L’area di centrodestra è intatta, è il Pdl a non attrarla più

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di Vincenzo Emanuele

Dopo aver esposto, in un precedente articolo, i dati che mostravano in modo inequivocabile lo stato di crisi del Pdl, proviamo, in questo e nei successivi articoli, a scendere nel dettaglio di questa crisi. In questo articolo cerchiamo di capire se e come è cambiata, nel corso dell’ultimo anno, l’area di centrodestra e lo facciamo tramite il ricorso alla domanda relativa all’autocollocazione politica degli intervistati presente nelle tre ondate di sondaggio dell’Osservatorio politico del Cise. In pratica veniva chiesto al nostro campione (1.500 casi nelle prime due ondate, 2.500 nell’ultima) di posizionarsi su una scala da 0 a 10 dove 0 significa “sinistra” e 10 significa “destra”.

Fig. 1 Andamento dell’autocollocazione politica degli intervistati.

Come vediamo nella Figura 1, l’andamento della collocazione politica degli intervistati è rimasta piuttosto stabile nel corso del tempo. In particolare notiamo come nelle tre ondate l’area di quanti si collocano nel centrodestra (cioè coloro che si posizionano fra 6 e 10 nella scala sinistra-destra) è pressoché immutata nel corso dell’ultimo anno e corrisponde a poco meno di un terzo del campione. Notiamo invece una lieve diminuzione dell’area di centrosinistra (coloro che si posizionano fra 0 e 4 nella scala sinistra-destra) che passa dal 32,1% della primavera 2011 al 29,4% dell’anno dopo, cui fa da contraltare la crescita dei non collocati (dal 13,9 al 16,7%), ossia coloro che non riconoscono la posizione sinistra-destra o che non dichiarano la propria collocazione. Come vediamo dunque l’area dei moderati e dei conservatori italiani mostra caratteristiche di perdurante stabilità. Gli italiani non sono diventati maggiormente “di sinistra” nel corso dell’ultimo anno, eppure il Pdl è in crisi. Cosa succede dunque in quest’area politica?

Per capire meglio la situazione abbiamo incrociato l’autocollocazione politica con la Propensione al voto (Ptv) del Pdl. Sono due i motivi che ci spingono ad utilizzare la domanda sul Ptv in luogo di quella sulle intenzioni di voto: innanzitutto ci permette di intercettare gli orientamenti dell’intero campione, dal momento che la quasi totalità degli intervistati accetta di rispondere a queste domande (mentre sulle intenzioni di voto ai partiti risponde solo una minoranza, circa il 43% nell’ultima ondata); in secondo luogo il Ptv ci permette di identificare – selezionando chi dà a un partito un punteggio alto (fra 6 e 10 in una scala da 0 a 10) – il potenziale elettorale del partito. Un dato particolarmente utile in una fase di transizione come quella attuale.

Fig 2 Andamento del potenziale elettorale Pdl per autocollocazione politica nelle tre ondate del sondaggio Cise – OP.

La Figura 2 mostra, suddividendo il campione per area politica, la percentuale degli intervistati, che, nelle tre ondate successive, assegna una probabilità di voto al Pdl superiore a 5. Come vediamo, fra coloro che si autocollocano nel centrodestra (asse sinistra-destra > 5) la propensione al voto per il Pdl (Ptv Pdl > 5) diminuisce fortemente nel corso del tempo, passando dal 68% di aprile 2011 al 53% di aprile 2012. Un calo di 15 punti complessivi scontato in gran parte negli ultimi mesi dell’anno scorso    (-11 punti già nella rilevazione di dicembre).

Fig. 3 Andamento del potenziale elettorale del Pdl fra i collocati nel centrodestra.

Il crollo del potenziale elettorale al partito nella sua area politica di riferimento conferma la natura strutturale della crisi del Pdl: oggi quasi metà degli italiani che si considerano di centrodestra non prendono in considerazione il voto per il principale partito di centrodestra (Figura 3).

Per il resto si assiste ad una diminuzione del potenziale elettorale del partito di Berlusconi e Alfano in tutte le altre categorie, sebbene fra gli elettori di centrosinistra e fra i non collocati il calo appaia meno pronunciato, mentre una quota significativa di elettorato centrista (che cioè si posiziona nel punto 5 dell’asse sinistra-destra), corrispondente a ben 6 punti percentuali è uscita dal potenziale elettorale del Pdl.

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Vincenzo Emanuele è ricercatore in Scienza Politica presso la LUISS Guido Carli di Roma. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Scienza della Politica presso la Scuola Normale Superiore (ex SUM) di Firenze con una tesi sul processo di nazionalizzazione del voto in Europa occidentale e le sue possibili determinanti. La sua tesi ha vinto il Premio 'Enrico Melchionda' conferita alle tesi di dottorato in Scienze Politiche discusse nel triennio 2012-2014 e il Premio 'Celso Ghini' come miglior tesi di dottorato in materia elettorale del biennio 2013-2014. È membro del CISE, di ITANES (Italian National Election Studies) e co-coordinatore del Research Network in Political Parties, Party Systems and Elections del CES (Council of European Studies). I suoi interessi di ricerca si concentrano sulle elezioni e i sistemi di partito in prospettiva comparata, con particolare riferimento ai processi di nazionalizzazione e istituzionalizzazione. Ha pubblicato articoli su Comparative Political Studies, Party Politics, South European Society and Politics, Government and Opposition, Regional and Federal Studies, Journal of Contemporary European Research, oltre che sulle principali riviste scientifiche italiane. La sua monografia Cleavages, institutions, and competition. Understanding vote nationalization in Western Europe (1965-2015) è edita da Rowman and Littlefield/ECPR Press (2018). Sulle elezioni italiane del 2018, ha curato la Special Issue di Italian Political Science ‘Who’s the winner? An analysis of the 2018 Italian general election’. Clicca qui per accedere sito internet personale. Clicca qui per accedere al profilo su IRIS.