La Lega una e trina di Salvini

Articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore del 23 luglio.

C’è voluta l’autonomia per alzare il velo sulla grande finzione della politica italiana. Fino ad oggi Matteo Salvini ha fatto credere che esista una sola Lega, una Lega Nazionale, nata nel momento in cui si è andati a votare nel 2018. Quella Lega in realtà non è mai esistita. Era ed è semplicemente un simbolo elettorale. La realtà è che le Leghe sono sempre state tre. La prima si chiama ancora Lega Nord per l’Indipendenza della Padania, creata da Bossi nel 1991. La seconda è la Lega per Salvini premier, nata ufficialmente nel Dicembre 2017 con tanto di statuto pubblicato nella Gazzetta Ufficiale.  Questi sono i due partiti di cui Salvini è segretario. Unico caso in Europa. A queste due Leghe nel 2018 si è aggiunta la Lega-simbolo elettorale.

Fino a oggi la finzione di una Lega Nazionale ha funzionato. Sembra che nessuno se ne sia accorto. Né i media, né il Pd, né Forza Italia, né il M5s. Tutti a credere, o a far finta di credere, che esistesse un’unica Lega che avesse messo nel cassetto l’articolo 1 dello statuto della Lega Nord, quello che prevede come missione del partito la creazione della Padania. È grazie a questa finzione che Salvini è riuscito a superare i confini tradizionali della Lega di Bossi.

Lega Nord, Lega per Salvini premier e Lega-simbolo elettorale convivono. La Lega una e trina di Salvini è stata, e lo è tuttora, una straordinaria operazione politica. Rappresenta il tentativo di trasformare in maniera indolore un partito secessionista in un partito nazionalista e sovranista. Questo è l’obiettivo di Salvini. La scomparsa di AN ha lasciato uno spazio politico a destra che la Meloni non è riuscita a riempire. Ci ha provato Salvini e con successo. La prima tappa è stata la creazione della lista ‘Noi con Salvini’ con cui si è presentato al Sud a livello di elezioni regionali. Non è andata bene. Da lì è passato a ‘La Lega per Salvini premier’. Ma la vera furbizia, e la chiave del successo, è stata la presentazione di un unico simbolo alle politiche del 2018. Non più la Lega Nord al Nord e ‘Noi con Salvini’ al Sud. Semplicemente Lega. Con questa operazione il leader della Lega Nord è riuscito a far credere agli elettori del Sud che fosse sparita la Lega Nord, quella che sparava contro i terroni, e che fosse nata una Lega diversa, per l’appunto nazionale e patriottica.

Perché Salvini non ha mai fatto un congresso per sancire la fine della Lega Nord e la nascita di una Lega Nazionale? La ragione è semplice. La Lega Nord è una realtà importante. Ha una storia, ha una organizzazione territoriale, ha delle regole. La secessione è cosa del passato, ma l’idea di una diversità del Nord e in particolare del Nord-Est dal resto del paese rimane. Fa parte anche oggi della identità del partito. Questo spiega perché nemmeno il Salvini trionfante nelle urne riesce a fare il passo di convocare un congresso per annunciare che la Lega Nord non esiste più e che è nata la Lega Nazionale. E così si continua con la finzione della Lega una e trina.

Ma adesso è arrivata l’autonomia e le cose si complicano. I nordisti vogliono l’autonomia. I sudisti no. In mezzo c’è Salvini che vuole una Lega nazionale. Giustamente, dal loro punto di vista, le regioni del Nord governate dalla Lega Nord reclamano che la Lega di Salvini, arrivata al potere a Roma, realizzi almeno in parte quelli che da sempre sono gli obiettivi del partito in cui sono nati e cresciuti. Come andrà a finire dipenderà dal tipo di compromesso che Salvini, attraverso Conte, cercherà di fargli ingoiare e dalla loro reazione. Questo è il momento in cui si scoprono le carte. Il re è nudo. Non si può fare la Lega nazionale e allo stesso tempo realizzare veramente la missione -o il sogno- della Lega Nord. Detto ciò, è probabile comunque che Salvini riesca ancora una volta a spuntarla. Dalla sua ci sono gli straordinari risultati elettorali, la prospettiva di arrivare da solo al governo del paese e la insussistenza delle opposizioni. Alla fine la Lega Nord si dovrà accontentare. Almeno per ora.

Il compromesso dunque si farà. In fondo non conviene ai leghisti del Nord rompere il giocattolo di una Lega che è diventata il primo partito del Paese. E non conviene ai leghisti del Sud abbandonare il carro del vincitore. E certamente non conviene a Salvini tirare la corda sulla autonomia. Come si fa a credere che possa fare una crisi di governo ora? Una crisi che metterebbe il Nord contro il Sud?  La Lega Nord contro la Lega per Salvini premier, mettendo a nudo la finzione su cui Salvini ha costruito la sua fortuna elettorale. No. Le elezioni adesso metterebbero a rischio il progetto della Lega Nazionale. Per conquistare da solo il governo del paese Salvini ha bisogno del Sud, dei collegi uninominali del Sud. Ha bisogno della pace armata con i Cinque Stelle per crescere al Sud, strappando voti proprio a loro. Ha bisogno di tempo. E per questo ha bisogno che la finzione continui ancora per un po’. Deve solo convincere i nordisti ad avere pazienza. Forse sarà proprio Conte a dargli una mano.

Roberto D’Alimonte (1947) è professore ordinario nella Facoltà di Scienze Politiche della LUISS Guido Carli dove insegna Sistema Politico Italiano. Dal 1974 fino al 2009 ha insegnato presso la Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” della Università degli Studi di Firenze. Ha insegnato come visiting professor nelle Università di Yale e Stanford. Collabora con il centro della New York University a Firenze. I suoi interessi di ricerca più recenti riguardano i sistemi elettorali, elezioni e comportamento di voto in Italia. A partire dal 1993 ha coordinato con Stefano Bartolini e Alessandro Chiaramonte un gruppo di ricerca su elezioni e trasformazione del sistema partitico italiano. I risultati sono stati pubblicati in una collana di volumi editi da Il Mulino: Maggioritario ma non troppo. Le elezioni del 1994; Maggioritario per caso. Le elezioni del 1996; Maggioritario finalmente? Le elezioni del 2001; Proporzionale ma non solo. Le elezioni del 2006; Proporzionale se vi pare. Le elezioni del 2008. Tra le sue pubblicazioni ci sono articoli apparsi su West European Politics, Party Politics, oltre che sulle principali riviste scientifiche italiane. E’ membro di ITANES (Italian National Election Studies). E’ editorialista de IlSole24Ore. Clicca qui per accedere al profilo su IRIS.