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Nel contesto del rivoluzionario esito elettorale del 4 marzo, i risultati osservati a Torino si segnalano, in controtendenza, per la loro straordinaria stabilità.

Come si può osservare nella Tabella 1, il centrosinistra ha mantenuto la palma di prima coalizione, sostanzialmente stabile rispetto a cinque anni fa (-0,5%). Il PD era il primo partito, ed è ancora il primo partito. Certo, in calo di 4 punti, ma nel frattempo c’è stata la scissione dell’allora candidato premier Bersani, tra gli altri. Nel capoluogo piemontese, poi, è stabile anche il M5S, che arretra di un punto e mezzo. Il centrodestra è l’unico dei tre poli a mostrare un netto scostamento rispetto al 2013, facendo segnare una crescita di 10 punti.

Per ottenere il risultato registrato il 4 marzo, in pratica, è sufficiente ipotizzare che gli elettori di Monti abbiano scelto massicciamente il centrodestra (cinque su sei, con la quota rimanente verso il centrosinistra), insieme a una piccola fuoriuscita dal centrosinistra 2013 verso LeU (pari a due punti e mezzo), e che ogni altro elettore abbia confermato il proprio voto.

Tab. 1 – Risultati elettorali a Torino, 2013 e 2018risultati

Ma nel caso torinese, davvero la spiegazione più semplice è da preferirsi? O sotto la cenere si celano dinamiche più complesse, manifestazione di una più profonda instabilità politica nascosta dalla stabilità dei saldi netti?

Non possiamo dimenticare come a Torino negli ultimi anni si sia verificata una vera a propria trasformazione della base elettorale del PD sotto la segreteria di Renzi, sfociata in una inaspettata crisi elettorale del centrosinistra (De Sio e Cataldi 2016, Paparo e Cataldi 2016). Per continuare a monitorare l’evoluzione della competizione elettorale nel capoluogo piemontese, e rispondere alle domande di ricerca emerse sopra, abbiamo deciso di stimare i flussi elettorali fra politiche 2013 e le elezioni del 4 marzo a Torino. In effetti, la nostra analisi rivela come l’elettorato torinese sia stato molto più volatile di quanto il mero confronto dei risultati aggregati non mostrasse.

La Tabella 2 mostra come si sono divisi quest’anno, fra le diverse scelte di voto, i bacini elettorali delle scorse politiche. Iniziamo dall’osservare come i tassi di fedeltà, ovvero quegli elettori che confermano la stessa scelta, sono piuttosto bassi. Attorno al 60% per M5S e centrosinistra, una decina di punti più alto per il piuttosto ristretto bacino del centrodestra 2013.

Dove sono andati a finire questi voti in uscita? Il centrosinistra ha prevedibilmente perso una fetta del proprio elettorato verso gli scissionisti di LeU (un ottavo, ovvero un torinese su trenta), ma una fetta ancor più grande ha scelto di votare il M5S della sindaca Appennino (quasi un sesto, pari a un elettore ogni 26). Ancora una vota ha invece tenuto il muro di Arcore: infatti non si segnalano defezioni particolarmente rilevanti verso il centrodestra. Tuttavia, occorre evidenziare come un torinese su 100 avvia votato Lega quest’anno dopo avere votato Bersani nel ’13.

Venendo quindi alla coalizione rivale, questa cede poco più di un voto su dieci l’astensione, mentre, sorprendentemente, si registra una defezione significativa, appena poco inferiore, verso il PD di Renzi. Un elettore torinese ogni 64 ha votato centrodestra nel 2013 e PD oggi.

L’altro dato interessante che si può apprezzare guardando alle destinazioni dell’elettorato di centrodestra riguarda la scelta fra i due principali partiti della coalizione, Lega e FI. Ebbene, i dati mostrano come la scelta abbia spaccato il centrodestra 2013 esattamente a metà, con un terzo verso FI e un terzo verso la Lega, cui si aggiunge l’8% che ha preferito FDI. Considerato come l’elettorato 2013 del centrodestra torinese fosse formato per i tre quarti da elettori dell’allora PDL, ciò significa che si è registrato un forte flusso di voti dal partito di Berlusconi a quello di Salvini, stimabile in un torinese ogni 25.

Il M5S perde un decimo del proprio elettorato verso l’astensione. La defezione più significativa è però quella verso la Lega: pari a quasi un quarto dell’elettorato pentastellato 2013, cioè un torinese ogni 22. Questo è il più grande flusso in registrato a Torino, ancor più grande di quello da Forza Italia verso il partito di Salvini.

Vediamo infine come si è comportato il 4 marzo l’elettorato 2013 della coalizione centrista guidata da Monti. Abbiamo aperto questo articolo osservando come i dati aggregati sembrassero indicare un travaso verso il centrodestra. I flussi rivelano che così non è stato, tutt’altro. Nel complesso, due su tre hanno infatti votato centrosinistra, quasi la metà il solo PD; mentre solo un quarto ha votato per partiti del centrodestra. Insomma, il dato che emerge è che il PD di oggi è tanto appetibile per gli elettori 2013 di Bersani quanto lo è per quelli che votarono Monti. Addirittura, se guardiamo al centrosinistra nel suo complesso, questi ultimi lo hanno scelto in misura maggiore (66% contro il 57%). Curioso.

Tab. 2 – Flussi elettorali a Torino fra politiche 2013 e 2018, destinazioni (clicca per ingrandire)destinazioni

Se guardiamo alla composizione in termini di bacini 2013 degli odierni elettorati dei diversi partiti (Tab. 3), possiamo ancora una volta notare la grande mobilità elettorale intercorsa in questi cinque anni a Torino. Procedendo in ordine di voti raccolti, il PD, pur arretrando, è fatto per appena i due terzi da elettori 2013 di Bersani. Il resto sono nuovi elettori, provenienti dalle coalizioni di Monti (un quarto circa) e addirittura Berlusconi (poco meno di un decimo). La strategia di avanzata al centro(-destra) perseguita da Renzi sembra quindi avere anche avuto un certo successo. Il problema è che nell’attuarla ha perso quasi la metà dei voti che aveva. A Torino il saldo finale è stato sostanzialmente pari. Altrove, evidentemente, no.

Anche il M5S è formato per i due terzi da elettori fedeli, mentre quasi un quarto aveva votato Bersani. Una quota significativa proviene poi dal bacino del non voto 2013 (il 7%, ovvero un torinese ogni 100). Pure il Movimento, quindi, sembra avere cambiato pelle, parzialmente ma significativamente, fra 2013 e 2018 – pur avendo mantenuto sostanzialmente stabile il proprio risultato elettorale. Ha infatti subito un ricambio della propria base elettorale quantificabile in un terzo del totale, con uscite verso la Lega di Salvini, e ingressi dal centrosinistra di Bersani e (in misura minore) dal non voto.

Quanto alla Lega, il suo attuale elettorato a Torino è composto per metà di elettori del centrodestra 2013, due su cinque avevano invece votato per il M5S, mentre poco meno di un decimo il centrosinistra. Venendo infine a Forza Italia, si osserva innanzitutto come, anche per il terzo partito più votato del 2013, la quota di elettori stabili valga i due terzi totale. Un sesto sono elettori 2013 di Monti. Completa il quadro degli ingressi l’altra rimobilitazione significativa dal non voto, oltre quella targata M5S citata sopra.

Tab. 3 – Flussi elettorali a Torino fra politiche 2013 e 2018, provenienze (clicca per ingrandire)provenienze

Il diagramma di Sankey visibile sotto (Figura 1) mostra in forma grafica le nostre stime dei flussi elettorali a Torino. A sinistra sono riportati bacini elettorali del 2013, a sinistra quelli del 2018. Le diverse bande, colorate in base al bacino 2013 di provenienza, mostrano le transizioni dai bacini 2013 a quelli 2018. L’altezza di ciascuna banda, così come quella dei rettangoli dei diversi bacini elettorali all’estrema sinistra e destra, è proporzionale al relativo peso sul totale degli elettori. Osservando il grafico, si può, ad esempio, vedere come la Lega di Salvini sia formata da due flussi pressochè identici: quello blu degli elettori 2013 della coalizione di centrodestra, e quello giallo degli elettori 2013 del M5S.

Fig. 1 – Flussi elettorali a Torino fra politiche 2013 (sinistra) e 2018 (destra), percentuali sull’intero elettorato (clicca per ingrandire)flussi_TO

Riassumendo in conclusione i principali risultati della nostra indagine qui presentata, possiamo dire come dai flussi elettorali a Torino emergano dei chiari spostamenti di elettori dal centrosinistra 2013 verso il M5S, che però ha perso ancor di più verso la Lega, la quale è anche avanzata molto a scapito di Forza Italia. Infine, l’elettorato di Monti ha preferito nettamente il centrosinistra.

Riferimenti bibliografici

Cataldi, M., Emanuele, V., e Paparo, A. (2012). Elettori in movimento nelle Comunali 2011 a Milano, Torino e Napoli. «Quaderni dell’Osservatorio elettorale», 5-43.

De Sio, L., e Cataldi, M. (2016), ‘Radiografia di una mutazione genetica: i flussi elettorali a Torino’, in Emanuele, V., Maggini, N., e Paparo, A. (a cura di), Cosa succede in città? Le elezioni comunali 2016, Dossier CISE(8), Roma, Centro Italiano di Studi Elettorali, pp. 61-64.

Goodman, L. A. (1953), Ecological regression and behavior of individual, «American Sociological Review», 18, pp. 663-664.

Paparo, A., e Cataldi, M. (2016), ‘La mutazione genetica porta all’estinzione? I flussi elettorali fra primo e secondo turno a Torino’, in Emanuele, V., Maggini, N., e Paparo, A. (a cura di), Cosa succede in città? Le elezioni comunali 2016, Dossier CISE(8), Roma, Centro Italiano di Studi Elettorali, pp. 155-158.

Schadee, H.M.A., e Corbetta, P.G. (1984), Metodi e modelli di analisi dei dati elettorali, Bologna, Il Mulino.


NOTA METODOLOGICA

I flussi presentati sono stati calcolati applicando il modello di Goodman alle 919 sezioni elettorali del comune di Torino. Abbiamo eliminato le sezioni con meno di 100 elettori (in ognuna delle due elezioni considerate nell’analisi), nonché quelle che hanno registrato un tasso di variazione superiore al 15% nel numero di elettori iscritti (sia in aumento che in diminuzione). Si tratta di 62 unità in tutto. Abbiamo effettuato analisi separate in ciascuno dei quattro collegi uninominali della Camera, poi riaggregate nelle stime cittadine qui mostrate. Il valore medio dell’indice VR per le quattro analisi è pari a 14,4.

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Aldo Paparo (1984) è assegnista di ricerca alla LUISS - Guido Carli. Dopo il conseguimento del dottorato è stato Campbell National Fellow presso la Hoover Institution a Stanford, dove ha condotto una ricerca sulla identificazione di partito in chiave comparata. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Scienza della Politica presso la Scuola Normale Superiore (ex SUM) di Firenze, con una tesi sugli effetti del ciclo politico nazionale sui risultati delle elezioni locali in Europa occidentale. Ha conseguito la laurea magistrale in Scienze politiche all'Università di Firenze, discutendo una tesi sulle elezioni comunali nell’Italia meridionale. Le sue principali aree di interesse sono i sistemi elettorali, i sistemi politici e il comportamento elettorale, con particolare riferimento al livello locale. Ha co-curato numerosi volumi dei Dossier Cise; e ha pubblicato sui Quaderni dell’Osservatorio Elettorale, su Contemporary Italian Politics e su Monkey Cage. È stato inoltre co-autore di un capitolo in Terremoto elettorale (Il Mulino 2014). È membro dell’APSA, della MPSA, della ESPA, della ECPR, della SISP e della SISE.