Qualcosa è cambiato. Un nuovo euroscetticismo e una nuova frattura politica in Italia?

di

Davide Vittori

Una parete con su dipinta la bandiera UE, piena di crepe

Dall’introduzione del Trattato di Maastricht il sistema politico italiano si è sempre caratterizzato per una netta prevalenza delle forze pro-europeiste (o euro-entusiaste). Secondo Taggart e Szczerbiak (2002) all’inizio degli anni 2000 l’Italia era il paese dell’Europa Occidentale in cui i partiti euroscettici (sia nella versione soft che in quella hard) erano meno rappresentati (con la sola eccezione della Spagna). Nonostante l’ambiguità mostrata da Forza Italia nei confronti delle istituzioni europee specialmente, ma non esclusivamente, nel quinquennio 2001-2006 (Rossi 2002, Quaglia 2005 e 2011) e la presunta svolta neo-atlantista di Silvio Berlusconi durante il conflitto iracheno, i partiti di centro-destra (Forza Italia prima e Popolo della Libertà dopo) si sono sempre allineati con i partiti di centro e centro-sinistra nelle principali votazioni nel Parlamento italiano concernenti i trattati europei. Nonostante le élite politiche di centro-sinistra in Italia siano sempre state maggiormente pro-europeiste, in comparazione con quelle conservatrici, il quadro che emergeva alla vigilia della crisi, secondo quanto analizzato da Roux e Verzichelli (2010), era che queste ultime – e ancor più quelle economiche – mostravano un supporto marcato nei confronti dell’integrazione europea. Questo supporto si rifletteva anche nell’opinione pubblica: al pari di quello dei parlamentari (Benedetto 2008), l’europeismo dell’opinione pubblica è difatti stato sempre considerato un fatto acquisito per il sistema politico italiano (si veda in prospettiva comparata Lubbers and Scheepers 2005). La Grande Recessione ha messo questo doppio consenso alle corde.

Una prospettiva di lungo periodo: il tradizionale europeismo italiano di fronte alla crisi

I dati dell’Eurobarometro in questo caso possono fornire un quadro diacronico dell’evoluzione e dei cambiamenti dell’elettorato: mettendo insieme le due maggiori potenze economiche e politiche europee e i “vicini” italiani del Sud Europa (Grecia e Spagna) è possibile notare come all’indomani dell’introduzione della moneta unica, solo (all’incirca) un italiano su dieci aveva un giudizio “negativo” o “abbastanza negativo” dell’Unione Europea. Questa proporzione è andata diminuendo negli anni successivi, mantenendosi costantemente al di sotto della media dell’Unione Europea e del duo franco-tedesco, dove le risposte negative oscillavano tra il 15% e il 20% nel quinquennio 2000-2005. La Grande Recessione cambia lo scenario (Figura 1). Radicalmente. Ma soprattutto nel Sud Europa, dove per la prima volta le risposte negative superano la media europea nel momento finanziariamente più critico per Grecia, Spagna e Italia (2011-2013, per la Grecia il trend non si attenua nei successivi anni).

Fig. 1 – Andamento dei giudizi negativi circa l’Unione EuropeaDescrizione generale: Un grafico a linee spezzate che mappa valori percentuali sull'asse verticale (da 0% a 60% con intervalli del 5%) lungo un arco temporale di diciassette anni riportato sull'asse orizzontale. Il grafico evidenzia una generale stabilità o crescita moderata per tutti i paesi fino al 2008-2009, seguita da una forte impennata e da una marcata divergenza subito dopo la crisi economico-finanziaria globale.
1. Andamento per Paese e andamento delle Linee
• Grecia (Linea blu scuro):
	• Parte sotto il 10% nel 2000, oscilla fino al 2008 rimanendo sotto il 15%, per poi subire un'impennata verticale drammatica dopo il 2009.
	• Raggiunge il picco massimo assoluto del grafico nel 2013, superando il 54%. Successivamente registra una parziale flessione, seguita da una nuova risalita sopra il 50% nel 2016.
• Spagna (Linea rossa):
	• Mantiene valori molto bassi e stabili (tra il 5% e il 10%) per quasi un decennio.
	• Dopo il 2008 inizia una crescita ripida e costante che la porta a toccare il suo valore massimo vicino al 38% nel 2013, per poi flettere sensibilmente fino a circa il 18% nel 2016.
• Italia (Linea azzurra):
	• Oscilla intorno al 10% nella prima metà degli anni 2000, con un picco isolato al 14% nel 2004.
	• Dopo il 2011 fa registrare una crescita repentina, allineandosi stabilmente nella fascia compresa tra il 25% e il 35% nel periodo 2012-2016.
• Francia (Linea viola):
	• Parte come la linea con i valori più alti nel 2000 (circa 17%), oscillando con una tendenza alla crescita fino al 2005 (24%).
	• Subisce un forte calo nel 2007 (14%), per poi risalire in modo costante dopo il 2010 e chiudere l'anno 2016 in seconda posizione assoluta, toccando quota 32%.
• Germania (Linea gialla):
	• Mostra un andamento opposto a quello degli altri paesi nella seconda metà del grafico. Oscilla tra il 15% e il 20% fino al 2005, sale leggermente nel 2010 (circa 24%) ma poi avvia un trend decrescente costante dopo il 2011, scendendo fino a circa il 17% nel 2015.
• Media UE (Linea arancione):
	• Funge da baricentro del grafico, muovendosi in modo regolare e crescendo gradualmente da quota 18% (2000) fino a stabilizzarsi in una forchetta compresa tra il 20% e il 30% nell'ultimo quinquennio (2012-2016).
2. Legenda dei Colori (In calce all'asse orizzontale)
• Italia: Trattino azzurro
• Spagna: Trattino rosso
• Grecia: Trattino blu scuro
• Media UE: Trattino arancione
• Germania: Trattino giallo
• Francia: Trattino viola

Passando dal giudizio sull’Europa al sostegno all’Euro, i dati Eurobarometro mostrano per l’Italia una tendenza analoga. Il Sud Europa, sin dalla ratifica del Trattato di Maastricht, ha mostrato un altissimo supporto all’Euro, con l’Italia a fare da capofila per tutto il decennio che ha preceduto il faticoso ingresso del paese nella moneta unica (Figura 2). Anche quando questo supporto è calato nel decennio pre-crisi (2000-2009), esso si è mantenuto al di sopra della media europea, fatta eccezione per una brevissima parentesi. Mentre in Spagna e Grecia, alla crescente percezione negativa dell’Unione Europea non ha fatto da contraltare un calo di portata significativa sulla moneta unica, in Italia i giudizi negativi su Unione ed Euro sono andati a braccetto, pur essendo la moneta unica ancora un ancoraggio fondamentale per l’opinione pubblica italiana, come vedremo di seguito. Quello che però la Figura 2 evidenzia in Italia è un calo di oltre trenta punti dal 2002 al 2016 e soprattutto, in maniera speculare, una completa “rivoluzione” nell’elettorato tedesco che, tra quelli presi in analisi, si è trasformato nel più ferreo sostenitore dell’Euro, dopo esserne stato per lungo tempo molto più scettico.

Fig. 2 – Andamento dei giudizi positivi circa l’EuroDescrizione generale: Un grafico a linee spezzate che mappa valori percentuali sull'asse verticale (da 20% a 90% con intervalli del 5%) lungo un arco temporale di venticinque anni riportato sull'asse orizzontale. Il grafico evidenzia traiettorie fortemente divergenti negli anni '90 e nei primi anni 2000, seguite da una convergenza generale tra il 2004 e il 2010, e una nuova netta separazione delle traiettorie nell'ultimo quinquennio (2011-2016), guidata dalla crescita speculare della Germania e dal calo dei paesi dell'Europa meridionale.
1. Andamento per Paese e traiettoria delle Linee
• Italia (Linea azzurra):
	• Inizia negli anni '90 con i valori più alti in assoluto, oscillando tra il 75% e l'83% nel periodo 1992-2002.
	• Dopo il 2002 avvia un trend decrescente costante e marcato, interrotto da brevi fluttuazioni, che la porta a registrare una contrazione drastica fino a chiudere il 2016 in ultima posizione assoluta, toccando il suo punto minimo storico a quota 53,5%.
• Germania (Linea gialla):
	• Mostra l'evoluzione più radicale del grafico, partendo nel 1993 dal punto minimo assoluto dell'intera serie storica sotto il 30%.
	• Sviluppa una crescita costante e imponente per tutti gli anni '90 e i primi anni 2000. Dopo una parziale flessione nel 2003-2004, riprende una salita ripidissima dopo il 2012, chiudendo il 2016 in prima posizione assoluta con il valore massimo di circa l'81%.
• Spagna (Linea rossa):
	• Presenta un andamento molto instabile e altalenante. Cresce negli anni '90 fino al picco del 2000 (75%), cala bruscamente nel 2005 (circa 58%) e risale fino al 2007 (68%).
	• Nell'ultimo periodo subisce forti oscillazioni condizionate dalla crisi, chiudendo l'anno 2016 in netta ripresa a quota 71%.
• Francia (Linea viola scuro):
	• Oscilla stabilmente nella fascia medio-alta del grafico (tra il 60% e il 70%) per quasi tutto il venticinquennio. Mantiene un andamento frastagliato con continui picchi e flessioni annuali, terminando nel 2016 a quota 68%.
• Grecia (Linea viola chiaro):
	• Inizia il grafico sotto il 60% nei primi anni '90, per poi registrare un incremento vistoso che la porta a toccare il 78% nel 2002 e nel 2004.
	• Subito dopo il 2004 subisce un crollo verticale immediato che la fa precipitare al 46% nel 2005. Successivamente recupera terreno fino al 2011 (75%) per poi stabilizzarsi e chiudere il 2016 intorno al 68%.
• Media UE (Linea arancione):
	• Funge da asse centrale di riferimento. Cresce in modo regolare da quota 57% (1992) fino al picco del 2002 (66%), mantenendosi poi stabile in una forchetta compresa tra il 52% e il 60% per tutto il decennio successivo (2006-2016).
2. Legenda dei Colori (In calce all'asse orizzontale)
• Italia: Trattino azzurro
• Spagna: Trattino rosso
• Grecia: Trattino blu/viola chiaro
• Media UE: Trattino arancione
• Germania: Trattino giallo
• Francia: Trattino viola scuro

Ai giorni nostri: una nuova frattura nell’elettorato?

Spostando lo sguardo alla politica odierna in Italia, il trend evidenziato dall’Eurobarometro sino al 2016 risulta essere confermato anche nel 2018. Un sondaggio CATI-CAMI-CAWI condotto da IPSOS nell’ottobre di quest’anno mostra come il grado di fiducia nell’Unione Europea – ossia coloro che hanno espresso un giudizio da 6 a 10 in una scala da 0 a 10 – sia fermo al 34% del campione, ben 22 punti percentuali in meno di chi invece ha espresso sfiducia nei confronti di Bruxelles (giudizi da 0 a 5). A livello partitico, emerge chiara la frattura tra il Partito Democratico e i partiti di governo che, dopo aver condotto una campagna elettorale nel 2014 molto critica nei confronti delle istituzioni europee (basti ricordare il motto “Basta Euro!” della Lega), hanno innalzato di recente il livello di scontro con la Commissione. Solo il 26% e il 21% dell’elettorato rispettivamente di Cinque Stelle e Lega nutre fiducia nell’UE (il 72% e il 77% ha un giudizio negativo), mentre nel PD questa percentuale è del 78% (contro un 22% di giudizi negativi). Più ondivago il caso dell’elettorato di Forza Italia che appare spaccato su questa issue (52% di giudizi negativi contro il 39% di quelli positivi).
Anche sull’Euro si nota una spaccatura, seppure anche qui, in linea con i dati dell’Eurobarometro, il supporto alla moneta unica è ancora maggioritario nel paese. Il 61% propende ancora per la moneta unica e solo un 27% vorrebbe il ritorno della Lira. Seppure in un quadro di generale supporto, il trend evidenziato nei giudizi sull’Unione da parte degli elettorati di Cinque Stelle, Lega, PD e FI qui si ripete specularmente. Nella Lega il ritorno al vecchio conio è supportato dal 50% del proprio elettorato, mentre nei Cinque Stelle la percentuale è del 36%, quindi al di sopra del dato del campione di 9 punti. Gli elettori del PD sono unanimi nel supporto all’Euro (97%), mentre in FI le percentuali rispecchiano quelle dell’elettorato (60% a favore dell’Euro, 25% della Lira).
Uno dei cavalli di battaglia del Movimento 5 Stelle alle scorse elezioni europee era stato il referendum sull’Euro. Un referendum presumibilmente consultivo, come solo una volta è accaduto in Italia su un potenziale mandato costituente al Parlamento Europeo. Il sondaggio si spinge più in là chiedendo agli intervistati il proprio posizionamento sull’uscita del paese dall’Unione Europea (EX-ITA) in caso di referendum. Al netto di coloro che non sanno o non rispondono – una quota non indifferente (21%) – il sondaggio evidenzia una netta preferenza (54%) per la permanenza del paese nell’Unione, rispetto ad una potenziale EX-ITA (25%). Come nei due precedenti casi, l’elettorato della Lega si conferma come il più euroscettico (48% a favore dell’uscita e 32% contro); nel polo opposto il Partito Democratico in cui il 93% degli elettori vuole rimanere nell’Unione. Tra i due poli – euroscettico forte ed euro-entusiasta, si inseriscono gli elettori del Movimento 5 Stelle (35% a favore dell’uscita, 42% per la permanenza) e di Forza Italia (27% pro EX-ITA, 62% per la permanenza). Da registrare che, mentre i due alleati di governo registrano una quota significativa di chi non sa, non indica una preferenza o non voterebbe (23% Movimento 5 Stelle, 20% Lega), nel PD e in Forza Italia questa quota scende rispettivamente al 2% e all’11%, segno che le preferenze negli elettorati di questi due partiti sono maggiormente consolidate.
Rimane certamente complicato stabilire quanto la frattura europea sia stata decisiva per la strutturazione del voto dello scorso marzo, tuttavia una breve comparazione con la Grecia può fornire uno spunto di riflessione. Nel Gennaio 2015, quando SYRIZA ottenne la maggioranza relativa alle elezioni, l’alleato di governo (ANEL) era il partito che più si avvicinava alle posizioni del partito di maggioranza sull’UE rispetto ad altri potenziali partner. Lo stesso è accaduto in Italia, pur in un contesto di minore polarizzazione sulla questione europea rispetto alla Grecia. Quanto questa frattura sia duratura è difficile stabilirlo; tuttavia, le elezioni europee del 2019 potrebbero consolidare questa tendenza, specie se le tensioni con la Commissione dovessero continuare. Se così dovesse essere, sarebbe l’elettorato del Movimento 5 Stelle, tutt’altro che compatto sulla questione europea, a dover fare una scelta “dura”, ossia privilegiare la fedeltà al partito o punire lo spostamento dei 5 Stelle verso un polo più marcatamente euroscettico.

In ogni caso, uno sguardo complessivo ai dati sembra suggerire una chiave di lettura fatta di due aspetti: da un lato emerge un forte atteggiamento critico nei confronti dell’Unione Europea e delle politiche economiche simboleggiate dall’Euro; dall’altro, tuttavia, si riscontra una tendenza chiara a non mettere in discussione in modo significativo (se non nell’elettorato della Lega, perfettamente diviso) l’appartenenza dell’Italia all’Europa e all’Euro – come confermato dai dati CISE di pochi mesi fa (Emanuele e De Sio 2018). Di qui la complessità delle strategie dei partiti (soprattutto di quelli di governo) nell’interpretare il mandato di un elettorato che vorrebbe evidentemente che l’indirizzo politico dell’Unione Europea cambiasse, ma senza mettere in dubbio l’appartenenza all’Europa (De Sio e Paparo 2018).

Riferimenti bibliografici

Benedetto, Giacomo (2008), ‘Explaining the Failure of Euroscepticism in the European Parliament’, in Szczerbiak, Aleks e Paul Taggart (a cura di), ‘Opposing Europe? The Comparative Party Politics of Euroscepticism‘ (Volume 2), Oxford, Oxford University Press, pp. 127-150.

De Sio, Lorenzo e Aldo Paparo (2018), ‘Il sondaggio CISE: priorità dei cittadini e strategie dei partiti verso il voto’, in Emanuele, V. e Paparo, A. (a cura di), Gli sfidanti al governo. Disincanto, nuovi conflitti e diverse strategie dietro il voto del 4 marzo 2018, Dossier CISE(11), Roma, LUISS University Press e Centro Italiano Studi Elettorali, pp. 153-158.

Emanuele, Vincenzo e Lorenzo De Sio, (2018), ‘Il mandato del 4 marzo. Dietro vittorie e sconfitte, la domanda di affrontare vecchi problemi e nuovi conflitti’, in Emanuele, V. e Paparo, A. (a cura di), Gli sfidanti al governo. Disincanto, nuovi conflitti e diverse strategie dietro il voto del 4 marzo 2018, Dossier CISE(11), Roma, LUISS University Press e Centro Italiano Studi Elettorali, pp. 21-30.

Lubbers, Marcel e Peer  Scheepers (2005), ‘Political versus Instrumental Euro-scepticism’, European Union Politics, 6(2), pp. 223-242.

Quaglia, Lucia (2005), ‘Europe and the right in Italy: an ambivalent relationship’, South European Society and Politics, 10(2), pp. 277–291.

Quaglia, Lucia (2011), ‘The Ebb and Flow’ of Euroscepticism in Italy’, South European Society and Politics, 16(1), pp. 31-50.

Rossi, Lucia Serena (2002), ‘New trends in Italy’s European policy’, The International Spectator, 37(1), pp. 97-106.

Roux, Christophe e Luca Verzichelli (2010), ‘Italy: Still a Pro-European, but not a Fully Europeanised Elite?’, South European Society and Politics, 15(1), pp. 11-33.

Taggart, Paul e Aleks Szczerbiak (2002),’The Party Politics of Euroscepticism in EU Member and Candidate States’, Opposing Europe Research Network Working Paper N. 6.