I flussi elettorali stimati su sezioni di grandi città italiane e delle rispettive macro-aree territoriali offrono un quadro nitido di come si sia comportato l’elettorato dei principali partiti al referendum costituzionale sulla giustizia del marzo 2026 rispetto alle elezioni europee del giugno 2024.
Al Nord il centrodestra ha votato Sì, con la Lega su livelli leggermente inferiori
Tra gli elettori che alle Europee 2024 avevano sostenuto i partiti di governo, la propensione a votare Sì è risultata elevata nelle grandi città del Nord. FdI e FI mostrano valori molto alti e sostanzialmente uniformi — tra l’87% e il 96% nelle quattro città considerate — mentre la Lega si posiziona a livelli più bassi: 85% a Torino, 72% a Genova, 67% a Milano. Un dato che vale la pena segnalare, pur restando all’interno di una coerenza complessiva del centrodestra sul fronte del Sì.
Nel resto del territorio settentrionale — al netto delle grandi città — i valori si abbassano per tutti e tre i partiti, con FI al 41% e la Lega al 47%, mentre FdI tiene meglio all’82%. La mobilitazione a favore del Sì appare dunque più intensa nei centri urbani che nelle aree periferiche.
L’ex zona rossa: centrosinistra compatto, centrodestra in tenuta
Nelle principali città della tradizionale zona rossa — Bologna e Firenze — il quadro è coerente con quanto atteso. Gli elettori di PD, M5S e AVS votano No in percentuali prossime al 100%, con valori che in nessun caso scendono sotto il 94%. Sul fronte opposto, FdI e FI mostrano valori di Sì elevati, tra l’88% e il 100%, mentre la Lega si attesta su livelli leggermente più contenuti (85% a Bologna, 87% a Firenze), ma comunque in linea con le città del Nord.
Nel resto dell’ex zona rossa i valori si riducono per il centrodestra: FI scende al 62% e la Lega al 44%, mentre FdI si ferma al 77%. Sul fronte del No, PD e AVS restano solidi, ma il M5S scende al 67%, anticipando una tendenza che si osserverà ancora più nettamente nel Mezzogiorno.
Il Centro-Sud e le Isole: il M5S si sgancia
Nelle grandi città del Centro-Sud il centrodestra mantiene valori di Sì generalmente elevati tra gli elettori di FdI — Roma all’84%, Napoli all’83% — mentre FI e Lega mostrano una variabilità maggiore. A Napoli FI si ferma al 48% e la Lega al 41%, i valori più bassi registrati in tutta la penisola. A Bari e Palermo i dati si abbassano ulteriormente per tutti e tre i partiti.
Il dato più significativo riguarda tuttavia il M5S: se nelle città del Nord e dell’ex zona rossa la base pentastellata vota No in percentuali tra l’84% e il 94%, nel Centro-Sud e nelle isole questa quota crolla al 30%. È un segnale di un elettorato meridionale del M5S che sul referendum appare lontano dalla posizione ufficiale del partito, probabilmente più influenzato da dinamiche locali che da indicazioni nazionali.
PD e AVS confermano invece la loro compattezza anche al Sud: il PD non scende mai sotto l’81% di No nelle aree aggregate, e AVS si mantiene al 93% nel Resto Centro-Sud e Isole.
Gli astenuti del 2024: una mobilitazione asimmetrica
Un dato di particolare interesse riguarda il comportamento degli elettori che alle Europee 2024 avevano scelto di non votare. La quota di questi che si è recata alle urne per il referendum e ha votato Sì è generalmente contenuta — tra il 7% e il 25% a seconda dell’area — mentre la quota di chi tra gli stessi astenuti ha votato No risulta sistematicamente più alta, oscillando tra il 15% e il 27%. Questo differenziale suggerisce che il referendum abbia avuto una maggiore capacità di mobilitare verso il No chi in precedenza aveva disertato le urne, un segnale coerente con una consultazione percepita come maggiormente identitaria dall’elettorato progressista.
Un quadro polarizzato con qualche eccezione territoriale
Nel complesso, i dati confermano una polarizzazione netta tra i due fronti, con una fedeltà molto alta degli elettori di entrambi gli schieramenti alle rispettive posizioni. Le eccezioni più significative riguardano la Lega e FI nel Mezzogiorno — dove la base elettorale appare meno coesa sul Sì — e soprattutto il M5S nel Sud e nelle Isole, dove la distanza dalla posizione del partito è marcata. Le aree metropolitane mostrano in generale una maggiore disciplina di voto rispetto ai territori periferici, in linea con quanto già osservato in precedenti analisi di flusso su elezioni politiche e referendarie italiane.
