Europee Lussemburgo: il crollo definitivo del principale partito lussemburghese?

Traduzione di Francesco Sorana.

Il contesto

Le elezioni europee del 2019 si sono svolte solo pochi mesi dopo le elezioni parlamentari di ottobre 2018. I sondaggi sulle ultime elezioni avevano previsto che il Partito Popolare Cristiano Sociale (CSV) avrebbe guadagnato voti e sarebbe tornato al governo dopo essere stato all’opposizione per la seconda volta dalla seconda guerra mondiale dal 2013 al 2018. Alla fine, il CSV ha perso il 5,2% dei voti e due seggi al parlamento, mentre la coalizione governativa formata dai liberali del Partito Democratico (DP), i socialdemocratici del Partito Operaio Socialista Lussemburghese (LSAP) e i Verdi ha mantenuto la maggioranza dei seggi (31 su 60) ed è stata ricostruita.

Nelle precedenti elezioni europee del 2014, i partiti della neonata coalizione hanno perso sostegno elettorale, mentre il CSV ha ottenuto il miglior risultato di sempre a delle elezioni europee. Due principali cause sono state proposte per interpretare questi risultati. In primo luogo, una parte consistente dell’elettorato ha ritenuto ingiusto che i partiti della coalizione avessero escluso il CSV nel formare un governo. Ciò era dovuto al fatto che, a differenza di tutte le elezioni del Parlamento Europeo a partire dal 1979, quelle del 2014 non hanno coinciso con le elezioni nazionali in Lussemburgo: una crisi di governo aveva portato nell’ottobre 2013 a indire le prime elezioni anticipate in Lussemburgo dal 1960, e il DP, LSAP e i Verdi possedevano i numeri per scalzare il tradizionale partito di governo. Forse non convinto dai primi mesi di questa coalizione inusuale, un certo numero di elettori ha deciso di punire i partiti della coalizione alle elezioni del Parlamento europeo del 2014. In secondo luogo, Jean-Claude Juncker – pur non essendo candidato alle elezioni del Parlamento europeo – è stato uno dei candidati alla carica di presidente della Commissione Europea, fattore che ha verosimilmente favorito il suo partito (Dumont e Kies 2014).

Per le elezioni europee del 2019, il contesto era diverso. La coalizione DP, LSAP e Verdi è stata confermata dopo cinque anni al governo mentre il CSV ha subito perdite importanti a livello di sostegno elettorale. Inoltre, Jean-Claude Juncker ha deciso di non candidarsi per un secondo mandato come presidente della Commissione Europea, e anche i tre deputati eletti al Parlamento Europeo nel 2014 non si sono ricandidati. L’unico rappresentante in carica del CSV è Christophe Hansen, che ha preso il posto di Viviane Reding dopo la sua elezione al parlamento lussemburghese nelle elezioni nazionali dell’ottobre 2018. Per questi motivi era prevedibile che il CSV avrebbe perso voti rispetto al suo massimo del 2014. Tuttavia c’era una grande incertezza sul risultato elettorale a causa dell’assenza di sondaggi elettorali.

La campagna elettorale

Un totale di 10 parti hanno concorso per i 6 seggi lussemburghesi al Parlamento europeo. Sebbene la maggior parte di partiti sapesse di non avere possibilità di guadagnare uno dei seggi, la candidatura alle elezioni europee è stata comunque importante per loro poiché il finanziamento pubblico ai partiti è basato sulla performance dei partiti alle elezioni parlamentari ed europee.[1]  Per gli altri partiti che non avevano una possibilità realistica di superare la soglia e ricevere il finanziamento pubblico, si può presumere che l’obiettivo principale fosse la visibilità. I 10 partecipanti includono i 7 partiti rappresentati nel parlamento lussemburghese dal 2018: il CSV cristiano-democratico, il PS liberista, l’LSAP socialdemocratico, i Verdi, il partito sovranista ADR (Partito Riformista di Alternativa Democratica) e La Sinistra, nonché il Partito Pirata, che ha conquistato il suo primo seggio parlamentare a queste elezioni. Anche i conservatori e il partito comunista, che hanno partecipato alle elezioni del 2018, hanno presentato le loro liste di candidati. Inoltre, il partito “paneuropeo” VOLT ha presentato una lista per le elezioni del Parlamento Europeo in Lussemburgo.

Fatta eccezione per l’ADR, tutti i partiti hanno espresso un chiaro messaggio europeista. L’ADR, il maggiore partito euroscettico, ha promosso una campagna per un’Unione Europea fatta di stati nazionali forti piuttosto che a favore di una centralizzazione delle competenze nelle istituzioni europee.

È stata prestata molta attenzione alla selezione dei candidati. Ad eccezione del Partito Pirata e dei Conservatori, tutte le parti hanno nominato tre uomini e tre donne come candidati. Questo aumento di candidate donna dipende specialmente dalla legislazione sul finanziamento ai partiti che richiede che le liste elettorali siano bilanciate sotto il punto di vista del genere per le elezioni europee affinché un partito possa ricevere il pieno finanziamento.[2]

Solo tre deputati in carica (Charles Goerens (DP), Christophe Hansen (CSV) e Tilly Metz (I verdi) sono stati rieletti, mentre Georges Bach e Mady Delvaux-Stehres hanno deciso di ritirarsi dalle cariche pubbliche, e Frank Engel ha deciso di concentrarsi sul suo nuovo ruolo di presidente nazionale del CSV.

Un’altra caratteristica di queste elezioni è stata la decisione dei quattro maggiori partiti di nominare due anziché uno spitzenkandidaten (capolista) per le loro liste. Per il CSV erano presenti l’eurodeputato Christophe Hansen e Isabel Wiseler-Santos Lima, moglie del leader del partito nell’ultima campagna nazionale. Il Partito Democratico (DP) ha nominato l’eurodeputato Charles Goerens e Monica Semedo, nota soprattutto per la sua precedente carriera come attrice televisiva in Lussemburgo. I candidati principali per l’LSAP erano l’ex ministro Nicolas Schmit, che era stato designato come futuro commissario lussemburghese durante i negoziati di coalizione del 2018, e la ventiquattrenne Lisa Kersch. Infine, i Verdi hanno candidato l’europarlamentare in carica Tilly Metz – che aveva ottenuto il seggio un anno prima, quando il suo predecessore e vicepresidente dei Verdi/Alleanza Libera Europea (G-EFA) nel Parlamento Europeo, Claude Turmes, è entrato nel gabinetto del Lussemburgo dopo la morte di un ministro minore – e la sua portaborse Meris Sehovic.

A livello generale, la campagna si è concentrata molto sui candidati, il che è probabilmente dovuto al sistema elettorale del Lussemburgo, che attribuisce molta importanza ai voti preferenziali. Una particolarità del sistema di voto è la possibilità di operare un voto disgiunto tra i candidati di partiti diverse, una pratica di solito definita panachage (Dumont et al. 2008; Farrell 2011).

Fatta eccezione per la posizione dei partiti a livello generale che, come detto in precedenza, è in prevalenza europeista tra i maggiori partiti, non c’è stato nessun argomento speciale a dominare la campagna elettorale. Pur essendo solo la seconda elezione del PE non tenuta contemporaneamente con elezioni nazionali, la campagna elettorale è stata percepita come virtualmente inesistente.

Una questione che ha ricevuto una certa attenzione da parte dei partiti è stata quella di abolire il principio di unanimità in favore del voto a maggioranza qualificata in ambito di politica fiscale al Consiglio dei Ministri. In particolare, il DP e l’ADR hanno insistito sul mantenimento dell’unanimità facendo riferimento all’importanza del settore finanziario in Lussemburgo.

Dati sull’uso dell’applicazione di consulenza di voto (VAA) smartwielen.lu ha dimostrato che l’interesse per la campagna elettorale europea è stato estremamente basso fino a pochi giorni prima delle elezioni, quando una parte più ampia dell’elettorato (il voto è obbligatorio in Lussemburgo) ha iniziato cercare informazioni utilizzando il sito web.

L’incidente principale durante la campagna elettorale europea è stato innescato da un articolo riguardante il Partito Pirata sul sito reporter.lu. In quell’articolo si discutevano i mutamenti del partito dalla sua creazione e come l’attuale parlamentare Marc Goergen e il principale candidato al PE Daniel Frères stavano prendendo in mano il partito e trasformandolo in un partito populista. Goergen ha affermato che si trattava di una “notizia falsa”, una reazione che è sembrata rafforzare le argomentazioni avanzate nell’articolo reporter.lu.

Risultati

Dopo aver ottenuto il miglior risultato nelle Elezioni Europee del 2014, il CSV ha ottenuto il punteggio peggiore dopo aver perso 16,5% nel 2019. Con il 21,1% dei voti – il partito non ha mai ricevuto meno del 30% dalle prime elezioni dirette del Parlamento Europeo del 1979 – ha perso anche il terzo seggio che aveva riacquistato nel 2004 dopo due risultati deludenti negli anni ’90. Il principale vincitore di questo cambiamento è il Partito Democratico (DP) che ha guadagnato lo 6,67%. Con il 21,44% dei voti ha ottenuto un secondo seggio (aveva solo due seggi nelle prime elezioni dirette del Parlamento Europe tra il 1979 e il 1984) ed è diventato il partito più forte in queste elezioni. Questo è principalmente il risultato di un numero elevato di voti preferenziali espressi per i candidati del partito e, in particolare, del suo principale candidato Charles Goerens.

Anche gli altri due partiti della coalizione hanno aumentato il loro supporto elettorale. Senza Claude Turmes, entrato nel governo lussemburghese nel 2018 dopo essere stato per anni il volto dei Verdi lussemburghesi sul palcoscenico europeo, il partito ha ottenuto il 18,91% dei voti migliorando il suo risultato di quasi quattro punti percentuali rispetto al 2014, e raggiungendo il suo massimo risultato di sempre alle elezioni europee e nazionali. Il LSAP ha ottenuto il 12,19% dei voti. Il partito si è ripreso leggermente dalla performance storicamente più basso raggiunta alle elezioni europee del 2014. Altri due importanti vincitori sono stati il ​​Partito Pirata, che ha quasi raddoppiato il risultato del 2014 ottenendo il 7,7% dei voti, e il partito sovranista ADR che ha ricevuto il 10,04% dei voti. Tuttavia, nonostante la speranza di ottenere un seggio, nessuno di questi partiti è riuscito ad averne assegnato uno. La Sinistra è stata sostenuta dal 4,83% dell’elettorato (in calo di 1 punto percentuale rispetto al 2014).

Il movimento transnazionale VOLT ha ricevuto il 2,11% dei voti alla sua prima partecipazione alle elezioni in Lussemburgo, mentre il Partito comunista e i conservatori hanno ricevuto meno del 2% dei voti.

Sulla base delle quote dei voti del partito e dei voti preferenziali ricevuti da ciascun candidato, sono stati eletti i seguenti sei candidati: Charles Goerens, Monica Semedo (entrambi DP), Christophe Hansen, Isabel Wiseler-Santos Lima (entrambi CSV), Tilly Metz (Verdi) e Nicolas Schmit (LSAP).

Tab. 1 – Risultati delle elezioni per il  Parlamento Europeo of the 2019: Lussemburgo
Partito Gruppo parlamentare Voti (VA) Voti (%) Seggi Differenza di voti rispetto al 2014 (PP) Differenza di seggi rispetto al 2014
Partito Democratico (DP) ALDE 268.910 21,4 2 +6,7 +1
Partito Popolare Cristiano Sociale (CSV) EPP 264.665 21,1 2 -16,6 -1
I Verdi (DG) G-EFA 237.215 18,9 1 +3,9 +0
Partito Operaio Socialista Lussemburghese (LSAP) S&D 152.900 12,2 1 +0,4 +0
Partito Riformista di Alternativa Democratica (ADR) ECR 125.988 10,0 0 +2,5 +0
Partito Pirata (PPL) 96.579 7,7 0 +3,5 +0
La Sinistra (DL) GUE-NGL 60.648 4,8 0 -0,9 +0
VOLT (VOLT) 26.483 2,1 0 +2,1 +0
Partito Comunista Lussemburghese (KPL) 14.323 1,1 0 -0,4 +0
I Conservatori (DK) 6.652 0,5 0 +0,5 +0
Totale 1.254.363 100 6 0
Affluenza (%) 84,1
Soglia legale di sbarramento (%) Nessuna
In Lussemburgo ogni elettore ha tanti voti quanti seggi sono disponibili, cioè un elettore ha 6 voti per le elezioni del Parlamento europeo. 240.044 elettori hanno inserito nell’urna una scheda elettorale, di cui 217.806 sono risultate valide. Ciò significa che in media gli elettori hanno utilizzato 5,7 voti

Impatto dei risultati

Evoluzioni importanti del voto sono rare in Lussemburgo. In tal senso, la perdita del 16 punti percentuali  del CSV è già un evento significativo nella politica lussemburghese. Mentre si tratta soltanto della perdita di un seggio al Parlamento Europeo, l’impatto a lungo termine di quel risultato elettorale potrebbe diventare importante per il partito. In effetti, si tratta della prima volta nella storia del dopoguerra che il CSV non è più il primo partito a livello nazionale.

Il CSV è sempre stato considerato un pilastro del sistema partitico lussemburghese, a cui era riservata la posizione di partito più forte nel governo. Essendo stato sconfitto in queste elezioni e trovandosi all’opposizione per la seconda volta consecutiva, il CSV ha ormai perso questo status speciale.

Sia la DP che i Verdi hanno beneficiato della debolezza del CSV, così come anche i partiti minori potrebbero averne tratto beneficio. Queste elezioni confermano la tendenza all’aumento della frammentazione del sistema partitico in Lussemburgo e potrebbero rappresentare un punto di svolta per il CSV che cessa di essere il partito dominante del Lussemburgo.

 

Riferimenti bibliografici

Dumont, P., e Kies, R. (2014), ‘Lussemburgo: il primo voto “solo” europeo’, in L. De Sio, V. Emanuele, e N. Maggini (a cura di), Le elezioni europee 2014, Dossier CISE(6), Roma, Centro Italiano Studi Elettorali, pp. 245-249.

Dumont, P., Fehlen, F., e Poirier, P. (2008). Parteiensystem, politische Parteien und Wahlen, in W. H. Lorig, e M. Hirch (a cura di), Das politische System Luxemburgs, Wiesbaden, VS Verlag für Sozialwissenschaften.

Farrell, D. M. (2011), Electoral Systems: A Comparative Introduction (2nd ed), Basingstoke, Palgrave Macmillan.


[1] I requisiti di base per il finanziamento dei partiti sono la presentazione di liste complete per tutti e quattro i collegi elettorali per le elezioni nazionali e nella circoscrizione elettorale nazionale per le elezioni europee, e il raggiungimento di almeno il 2% dei voti in ciascuna di queste elezioni. Una volta raggiunta questa soglia viene assegnato un importo forfettario, ma le parti possono anche ricevere un importo fisso per ogni punto percentuale aggiuntivo di voti ricevuti nelle elezioni nazionali ed europee.

[2] I partiti ricevono il finanziamento completo legato i loro risultati elettorali (superiore al minimo del 2%) se le loro liste elettorali contengono almeno il 40% dei candidati di ciascun genere per le elezioni nazionali e un saldo del 50-50 per le elezioni del Parlamento Europeo (ad esempio, riceverebbero solo il 25% di tale finanziamento se presentassero solo sei candidati maschili o femminili per le elezioni europee). The Journal officiel du Grand-Duché de Luxembourg , Mémorial A, 264, 2016, http://legilux.public.lu/eli/etat/leg/loi/2016/12/15/n2/jo

Patrick Dumont è Professore di Scienza Politica presso l'Australian National University. È presidente di RC02, il comitato di ricerca sulle "Elites" dell'Associazione Internazionale di Scienze Politiche (IPSA), co-convenor dello Standing Group su "Elites e Leadership Politica" del Consorzio Europeo per la Ricerca Politica (ECPR) e co-editor della collana di libri Routledge Research on Social and Political Elites .
Raphaël Kies è ricercatore in Scienze Politiche presso l'Università del Lussemburgo. È stato cofondatore dello E-Democracy Center presso l'Università di Ginevra. Oltre alla sua ricerca sulla democrazia deliberativa, è stato coinvolto nello studio elettorale nazionale del Lussemburgo. Nel 2009, ha introdotto in Lussemburgo smartvote (dal 2013 smartwielen), una voting advice application.