Nei ballottaggi un test sugli elettori M5S

Pubblicato su Il Sole 24 Ore del 24 giugno

Oggi si vota in 75 comuni superiori ai 15.000 abitanti oltre al Municipio 3 di Roma. Quattordici sono comuni capoluogo. Si tratta di una consultazione elettorale “minore” rispetto ad altre elezioni amministrative, ma 75 ballottaggi rappresentano in ogni caso un test significativo sia per gli esiti che si determineranno che per le informazioni che se ne potranno ricavare sulle tendenze di voto. Due domeniche fa il risultato è stato buono per il centrodestra, discreto per il PD, negativo per il M5S. Ma il vero bilancio si potrà fare solo questa sera.

Vincere un ballottaggio non è cosa semplice. È vero che un buon risultato al primo turno spesso si traduce in successo al secondo. Ma non sono pochi i casi in cui questo non si verifica. Ne sanno qualcosa Alessandro Cattaneo candidato sindaco del centrodestra a Pavia che nel 2014 prese il 46,7% al primo turno e Luigi Petrone, candidato del centrosinistra a Potenza che nel 2014 prese il 47,8%. Entrambi hanno perso al secondo turno. Come Americo Di Benedetto che a L’Aquila l’anno scorso arrivò al 47,1%, ma non vinse al ballottaggio contro Pierluigi Biondi del centrodestra che al primo turno aveva preso il 35,8% (Mannoni 2017Mannoni e Paparo 2017).

Per vincere un ballottaggio occorre fare due cose: riportare a votare tutti quelli che ti hanno votato al primo turno e farsi votare da una parte di coloro che al primo turno avevano votato candidati non ammessi al secondo. Entrambe sono operazioni difficili. Al primo turno ci sono le preferenze a mobilitare tanti elettori a favore dei candidati sindaco. Soprattutto nei comuni del Sud questo è un fattore decisivo. Al secondo turno senza preferenze tanti elettori restano a casa. Lo stesso comportamento tende a prevalere tra chi ha votato al primo turno uno dei candidati perdenti. Ma tra questi elettori ci sono anche quelli che scelgono di esprimere una seconda preferenza. Dopo aver votato il candidato preferito al primo turno, decidono di votare il candidato meno sgradito tra i due sfidanti al ballottaggio. Questa è stata la chiave del successo della Appendino a Torino e della Raggi a Roma. In quella occasione sono state le seconde preferenze degli elettori del centrodestra a far vincere le due candidate pentastellate (Paparo e Cataldi 2016a).

Cosa succederà oggi? I candidati del M5S al ballottaggio sono pochi, sette in tutto. Sono presenti in tre capoluoghi. A Ragusa sfidano un candidato di destra, ad Avellino un candidato di centrosinistra, a Terni un candidato di centrodestra.

Tab. 1 – I ballottaggi nei comuni capoluogo (in grassetto sono indicati i poli che schierano in quel comune il sindaco uscente)dettaglio14

Negli altri quattro comuni corrono tre volte contro un candidato del centrodestra (Pomezia, Assemini e Acireale) e una volta contro un candidato del centrosinistra (Imola). Anche in passato il M5S ha sempre faticato ad arrivare al ballottaggio, ma una volta lì vinceva grazie alla sua capacità di attrarre voti da tutte le parti (Maggini 2016, Emanuele e Paparo 2017). Sarà così anche questa volta? Il vero interesse di questa consultazione però è un altro. La maggioranza relativa dei 75 ballottaggi vede in gioco un candidato del centrosinistra e uno del centrodestra. È così in 33 comuni, tra cui Pisa, Siena, Ancona, Teramo. Più in generale, escludendo i comuni in cui è presente un candidato cinque stelle, sono 41 i comuni con un candidato di centrosinistra e 55 quelli con un candidato di centrodestra. In molti tra questi comuni l’esito potrebbe essere deciso dal comportamento degli elettori del M5S. Cosa faranno? Staranno a casa o sceglieranno uno dei due sfidanti? E in questo ultimo caso chi preferiranno?

Tab. 2 – Quadro riassuntivo delle sfide nei ballottaggiriepilogo75

Negli ultimi anni molti elettori cinque stelle si astenevano, ma tra quelli che tornavano alle urne prevaleva il voto per il candidato del centrodestra (Carrieri e Paparo 2017Mannoni e Paparo 2017Paparo e Cataldi 2016b), o per candidati di liste civiche non collegate al PD (Vittori e Paparo 2017). Ma i tempi sono cambiati. Adesso il M5S è al governo con la Lega Nord. Non è più solo. Ha fatto una scelta che non è piaciuta a tutti. Per di più l’alleanza con Salvini sta creando malumori anche tra chi l’aveva approvata inizialmente. È questo che rende il voto di oggi interessante per capire cosa si muove all’interno del corpo elettorale. In particolare per capire se il PD è capace, quanto meno a livello locale, di recuperare una parte dei voti perduti a livello nazionale. L’esito dei cruciali ballottaggi di Pisa e di Siena dipenderà anche da questo fattore.

Riferimenti bibliografici

Carrieri, L. e Paparo, A. (2017), ‘I flussi elettorali a Genova: Bucci vince grazie ai voti 2013 del M5s’, in Paparo, A. (a cura di), La rinascita del centrodestra? Le elezioni comunali 2017,  Dossier CISE(9), Roma, Centro Italiano di Studi Elettorali, pp. 231-235.

Emanuele, V. e Paparo, A. (2017), ‘Il centrodestra avanza, il Pd arretra: è pareggio. I numeri finali delle comunali’, in Paparo, A. (a cura di), La rinascita del centrodestra? Le elezioni comunali 2017,  Dossier CISE(9), Roma, Centro Italiano di Studi Elettorali, pp. 191-199.

Maggini, N. ‘Il quadro riassuntivo dei ballottaggi: arretramento del PD, avanzata del centrodestra e vittorie storiche del M5S’ in V. Emanuele, N. Maggini e A. Paparo (a cura di), Cosa succede in città? Le elezioni comunali 2016, Dossier CISE(8), Roma, Centro Italiano Studi Elettorali, pp. 145-153.

Mannoni, E. (2017), ‘A L’Aquila il centrosinistra supera il 50% ma il suo candidato no: i risultati e i flussi elettorali’, in Paparo, A. (a cura di), La rinascita del centrodestra? Le elezioni comunali 2017,  Dossier CISE(9), Roma, Centro Italiano di Studi Elettorali, pp. 149-153.

Mannoni, E. e Paparo, A. (2017), ‘I flussi elettorali a L’Aquila: gli elettori 2013 del M5s consegnano la vittoria al centrodestra’, in Paparo, A. (a cura di), La rinascita del centrodestra? Le elezioni comunali 2017,  Dossier CISE(9), Roma, Centro Italiano di Studi Elettorali, pp. 249-253.

Paparo, A. e Cataldi, M. (2016a), ‘La mutazione genetica porta all’estinzione? I fussi elettorali fra primo e secondo turno a Torino’ in V. Emanuele, N. Maggini e A. Paparo (a cura di), Cosa succede in città? Le elezioni comunali 2016, Dossier CISE(8), Roma, Centro Italiano Studi Elettorali, pp. 155-157.

Paparo, A. e Cataldi, M. (2016b), ‘Il PD che ancora riesce a vincere: i flussi fra primo e secondo turno a Milano e Bologna’ in V. Emanuele, N. Maggini e A. Paparo (a cura di), Cosa succede in città? Le elezioni comunali 2016, Dossier CISE(8), Roma, Centro Italiano Studi Elettorali, pp. 163-168.

Vittori, D. e Paparo, A. (2017), ‘I flussi elettorali a Parma: Pizzarotti ancora il preferito per elettori di centrodestra e M5s 2013’, in Paparo, A. (a cura di), La rinascita del centrodestra? Le elezioni comunali 2017,  Dossier CISE(9), Roma, Centro Italiano di Studi Elettorali, pp. 225-230.


NOTA:

Sinistra riunisce tutti i candidati sostenuti da almeno una fra PAP, RC, PCI, PC, MDP, LEU, SI, Verdi, IDV, Radicali, ma non dal PD;

il Centrosinistra è formato da candidati nelle cui coalizioni a sostegno compaia il PD;

il Centro riunisce tutti i candidati sostenuti da almeno una fra  NCI, UDC, CP, NCD, FLI, SC, PDF, DC, PRI, PLI;

il Centrodestra  è formato da candidati nelle cui coalizioni a sostegno compaia FI (o il PDL);

la Destra riunisce tutti i candidati sostenuti da almeno una fra  Lega, FDI, La Destra, MNS, FN, FT, CasaPound, DivBell ma non FI (o PDL).

Quindi, se un candidato è sostenuto dal PD o da FI (o PDL) è attribuito al centrosinistra e al centrodestra rispettivamente, a prescindere da quali altre liste facciano parte della coalizione a suo sostegno.

Se un candidato è sostenuto solo da liste civiche è un candidato civico (Altri). Se una coalizione è mista civiche-partiti, questi trascinano il candidato nel loro proprio polo se valgono almeno il 10% della coalizione, altrimenti il candidato resta civico. Se un candidato è sostenuto da partiti appartenenti a diverse aree (escludendo PD e FI/PDL che hanno la priorità), si valuta il relativo contributo dei diversi poli alla coalizione del candidato per determinarne l’assegnazione (al polo che pesa di più).

Roberto D’Alimonte (1947) è professore ordinario nella Facoltà di Scienze Politiche della LUISS Guido Carli dove insegna Sistema Politico Italiano. Dal 1974 fino al 2009 ha insegnato presso la Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” della Università degli Studi di Firenze. Ha insegnato come visiting professor nelle Università di Yale e Stanford. Collabora con il centro della New York University a Firenze. I suoi interessi di ricerca più recenti riguardano i sistemi elettorali, elezioni e comportamento di voto in Italia. A partire dal 1993 ha coordinato con Stefano Bartolini e Alessandro Chiaramonte un gruppo di ricerca su elezioni e trasformazione del sistema partitico italiano. I risultati sono stati pubblicati in una collana di volumi editi da Il Mulino: Maggioritario ma non troppo. Le elezioni del 1994; Maggioritario per caso. Le elezioni del 1996; Maggioritario finalmente? Le elezioni del 2001; Proporzionale ma non solo. Le elezioni del 2006; Proporzionale se vi pare. Le elezioni del 2008. Tra le sue pubblicazioni ci sono articoli apparsi su West European Politics, Party Politics, oltre che sulle principali riviste scientifiche italiane. E’ membro di ITANES (Italian National Election Studies). E’ editorialista de IlSole24Ore. Clicca qui per accedere al profilo su IRIS.