Le elezioni in Lombardia

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di Aldo Paparo e Nicola Maggini

La locomotiva d’Italia è ancora la roccaforte del centrodestra berlusconiano. La coalizione di Pdl e Lega Nord ha vinto alla Camera, al Senato e anche alle regionali. Ed è una notizia. Certo, considerando la storia elettorale lombarda della Seconda Repubblica, un simile risultato potrebbe apparire scontato e facilmente pronosticabile alla vigilia. Ma tale non era, per diverse ragioni. La vittoria di Pisapia alle comunali milanesi del maggio 2011 aveva segnato una prima, allora davvero inattesa, vittoria del centrosinistra. L’anno successivo lo stesso era accaduto a Monza, il capoluogo della provincia cui appartiene Arcore.  Poi le inchieste della magistratura che nell’ultimo anno hanno coinvolto figure di spicco del centrodestra lombardo, a cominciare dal Presidente Formigoni nel suo quarto mandato consecutivo. Infine, la crisi politica interna alla maggioranza del Pirellone che aveva portato alle elezioni regionali anticipate, prima della frettolosa ricomposizione dell’alleanza fra Berlusconi e Maroni, con quest’ultimo candidato alla Presidenza. Tutto questo lasciava intendere che fosse possibile un ribaltamento degli storici rapporti di forza.

Così non è stato. Oggi i partiti della coalizione guidata da Berlusconi hanno ottenuto poco più di 2 milioni di voti, pari al 35,7% dei validi totali. Cinque anni fa avevano invece la maggioranza assoluta con oltre 3,3 milioni di voti: il calo è di 1,3 milioni di voti. Di questi solo 200.000 ascrivibili al calo regionale dell’affluenza. Pdl e Lega hanno entrambi perso fra il 43 e il 45% dei voti ottenuti nel 2008.

Il centrosinistra ha fallito l’occasione di avanzare sfruttando le momentanee debolezze del tradizionale avversario. Ha subito anch’esso un arretramento, seppur più contenuto rispetto a quello del centrodestra. Veltroni aveva raccolto quasi un terzo dei voti, mentre oggi Bersani si è fermato il 28,2%, con una flessione di quasi 4 punti percentuali. In termini assoluti i voti in meno sfiorano i 360.000. In particolare il Pd ha perso quasi il 15% dei voti del 2008. Come magra consolazione è il primo partito in tutte e tre le arene.

Tab. 1 – Risultati elettorali in Lombardia: Camera, Senato, Regionali. Confronto con il passato.

La coalizione di Monti ha registrato un risultato migliore che nel resto del paese: il 12,1%. I 3 partiti hanno preso in totale quasi 700.000 voti, aumentando di oltre una volta e mezzo i voti dell’Udc del 2008. Tale crescita è oltre il doppio di quella dell’Italia nel suo complesso.

Anche in Lombardia comunque, il vero trionfatore è il Movimento 5 stelle, seppur con il risultato percentuale più basso fra tutte le regioni italiane (eccezion fatta per il Trentino-AA e la Val d’Aosta). Si è infatti fermato poco sotto il 20% dei voti, 6 punti percentuali in meno della sua media nazionale. In particolare due fattori possono avere giocato a sfavore di Grillo in Lombardia: la acclarata decisività del premio regionale al Senato, potrebbe avere indotto alcuni suoi potenziali elettori a fare voto utile in favore di uno dei due front-runner e poi confermare tale scelta alla Camera. A conferma di questo possiamo leggere il più marcato calo, rispetto alla media nazionale, registrato dal M5s al Senato.

Il secondo fattore sono le elezioni regionali, in particolare l’elezione diretta e in un turno unico del Presidente che ottiene in dote la maggioranza assoluta del Consiglio. La candidata del M5s alla regione ha preso 6 punti percentuali meno rispetto alla Camera, smarrendo quasi un terzo dei voti. Di nuovo è possibile che qualche elettore incerto sul voto al Movimento abbia deciso di votare Ambrosoli o Maroni alle regionali e poi sia stato coerente alla politiche.

Ambrosoli ha sfiorato il 40% dei voti maggioritari ed è riuscito a prendere oltre mezzo milione in più rispetto a Bersani e addirittura 200.000 voti in più di Veltroni nel 2008, quando i votanti erano stati molti di più. Anche Maroni va molto meglio della coalizione alla Camera, quasi 400.000 voti in più. Non riesce però del tutto ad arginare la generale flessione del centrodestra. Ha raccolto infatti 300.000 voti in meno di quelli di Formigoni nel 2010, quando i votanti furono un milione di meno. La flessione sfiora i 15 punti percentuali.

Oggi la Lombardia appare una regione competitiva. Dovremo aspettare le future elezioni per capire se il centrodestra saprà riconquistare i suoi consueti livelli di consenso o se invece siamo all’inizio di un riallineamento elettorale.