L’evoluzione dell’affluenza alle elezioni europee dal 1979 al 2009

di Nicola Maggini

 

Le elezioni europee che si terranno tra il 22 e il 25 maggio 2014 (a seconda del paese) potrebbero acquisire, a detta di molti osservatori, una centralità e una rilevanza molto più ampia che in passato. Per capirlo, sarà opportuno vedere quanti cittadini europei si recheranno alle urne per scegliere i loro rappresentanti nel Parlamento Europeo. Infatti, nel campo degli studi elettorali, le elezioni europee sono sempre state considerate come second order elections [Reif e Schmitt, 1980], ossia elezioni in cui la posta in gioco è minore (o è percepita come tale) rispetto alle elezioni politiche (quando invece in palio c’è la formazione del governo del proprio paese) e di conseguenza la partecipazione al voto è minore rispetto alle elezioni nazionali. Per capire il risultato in termini di partecipazione elettorale delle imminenti elezioni europee è pertanto necessario avere un quadro chiaro di quella che è stata l’evoluzione storica dell’affluenza nel corso delle sette elezioni europee che si sono tenute tra il 1979 e il 2009. La Figura 1 riporta, in chiave diacronica e in valori percentuali, l’affluenza registrata ad ogni tornata elettorale nel totale dei paesi dell’Unione Europea. Come si vede, c’è un chiaro trend decrescente nel corso del tempo nei tassi di partecipazione: si passa infatti dal 62% di votanti nel 1979 al 43% nel 2009, ossia un calo di ben 19 punti percentuali. Il calo maggiore si registra tra le elezioni del 1994 e quelle del 1999, quando la percentuale di votanti nella Ue passa dal 56,7% al 49,5%. Dal 1999 in poi, quindi, la maggioranza assoluta dei cittadini europei ha disertato le urne, indebolendo ulteriormente il processo di legittimazione democratica delle istituzioni europee. Questo dato sul calo complessivo della partecipazione elettorale (che già non partiva da livelli particolarmente elevati), potrebbe in realtà nascondere al suo interno livelli e trend di partecipazione molto differenziati a seconda del paese considerato. Si deve sottolineare, infatti, come nel corso del periodo storico considerato l’Unione Europea si sia allargata a un numero crescente di paesi membri, ognuno dei quali portava con sé la propria “tradizione” in termini di partecipazione elettorale. Alle prime elezioni del 1979 i paesi membri erano nove: Germania, Francia, Italia, Paesi Bassi, Belgio, Lussemburgo, Regno Unito, Danimarca e Irlanda. A partire dalle elezioni del 1984 si è aggiunta la Grecia (che era entrata nella Ue nel 1981). Alle elezioni del 1989 e del 1994 i paesi membri erano 12, grazie all’entrata nella Ue di Spagna e Portogallo nel 1986. I paesi membri sono poi saliti a 15 alle elezioni del 1999, grazie all’ingresso nella Ue di Austria, Svezia e Finlandia nel 1995. Infine, a partire dal 2004 anche i cittadini dei paesi dell’Europa dell’Est hanno partecipato alle elezioni europee. In particolare, 10 paesi hanno aderito alla Ue nel 2004 (Polonia, Ungheria, Slovenia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Estonia, Lettonia, Lituania, Cipro e Malta) e due nel 2007 (Bulgaria e Romania). Si è passati quindi dai nove paesi iniziali del 1979 ai 27 paesi del 2009: per forza di cose, quindi, l’eterogeneità politica, anche in termini di partecipazione elettorale, è aumentata nella Ue nella serie storica qui considerata.

     La Tabella 1 riporta i tassi di partecipazione elettorale di ciascun paese dell’UE nel corso del tempo. Come si vede, l’eterogeneità è molto elevata: si va da paesi caratterizzati da livelli molto elevati di partecipazione a paesi con livelli di partecipazione particolarmente bassi. Tra i primi sono collocati senza dubbio il Belgio e il Lussemburgo con un’affluenza sempre attorno al 90% tra il 1979 e il 2009 (e questo fenomeno senza dubbio è dovuto al fatto che in entrambi i paesi il voto è obbligatorio), ma livelli abbastanza elevati di partecipazione, anche se con un trend decrescente nel corso del tempo, li registrano anche la Grecia (in particolare fino al 2004) e, soprattutto, Malta e l’Italia. Nel secondo gruppo di paesi rientrano invece la maggior parte dei paesi dell’Est: in particolare, in Polonia, Romania, Slovenia, Slovacchia, la partecipazione oscilla tra il 17 e il 30% circa. Livelli bassi di partecipazione elettorale li mostra fin dall’inizio anche uno dei paesi fondatori dell’Ue, ossia il Regno Unito (che si attesta sempre sotto al 40% dei votanti). In generale, vi è una tendenza alla diminuzione della partecipazione elettorale nel tempo, ma questa tendenza sembra essersi stabilizzata negli anni 2000: la maggior parte dei paesi ha raggiunto il minimo storico nel 1999 o nel 2004. Ci sono alcune eccezioni: Francia, Italia, Portogallo, Malta, Cipro, Ungheria e Lituania hanno raggiunto il loro minimo storico nel 2009 (non consideriamo i paesi che presentano pochi decimali di differenza rispetto al 2004 e si deve sottolineare che Malta, Cipro, Ungheria, Lituania hanno partecipato solo a due elezioni europee). Si deve notare, comunque, che la tendenza a lungo termine sembra essere quella di una omogeneizzazione verso livelli più bassi di affluenza. Infine, per quel che riguarda il caso italiano risalta il fatto che fino alle elezioni europee del 1989 (incluse) la partecipazione rimane molto alta, superiore all’80% e in generale l’Italia, come si è detto in precedenza, è uno dei paesi con uno dei livelli più alti di affluenza.

Figura 1

Tabella 1

    In base a quanto detto finora, quindi, il dato della partecipazione elettorale calcolato a livello complessivo di Unione Europea (presentato all’inizio dell’articolo), nascondeva al suo interno livelli e trend di partecipazione molto differenziati a seconda del paese considerato. Come prova ulteriore di questo fatto, abbiamo riportato l’affluenza media alle elezioni europee separata per gruppi di paesi. La Figura 2 riporta l’affluenza media, nel corso del tempo, per 4 gruppi di paesi: i 9 paesi iniziali (tutti dell’Europa occidentale), i tre paesi dell’Europa meridionale entrati nell’Ue negli anni Ottanta (Grecia, Spagna e Portogallo), i tre paesi dell’Europa centro-settentrionale entrati nell’Ue negli anni Novanta (Svezia, Austria e Finlandia) e infine i 12 paesi dell’Europa orientale entrati nella Ue nei primi anni Duemila (nel cui gruppo è stata conteggiata anche Malta, pur non ossendo ad Est). Il primo dato che emerge è che se si guarda al tasso di partecipazione separato per gruppi di paesi non si riscontra il calo quasi lineare riportato in Figura 1 (quando si considerava l’insieme della Ue). I nove paesi iniziali partono da un’affluenza media del 66% nel 1979 e raggiungono il loro minimo storico non nel 2009, ma nel 1999 (affluenza del 55%); dopo il ’99, l’affluenza aumenta di poco, attestandosi attorno al 58%. I paesi dell’Europa meridionale (esclusa l’Italia) partono da un livello di partecipazione elettorale molto simile a quello dei nove paesi inziali, ossia il 62% nel 1989 (nel 1984 invece c’era solo la Grecia, con un tasso dell’80,6% ben superiore a quello del gruppo dei nove paesi iniziali). Nel corso degli anni Novanta l’affluenza media nei tre paesi meridionali considerati è abbastanza simile a quella dei nove paesi iniziali e nel 1999 diventa persino maggiore (57,7% vs 55%). La divaricazione tra i due gruppi di paesi in termini di partecipazione elettorale avviene nelle ultime due elezioni: nel 2004 la partecipazione nei tre paesi meridionali considerati è inferiore di quasi 10 punti percentuali rispetto ai nove paesi iniziali e nel 2009 è inferiore di 13 punti percentuali (toccando il livello minimo, ossia il 44,8%). L’altro gruppo di tre paesi considerato (Austria, Svezia e Finlandia) parte da un livello molto basso di partecipazione (39,5% nel 1999) e nettamente inferiore sia rispetto al gruppo di nove paesi iniziali che al gruppo dei tre paesi meridionali (una differenza di quasi 20 punti percentuali). Tuttavia, il trend dell’affluenza in questo gruppo di paesi è in leggera crescita, arrivando al 43,9% nel 2009 e quindi di fatto eguagliando l’affluenza media del gruppo dei tre paesi meridionali. Infine, l’affluenza media del gruppo dei paesi dell’Europa orientale è la più bassa e diminuisce leggermente tra il 2004 (quando con il 40,4% era praticamente uguale a quella del gruppo composto da Svezia, Austria e Finlandia) e il 2009 (la più bassa con il 38,4%). Nel 2009 la differenza tra il gruppo di paesi con l’affluenza media più alta (i nove paesi iniziali) e il gruppo di paesi con l’affluenza media più bassa (i paesi dell’Europa orientale) è di ben 19,4 punti percentuali. In conclusione, possiamo affermare che il forte calo nel tasso di partecipazione elettorale verificatosi a partire dal 1999 nel complesso dell’Ue è causato in particolare dal calo di partecipazione dei tre paesi meridionali entrati nella Ue negli anni Ottanta e, ancora di più, dall’ingresso nella Ue di paesi con bassi livelli di partecipazioni alle elezioni europee (Austria, Svezia, Finlandia e in generale i paesi dell’Europa orientale). Al contrario, l’affluenza media del gruppo dei nove paesi iniziali tutto sommato rimane abbastanza stabile nel corso del tempo.

Figura 2

Nota: Le percentuali riportate sono medie non pesate delle percentuali di votanti a livello di paese

Nicola Maggini è ricercatore in scienza politica. È membro del laboratorio di ricerca spsTREND "Hans Schadee" presso il Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell’Università degli Studi di Milano, del CISE (Centro Italiano Studi Elettorali) e di ITANES (Italian National Election Study). In precedenza è stato Jean Monnet Fellow presso lo Schuman Centre for Advanced Studies dell’Istituto Universitario Europeo e ha partecipato a due progetti di ricerca europei Horizon 2020: Sirius-Skills and Integration of Migrants, Refugees and Asylum Applicants in European Labour Markets e TransSol-Transnational solidarity at times of crisis. Si è addottorato, con lode, in Scienza della Politica all’Istituto Italiano di Scienze Umane nel marzo 2012. Ha pubblicato articoli in diverse riviste scientifiche italiane e internazionali, tra cui European Political Science Review, Journal of Common Market Studies, West European Politics, American Behavioral Scientist, South European Society and Politics, Italian Political Science Review, Journal of Contemporary European Research, Quality & Quantity, Italian Political Science, Italian Journal of Electoral Studies, International Sociology e Quaderni di Scienza Politica. Ha pubblicato, per Palgrave MacMillan, il libro Young People’s Voting Behaviour in Europe. A Comparative Perspective (Palgrave Macmillan, 2016). È inoltre coautore di diversi capitoli in volumi collettanei e ha co-curato numerosi volumi della serie dei Dossier CISE. Ha curato (con Andrea Pedrazzani) Come siamo cambiati? Opinioni, orientamenti politici, preferenze di voto alla prova della pandemia (Fondazione Feltrinelli, 2021). Infine, è autore di diverse note di ricerca pubblicate nella serie dei Dossier CISE. I suoi interessi di ricerca si concentrano sullo studio degli atteggiamenti e comportamenti socio-politici, dei sistemi elettorali, del comportamento di voto e della competizione partitica in prospettiva comparata.