Le elezioni europee del 2014 in Italia: la situazione di partenza

 

di Nicola Maggini e Vincenzo Emanuele

 

Il 25 maggio 2014 si terranno in Italia le elezioni europee, che riguarderanno nel complesso i 28 stati membri dell’Unione Europea. Sono le ottave elezioni per il Parlamento Europeo a cui hanno partecipato i cittadini italiani a partire dal 1979. Come evidenziato in un articolo precedente, queste sono le prime elezioni che in base al Trattato di Lisbona porteranno alla elezione da parte del Parlamento Europeo (PE) del presidente della Commissione Europea, capo dell’Esecutivo europeo, sulla base di una proposta fatta dal Consiglio europeo, prendendo in considerazione il risultato delle elezioni (articolo 17, paragrafo 7 della TEU). Il sistema elettorale in vigore in Italia per la scelta dei rappresentanti da mandare al PE è un sistema proporzionale di lista con la possibilità di esprimere da una a tre preferenze per singoli candidati. In totale, all’Italia sono assegnati 73 seggi. Il territorio è diviso in cinque circoscrizioni elettorali: Nord-ovest (20 seggi), Nord-est (14 seggi), Centro (14 seggi), Sud (17 seggi), Isole (8 seggi); a ciascuna circoscrizione spetta un numero di seggi proporzionale al numero di abitanti risultante dall’ultimo censimento della popolazione. Per presentare una lista alle elezioni europee è necessario raccogliere le firme, per ogni singola circoscrizione, di almeno 30.000 e non più di 35.000 elettori, tranne nel caso in cui la lista abbia partecipato alla precedenti elezioni al Parlamento italiano o europeo con un proprio simbolo e ottenendo almeno un seggio. Per ottenere seggi nel PE ciascuna lista deve superare un soglia elettorale stabilita a livello nazionale, pari al 4% dei voti validi. Per le liste delle minoranze linguistiche è prevista la possibilità di collegamento con una lista nazionale: in tal caso i voti della lista linguistica andranno ad incrementare quelli della lista nazionale, ottenendo uno dei suoi seggi qualora un candidato linguistico ottenga almeno 50.000 suffragi.

     Nel campo degli studi elettorali, le elezioni europee sono sempre state considerate come second order elections [Reif e Schmitt, 1980], ossia elezioni in cui le questioni europee sono in secondo piano, mentre i partiti fanno campagna elettorale su temi e questioni prevalentemente nazionali su cui poi gli elettori basano le loro scelte di voto. Inoltre, le elezioni di secondo ordine sono elezioni in cui la posta in gioco è minore (o è percepita come tale) rispetto alle elezioni politiche (quando invece in palio c’è il governo del proprio paese) e di conseguenza la partecipazione al voto è minore e gli elettori si sentono più liberi nelle loro scelte elettorali, nel caso punendo nelle urne i partiti di riferimento quando si ritiene che non stiano svolgendo un’azione politica efficace e consona alle proprie aspettative. Secondo questa prospettiva, quindi, le elezioni per il PE costituiscono un laboratorio per i partiti per sperimentare nuove offerte elettorali e sono un arena elettorale particolarmente favorevole per i partiti all’opposizione e per quelli di protesta, mentre i partiti al governo di solito sono svantaggiati in base alla teoria del ciclo elettorale [Reif e Schmitt, 1980; van der Eijk e Franklin, 1996]. In particolare, i partiti di governo tendono a subire perdite quando le elezioni europee non si svolgono subito dopo le elezioni nazionali (quando solitamente i governi sono in “luna di miele” con gli elettorati), ma quando avvengono circa a metà legislatura.

      In base a quanto scritto fino ad ora, si capisce come le prossime elezioni europee in Italia rappresentino un interessante test elettorale per diversi attori politici. In primo luogo sono un importante test per il principale partito al governo, il PD. Infatti, tali elezioni cadono dopo poco più di un anno rispetto alle precedenti elezioni politiche, ma in realtà avvengono in un contesto politico del tutto nuovo determinato dalla nascita del governo Renzi nel febbraio 2014. Per Renzi e per la popolarità del suo governo da poco insediato, quindi, tali elezioni costituiscono un importante banco di prova. Lo stesso si può dire per i due principali partiti all’opposizione, in particolare per il M5S e per Forza Italia. Nel caso di Forza Italia, poi, la verifica elettorale avverrà in un momento delicato per la vita di questo partito, con il leader Silvio Berlusconi non solo interdetto dai pubblici uffici e quindi incandidabile, ma anche limitato (se non impossibilitato) nel fare campagna elettorale dal momento che ad aprile si saprà se Berlusconi dovrà espiare la pena ai servizi sociali o agli arresti domiciliari. Ma c’è un ulteriore motivo che rende tale tornata elettorale estremamente interessante: il fatto che quelle del maggio 2014 potrebbero essere le prime elezioni europee caratterizzate dalla rilevanza e dalla centralità delle questioni legate all’Unione Europea e al suo funzionamento, perdendo così il carattere di elezioni di secondo ordine. Infatti, l’attuale crisi dell’Eurozona (come effetto della crisi economica globale dovuta al crollo di Wall Street nel 2008) è iniziata alcuni mesi dopo le ultime elezioni del PE nel giugno 2009. Anche se ha interessato la maggior parte degli Stati membri dell’UE, le economie più colpite sono state quelle del sud Europa, tra cui appunto l’Italia. Con le dure misure di austerità imposte a questi paesi, il consenso delle istituzioni dell’UE presso l’opinione pubblica è significativamente diminuito. A tal proposito, sarà importante capire quale sarà la performance elettorale dei partiti euro-scettici (in primis il M5S, ma per certi aspetti anche Forza Italia), di quei partiti che chiedono apertamente l’uscita dell’Italia dalla zona Euro (Lega Nord e Fratelli d’Italia) e infine di quelli che chiaramente focalizzeranno la propria campagna elettorale sulla critica radicale alle misure di austerità imposte dall’Unione Europea (Lista Tsipras). I principali attori politici italiani, inoltre, fanno parte di ben determinate famiglie politiche europee, alcune delle quali hanno deciso che i partiti di riferimento in ogni paese si presenteranno alle elezioni dichiarando quale sarà il candidato alla presidenza della Commissione europea (che come si è visto in precedenza sarà poi eletto dal PE). In Italia, ad esempio, il PD (che da poco fa parte organicamente del PSE) sosterrà la candidatura del tedesco Martin Schulz (attuale presidente del PE e membro della SPD), mentre i partiti della sinistra radicale, assieme a esponenti della società civile e a SEL, hanno deciso di dar vita a una lista comune che già nel nome richiama il candidato del partito della Sinistra Europea, ossia il greco Alexis Tsipras, leader di Syriza. Del Partito Popolare Europeo (il cui candidato alla presidenza è il lussemburghese Jean-Claude Juncker) fanno invece parte Forza Italia, l’UdC e il NCD di Alfano. Il Centro Democratico di Tabacci, Fare per Fermare il Declino e Scelta Civica invece appoggiano il candidato del gruppo liberal-democratico (ALDE), ossia il belga Guy Verhofstadt. Infine, il M5S non aderisce a nessuna famiglia politica in seno al PE, mentre la Lega Nord e FdI faranno parte dello stesso gruppo del Front National di Marine Le Pen, ossia lo European Freedom and Democracy, che ha deciso di non indicare nessun candidato alla presidenza ritenendo una presa in giro la nuova normativa. Alle precedenti elezioni del 2009 (vedi tabella 1), in un contesto in cui l’affluenza era stata del 65,1%, il partito nettamente più votato era stato il PdL (membro del PPE), con il 35,3% dei voti (ottenendo 29 seggi), mentre il PD era arrivato secondo con il 26,1% (e 21 seggi). Ma il 2009 era un’altra era politica: c’era ancora il governo Berlusconi, la sua popolarità era ancora molto elevata e il suo partito era unito. In seguito, la crisi economica si è manifestata in tutta la sua gravità, numerosi scandali politici e giudiziari hanno riguardato i principali partiti e soprattutto Berlusconi, il governo di centrodestra è caduto ed è nato il governo tecnico di Monti, si è affermato sulla scena nazionale un nuovo attore politico come il M5S di Grillo, fino ad arrivare al “pareggio” e all’instabile risultato delle elezioni del febbraio 2013. Sicuramente oggi il quadro è completamente cambiato e non resta che attendere il 25 maggio per capire quali saranno i vincitori e i vinti delle prossime elezioni europee.

Tabella 1 – Affluenza e risultati elettorali (in termini percentuali e in seggi) dei partiti italiani appartenenti alle principali famiglie politiche europee che hanno ottenuto seggi alle elezioni europee del 2009

 

Nicola Maggini è borsista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università degli Studi di Firenze e membro del CISE (Centro Italiano di Studi Elettorali). Nel marzo 2012 si è addottorato, con lode, in Scienza della Politica all’Istituto Italiano di Scienze Umane. Attualmente partecipa al progetto di ricerca europeo Sirius-Skills and Integration of Migrants, Refugees and Asylum Applicants in European Labour Markets, dopo aver partecipato al progetto TransSol-Transnational solidarity at times of crisis. Ha pubblicato articoli in diverse riviste scientifiche, tra cui South European Society and Politics, RISP-Italian Political Science Review, Journal of Contemporary European Research, Studia Politica-Romanian Political Science Review, Italian Politics & Society, Czech Journal of Political Science, SocietàMutamentoPolitica-Rivista Italiana di Sociologia e Quaderni dell’Osservatorio Elettorale. Ha pubblicato, per Palgrave MacMillan, il libro Young People’s Voting Behaviour in Europe. A Comparative Perspective. (Palgrave Macmillan, 2016) È inoltre coautore di diversi capitoli in volumi collettanei e ha co-curato numerosi volumi della serie dei Dossier CISE. Infine, è autore di diverse note di ricerca pubblicate nella serie dei Dossier CISE. I suoi interessi di ricerca si concentrano sullo studio degli atteggiamenti e comportamenti socio-politici, dei sistemi elettorali, del comportamento di voto e della competizione partitica in prospettiva comparata.