Il peggior risultato di sempre della sinistra italiana, la seconda più debole d’Europa

di

Vincenzo Emanuele

Tra i tanti risultati sconvolgenti di questa elezione c’è senza dubbio anche quello della sinistra italiana che mai prima d’ora aveva ottenuto una quota di voti così limitata. Nella Figura 1 sono riportati le percentuali di voto, nelle elezioni dal 1948 a oggi (Camera dei Deputati), della sinistra, intesa sia in termini tradizionali (partiti socialisti, comunisti e loro epigoni), sia in termini di blocco politico (comprendente tutti gli alleati che nella Seconda Repubblica hanno formato le coalizioni elettorali del centrosinistra). Emerge chiaramente che quello del 2018 è di gran lunga il peggior risultato del blocco di centrosinistra che ottiene appena il 26,1% dei voti peggiorando di quasi 5 punti il già magro bottino del 2013, quando si fermò al 30,9% (che già era il record negativo dal 1994). Per quanto riguarda invece il sottoinsieme dei partiti eredi della tradizione social-comunista (Pd, Liberi e Uguali e Potere al Popolo nel 2018), questi si fermano al 23,5%, scendendo ulteriormente rispetto al 2013 e pareggiando il peggior risultato della storia, quello del 2001.

Si tratta di percentuali di voto molto distanti da quelle registrate ad esempio negli anni ’70, quando la sinistra si fermava appena al di sotto della maggioranza assoluta dei voti (48,9% nel 1976)

Figura 1 – Andamento della sinistra in Italia (1948-2018)

Grafico a linee che mostra l'andamento percentuale dei voti dal 1948 al 2018 per due categorie politiche: il Blocco di centrosinistra, tracciato in giallo, e la Sinistra tradizionale, tracciata in arancione con punti rossi. Sull'asse verticale sono riportate le percentuali dal 20,0 al 50,0, mentre l'asse orizzontale mostra gli anni. Dal 1948 al 1983 le due linee coincidono perfettamente, partendo dal 38,0% nel 1948, salendo progressivamente fino a raggiungere il picco massimo vicino al 49,0% nel 1976, per poi assestarsi intorno al 47,0% nel 1983. Nel 1987 le linee si separano: il Blocco di centrosinistra sale al suo picco massimo storico intorno al 48,0%, mentre la Sinistra tradizionale scende a circa il 45,5%. Negli anni novanta entrambe le linee subiscono un forte calo, toccando un minimo relativo nel 1994, dove il Blocco di centrosinistra scende al 34,3% e la Sinistra tradizionale crolla al 28,6%. Segue una ripresa nel 1996, in cui il Blocco di centrosinistra risale al 43,4% e la Sinistra tradizionale al 29,6%. Nel 2001 la Sinistra tradizionale tocca il suo minimo storico assoluto scendendo al 23,3%, mentre il Blocco di centrosinistra si mantiene stabile al 43,8%. Nel 2006 si registra un netto picco positivo per entrambe: il Blocco di centrosinistra torna a quota 47,9% e la Sinistra tradizionale risale al 39,5%. Dal 2008 inizia un declino definitivo per entrambe le componenti. Nel 2013 le due linee tornano a coincidere precisamente al 30,8%. Infine, nel 2018, il grafico si conclude con il Blocco di centrosinistra al 26,1% e la Sinistra tradizionale che scende ulteriormente al 23,5%.

Nota: Solo partiti con almeno l’1% dei voti (Camera dei Deputati) sono stati considerati

Non solo il risultato della sinistra è eclatante in prospettiva diacronica, ma allargando lo sguardo ai paesi dell’Europa occidentale, esso appare ancor più negativo. Come si vede nella Figura 2, che misura la forza della sinistra nelle ultime elezioni politiche in ciascun paese, la sinistra italiana è oggi la seconda più debole dell’Europa occidentale, dopo la Francia dove alle legislative del giugno 2017 il Partito socialista è crollato. Curiosamente, i paesi dove oggi la sinistra è più forte sono quelli del Sud Europa, cioè Grecia, Malta, Portogallo e Spagna. L’Italia, che pure fa parte di quest’area geopolitica, mostra dati in totale controtendenza.

Figura 2 – La sinistra in Europa occidentale, ultime elezioni politiche in 20 paesi

Descrizione generale: Un diagramma cartesiano con sfondo bianco e sottili linee di griglia orizzontali ogni 5 punti percentuali. L'asse orizzontale riporta gli anni delle elezioni politiche compresi tra il 1948 e il 2018, mentre l'asse verticale misura i valori percentuali da 20.0 a 50.0. Il grafico presenta due curve: una linea arancione con indicatori a cerchio rosso pieno per la Sinistra tradizionale e una linea gialla con indicatori a cerchio giallo pieno per il Blocco di centrosinistra. Fino al 1987 le due curve sono perfettamente sovrapposte e coincidenti, mentre si sdoppiano a partire dagli anni Novanta.

1. Fase di coincidenza strutturale (1948-1987)

Durante l'intero ciclo della Prima Repubblica, l'area della sinistra coincide interamente con i partiti tradizionali (PCI, PSI, PSDI) e le due linee corrono sovrapposte, registrando una crescita costante interrotta da lievi oscillazioni:
• 1948-1958: Il tracciato si apre a quota 38.0% nel 1948, sale a 39.8% nel 1953 e si porta al 41.5% nel 1958.
• 1963-1972: Si stabilizza nella fascia alta toccando il 45.2% nel 1963, il 45.8% nel 1968 e registrando una parziale flessione al 43.8% nel 1972.
• Il picco storico del 1976: Spinte dal massimo storico del PCI, le linee raggiungono il valore massimo assoluto dell'intero grafico a quota 48.9%.
• 1979-1987: Il ciclo si chiude in parziale flessione a quota 45.4% nel 1979, risale a 46.9% nel 1883 e tocca quota 45.5% nel 1987.

2. La transizione e lo sdoppiamento delle curve (1992-2001)

Mappa la scomposizione della sinistra storica e la nascita delle coalizioni allargate della Seconda Repubblica (L'Ulivo):
• Il biennio di crisi (1992-1994): La linea gialla e quella arancione si staccano. Nel 1992 calano rispettivamente al 42.7% e al 38.0%. Nel 1994, anno del primo picco dell'astensionismo e della ristrutturazione dell'offerta politica, la curva della sinistra tradizionale crolla a quota 28.6%, mentre il blocco di coalizione (giallo) flette al proprio minimo storico a quota 34.3%.
• La fase dell'Ulivo (1996-2001): La linea gialla delle coalizioni allargate compie un balzo portandosi al 43.3% nel 1996 e al 43.8% nel 2001. Al contrario, la sinistra tradizionale (linea arancione) rimane confinata su valori bassi, oscillando al 29.6% nel 1996 per poi precipitare al punto minimo assoluto dell'intero grafico a quota 23.3% nel 2001.

3. Il ciclo recente e la nuova convergenza (2006-2018)

• L'Unione del 2006: La nascita dell'ampia coalizione guidata da Romano Prodi determina una forte fiammata orizzontale in cui il blocco di centrosinistra (giallo) risale fino al 47.8%, mentre la sinistra tradizionale recupera portandosi al 39.4%.
• Il declino strutturale (2008-2018): Inizia una contrazione netta e parallela per entrambe le curve. Nelle elezioni del 2008 flettono rispettivamente al 40.6% (giallo) e al 36.2% (arancione). Nel 2013 si sovrappongono quasi perfettamente a quota 30.8%. La serie storica si chiude nel 2018 registrando un netto arretramento: il blocco di centrosinistra si attesta al 26.1%, mentre la sinistra tradizionale tocca il suo minimo recente a quota 23.5%.
Nota: Sinistra tradizionale: partiti comunisti, socialisti e socialdemocratici. Centrosinistra: include anche partiti della nuova sinistra (es. Verdi). Solo partiti con almeno l’1% dei voti (Camera Bassa) sono stati inclusi. Fonte: www.parlgov.org.