La Zona Rossa verso più incertezza? Flussi elettorali tra voto al partito e al candidato

Dal sondaggio CISE sulle intenzioni di voto alle elezioni politiche del 4 marzo 2018, è scaturita un’analisi di Nicola Maggini riguardo i flussi elettorali tra intenzioni di voto al partito e intenzioni di voto al candidato nel collegio uninominale. Tra le indicazioni che sono state tratte appare molto interessante il dato riguardante il Movimento 5 Stelle, che possiede il tasso di intenzione di voto coerente più alto tra tutte le forze politiche pari al 76%. I dati mostrano che nessun’altra forza politica riesce a raggiungere quota 76. Il centrosinistra, comprendente Partito Democratico e PiùEuropa, raggiunge rispettivamente il 62% e il 44%. La coalizione di centrodestra, formata da Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia, raccoglie rispettivamente il 59%, il 61% e il 64%. In conclusione, Liberi e Uguali registra un tasso di fedeltà pari a 58%.

L’analisi di Maggini è stata condotta a livello nazionale; in questa sede l’obiettivo è quello di analizzare i flussi elettorali tra voto al partito e voto al candidato in una particolare area geografica del paese: la cosiddetta Zona Rossa. Tale zona è conosciuta per essere particolarmente vicina alla cultura politica di sinistra e comprende le regioni Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Marche.

Osservando la Tabella 1, comparando i dati di questa precisa area geografica con quelli nazionali, possiamo notare un aumento del tasso di fedeltà per tre forze politiche: Partito Democratico da 62% a 69,3%, Lega da 61% a 64,5% e Fratelli d’Italia da 64% a 69,3%. Vedono invece diminuire il tasso di fedeltà altrettanti partiti: Liberi e Uguali da 58% a 56,7%, PiùEuropa da 44% a 36,2% e Forza Italia da 59% a 56,2%. Infine, rimane stabile il Movimento 5 Stelle che ripete la percentuale rilevata a livello nazionale (76%). Lo scostamento più ampio, in termini negativi, è registrato dal partito di Emma Bonino, Più Europa. Il partito europeista registrava già il tasso di fedeltà più basso a livello nazionale ed è diminuito ulteriormente in questa area specifica. Questo risultato, ragionevolmente, può essere compreso tenendo presente che si tratta di una forza politica nata poco prima dell’inizio della campagna elettorale e dunque non radicata a sufficienza nel territorio. All’interno della coalizione di centrosinistra si può, però, rilevare anche il miglioramento più significativo, ovvero quello del Partito Democratico. Le cause di tale miglioramento è, probabilmente, da rinvenire nella tradizionale persistenza organizzativa dei partiti della sinistra, con particolare riferimento ai partiti considerati eredi della eredità del Partito Comunista Italiano. Alla luce di ciò si può quindi pensare che il partito di Piero Grasso, Liberi e Uguali, non riesca ad imporsi in una zona ipoteticamente favorevole perché, per via della recente formazione, presenta un livello di fidelizzazione più basso rispetto a quello del Partito Democratico. Un altro miglioramento per certi versi sorprendente è quello di Fratelli d’Italia che raggiunge la stessa percentuale del Partito Democratico, partendo però da una posizione leggermente più favorevole su base nazionale. Il tasso di fedeltà raggiunto in questa zona da Fratelli d’Italia è il più alto ottenuto dal partito tra tutte le zone geopolitiche italiane, anche più del Mezzogiorno. È un dato interessante che mostra un avanzamento nel rapporto tra candidato ed elettore di Fratelli d’Italia in una zona tradizionalmente non favorevole.

Tabella 1 – Matrice di flusso fra intenzioni di voto alla lista e intenzioni di voto al candidato di collegio nella Zona Rossa (clicca per ingrandire)flussi_PR_MG_zona_tab

In conclusione, i risultati derivanti dall’analisi della Zona Rossa confermano innanzitutto il dato nazionale del Movimento 5 Stelle e dunque si può avvalorare la tesi secondo cui il partito pentastellato può giocare a suo favore la ‘carta fedeltà’. In secondo luogo, se da un lato è vero che il Partito Democratico ha mostrato un miglioramento, dall’altro il 69,3% non è comunque un dato che può soddisfare tenendo conto della zona in cui si è ottenuto. La Zona Rossa, dunque, si mostrerà ancora un porto sicuro oppure tenderà a sfumarsi?

Figura 1 – Flussi fra intenzioni di voto alla lista e intenzioni di voto al candidato di collegio nella Zona Rossa (clicca per ingrandire)flussi_PR_MG_zona_fig

Riferimenti bibliografici

Diamanti I., “Mappe dell’Italia politica. Bianco, rosso, verde, azzurro e tricolore”, Il Mulino, Bologna, 2009


NOTA METODOLOGICA

Il sondaggio è stato condotto da Demetra nel periodo dal 5 al 14 febbraio 2018. Sono state realizzate 3.889 interviste con metodo CATI (telefonia fissa) e CAMI (telefonia mobile), e 2.107 interviste con metodo CAWI (via internet), per un totale di 6.006 interviste. Il campione, rappresentativo della popolazione elettorale in ciascuna delle tre zone geografiche, è stato stratificato per genere, età e collegio uninominale di residenza. Il margine di errore (a livello fiduciario del 95%) per un campione probabilistico di pari numerosità in riferimento alla popolazione elettorale italiana è di +/- 1,17 punti percentuali. Il campione è stato ponderato per alcune variabili socio-demografiche.

Marco Improta è dottorando di ricerca in Politics presso la LUISS Guido Carli. Ha ottenuto la Laurea Magistrale in Governo e Politiche presentando una tesi sulla stabilità dei governi in Europa Occidentale in prospettiva comparata. I suoi principali interessi di ricerca riguardano i governi, i partiti politici, le elezioni e il comportamento elettorale. Collabora con il CISE dal 2017 e dal 2019 è membro della Società Italiana di Studi Elettorali (SISE).