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Pubblicato sul Sole 24 Ore del 16 febbraio 2018

Un sondaggio in cui gli intervistati sono 6000 elettori invece dei 1000-1500, o addirittura meno, dei sondaggi tradizionali dovrebbe consentire di migliorare significativamente le stime sulle intenzioni di voto alle prossime elezioni del 4 Marzo. E’ questa la motivazione principale dietro al sondaggio realizzato dal CISE per questo giornale. Seimila intervistati sono tanti. Eppure è talmente elevata l’incertezza che circonda il prossimo voto che anche con un campione così robusto occorre prendere con grande  cautela i dati che presentiamo qui. Il vantaggio di un campione come questo è che questi dati ci aiutano a esplorare più a fondo le tendenze in corso nelle diverse zone geo-politiche, ma resta pur sempre vero che quando quasi il 40% degli intervistati risponde che non andrà votare, non sa se andrà a votare o non sa per chi votare qualunque risultato è da considerarsi fragile.

Le intenzioni di voto.

Il nostro sondaggio conferma questo stato di cose. In questo momento dentro il corpo elettorale ci sono circa 6 milioni di individui che probabilmente voteranno, ma che oggi non sanno per chi.  Ciò premesso, tra quel 62% di intervistati che in questo sondaggio ha manifestato la sua intenzione di voto il M5s  si conferma il primo partito del paese con il 29%, seguito dal Pd con il 23.7%.   Forza Italia e Lega si giocano il terzo posto con una percentuale intorno al 15. A seguire le formazioni minori.  Confrontando questi dati con quelli dei sondaggi delle ultime settimane si notano molte conferme e qualche differenza. Cambia il rapporto tra Forza Italia e Lega. Più debole la prima, più forte la seconda. La forza relativa del M5s e del partito di Salvini accresce la probabilità che possano arrivare alla maggioranza assoluta dei voti insieme a Fratelli d’Italia. Altra cosa è la maggioranza dei seggi. Con questo sistema elettorale non basterà avere la maggioranza assoluta dei voti per arrivare alla maggioranza assoluta dei seggi.

Una nuova geografia elettorale. Il boom al Sud del M5s

Fin qui sono cose note. I dati più significativi di questo sondaggio sono quelli relativi alla distribuzione territoriale del voto.  Qui le sorprese sono molte. Il M5s è stimato al 38% nelle regioni meridionali. E’ un risultato addirittura superiore a quello ottenuto dal suo candidato- presidente nelle ultime elezioni regionali siciliane (35%). Ma anche nelle quattro regioni della ex zona rossa arriva al 26% contro il 28.8% del Pd.  La sua area di relativa debolezza è il Nord dove si ferma al 20.9%, un risultato che lo avvicina alla Lega ma molto inferiore a quello del Pd che con il suo 27% è il primo partito in questa zona.  Il partito di Renzi va bene al Nord ma meno bene nella sua roccaforte tradizionale, le quattro regioni della ex zona rossa, dove invece le intenzioni di voto alla Lega arrivano al 19,8%,  una percentuale vicina a quella del Nord. Il Pd non va bene nemmeno al Sud dove viene doppiato dal M5s. In questa zona non va bene nemmeno Forza Italia. Eppure è qui che il partito di Berlusconi raccoglie una percentuale di intenzioni di voto superiore al Nord e molto superiore alle regioni della ex zona rossa dove addirittura  il suo voto è a una cifra. Per concludere sul punto , non è da sottovalutare nemmeno il 6.9% della Lega al Sud.

In sintesi uno dei paradossi di questa geografia elettorale è che il Pd è il primo partito sia al Nord che nella ex zona rossa, ma questo non gli basterà a vincere queste elezioni. Oltre ai partiti ci sono le coalizioni incentivate da un sistema elettorale che pur essendo prevalentemente proporzionale prevede una quota significativa di  collegi uninominali senza i quali non si può avere la maggioranza assoluta dei seggi. L’unica forza politica che può puntare a questo traguardo è il centro-destra con il suo 35% di voti.

Una maggioranza difficile

In altri tempi (il 15 e il 27 ottobre)  sulle pagine del Sole 24 Ore abbiamo pubblicato una matrice che individua la combinazione minima di seggi uninominali e di seggi proporzionali necessaria e sufficiente per ottenere la maggioranza assoluta. La formula vincente più plausibile è 40-70. Con il 40% dei seggi proporzionali e il 70% dei seggi maggioranza si arriva a 322 seggi alla Camera, sei più della maggioranza. Nei 322 abbiamo incluso 5 seggi della circoscrizione estero. E questo è l’unico elemento ipotetico del calcolo.  Il sondaggio CISE ci dice che il centro-destra non è lontanissimo dalla meta per quanto riguarda la percentuale di seggi proporzionali.  Ed è il solo ad essere in condizione di arrivarci. Il voto disperso che in questo sondaggio è dato al 5% dà una mano. Eventi favorevoli nei giorni prima del voto potrebbero fare il resto per passare dal 35% al 40%.

La questione aperta riguarda il 70% di seggi MG. Ce la possono fare Berlusconi e alleati ad arrivare lì?   In una delle tabelle in pagina abbiamo stimato i seggi uninominali che il centro-destra potrebbe ottenere al Nord e nella ex zona rossa. Nonostante la crescente volatilità delle preferenze elettorali persistono delle tendenze di voto di lungo periodo che ancora oggi caratterizzano a grandi linee Nord, ex zona Rossa e Sud. La prepotente irruzione sulla scena del M5s e la crescita della Lega fuori dal suo bacino tradizionale le ha modificate, ma non tanto da riuscire a stravolgere completamente il quadro. Il resto lo fa il collegio uninominale.

Al Nord continua a prevalere il centro-destra ma a trazione leghista. Anche in una competizione tripolare il suo vantaggio marginale in termini di voti si potrebbe tradurre in un grosso successo in termini di seggi. Potrebbe ottenere 78 seggi su 91. Nelle quattro regioni della ex-zona rossa continua a prevalere il Pd anche se indebolito. Al centro-destra potrebbero andare 13 seggi.  E poi c’è il Sud con i suoi 101 seggi uninominali. Da sempre questa è la zona più ballerina del paese. Quella meno ideologica e meno vincolata ad appartenenze partitiche. Non facciamo stime per questa area. Ci limitiamo a dire che se il centro-destra prende il 35% dei voti a livello nazionale (con il 5% di voto disperso) e se le stime in seggi che abbiamo fatto sopra sono corrette, per arrivare alla maggioranza assoluta alla Camera dovrebbe vincere qui 83 collegi su 101. Con un M5s stimato al 38% dei voti non sembra una impresa possibile. Prima di vedere questi dati si poteva ipotizzare che una parte degli elettori del Movimento potessero essere attirati da candidati più noti del centro-destra e quindi defezionare.  Alla luce di questi dati, e ammesso che siano veritieri, la cosa non è realistica. Come si vede nella tabella solo se il centro-destra riuscisse ad arrivare a livello nazionale al 40 o al 45% dei voti e quindi ridurre la sua dipendenza dai collegi del Sud l’obiettivo potrebbe essere raggiunto. Inutile dire che è molto difficile che questo avvenga. Certo, ci sono ancora milioni di elettori indecisi e potrebbero verificarsi eventi inattesi , ma matematica elettorale e tendenze di voto dicono che l’esito più probabile di queste elezioni sarà lo stallo.

Tabella 1 – Intenzioni di voto nazionalisondaggione int voto naz

Tabella 2 – Distribuzione geografica intenzioni di voto nelle 3 zone (Nord, Zona rossa, Sud)

sondaggione int voto naz

Tabella 3 – Come il centro-destra potrebbe arrivare alla maggioranza assoluta alla Camera (316 seggi)sondaggione path to majority

 

 


NOTA METODOLOGICA

Il sondaggio è stato condotto da Demetra nel periodo dal 5 al 14 febbraio 2018. Sono state realizzate 3.889 interviste con metodo CATI (telefonia fissa) e CAMI (telefonia mobile), e 2.107 interviste con metodo CAWI (via internet), per un totale di 6.006 interviste. Il campione, rappresentativo della popolazione elettorale in ciascuna delle tre zone geografiche, è stato stratificato per genere, età e collegio uninominale di residenza. Il margine di errore (a livello fiduciario del 95%) per un campione probabilistico di pari numerosità in riferimento alla popolazione elettorale italiana è di +/- 1,17 punti percentuali. Il campione è stato ponderato per alcune variabili socio-demografiche.