hanno dato a etichette come “centrosinistra” e “centrodestra”. E qui sta il busillis: nel senso che, com’è ovvio, data la complessità ed eterogeneità delle coalizioni a livello comunale, non esiste un semplice criterio “oggettivo” per classificare i candidati sindaci, ma vanno fatte alcune scelte metodologiche.

Ad esempio: come classificare un candidato come Fiorella Esposito, neosindaco di Arzano (NA), sostenuta da una coalizione di liste di sinistra, in cui non figura a nessun titolo il Pd, ma che anzi ha corso contro il candidato sostenuto dal Pd? Dal nostro punto di vista, la questione più rilevante è relativa alle strategie nazionali: di conseguenza un candidato simile, che si pone con una coalizione alternativa al Pd, va classificato diversamente (nel nostro caso come “Sinistra”).

Questo criterio è tanto più importante quando si confrontano tra loro elezioni amministrative di tornate diverse (ad esempio con quelle di cinque anni prima), proprio per mettere in luce che magari le differenze di risultati sono dovute a cambiamenti nelle coalizioni. Nella nostra esperienza, i risultati elettorali nella Seconda Repubblica (dal 1994 al 2006) erano quasi sempre determinati da cambiamenti nella struttura delle coalizioni, piuttosto che da cambiamenti importanti nell’elettorato (Di Virgilio 2002, 2007). E’ per questo che prestiamo particolare attenzione a queste dinamiche. In base a questo criterio, abbiamo svolto – nelle settimane prima del voto – un lavoro di classificazione lungo e complesso che ci ha portato ai risultati presentati nell’articolo Il centrodestra avanza, il Pd arretra: è pareggio. I numeri finali delle comunali.

Dalla nostra analisi, in cui abbiamo analizzato la performance dei vari tipi di candidati, emerge sostanzialmente che il centrosinistra (ovvero le coalizioni che ruotano intorno al Pd, nelle varie forme locali) ha subito un arretramento molto forte, a fronte invece di un avanzamento del centrodestra. Risultati molto simili ai nostri sono stati forniti da Ilvo Diamanti, e in parte dall’Istituto Cattaneo (che tuttavia ha assegnato alle due principali coalizioni alcuni comuni che noi invece abbiamo classificato come “altre liste”). Invece YouTrend ha fornito dati sensibilmente diversi, che – da quanto possiamo ricostruire, visto che i criteri di classificazione non sono stati pubblicati – derivano forse dall’aver classificato genericamente come “centrosinistra” qualunque candidato eletto che appartenesse genericamente a quell’area, a prescindere dal fatto di essere alleato o avversario del Pd. Una scelta che per alcuni scopi conoscitivi può essere legittima, ma che – priva di spiegazioni e interpretazioni – ha generato di fatto un’interpretazione opposta rispetto alla forte penalizzazione subita dal Pd e dai suoi alleati.

A questo punto il lettore ha diritto di farsi una domanda: ma allora di chi mi devo fidare? Se è vero che le classificazioni corrispondono a diverse scelte, qual è quella giusta, se esiste? La risposta, per noi, è abbastanza semplice, e sta nell’essenza stessa della scienza. La scientificità non è data da metodi sofisticati, ma dall’adottare procedure di indagine pubbliche, trasparenti e controllabili da tutti. Se è vero che diverse scelte di classificazione hanno scopi diversi e danno risultati diversi, questi scopi e queste scelte vanno spiegati ai lettori. Anche se si pensa che nessuno legga queste noiose informazioni; perché poi arriva sempre il momento in cui, ad esempio, risultati discordanti rendono queste scelte molto rilevanti.

E’ per questo che nelle nostre analisi abbiamo inserito delle note in cui spiegavamo come eravamo arrivati ai nostri conteggi, e quali criteri di classificazione avevamo utilizzato. In assenza di queste informazioni, il lettore è lasciato sperduto a cercare di capire dati che non si sa come siano stati costruiti. E purtroppo il risultato finale è quello di gettare un’ombra di opacità, opinabilità e arbitrarietà sul lavoro di chi invece si impegna per fornire dati e interpretazioni corretti e trasparenti. Impegnarci tutti per rendere pubbliche e controllabili le nostre procedure è la garanzia di poter lavorare tutti in futuro in modo serio, producendo persone informate e fiduciose nelle nostre capacità. Così che anche Fantozzi e i suoi colleghi capiranno cosa sta succedendo alla partita, senza credere che Zoff abbia segnato su calcio d’angolo, o dover essere costretti a fracassare un vetro per sapere “chi ha fatto palo”.

Aggiornamento

Ringraziamo YouTrend che, poco dopo la comparsa di questo post, ha inserito una nota metodologica nel proprio articolo originario.

Riferimenti bibliografici

Di Virgilio, A. (2002). L’offerta elettorale: la politica delle alleanze si istituzionalizza, in D’Alimonte, R. e S. Bartolini (a cura di) Maggioritario finalmente, La transizione elettorale 1994-2001, Bologna, Il Mulino, 79-129.

Di Virgilio, A. (2007). Nuovo sistema elettorale e strategie di competizione: quanto è cambiata l’offerta politica?, in D’Alimonte, R. e A. Chiaramonte (a cura di) Proporzionale ma non solo. Le elezioni politiche del 2006, Bologna, Il Mulino, 191-241.

Emanuele, V., e A. Paparo (2017). Il centrodestra avanza, il Pd arretra: è pareggio. I numeri finali delle comunali http://cise.luiss.it/cise/2017/06/26/il-centrodestra-avanza-il-pd-arretra-e-pareggio-i-numeri-finali-delle-comunali/


[1] Ad oggi, in seguito a una serie di controlli che abbiamo effettuato, attribuiamo 53 comuni sia al centrodestra che al centrosinistra. I comuni di destra sono scesi a 6, mentre quelli di sinistra sono 5.