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di Francesco Barone

Oggi si torna a votare. Su 100 comuni con popolazione superiore ai 15000 abitanti (inclusa Sicilia ed escluse Trentino e Valle d’Aosta che hanno votato il 10 maggio), solo 23 comuni lo scorso 31 Maggio hanno eletto il proprio sindaco al primo turno con una percentuale di consenso superiore al 50%.

Figura 1 – Differenza elezioni conclusasi al primo ed al secondo turno

In Lombardia, su 16 comuni solo due hanno già scelto il sindaco; In Puglia solo 4 su 15; In Campania 7 su 21; in Veneto nessuno su 5.

Aggregando tutti i dati e analizzando l’andamento dei risultati della prima tornata elettorale otteniamo degli esiti molto equilibrati.

Il centrosinistra ottiene 10 comuni (San Giovanni in Fiore, Siderno, Cardito, Ercolano, San Giorgio a Cremano, Zagarolo, Senigallia, Moncalieri, Manfredonia, Agrigento), il centrodestra 9 (Vibo Valentia, Pomigliano d’Arco, Bondeno, Fondi, Parabiago, Samarate, Capurso, Ceglie Messapica, Andria) e le liste civiche 4 (Grumo Nevano, Orta di Atella, Sorrento, Villabate).

Figura 2 – Distribuzione sindaci per schieramenti

Di questi 23 comuni possiamo valutare la continuità politica suddividendo il risultato totale tra conferme di schieramento e passaggi di testimone.

Il grafico con la composizione rispetto all’amministrazione precedente risulta così:

Figura 3 – Conferme di schieramento e passaggi di testimone delle nuove amministrazioni

Se questi risultati fossero indicativi potremmo desumere che il centrodestra continua a perdere terreno, ma vista la scarsa quantità di dati sarebbe prematuro. Il grande numero di ballottaggi, infatti, potrà mutare drasticamente i connotati di questa tornata amministrativa. D’altra parte è cosa nota e fa parte del sistema elettorale dei Comuni, da sempre tra i più apprezzati nel nostro Paese.

Il doppio turno è un rischio per tutti, naturalmente in misura maggiore per i candidati in vantaggio o comunque dati per vincitori, e così sta producendo inquietudini e dubbi sui possibili scenari che si potranno verificare. Colpa degli apparentamenti, dei rapporti da recuperare e della forte competitività che ha caratterizzato la campagna elettorale.

Il caso è chiaro: come in altri paesi, il ballottaggio (certamente discutibile) risulta l’unico metodo per consentire la governabilità e l’attribuzione della maggioranza dei seggi con un assetto politico così frammentato.

Fare previsioni è complesso, ma possiamo provare a immaginare cosa succederà.

Se la dinamica sociale e politica che si produce a livello nazionale influisce sui risultati favorendo una coalizione che ha un governo saldo, il voto alle comunali può trarre in inganno per la sua concentrazione dal punto di vista territoriale. Esso, infatti, riflette certamente tendenze politiche generali, ma non dimostra che tali tendenze operino in maniera omogenea nel Paese.

Recentemente è stato condotto uno studio sulle elezioni dei comuni sopra i 15.000 abitanti con l’obiettivo di valutare l’effetto politico e, quindi, le conseguenze dell’applicazione del ballottaggio previsto nella legge Ciaffi.

Il campione studiato è quello dei comuni italiani superiori nel periodo tra il 1993 e il 2014: 2052 risultati e un arco di tempo di 21 anni.

I risultati dell’analisi evidenziano l’andamento generale medio dei sindaci ottenuti dagli schieramenti al secondo turno: il 59,46% al centrosinistra, il 34,63% al centrodestra e il 5,91% ad altri schieramenti.

Figura 4 – Percentuale vittorie schieramenti al secondo turno su campione totale

Se così fosse potremmo immaginare questo scenario:

Figura 5 – Proiezione risultati su base statistica

Il centrosinistra otterrebbe 45 comuni, il centro destra 27 e gli altri schieramenti 5. È ovvio che è un risultato frutto di calcoli, ma le sorprese non mancheranno.

Infatti, sempre per ipotesi, è stato valutato anche l’impatto delle inversioni ossia del numero di volte che il candidato in svantaggio ha la meglio. Dallo studio si evince che nel 78% dei casi vincerà il favorito, mentre nel 28% quello con più margine da recuperare.

Anche qui ricapitoliamo con un grafico:

Figura 6 – Numero di inversioni possibili statisticamente

60 conferme e 17 inversioni. Applicando l’”analisi fondamentale” potremmo anche riuscire a calcolare le probabilità per ogni comune, ma è bene lasciare al lettore l’immaginazione dello scenario.

Tornando alla statistica è necessario sottolineare un ulteriore elemento che raffinerà il margine di errore qualora le elezioni risultassero in linea con lo storico.

Pertanto, della percentuale di inversioni che potrebbero esserci, è bene sottolineare che le vittorie inaspettate non sono regolarmente distribuite tra gli schieramenti.

Siamo sempre nell’ambito della previsione, ma non stupirebbe un simile risultato:

Figura 7 – Ipotesi attribuzione inversione su base statistica

Anche l’effetto sorpresa sembrerebbe a favore della sinistra che potrebbe avere successo in 10 comuni in cui le probabilità erano minime. Dall’altro lato il centrodestra otterrebbe 5 comuni in cui era in svantaggio e le liste civiche 2.

Sono solo proiezioni con tanti dubbi, ma domani avremo la certezza dei vincitori.

Cambierà qualcosa rispetto agli ultimi 20 anni?