Comunali 2013: i flussi elettorali a Treviso tra primo e secondo turno

di Matteo Cataldi

Giovanni Manildo (centrosinistra) è il nuovo sindaco di Treviso. Con la sconfitta di Gentilini nel capoluogo trevigiano si chiude un’epoca. Lo “sceriffo” era stato eletto per la prima volta sindaco quasi 20 anni fa, nel 1994, e successivamente riconfermato nel ’98. Dalle elezioni successive, stante il limite massimo dei due mandati consecutivi, Giampaolo Gobbo, anch’egli esponente leghista, ne aveva preso il posto a Palazzo Rinaldi e nominato lo stesso Gentilini suo vice. La stessa cosa accadde nel 2008 quando Gobbo venne eletto una seconda volta.

Due settimane fa, al primo turno delle elezioni comunali, Gentilini, con il 34,8% dei voti ottiene il secondo posto e l’accesso al ballottaggio assieme allo sfidante Manildo, candidato del centrosinistra che parte quasi 8 punti avanti all’ex sindaco (42,6%). Il resto è cronaca recente. Manildo sconfigge Gentilini addirittura incrementando il distacco dal rivale rispetto al primo turno: Gentilini si ferma esattamente 11 punti percentuali dietro il candidato di centrosinistra.

Come si è costruita in termini di movimenti di voto la vittoria del centrosinistra nel capoluogo della terra leghista per antonomasia? E cosa ha impedito a Gentilini di ottenere il suo terzo mandato personale?

Le stime dei coefficienti di flusso riportati in tabella 1 mostrano anzitutto che il candidato del centrosinistra è stato più bravo del suo diretto avversario a convincere gli elettori che lo avevano scelto due settimane prima a tornare a votarlo. Si tratta in entrambi i casi di percentuali di fedeltà comunque molto altre, ma il neo sindaco di Treviso non ha patito defezioni verso il bacino del non voto, mentre un 6% degli elettori di Gentilini del primo turno ha deciso di astenersi al ballottaggio.

Ma non è stata questa la chiave dello storico successo del centrosinistra a Treviso, piuttosto la ragione principale va ricercata nel comportamento di voto degli elettori che al primo turno avevano votato un candidato escluso dal ballottaggio. Cominciamo dal candidato di centro Zanetti che il 26 e 27 maggio aveva ottenuto il 10,6% dei consensi pari a 4.337 voti. Di questi, la metà ha votato Gentilini due settimane più tardi (il 51%) e poco meno di un terzo (29%) Manildo, il restante 20% si è astenuto. Il dato indubbiamente più sorprendente, almeno nella portata, è quello delle destinazioni di voto degli elettori del candidato grillino Gnocchi. Tra i suoi votanti, addirittura l’86% al secondo turno avrebbe optato per Manildo. Un flusso tanto consistente in uscita dal M5s verso il candidato del centrosinistra, potrebbe apparire in contraddizione con molte delle analisi sulla provenienza dei voti grillini circolate, in modo particolare, dopo il successo del movimento alle elezioni politiche di febbraio. Analisi tese a sottolineare come in quest’area del paese, la forte attrazione esercitata dal M5s sulla base elettorale leghista, costituisse una delle chiavi del successo grillino. In realtà il dato che abbiamo presentato deve essere letto anche alla luce dei movimenti di voto intercorsi tra le elezioni politiche ed il primo turno delle comunali, che abbiamo presentato in un precedente articolo. Quei dati ci dicono come i voti ottenuti dal candidato Gnocchi fossero per composizione oltreché per consistenza profondamente diversi rispetto a quelli ottenuti dal M5s alle elezioni politiche: infatti tra febbraio e il primo turno delle comunali oltre la metà degli elettori di Grillo aveva già abbandonato la lista a cinque stelle scegliendo Gentilini mentre un altro quarto si era astenuto e solo il 16% era rimasto fedele al candidato del movimento. E’ altamente probabile che a defezionare le liste del M5s siano stati in grande maggioranza elettori che prima delle politiche di febbraio votavano il carroccio e che in occasione delle comunali, spinte anche dalla volontà di scegliere tra i due candidati più competitivi, hanno (momentaneamente?) fatto ritorno alle liste del partito di Maroni.

Tornando alla tabella 1, tra i candidati minori, Beppe Mauro (lista civica) e Alessia Bellon (Indipendenza Veneta), Gentilini ottiene quasi il 60% delle preferenze, ma si tratta congiuntamente di circa 2.000 voti pari al 5% circa dei validi al primo turno.

Treviso è stato il capoluogo tra gli undici al voto la scorsa domenica in cui l’affluenza è calata di meno. 4,7 punti in meno rispetto al primo turno. La metà del calo registrato nei restanti capoluoghi.

La rimobilitazione dal bacino del non voto, come mostra l’ultima colonna della tabella 1 è stata in ogni caso praticamente nulla. Solo il candidato del centrosinistra è riuscito a conquistare circa 500 nuovi voti tra quanti si erano astenuti al primo turno.

 

Tabella 1 – Flussi elettorali a Treviso: matrice delle destinazioni

 

Per completezza in tabella 2 riportiamo la matrice delle provenienze dei voti ai due candidati al ballottaggio che conferma quanto detto in precedenza. In particolare facciamo notare come l’11% dei voti conquistati da Manildo al secondo turno sia di provenienza grillina e il 13% dei consensi ottenuti da Gentilini provenga invece da elettori del candidato centrista Zanetti.

Tabella 2 – Flussi elettorali a Treviso: matrice delle provenienze