Crisi Pdl, fra i suoi elettori 2008 solo uno su 3 lo rivota

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di Vincenzo Emanuele

Per comprendere la natura della crisi del Pdl un altro tema di particolare interesse consiste nel cercare di capire dove è finita la sua enorme area di consenso. In un altro articolo su questo sito sono stati analizzati i flussi elettorali tra ricordo del voto alle ultime elezioni politiche e intenzione di voto attuale nelle tre ondate del sondaggio Cise – Osservatorio politico. E’ utile riprendere qui i dati riguardanti il Pdl.

Alle elezioni politiche del 2008 il Pdl era risultato il primo partito italiano con il 37,4% dei consensi. Dopo tre anni di governo la situazione fotografata dal sondaggio Cise era quella descritta dalla prima colonna della Tabella 1: fatti 100 i voti al Pdl nel 2008, 61 sarebbero tornati al partito di Berlusconi in caso di nuove elezioni politiche e 3 a Fli (del resto facente parte del Pdl nel 2008). Una piccola quota si sarebbe mossa in direzione di altri partiti, della maggioranza (Lega Nord, 4%), o dell’opposizione (Udc, 3%, Pd e Sel, 2% a testa). Una quota significativa, infine, circa il 23% dei voti 2008, si sarebbe spostata in direzione della cosiddetta “area grigia”, ossia coloro che dichiarano di volersi astenere o sono incerti se andare a votare (18%) o che andranno a votare ma non sanno o non dichiarano per chi (5%). La situazione cambia radicalmente alcuni mesi dopo, nel sondaggio realizzato a dicembre 2011, dopo la caduta del governo Berlusconi e la nascita dell’esecutivo guidato da Mario Monti. Il senso di smarrimento provocato dalla fine dell’era Berlusconi colpisce a fondo l’elettorato del Cavaliere che abbandona in massa la sua creatura: fra gli elettori Pdl 2008 solo il 39% rivoterebbe il partito in caso di elezioni, ben 22 punti in meno rispetto alla primavera precedente. Questa enorme massa di consensi però non tradisce Berlusconi con un’altra forza politica ma si rifugia nell’area grigia che raddoppia la sua consistenza, raggiungendo il 47% (vedi la Figura 1), mentre la quota che sceglie altri partiti si riduce lievemente (dal 16 al 14%) e solo la Lega cresce di un punto, forse beneficiando della scelta di fare opposizione al governo Monti.

Tab. 1 Flussi di voto tra ricordo 2008 e intenzioni di voto attuali. Andamento nel corso delle tre ondate

Fig. 1 Andamento delle intenzioni di voto fra gli elettori Pdl 2008

La situazione per il Pdl si fa ancora più grave nella rilevazione dell’aprile 2012. In quest’ultimo sondaggio la quota di elettori Pdl 2008 che tornerebbe a rivotare il partito di Alfano si riduce ulteriormente, al 33%, mentre l’area grigia raggiunge la quota massima del 48%. Oggi dunque quasi un elettore su 2 del Pdl 2008 dichiara di non  sapere per chi votare o di volersi astenere. Rispetto all’autunno, la novità più significativa di questa terza ondata riguarda la crescita di coloro che dichiarano di voler votare per un partito diverso dal Pdl. Questo gruppo di intervistati rappresenta oggi il 19% degli elettori Pdl 2008 (a dicembre era il 14%). Il dato appare sorprendente se pensiamo che avviene parallelamente al ridimensionamento del principale competitor del Pdl per i voti dell’area di centrodestra, la Lega Nord, falcidiata dagli scandali interni e crollata nelle intenzioni di voto (gli elettori Pdl verso la Lega scendono da 5 a 2 nell’ultima ondata). Il partito che più di ogni altro beneficia della fuga degli elettori Pdl dal proprio partito è il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo che passa dall’1 al 5% dei voti fra gli elettori berlusconiani 2008. Quella grillina è una minaccia che il Pdl farebbe bene a non sottovalutare: le indiscutibili doti carismatiche e la costante critica dei politici di professione dell’ex comico genovese potrebbero attrarre una quota significativa di elettori del Pdl sensibili al richiamo populista e in passato già stregati da Berlusconi, che faceva di questi elementi la cifra del suo agire in politica.

Dopo aver esaminato i flussi elettorali tra il ricordo del voto passato e le intenzioni di voto abbiamo deciso di incrociare lo stesso voto 2008 con la propensione al voto (Ptv). Come abbiamo già visto negli articoli precedenti, la domanda sul Ptv ci permette di intercettare gli orientamenti dell’intero campione, dal momento che la quasi totalità degli intervistati accetta di rispondere a questa domanda (mentre sulle intenzioni di voto ai partiti risponde solo una minoranza, circa il 43% nell’ultima ondata); in secondo luogo il Ptv ci permette di identificare – selezionando chi dà a un partito un punteggio alto  – il potenziale elettorale del partito. Un dato particolarmente utile in una fase di transizione come quella attuale. In questo modo possiamo scoprire quali sono le conseguenze della crisi del Pdl sulla sua base potenziale di voto. Se la crisi del partito fosse passeggera potrebbe infatti accadere che ad un crollo delle intenzioni di voto quale quello visto in precedenza non faccia seguito una diminuzione del potenziale elettorale del partito, che potrebbe restare più o meno invariato, con i suoi elettori potenziali che, temporaneamente delusi, indirizzano verso altre forze politiche le proprie intenzioni di voto. Ma la Figura 3 ci dice che non è affatto così. La crisi del Pdl è tutt’altro che passeggera. E, oltre alle intenzioni di voto, anche il potenziale elettorale del partito è in forte ribasso fra coloro che hanno scelto il Pdl nel 2008. Come vediamo nel grafico in basso, gli elettori del Pdl alle ultime elezioni politiche che assegnano al partito di Alfano un potenziale elettorale superiore a 5 sono scesi nel corso dell’ultimo anno dal 77 al 55,5%, con una caduta repentina a dicembre 2011 (-19 punti) e un ulteriore assestamento al ribasso ad aprile 2012 (-2,5 punti). Isolando esclusivamente gli elettori Pdl che assegnano un potenziale elettorale molto alto (tra 8 e 10 nella scala 0-10) scopriamo che ad abbandonare il partito fra il 2011 e il 2012 sono stati proprio gli elettori facenti parte del suo zoccolo duro: questo gruppo di elettori si è ridotto di ben 22 punti, la stessa diminuzione registrata fra coloro che esprimevano un Ptv tra 6 e 10: il risultato è che oggi il 44,5 % degli elettori Pdl 2008 non prende in considerazione l’idea di votare nuovamente per il Pdl e solo il 36,9% (contro il 58,6% di un anno fa) conferma al suo vecchio partito un alto potenziale di voto.

Fig. 2 Andamento del potenziale elettorale del Pdl fra i votanti Pdl del 2008

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Vincenzo Emanuele è ricercatore in Scienza Politica presso la LUISS Guido Carli di Roma. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Scienza della Politica presso la Scuola Normale Superiore (ex SUM) di Firenze con una tesi sul processo di nazionalizzazione del voto in Europa occidentale e le sue possibili determinanti. La sua tesi ha vinto il Premio 'Enrico Melchionda' conferita alle tesi di dottorato in Scienze Politiche discusse nel triennio 2012-2014 e il Premio 'Celso Ghini' come miglior tesi di dottorato in materia elettorale del biennio 2013-2014. È membro del CISE, di ITANES (Italian National Election Studies) e co-coordinatore del Research Network in Political Parties, Party Systems and Elections del CES (Council of European Studies). I suoi interessi di ricerca si concentrano sulle elezioni e i sistemi di partito in prospettiva comparata, con particolare riferimento ai processi di nazionalizzazione e istituzionalizzazione. Ha pubblicato articoli su Comparative Political Studies, Party Politics, South European Society and Politics, Government and Opposition, Regional and Federal Studies, Journal of Contemporary European Research, oltre che sulle principali riviste scientifiche italiane. La sua monografia Cleavages, institutions, and competition. Understanding vote nationalization in Western Europe (1965-2015) è edita da Rowman and Littlefield/ECPR Press (2018). Sulle elezioni italiane del 2018, ha curato la Special Issue di Italian Political Science ‘Who’s the winner? An analysis of the 2018 Italian general election’. Clicca qui per accedere sito internet personale. Clicca qui per accedere al profilo su IRIS.