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Domenica 24 settembre gli elettori tedeschi si sono recati alle urne per il rinnovo del Bundestag. Si è trattato della quarta elezione politica che ha riguardato un paese importante dell’Unione Europea nel corso del 2017, dopo Olanda, Francia e Regno Unito. L’esito delle elezioni è stato in linea con quanto previsto dai sondaggi, anche se con qualche piccola sorpresa circa le percentuali raccolte dai vari partiti: la CDU-CSU della Cancelliera Angela Merkel è stato nettamente il partito più votato come rilevato nelle intenzioni di voto della vigilia, ma con una percentuale un po’ inferiore rispetto a quella preventivata, mentre il partito euroscettico di destra radicale ‘Alternativa per la Germania’ (AfD) ha ottenuto un po’ più del previsto. La Tabella 1 mostra i risultati elettorali sia in termini di voti che di seggi e le differenze rispetto alle precedenti elezioni federali del 2013.  Sono riportati i risultati (in numeri assoluti e in termini percentuali) ottenuti dai partiti nell’arena maggioritaria dei collegi uninominali e in quella proporzionale del voto di lista.  Il sistema elettorale tedesco è infatti un sistema elettorale proporzionale con meccanismi di correzione maggioritaria: la assegnazione dei seggi, e quindi la determinazione della forza politica alla Camera Bassa (Bundestag) avviene in base alla proporzione dei voti raccolti dalle liste di partito a livello nazionale; esiste tuttavia la possibilità di votare anche un candidato del collegio uninominale che determina un rapporto diretto tra elettore ed eletto. Inoltre è presente una soglia di sbarramento del 5% per accedere alla ripartizione dei seggi che altera la rappresentatività proporzionale pura, escludendo i piccoli partiti, che però possono trovare rappresentanza in parlamento tramite eventuali candidati eletti nei collegi uninominali. Per capire i rapporti di forza tra i partiti si deve pertanto guardare ai voti ottenuti dai partiti nell’arena proporzionale. La CDU-CSU ha ottenuto circa il 33% dei voti, con una perdita di 8,6 punti percentuali e di 65 seggi rispetto alle elezioni federali del 2013. Secondo partito è risultato la SPD del candidato Cancelliere Martin Schulz, che con il 20,5% ha ottenuto il peggior risultato di sempre in una elezione generale, calando di 5,2 punti e di 40 seggi rispetto al 2013. Terzo partito è risultato invece la AfD che con il 12,6% ha ottenuto un risultato “storico”, entrando per la prima volta al Bundestag con la ragguardevole quota di 94 seggi. La AfD è riuscita a sfruttare lo spazio politico che si era aperto alla destra della CDU assumendo forti prese di posizione anti immigrati e criticando aspramente la politica di accoglienza nei confronti dei rifugiati portata avanti dalla Merkel.  Tutto ciò conferma i risultati dell’analisi presentata prima del voto che mostrava come nell’elettorato tedesco ci fosse un diffuso consenso per posizioni di ‘demarcazione’ culturale (Kriesi et al. 2006), come la necessità di rendere l’immigrazione più restrittiva, limitare il numero di rifugiati e richiedere agli stranieri di adattarsi alla cultura tedesca. Agenda su questa dimensione del tutto simile a quella già osservata negli altri paesi in cui abbiamo condotto l’indagine – Olanda, Francia e Regno Unito.

Per quanto riguarda i risultati degli altri partiti che hanno ottenuto seggi, molto bene sono andati anche i liberali della FDP che hanno poco più che raddoppiato la loro percentuale di voti, passando dal 4,7% del 2013 al 10,7% del 2017, con un incremento di 80 seggi (mentre nel 2013 erano rimasti fuori dal Bundestag). Infine, il partito della sinistra radicale (Die Linke) e i Verdi hanno ottenuto percentuali simili a quelle di quattro anni prima (9,2% e 8,9%, rispettivamente), con un leggero incremento per entrambi i partiti sia in termini percentuali che di seggi. Oltre ai due principali partiti, quindi, altre quattro forze politiche (un record) sono state in grado di superare la soglia di sbarramento del 5%, ottenendo una rappresentanza parlamentare. Un ulteriore record è rappresentato dal numero complessivo di parlamentari eletti in queste elezioni. Proprio in virtù del meccanismo di correzione proporzionale delle vittorie nei collegi, il numero di membri del Bundestag non è fisso, ma pùò crescere quando i 299 seggi proporzionali inizialmente previsti non bastino a restituire la necessaria proporzionalità. Nel 2013 i seggi aggiuntivi furono 33. Quest’anno addirittura 111, ben 78 in più. Saranno quindi ben 709 i deputati nella nuova legislatura.

Tab. 1 – Risultati elettorali nelle legislative tedesche 2017, confronto con il 2013 (clicca per ingrandire)GER2.1_IT

Se è vero che il partito della Merkel ha perso molti voti in meno rispetto al 2013, con una performance che è risultata la peggiore dal 1949, è anche vero che il distacco nei confronti del secondo partito (la SPD) è stato notevole (12,4 punti percentuali) e non ci sono dubbi circa il fatto che la Merkel guiderà di nuovo il governo federale per il suo quarto mandato consecutivo, per un totale di 16 anni al potere, eguagliando in ciò il record detenuto da Helmut Kohl. Se è quindi chiaro chi sarà il prossimo Cancelliere, non è affatto chiaro quale sarà la formula di governo che sosterrà Frau Merkel. L’esito delle elezioni ci dice che due sono le opzioni per formare il governo: il rinnovo della consolidata formula della ‘Große Koalition’ con la SPD, oppure una coalizione ‘Giamaica’ (per il colore dei simboli dei partiti che ne farebbero parte) con Verdi e Liberali. La prima opzione al momento sembra essere stata scartata dalla stessa SPD per bocca di Schulz, che dopo otto anni di grandi coalizioni negli ultimi dodici, e di sconfitte elettorali, vorrebbe andare all’opposizione per rigenerarsi e non lasciare alla AfD il monopolio dell’opposizione parlamentare. In questi anni, infatti, i partner di minoranza delle grandi coalizioni sono stati penalizzati in termini elettorali, a tutti vantaggio invece del partito maggiore che esprimeva il capo del governo, ossia la CDU della Cancelliera Merkel. Basti pensare che la FDP, che nella legislatura dal 2009 al 2013 era stato il partner di coalizione dei Cristiano-Democratici, nel 2013 non aveva ottenuto alcun seggio nel Bundestag, per la prima volta nella sua storia.

A questo punto, a meno che la SPD non cambi idea, l’opzione più probabile al momento è quella della coalizione ‘Giamaica’. Ma quanto è praticabile politicamente una tale formula di governo? Detto in altri termini, quanto sono compatibili i partiti che la formerebbero dal punto di vista delle priorità e delle preferenze che i loro elettori hanno circa le tematiche emerse dal dibattito pubblico tedesco? Per rispondere a questo interessante quesito di ricerca, possiamo guardare ai dati che il CISE ha raccolto nei giorni precedenti alle elezioni in un sondaggio CAWI sulla popolazione adulta tedesca nell’ambito di un più ampio studio comparato. Come già avvenuto per Olanda, Francia e Regno Unito, ai rispondenti è stato chiesto di esprimere la propria preferenza su una serie di temi posizionali (issues divisive che fanno riferimento a due obiettivi rivali, come ad esempio servizi pubblici vs. tasse). Successivamente, ai rispondenti è stato chiesto di indicare la priorità che essi assegnano all’obiettivo scelto. Il questionario includeva anche 10 valence issues (Stokes 1963), ossia temi ‘imperativi’ che fanno riferimento ad un obiettivo condiviso, sui quali c’è un consenso generale (come ad esempio la protezione dal terrorismo). Su questi temi ai rispondenti viene chiesto di indicare solo la priorità, dal momento che un consenso del 100% è assunto per definizione.

La Tabella 2 riassume i principali risultati del sondaggio, riportando per ciascun obiettivo il tipo di issue in questione (ossia se si tratta di un tema posizionale o imperativo), la dimensione su cui poggia (economica o culturale) e, per gli obiettivi posizionali, anche la direzione dell’obiettivo stesso (se progressista o conservatore). Inoltre, viene riportato, per ciascuna issue, il livello di priorità attribuita dagli elettori dei differenti partiti di una eventuale coalizione ‘Giamaica’ (CDU-CSU, FDP e Verdi) e, per ciascuna issue posizionale, viene riportato anche il supporto in termini percentuali tra gli elettori dei partiti prima menzionati per l’obiettivo riportato. Infine, l’ultima colonna a destra della tabella riporta i valori di un indice di priorità di un eventuale governo sostenuto da CDU-CSU, FDP e Verdi, calcolato come la media ponderata delle priorità dei tre diversi elettorali (in cui le priorità dei tre elettorati sono pesate per la quota di maggioranza parlamentare che ciascuno dei tre partiti varrebbe).

Partendo dalle priorità, notiamo che, come già osservato per l’elettorato tedesco nel suo complesso, i temi con la maggiore salienza sono quelli imperativi. Ai primi cinque posti dell’agenda di un eventuale governo ‘Giamaica’ troviamo infatti altrettante valence issues fra le quali spiccano la necessità di combattere la povertà degli anziani e il terrorismo. In generale, non ci sono grosse differenze tra gli elettorati dei tre partiti per quanto riguarda la priorità attribuita ai diversi temi imperativi, a parte una maggiore attenzione ai temi della sicurezza da parte degli elettori della CDU-CSU e della FDP rispetto agli elettori dei Verdi, i quali, al contrario, mostrano una maggiore attenzione (come era prevedibile) alla protezione dell’ambiente e una minore attenzione alla crescita economica. Ma si tratta più che altro di sfumature, basti pensare al fatto che un tema come il mantenimento della crescita economica comunque non è tra le valence issues con la priorità maggiore nemmeno tra gli elettori liberali e cristiano-democratici.

Tra i temi posizionali, quelli caratterizzati prevalentemente dalla dimensione culturale (come Europa e immigrazione, ma anche l’energia nucleare) mostrano una maggiore salienza. In particolare, l’obiettivo di rimanere nella UE mostra un livello di priorità tra i tre elettorati che è addirittura maggiore rispetto a quello mostrato da diversi temi imperativi e soprattutto esiste un consenso moto alto (tra l’83% e il 92%) nei tre elettorati. L’europeismo è pertanto un tema che unisce gli elettori dei partiti di una eventuale coalizione ‘Giamaica’, come mostrato anche dai livelli di priorità e consenso molto alti sul fatto che la UE debba applicare il sistema delle quote di rifugiati in tutti gli stati membri. Questo consenso generalizzato verso la solidarietà tra paesi UE viene meno quando l’obiettivo è il trasferimento di denaro da parte della Germania ai paesi più poveri per mantenere l’Euro, con la maggioranza degli elettori liberali che è contraria (al contrario degli altri due partiti, in particolare i Verdi). Va detto però che questo è un tema che mostra una priorità molto bassa nei tre elettorati e bassa (31%) è anche la priorità accordata dai liberali all’obiettivo opposto di non finanziare i paesi più poveri della zona Euro (su cui sono in maggioranza d’accordo – 54%). Inoltre, la contrarietà dei liberali non riguarda l’Europa in sé, ma un atteggiamento sfavorevole verso l’allargamento della spesa pubblica in generale, in linea con le posizioni liberiste del partito, come mostrato da altre issues di cui parleremo in seguito.

Tra i temi posizionali più salienti abbiamo detto che ci sono quelli relativi alla energia nucleare e agli immigrati. Mentre l’obiettivo di mantenere la decisione di abbandonare il nucleare è, come l’europeismo, un tema altamente supportato dagli elettori dei tre partiti (si va dell’80% dei liberali all’87% dei Verdi) e quindi è un fattore che rende possibile la creazione  di una coalizione ‘Giamaica’, temi come “rendere più restrittive le regole sull’immigrazione”, “limitare il numero dei rifugiati”, “richiedere agli stranieri di adattarsi completamente alla cultura nazionale”, sono obiettivi che rendono più difficile trovare un punto di accordo. Infatti, mentre la stragrande maggioranza degli elettori della CDU-CSU e, ancora di più, della FDP assume posizioni “demarcazioniste”, la maggioranza degli elettori dei Verdi non è d’accordo e ha un atteggiamento più favorevole verso gli immigrati. Sicuramente questo è un punto di attrito potenziale, a maggior ragione se si considera che la CDU-CSU ha subìto su questi temi la competizione a destra della AfD. Tuttavia va considerato che gli obiettivi pro-immigrati, pur essendo maggioritari tra gli elettori dei Verdi, non sono certi unanimemente sostenuti, né considerati da quest’ultimi come altamente prioritari (si va dal 27 al 33% di priorità, a seconda dell’obiettivo).

Una priorità inferiore è mostrata dai temi economici rispetto a quelli culturali, con l’eccezione rappresentata dall’obiettivo di innalzare il salario minimo, su cui tra l’altro c’è un consenso altamente maggioritario tra i tre elettorati (si va dal 77% dei liberali all’87% degli elettori dei Verdi). In generale, è interessante notare come gli elettorati dei tre partiti siano abbastanza compatibili sulle tematiche economiche, con un consenso generalizzato verso posizioni progressiste anche tra gli elettori della CDU-CSU e della FDP. L’unico tema economico che risulta divisivo è l’obiettivo di utilizzare l’attuale avanzo di bilancio per investire in infrastrutture e istruzione. Mentre infatti la maggioranza degli elettori liberali è contraria (preferendo invece destinare questi soldi alla riduzione delle tasse), la netta maggioranza degli elettori dei Verdi (77%) è d’accordo, con gli elettori della CDU-CSU in una posizione intermedia (53%). Ancora una volta si conferma un atteggiamento negativo da parte degli elettori della FDP nei confronti dell’aumento della spesa pubblica, e questo può essere un elemento di attrito, specialmente con i Verdi. Tuttavia va detto che questo tema non è tra i più prioritari tra gli elettori della FDP (34%).

Tra i temi con la più scarsa rilevanza, ci sono alcuni temi ambientali (la costruzione di pale eoliche e l’utilizzo di macchine alimentate a diesel), così come i diritti civili (matrimoni gay e quote rosa) e l’introduzione di referendum vincolanti. Su questi temi, peraltro, c’è una forte convergenza tra gli elettori dei tre partiti, progressisti in materia di diritti civili e di allargamento degli spazi di democrazia diretta e attenti alla questione ambientale, con l’eccezione rappresentata dalla possibilità di utilizzare le macchine alimentate a diesel. Mentre la quasi i due terzi degli elettori della CDU-CSU e dalla FDP sono d’accordo sul fatto di non vietare le macchine a diesel, la stragrande maggioranza degli elettori dei Verdi è a favore del divieto (con una priorità accordata del 43%).

Tab. 2 – I temi dell’agenda di un possibile governo ‘Giamaica’ per priorità e supporto (clicca per ingrandire)GER2.2_IT

In conclusione, la nostra analisi mostra come la costruzione di una coalizione ‘Giamaica’ non sia un obiettivo impossibile da raggiungere se si guarda alla compatibilità degli elettorati della CDU-CSU, dei Verdi e della FDP su tutta una serie di temi. Certamente esistono delle difficoltà, che riguardano in particolare la distinzione degli elettori dei Verdi rispetto agli elettori degli altri due partiti sulle questioni relative all’immigrazione e su uno specifico tema ambientalista, ma anche la distinzione degli elettori liberali su alcuni temi economici relativi alla spesa pubblica. Tuttavia, ci sono molti temi che uniscono i diversi elettorati: non solo i temi imperativi (come combattere la povertà degli anziani, etc.), ma anche diversi temi posizionali in ambiti (come l’economia o i diritti civili) in cui ci si poteva aspettare una maggiore incompatibilità e, soprattutto, il principale fattore unificante è l’europeismo, essendo considerato anche un tema molto saliente. Infine, si deve notare come gli elettori del maggior partito, ossia la CDU-CSU, hanno sempre almeno un partito (tra Verdi e Liberali) con cui sono compatibili e per i temi su cui c’è disaccordo tra i tre elettorati, le preferenze degli elettori della CDU-CSU si trovano sempre in una posizione intermedia. Quest’ultimo è sicuramente un fattore che può facilitare la ricerca di possibili compromessi, arte in cui tra l’altro Angela Merkel notoriamente eccelle.

Riferimenti bibliografici

Kriesi, H., Grande, E., Lachat, R., Dolezal, M., Bornschier, S., e Frey, T. (2006), ‘Globalization and the transformation of the national political space: Six European countries compared’, European Journal of Political Research, 45(6), 921-56.

Stokes, Donald E. (1963), ‘Spatial Models of Party Competition’, American Political Science Review 57 (2): 368–77.

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Nicola Maggini è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università degli Studi di Firenze e collaboratore del CISE (Centro Italiano di Studi Elettorali). Nel marzo 2012 si è addottorato, con lode, in Scienza della Politica all’Istituto Italiano di Scienze Umane. È stato teaching assistant presso la LUISS Guido Carli di Roma e ha insegnato sistema politico italiano al Middlebury College di Firenze. Attualmente partecipa al progetto di ricerca europeo TransSol-Transnational solidarity at times of crisis. Ha pubblicato articoli in diverse riviste scientifiche, tra cui RISP-Italian Political Science Review, Journal of Contemporary European Research, Studia Politica-Romanian Political Science Review, Italian Politics & Society, Czech Journal of Political Science, SocietaMutamentoPolitica-Rivista Italiana di Sociologia e Quaderni dell’Osservatorio Elettorale. È autore di Young People’s Voting Behaviour in Europe. A Comparative Perspective (Palgrave Macmillan, 2016). È inoltre coautore di capitoli in Voto amaro (Il Mulino 2013) e Terremoto elettorale (Il Mulino 2014). Ha curato (con Lorenzo De Sio) il Dossier CISE 2 (Crisi e Rimobilitazione, CISE 2013) e (con Lorenzo De Sio, Vincenzo Emanuele e Aldo Paparo) l’e-book The Italian General Election of 2013. A dangerous stalemate? (CISE 2013). Ha curato anche (con Lorenzo De Sio e Vincenzo Emanuele) il Dossier CISE 6 (Le Elezioni Europee 2014, CISE 2014) e l’e-boook The European Parliament Elections of 2014 (CISE 2014). Infine, è autore di diverse note di ricerca pubblicate nella serie dei Dossier CISE.