Il rendimento coalizionale penalizza ancora il centrodestra, specialmente al Sud

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di Aldo Paparo

Abbiamo già avuto modo di sottolineare l’importanza del confronto con le regionali dello scorso anno per analizzare e comprendere questa tornata di elezioni amministrative. I comuni con almeno 15000 abitanti coinvolti nelle due elezioni sono 118. Le tabelle 1 e 2 riportano, per questi comuni, i risultati dei candidati, di centrosinistra e di centrodestra, e delle loro liste, distinguendo per zona geografica, in tali due elezioni. E’ così possibile confrontare i risultati delle due coalizioni, ma anche quelli dei candidati di ciascuna delle due con quelli ottenuti dalle liste che sostenevano quei medesimi candidati.

TAB.1 Risultati delle coalizioni per zona geografica, maggioritario e proporzionale (dati percentuali)

TAB.2 Risultati delle coalizioni per zona geografica, maggioritario e proporzionale (valori assoluti)

NOTA: Un candidato è classificato di centrosinistra se è sostenuto da almeno un partito nazionale di area (Pd, Idv, Sel, Fds, Psi, Verdi). I candidati del terzo polo sono quelli appoggiati, fra i partiti nazionali, esclusivamente da Api e/o Udc e/o Fli. Per rientrare nella categoria di candidato di centrodestra, si deve essere collegati ad almeno uno fra Pdl, Lega nord,  La destra o Adc. Le liste sommate nei blocchi sono quelle che sostenevano i candidati delle diverse aree politiche, definiti secondo i criteri precedenti.

Innanzitutto si nota l’avanzamento relativo del centrosinistra rispetto al centrodestra. Infatti alle regionali dell’anno scorso, nei comuni al voto quest’anno per le amministrative, i candidati Presidenti berlusconiani avevano ottenuto il 47,4% contro il 47,1% di quelli sostenuti da Pd e alleati. Guardando al risultato proporzionale, il margine dei partiti al governo del paese era ancora più marcato: 49,1% a 45,8%. Ma con le elezioni di quest’anno, i rapporti di forza si sono invertiti ed è il centrosinistra adesso ad avere più voti: 44,3% a 40% in quanto a liste, addirittura 46,1%, a 37,7% se guardiamo al risultato maggioritario dei candidati sindaci. Completa il quadro la crescita del terzo polo e dei suoi candidati. L’anno scorso l’Udc aveva presentato un proprio candidato solo in alcune regioni, ottenendo con essi appena il 2% dei voti totali. Quest’anno candidati non sostenuti da partiti altri rispetto a Fli,Udc e Api prendono circa il 7% su base nazionale, con un risultato particolarmente brillante al sud (attorno al 10%).

Bisogna però sottolineare come la crescita del centrosinistra sia solo relativa e non in termini assoluti. Infatti l’aumento dei voti assoluti ottenuti è spiegabile attraverso la crescita dell’affluenza, dal 62,4% delle regionali, al 69,9% delle comunali. Guardando ai dati percentuali, questo appare evidente: il centrosinistra scende di 1 punto percentuale nel maggioritario e di 1,5 nel proporzionale rispetto al 2010. L’unica zona del paese in cui il centrosinistra cresce è il nord: +2,4% al maggioritario, +3,1% al proporzionale. Ma il grosso dell’avanzamento deriva dalla brusca flessione del centrodestra, che addirittura smarrisce circa 180.000 voti maggioritari in un anno, perdendo poco meno di 10 punti sia nella competizione maggioritaria fra candidati, sia in quella proporzionale fra le liste.

L’altro elemento estremamente interessante è il rendimento coalizionale[1] differenziato per i  due diversi poli: esso è pari, per ciascuna coalizione, alla somma delle differenze fra i voti maggioritari ottenuti dai candidati e quelli proporzionali delle liste loro collegate. Il fatto che questo fenomeno tenda a punire il centrodestra è sistematico e le regionali 2010 non avevano fatto eccezione, ma quest’anno si è rafforzato. Il centrodestra passa infatti dal -1,7% al -2,3%, mentre il centrosinistra da +1,3% a +1,8%.

Se nelle regionali il peggior rendimento dei candidati del centrodestra era omogeneo nelle diverse zone del paese, e comunque in nessuna area i candidati ottenevano meno voti maggioritari di quanti non ne avessero ricevuti le liste ad essi collegate, la situazione cambia radicalmente nel 2011. Oggi il motore di questo dato è il sud del paese: infatti al nord i candidati di centrodestra perdono appena lo 0,8% rispetto alle proprie liste, e nella zona rossa ottengono addirittura quasi due punti percentuali in più. Ma al sud lo spostamento di consensi a svantaggio del centrodestra è superiore a 9 punti percentuali:  il centrosinistra è indietro di oltre il 6% nell’arena proporzionale, mentre i suoi candidati ottengono il 3,2% in più di quelli di centrodestra. Se i precedenti cattivi rendimenti potrebbero essere esclusivamente dovuti alla scarsa capacità dei candidati dell’area di governo di ottenere il sostegno tra quanti votano solo per il sindaco e non scelgono alcuna lista, in questo caso essi sono sicuramente stati penalizzati dal voto disgiunto. Infatti nelle regioni meridionali i candidati sindaco espressione del Pdl ricevono  meno voti delle liste che li sostengono (45.000 circa). Particolarmente negative risultano le performance dei candidati di Latina, Salerno e Reggio Calabria, i quali insieme hanno smarrito circa 17.000  fra i propri voti proporzionali.


[1] R. D’Alimonte e S. Bartolini, Come perdere una maggioranza: la competizione nei collegi uninominali, in R. D’Alimonte e S. Bartolini (a cura di), Maggioritario per caso, Bologna, Il Mulino, 1997