Il centrodestra e la perdita della roccaforte brianzola: i flussi elettorali a Monza

di Aldo Paparo e Matteo Cataldi

Le elezioni a Monza sono state particolarmente rilevanti. Se l’anno scorso con Milano era stata perduta la capitale del “forzaleghismo”, la caduta della roccaforte brianzola rappresenta certamente un ulteriore e forse definitivo colpo. Ciò che desta le maggiori sorprese, al di là del passaggio del governo comunale al centrosinistra,  è la proporzione del ribaltamento della precedente tradizione elettorale. La tabella 1 riporta la storia elettorale al proporzionale del capoluogo lombardo tra le comunali del 2007 e quelle del 2012, permettendoci di osservare la reale dimensione del cambiamento elettorale registrato in questa tornata.

Tabella 1. La storia elettorale di Monza dalle comunali del 2007 a quelle del 2012

Innanzitutto è opportuno evidenziare lo straordinario calo dell’affluenza rispetto alle precedenti comunali: 14 punti percentuali in meno di partecipazione. Abbiamo già sottolineato come l’affluenza sia scesa dappertutto nelle comunali 2012, ma a Monza il calo fra 2007 e 2012 è quasi il doppio di quello medio registrato in tutti i capoluoghi di provincia del nord al voto.

Passando ai risultati per partiti, emerge la débâcle del Pdl che con il 19,5% di oggi sostanzialmente dimezza il risultato percentuale stabilmente conseguito nelle precedenti tre elezioni. Guardando ai voti in valore assoluto, i 9.233 di oggi sono meno della metà di quelli ottenuti alle regionali nel 2010 e addirittura meno di un terzo di quelli delle politiche del 2008.

Non è andata meglio alla Lega, nonostante ripresentasse come candidato sindaco l’incumbent Marco Mariani. Anche sommando ai voti della lista Lega Nord quelli della civica Monza c’è (come abbiamo fatto nella tabella), il partito del carroccio raccoglie meno della metà dei consensi rispetto sia al 2008 che al 2010, venendo anche superato dal Movimento 5 stelle quale terzo partito.

Il 7% conseguito dall’Udc, insieme ad una civica collegata, rappresenta un lusinghiero risultato per il partito di Casini: è quasi il doppio di quanto non avesse raccolto nelle tre precedenti consultazioni; ma vista la dimensione del calo dei partiti di centrodestra, possiamo concludere che abbia fallito nell’intento di assorbire i voti in uscita da Pdl e Lega.

Il centrosinistra sfrutta il momento di difficoltà della parte avversa, che sconta insieme alla divisione un clima di opinione particolarmente ostile.

Una particolare menzione merita il dato relativo ai candidati indipendenti, che sono stati scelti da quasi un votante su sette.

Alla vigilia del ballottaggio, dunque, la situazione appariva piuttosto incerta: il candidato del centrosinistra, Scanegatti, aveva sì preso il doppio dei voti dell’avversario di centrodestra, Mandelli; ma il divario avrebbe potuto essere colmato se su quest’ultimo si fossero concentrati i voti dell’antico centrodestra, senza contare l’incertezza su come si sarebbero comportati i molti elettori che al primo turno avevano scelto il Mov. 5 stelle o candidati civici (quasi un quarto del totale).

Il risultato del secondo turno è il seguente: Scanagatti 25.716 voti, pari al 63,4%, contro i 14.851 voti di Mandelli. Attraverso l’analisi dei flussi elettorali possiamo comprendere come si sia pervenuti ad un simile esito.

Tabella 2. Flussi elettorali a Monza tra primo e secondo turno, destinazioni

Notiamo innanzitutto una sostanziale parità nel mantenimento dei propri voti del primo turno: quattro su cinque per entrambi gli sfidanti; con la restante parte che si astiene, senza alcun significativo flusso incrociato.

Passando poi a verificare se gli elettori “moderati” siano conversi su Mandelli, dobbiamo concludere in senso negativo. Infatti sia fra gli elettori di Martinetti che di Mariani il gruppo più numeroso è quello che ha preferito non tornare a votare e fra i leghisti la differenza fra quanti hanno scelto il candidato del centrodestra rispetto a quello del centrosinistra non è molto ampia.

Interessante rilevare il comportamento degli elettori del Mov. 5 stelle. Ebbene fra tutti i gruppi che non avevano il proprio candidato al secondo turno, coloro che  avevano votato Fuggetta sono quelli che meno si astengono al ballottaggio. Una maggiore propensione ad esercitare il diritto di voto non pare certo un atteggiamento antipolitico. Inoltre la maggioranza assoluta sceglie di votare per Scanegatti: se a Parma il candidato del Movimento ha ricevuto al ballottaggio i voti del centrodestra, appare prematuro concludere che gli elettori del Mov. 5 stelle siano “di destra”, o per lo meno così indica il caso monzese.

Tabella 3.  Flussi elettorali a Monza tra primo e secondo turno, provenienze

Nota metodologica: i coefficienti di flusso sono stati stimati utilizzando il modelli di Rosen, King e altri.

Aldo Paparo è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Politiche alla LUISS Guido Carli, dove insegna Italian Political System. Dopo il conseguimento del dottorato è stato W. Glenn Campbell and Rita Ricardo-Campbell National Fellow presso la Hoover Institution alla Stanford University, dove ha condotto una ricerca sulla identificazione di partito in chiave comparata. Ha conseguito con lode il dottorato di ricerca in Scienza della Politica presso la Scuola Normale Superiore (ex SUM) di Firenze, con una tesi sugli effetti del ciclo politico nazionale sui risultati delle elezioni locali in Europa occidentale. Ha conseguito con lode la laurea magistrale presso Facoltà di Scienze Politiche “Cesare Alfieri” della Università degli Studi di Firenze, discutendo una tesi sulle elezioni comunali nell’Italia meridionale. Le sue principali aree di interesse sono i sistemi elettorali, i sistemi politici e il comportamento elettorale, con particolare riferimento al livello locale. Ha co-curato numerosi volumi della serie dei Dossier CISE; e ha pubblicato articoli scientifici su South European Society and Politics, Italian Political Science, Quaderni dell’Osservatorio Elettorale, Contemporary Italian Politics e su Monkey Cage. È stato inoltre co-autore di un capitolo in Terremoto elettorale (Il Mulino 2014). È membro dell’APSA, della MPSA, della ESPA, della ECPR, della SISP e della SISE. Clicca qui per accedere al profilo su IRIS.
Matteo Cataldi si è laureato presso la Facoltà di Scienze politiche “Cesare Alfieri” dell’Università di Firenze con una tesi sulla competitività delle elezioni italiane. È stato ricercatore presso Tolomeo Studi e Ricerche e ha pubblicato articoli su Polena e Quaderni dell’Osservatorio Elettorale, è co-autore di un capitolo di Terremoto elettorale (Il Mulino, 2014) e co-curatore di vari Dossier CISE e di numerose note di ricerche apparse nella serie di Dossier. Ha inoltre curato l’appendice al volume Proporzionale se vi pare (Il Mulino, 2010). I suoi interessi di ricerca comprendono lo studio del comportamento elettorale e in particolare il cambiamento della geografia del voto, anche attraverso i più recenti sviluppi degli applicativi GIS in ambito politico-sociale. È membro SISP e dello Standing Group POPE – Partiti Opinione Pubblica Elezioni.