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I dati che stanno arrivando mostrano una vera e propria rivoluzione della geografia elettorale italiana.

Nelle regioni meridionali il Movimento Cinque Stelle ha sfondato, superando in molti casi il 40% e addirittura raggiungendo la maggioranza assoluta dei consensi in Campania. Sempre nel Sud, il centrosinistra arretra sensibilmente ed è il terzo polo in tutte le regioni, compresa la Basilicata, sua area di tradizionale insediamento.

Il dato forse più eclatante arriva dalle cosiddette regioni rosse, cioè Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Marche, dove il centrosinistra per la prima volta nella storia della Seconda Repubblica non sarebbe la coalizione più votata. Scendendo nel dettaglio, la coalizione a guida Pd sarebbe prima solo in Toscana, mentre in Emilia-Romagna e in Umbria sarebbe avanti il centrodestra e nelle Marche il M5S sarebbe primo. Non solo, ma il Pd sarebbe sopra il 30% solo in Toscana. In questo contesto, l’avanzata del centrodestra nelle regioni rosse sembra dovuta esclusivamente alla grande avanzata della Lega che si attesta attorno al 20% nelle 4 regioni dell’area.

Infine, nel Nord il centrodestra è largamente in vantaggio. Pare essersi rafforzato rispetto al 2013, mentre il centrosinistra e i cinquestelle sembrano confermare le stesse quote di consenso di 5 anni fa. L’unica eccezione qui è il Trentino-Alto Adige, dove, grazie al contributo degli autonomisti della SVP, il centrosinistra risulta di gran lunga primo.

Interessanti sono anche i rapporti di forza interni alla coalizione di centrodestra: la Lega ottiene più consensi di Forza Italia in tutte le regioni del Nord e della Zona rossa. In particolare in Veneto il partito di Salvini ha il triplo dei voti di Forza Italia (30% a 10%) e in Lombardia il doppio (28% a 14%). Nel Sud invece Forza Italia mantiene la leadership intra-coalizionale.