Il voto e l’età: mezza età per il M5s, anziani per il Pd, under 35 in ordine sparso

di

Nicola Maggini

Un giovane e un anziano su una panchina

Il sondaggio CISE-Sole 24 Ore sulle intenzioni di voto alle elezioni politiche del 4 marzo offre spunti interessanti anche per ciò che concerne l’analisi del voto per classi di età. L’età infatti è una caratteristica socio-demografica che può avere una influenza sulle scelte di voto e tradizionalmente negli studi elettorali sono due gli effetti legati all’età: l’effetto generazione –per cui le persone di un stessa coorte di età sono influenzate (in maniera stabile nel corso del tempo) nei propri comportamenti politico-elettorali dal periodo storico in cui si sono socializzate alla politica– e l’effetto ciclo di vita – per cui le persone cambiano comportamento a seconda della fase della vita in cui si trovano, con i giovani solitamente con opinioni politiche più radicali rispetto alle persone più anziane (Corbetta 2002; Blais et al. 2002, 2004; Franklin 2004). Questa non è la sede per esaminare quale di questi due effetti è prevalente dal momento che sarebbero necessarie analisi longitudinali più approfondite. Tuttavia, l’analisi del voto per classi di età è interessante per vari motivi, a partire dal fatto l’Italia è un paese caratterizzato da bicameralismo perfetto, ma con un corpo elettorale differenziato tra Camera e Senato (con gli under 25 che votano solo alla Camera). A tale proposito, è importante capire le intenzioni di voto dei giovani che secondo molte ricerche sono uno dei segmenti sociali più mobili dal punto di vista elettorale e anche più propensi all’astensione (Franklin 2004; van der Eijk e Franklin 2009; Maggini 2016). Se è quindi vero che per i partiti gli anziani costituiscono una base elettorale più “sicura” (a maggior ragione in un paese demograficamente anziano come l’Italia), è altrettanto vero che le persone più giovani sono quelle più disponibili a cambiare opinione e quindi potrebbero essere determinanti dal punto di vista elettorale.

Tabella 1 – Intenzioni di voto e classi di età

Descrizione generale: Una tabella statistica istituzionale stampata su sfondo bianco con testo nero. Il documento analizza la distribuzione percentuale del consenso politico in base alle fasce d'età, suddividendo il corpo elettorale in sette coorti generazionali (dai 18 ai 75+ anni) più una colonna riassuntiva di sintesi (Totale). I dati sono espressi in percentuale (%) e documentano una profonda polarizzazione generazionale, con le forze populiste dominanti tra i giovani e gli adulti, e i partiti tradizionali (in primis il PD) che mantengono l'egemonia quasi assoluta tra gli anziani. La riga finale riporta la numerosità del campione per ciascuna fascia (N).

1. Dati macro di sintesi e dimensione del Campione (In calce al documento)

• Totale percentuale: Ciascuna colonna somma verticalmente al 100%.
• Dimensione totale del campione (N): L'intero studio si basa su un campione complessivo di 3.823 individui, distribuiti nelle fasce: 18-24 (293), 25-34 (584), 35-44 (740), 45-54 (757), 55-64 (592), 65-74 (484) e 75+ (372).

2. Comportamento Elettorale per Fasce d'Età

• Il blocco anziano ed egemonico del PD (Partito Democratico):
	• Il PD registra un trend perfettamente lineare e crescente all'aumentare dell'età, partendo da un buon 22,2% tra i giovanissimi (18-24) per poi contrarsi nella fascia lavorativa adulta intorno al 14-15%.
	• Compie un'impennata imponente tra i pensionati, volando al 36,5% nella fascia 65-74 e toccando il valore massimo assoluto dell'intero grafico a quota 55,7% tra gli over 75, confermandosi come un partito radicato prevalentemente nella terza età (Totale generale: 23,7%).
• L'egemonia giovanile e adulta del Movimento 5 Stelle:
	• Il M5S mostra un andamento speculare rispetto al PD, dominando l'intero elettorato sotto i 65 anni. Si attesta al 30,8% tra i 18-24 anni e al 31,5% tra i 25-34 anni.
	• Raggiunge il suo vertice assoluto nella fascia centrale dei lavoratori adulti, registrando il 38,2% (35-44 anni) e il 38,6% (45-54 anni).
	• Crolla drasticamente tra gli anziani, scendendo al 15,1% (65-74) e riducendosi a un marginale 6,0% tra gli over 75 (Totale generale: 29,4%).
• La distribuzione interna del Centrodestra (Lega e Forza Italia):
	• Lega: Trova il suo massimo radicamento nell'età lavorativa adulta, oscillando tra il 18,0% (35-44) e il 18,9% (45-54). Registra invece i valori più bassi tra i giovanissimi (10,4%) e gli anziani over 75 (4,8%). Il suo totale generale è del 14,7%.
	• Forza Italia: Mostra una tenuta più trasversale e bilanciata tra le generazioni. Registra un ottimo picco del 20,7% nella fascia giovanile dei 25-34 anni e si mantiene solida tra gli anziani, raccogliendo il 17,0% (65-74) e il 18,7% (75+), a fronte di un totale generale del 15,0%.
	• Fratelli d'Italia: Raccoglie il suo massimo consenso tra i giovanissimi della fascia 18-24 anni con il 6,4%, flettendo progressivamente fino al 2,6% tra gli over 75 (Totale generale: 4,4%).
• Le forze minori e di sinistra:
	• Liberi e Uguali (LeU): Si mantiene stabile in tutte le coorti, oscillando tra un minimo del 4,1% (45-54) e un picco massimo del 7,5% nella fascia pensionistica dei 65-74 anni (Totale generale: 5,3%).
	• Più Europa: Registra la sua performance migliore tra i giovanissimi (18-24) a quota 4,3%, stabilizzandosi poi intorno al 2-3% nelle restanti categorie (Totale generale: 2,6%).
	• Potere al Popolo: Oscilla tra un massimo del 2,4% (25-34) e lo 0,2% (75+).
	• Civica Popolare, Insieme, Noi con l'Italia, Casapound e Altri: Rimangono confinati su valori marginali inferiori all'1,5% nella quasi totalità delle fasce, con minime variazioni locali.
La Tabella 1 mostra il voto ai singoli partiti disaggregato per classi di età. Il primo elemento interessante che emerge è il fatto che il M5s non è tanto il partito dei giovani (come era risultato in studi passati), quanto piuttosto il partito delle classi di età intermedie. Infatti, nelle due classi più giovani (18-24, 25-34), il M5s è leggermente sopra la media del campione, mentre è fortemente sovra-rappresentato tra le persone tra i 35 e i 54 anni, dove arriva oltre il 38% dei voti. In linea con il passato, invece, il Movimento guidato da Luigi Di Maio riscuote consensi molto bassi tra gli over 64 (e in particolare tra gli over 74).  In queste fasce di età più anziane va invece molto bene il PD, che raccoglie il 36,5% nella fascia 65-74 e addirittura il 55,7% tra gli ultra 75enni. Un po’ sopra la media è nella fascia 55-64, mentre il partito di Renzi va molto male nelle classi di età tra 35 e 54 anni. Al contrario, tra i giovanissimi il PD mostra un dato sostanzialmente attorno alla media e nettamente migliore rispetto sia alle classi di età più centrali (quaranta/cinquantenni) che rispetto ai giovani adulti (25-34). Qui emerge quindi una forte differenza tra giovanissimi (18-24) e giovani adulti (25-34), con i secondi molto più spostati a destra (in particolare Forza Italia è al 20,7% rispetto al 15% del totale e l’1,8% dichiara di votare per il partito neofascista di CasaPound, contro una media dello 0,6%). Da notare in questa classe anche la sovra-rappresentazione del partito più a sinistra (Potere al Popolo). Il partito di Berlusconi è sovra-rappresentato anche nelle classi più anziane, mentre è sottorappresentato tra i giovanissimi e soprattutto nella classe 55-65 (dove ha solo il 9,2%). La Lega di Salvini va particolarmente bene tra le persone tra i 35 e 54 anni, mentre è sotto-rappresentata tra i giovanissimi e nelle classi più anziane. Infine, Fratelli d’Italia mostra un dato più alto rispetto alla media tra i giovanissimi e nettamente sotto la media tra i più anziani, mentre LeU è sovra-rappresenta nella fascia 65-74. Infine, da segnalare il dato di Più Europa che è nettamente sovra-rappresentata rispetto alla media del campione tra giovanissimi, dove con il 4,3% supererebbe ampiamente la soglia di sbarramento.

In conclusione, questi dati ci dicono che il PD è il partito egemone tra gli anziani, il M5s è il partito preferito dalle persone di mezza età, mentre i giovani mostrano un profilo variegato, con una chiara distinzione tra giovanissimi e giovani adulti. Che sia l’inizio di una frattura generazionale all’interno della categoria dei “giovani”? Solo altre elezioni e altre ricerche potranno darci una risposta.

Riferimenti bibliografici

Blais, A., Gidengil, E., Nadeau, R., & Nevitte, N. (2002). Generational change and the decline of political participation: The case of voter turnout in Canada, paper presented at Citizenship on trial: Interdisciplinary perspectives on political socialization of adolescents conference. Montreal: McGill University.

Blais, A., Gidengil, E., Nevitte, N., & Nadeau, R. (2004). Where does turnout decline come from?. European Journal of Political Research, 4(2), 221–236.

Corbetta, P. (2002). Le generazioni politiche. In M. Caciagli & P. Corbetta (Eds.) Le ragioni dell’elettore. Perché ha vinto il centro–destra nelle elezioni italiane del 2001. Bologna: Il Mulino.

Franklin, M. N. (2004). Voter turnout and the dynamics of electoral competition in established democracies Since 1945. Cambridge: Cambridge University Press.

Maggini, N. (2016), Young People’s Voting Behaviour in Europe. A Comparative Perspective, London, UK, Palgrave Macmillan.

van der Eijk, C., & Franklin, M. N. (2009). Elections and voters. Basingstoke: Palgrave MacMillan


NOTA METODOLOGICA

Il sondaggio è stato condotto da Demetra nel periodo dal 5 al 14 febbraio 2018. Sono state realizzate 3.889 interviste con metodo CATI (telefonia fissa) e CAMI (telefonia mobile), e 2.107 interviste con metodo CAWI (via internet), per un totale di 6.006 interviste. Il campione, rappresentativo della popolazione elettorale in ciascuna delle tre zone geografiche, è stato stratificato per genere, età e collegio uninominale di residenza. Il margine di errore (a livello fiduciario del 95%) per un campione probabilistico di pari numerosità in riferimento alla popolazione elettorale italiana è di +/- 1,17 punti percentuali. Il campione è stato ponderato per alcune variabili socio-demografiche.