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Il sondaggio CISE-Sole 24 Ore sulle intenzioni di voto alle elezioni politiche del 4 marzo offre spunti interessanti anche per ciò che concerne l’analisi del voto per classi di età. L’età infatti è una caratteristica socio-demografica che può avere una influenza sulle scelte di voto e tradizionalmente negli studi elettorali sono due gli effetti legati all’età: l’effetto generazione –per cui le persone di un stessa coorte di età sono influenzate (in maniera stabile nel corso del tempo) nei propri comportamenti politico-elettorali dal periodo storico in cui si sono socializzate alla politica– e l’effetto ciclo di vita – per cui le persone cambiano comportamento a seconda della fase della vita in cui si trovano, con i giovani solitamente con opinioni politiche più radicali rispetto alle persone più anziane (Corbetta 2002; Blais et al. 2002, 2004; Franklin 2004). Questa non è la sede per esaminare quale di questi due effetti è prevalente dal momento che sarebbero necessarie analisi longitudinali più approfondite. Tuttavia, l’analisi del voto per classi di età è interessante per vari motivi, a partire dal fatto l’Italia è un paese caratterizzato da bicameralismo perfetto, ma con un corpo elettorale differenziato tra Camera e Senato (con gli under 25 che votano solo alla Camera). A tale proposito, è importante capire le intenzioni di voto dei giovani che secondo molte ricerche sono uno dei segmenti sociali più mobili dal punto di vista elettorale e anche più propensi all’astensione (Franklin 2004; van der Eijk e Franklin 2009; Maggini 2016). Se è quindi vero che per i partiti gli anziani costituiscono una base elettorale più “sicura” (a maggior ragione in un paese demograficamente anziano come l’Italia), è altrettanto vero che le persone più giovani sono quelle più disponibili a cambiare opinione e quindi potrebbero essere determinanti dal punto di vista elettorale.

Tabella 1 – Intenzioni di voto e classi di età

Tabella voto etàLa Tabella 1 mostra il voto ai singoli partiti disaggregato per classi di età. Il primo elemento interessante che emerge è il fatto che il M5s non è tanto il partito dei giovani (come era risultato in studi passati), quanto piuttosto il partito delle classi di età intermedie. Infatti, nelle due classi più giovani (18-24, 25-34), il M5s è leggermente sopra la media del campione, mentre è fortemente sovra-rappresentato tra le persone tra i 35 e i 54 anni, dove arriva oltre il 38% dei voti. In linea con il passato, invece, il Movimento guidato da Luigi Di Maio riscuote consensi molto bassi tra gli over 64 (e in particolare tra gli over 74).  In queste fasce di età più anziane va invece molto bene il PD, che raccoglie il 36,5% nella fascia 65-74 e addirittura il 55,7% tra gli ultra 75enni. Un po’ sopra la media è nella fascia 55-64, mentre il partito di Renzi va molto male nelle classi di età tra 35 e 54 anni. Al contrario, tra i giovanissimi il PD mostra un dato sostanzialmente attorno alla media e nettamente migliore rispetto sia alle classi di età più centrali (quaranta/cinquantenni) che rispetto ai giovani adulti (25-34). Qui emerge quindi una forte differenza tra giovanissimi (18-24) e giovani adulti (25-34), con i secondi molto più spostati a destra (in particolare Forza Italia è al 20,7% rispetto al 15% del totale e l’1,8% dichiara di votare per il partito neofascista di CasaPound, contro una media dello 0,6%). Da notare in questa classe anche la sovra-rappresentazione del partito più a sinistra (Potere al Popolo). Il partito di Berlusconi è sovra-rappresentato anche nelle classi più anziane, mentre è sottorappresentato tra i giovanissimi e soprattutto nella classe 55-65 (dove ha solo il 9,2%). La Lega di Salvini va particolarmente bene tra le persone tra i 35 e 54 anni, mentre è sotto-rappresentata tra i giovanissimi e nelle classi più anziane. Infine, Fratelli d’Italia mostra un dato più alto rispetto alla media tra i giovanissimi e nettamente sotto la media tra i più anziani, mentre LeU è sovra-rappresenta nella fascia 65-74. Infine, da segnalare il dato di Più Europa che è nettamente sovra-rappresentata rispetto alla media del campione tra giovanissimi, dove con il 4,3% supererebbe ampiamente la soglia di sbarramento.

In conclusione, questi dati ci dicono che il PD è il partito egemone tra gli anziani, il M5s è il partito preferito dalle persone di mezza età, mentre i giovani mostrano un profilo variegato, con una chiara distinzione tra giovanissimi e giovani adulti. Che sia l’inizio di una frattura generazionale all’interno della categoria dei “giovani”? Solo altre elezioni e altre ricerche potranno darci una risposta.

Riferimenti bibliografici

Blais, A., Gidengil, E., Nadeau, R., & Nevitte, N. (2002). Generational change and the decline of political participation: The case of voter turnout in Canada, paper presented at Citizenship on trial: Interdisciplinary perspectives on political socialization of adolescents conference. Montreal: McGill University.

Blais, A., Gidengil, E., Nevitte, N., & Nadeau, R. (2004). Where does turnout decline come from?. European Journal of Political Research, 4(2), 221–236.

Corbetta, P. (2002). Le generazioni politiche. In M. Caciagli & P. Corbetta (Eds.) Le ragioni dell’elettore. Perché ha vinto il centro–destra nelle elezioni italiane del 2001. Bologna: Il Mulino.

Franklin, M. N. (2004). Voter turnout and the dynamics of electoral competition in established democracies Since 1945. Cambridge: Cambridge University Press.

Maggini, N. (2016), Young People’s Voting Behaviour in Europe. A Comparative Perspective, London, UK, Palgrave Macmillan.

van der Eijk, C., & Franklin, M. N. (2009). Elections and voters. Basingstoke: Palgrave MacMillan


NOTA METODOLOGICA

Il sondaggio è stato condotto da Demetra nel periodo dal 5 al 14 febbraio 2018. Sono state realizzate 3.889 interviste con metodo CATI (telefonia fissa) e CAMI (telefonia mobile), e 2.107 interviste con metodo CAWI (via internet), per un totale di 6.006 interviste. Il campione, rappresentativo della popolazione elettorale in ciascuna delle tre zone geografiche, è stato stratificato per genere, età e collegio uninominale di residenza. Il margine di errore (a livello fiduciario del 95%) per un campione probabilistico di pari numerosità in riferimento alla popolazione elettorale italiana è di +/- 1,17 punti percentuali. Il campione è stato ponderato per alcune variabili socio-demografiche.

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Nicola Maggini è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università degli Studi di Firenze e collaboratore del CISE (Centro Italiano di Studi Elettorali). Nel marzo 2012 si è addottorato, con lode, in Scienza della Politica all’Istituto Italiano di Scienze Umane. È stato teaching assistant presso la LUISS Guido Carli di Roma e ha insegnato sistema politico italiano al Middlebury College di Firenze. Attualmente partecipa al progetto di ricerca europeo TransSol-Transnational solidarity at times of crisis. Ha pubblicato articoli in diverse riviste scientifiche, tra cui RISP-Italian Political Science Review, Journal of Contemporary European Research, Studia Politica-Romanian Political Science Review, Italian Politics & Society, Czech Journal of Political Science, SocietaMutamentoPolitica-Rivista Italiana di Sociologia e Quaderni dell’Osservatorio Elettorale. È autore di Young People’s Voting Behaviour in Europe. A Comparative Perspective (Palgrave Macmillan, 2016). È inoltre coautore di capitoli in Voto amaro (Il Mulino 2013) e Terremoto elettorale (Il Mulino 2014). Ha curato (con Lorenzo De Sio) il Dossier CISE 2 (Crisi e Rimobilitazione, CISE 2013) e (con Lorenzo De Sio, Vincenzo Emanuele e Aldo Paparo) l’e-book The Italian General Election of 2013. A dangerous stalemate? (CISE 2013). Ha curato anche (con Lorenzo De Sio e Vincenzo Emanuele) il Dossier CISE 6 (Le Elezioni Europee 2014, CISE 2014) e l’e-boook The European Parliament Elections of 2014 (CISE 2014). Infine, è autore di diverse note di ricerca pubblicate nella serie dei Dossier CISE.