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Pubblicato su Il Sole 24 Ore del 10 settembre 2017

Alle prossime elezioni politiche il centro-destra si presenterà con una unica lista oppure Forza Italia, Lega Nord e Fdi si presenteranno ognuno per conto proprio? Tra le tante domande sulla prossima campagna elettorale questa è certamente una delle più intriganti. La questione non avrebbe senso se il sistema di voto fosse veramente proporzionale. In questo caso ogni partito si presenterebbe con il proprio simbolo, il proprio programma e la propria lista di candidati. Ma non è così. I due sistemi con cui si voterà la prossima primavera non sono del tutto proporzionali. Quello della Camera prevede un premio che consente alla lista con il 40% dei voti di arrivare al 54% dei seggi. Quello del Senato prevede una soglia di sbarramento dell’8% che può scendere al 3% se i partiti fanno parte di una coalizione che prende il 20% dei voti. Premio di maggioranza e sconto sulla soglia sono due meccanismi che alterano la logica proporzionale della formula di assegnazione dei seggi e quindi le convenienze dei partiti e le loro strategie elettorali.

          Sulla base dei sondaggi disponibili oggi sembra poco probabile che alla Camera una lista possa arrivare al 40% dei voti. Ma non è questo quello che conta. Le campagne elettorali sono fatte di finzioni. La presenza del premio spingerà Pd e M5s a rivolgersi agli elettori con un appello di stampo maggioritario. Chiederanno di votare per loro per poter arrivare al 40% e governare da soli. Che la cosa sia irrealistica è irrilevante.  La poca fiducia nei sondaggi e la presenza di una larga fetta di elettorato indeciso avvalorano la finzione. Ma anche le finzioni devono avere una sia pur minima parvenza di credibilità.  Nemmeno il Berlusconi redivivo di oggi può presentarsi davanti agli elettori con la lista di Forza Italia da sola e pretendere di poter arrivare al 40% dei voti, quando tutti i sondaggi lo danno tra il 12% e il 15%. Ammettiamo pure che queste percentuali siano sottostimate, ma dal 15% al 40% ce ne corre. Quindi, per poter partecipare alla fiera delle finzioni Berlusconi deve allearsi.

          Se potesse fare una coalizione con Lega Nord e Fdi il problema non si porrebbe. Sarà così al Senato. Ma alla Camera le coalizioni non sono ammesse. Qui i tre partiti di centro-destra devono confluire tutti in una lista unica. E questo crea vari problemi: di visibilità, di leadership, di programma, e soprattutto di candidature. Alla Camera ci sono 100 collegi plurinominali. In ognuno di questi Forza Italia presenterà un capolista che verrà automaticamente eletto se il partito prenderà un seggio in quel collegio. Se ne prendesse due, il secondo seggio andrebbe al candidato in lista con più preferenze. Con questo sistema Berlusconi ha la certezza di poter far eleggere più o meno 100 deputati di suo gradimento. Gli altri eventuali eletti di Forza Italia saranno sempre messi in lista con il suo benestare anche se la loro elezione dipenderà dai voti di preferenza che riusciranno a raccogliere e non solo dalla benevolenza del capo. In ogni caso, tutti i seggi spettanti a Forza Italia andranno a candidati di Forza Italia.

          Cosa succede invece con la lista unitaria? I capilista sono sempre 100.  Come verranno divisi tra Forza Italia, Lega Nord e Fdi?  Già sarà un’operazione complicata. Ma indipendentemente dalla spartizione di questi 100 seggi, il grosso problema è che ogni componente della lista unitaria avrà meno eletti nominati dalle segreterie di quanti ne avrebbe se corresse da sola. E questo certamente non può piacere a Berlusconi e a Salvini. Il secondo problema riguarda in particolare Forza Italia. La lista unitaria otterrà certamente più di 100 deputati. Se diamo credito alle attuali stime sulle intenzioni di voto, che la danno al 35% circa, dovrebbe averne più del doppio. E chi saranno? Chi fra i candidati della lista unitaria la spunterà sugli altri nel gioco delle preferenze?

          A occhio e croce dovrebbe essere avvantaggiata la Lega Nord che ha un radicamento territoriale al Nord maggiore di Forza Italia. Se così è, la lista unica del centro-destra presenta un grosso rischio per Berlusconi. Il Cavaliere si potrebbe ritrovare alla Camera con un gruppo parlamentare più piccolo di quello di Salvini, anche avendo più voti di lui alla luce del risultato del Senato dove i voti ai singoli partiti si vedono visto che lì la lista unica non è necessaria.

          Ma senza listone il cavaliere non potrebbe partecipare alla fiera delle finzioni, né – e vale la pena sottolinearlo- potrebbe partecipare alla gara per arrivare primo. E questa non è una finzione. In fondo, a ben vedere, i premi  in palio alle prossime elezioni sono due. Uno è quello che si ottiene arrivando al 40%, l’altro è quello che si ottiene arrivando primo, cioè prendendo un voto più dei rivali.  Con una lista unitaria è plausibile che il centro-destra possa ambire quanto meno al secondo di questi premi, il che non è da sottovalutare. E chissà che non possa addirittura puntare al primo se le cose si mettessero davvero bene da qui alla prossima primavera. E allora si farà la lista unitaria del centro-destra?  Più sì che no. Una lista unica e due monete. Parallele naturalmente.