Perchè il Sud premia il M5S

di

Roberto D'Alimonte

Sud Italia

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Pubblicato su Il Sole 24 Ore del 6 marzo

Precarietà economica e paure identitarie. Sono questi i fattori dietro il successo del M5S e della Lega. In questo senso l’Italia, seppure su scala maggiore, non è un caso isolato rispetto ad altri paesi europei. Quasi dovunque in occidente le inquietudini prodotte dai processi di trasformazione economici e sociali degli ultimi anni hanno alimentato il successo di partiti anti-establishment. In altri paesi tuttavia sono stati tenuti ai margini del governo (ad esempio in Olanda o in Germania) o integrati in coalizioni più moderate con partiti tradizionali (come in Austria). L’unicità dell’Italia sta nel fatto che queste strategie non sembrano disponibili. Il M5s pare destinato a governare il paese. Questo è il verdetto più importante di questa tornata elettorale.

Il M5S

Il successo del movimento di Luigi Di Maio è netto. Ha preso una percentuale più alta di circa sette punti rispetto al suo esordio nel 2013. Caso unico a livello europeo. Tutti hanno perso voti nelle elezioni successive al loro debutto. Non il M5s. Anzi, ha addirittura preso più voti di allora, 10,668 milioni contro 8,691. Soprattutto ha conquistato una posizione assolutamente egemonica nelle regioni meridionali, cosa non vera nel 2013. I dati (Senato) sono straordinari. Complessivamente la sua percentuale di voti al Sud è pari al 43,4% con punte del 48,7% in Campania. Il doppio rispetto al Nord. Questo successo è il risultato di diversi fattori. Il più importante è la questione economica. È un dato che emerge chiaramente nelle analisi del Cise basate su dati raccolti a livello provinciale. La crescita del M5S appare nettamente associata alle province italiane che presentano un più alto tasso di disoccupazione e che sono quasi tutte al Sud. Qui il movimento di Di Maio ha fatto il pieno di voti e seggi sfruttando la rabbia e la voglia di rivalsa del Sud. Ed è qui che il centro-destra nei collegi uninominali ha perso la partita per aggiudicarsi la maggioranza assoluta a livello nazionale. Pare che alla Camera il M5s abbia vinto circa 80 seggi su 101, contro i 3 vinti al Nord e i 5 nelle quattro regioni dell’ex zona rossa.

Fig. 1 – Risultati elettorali al Sud, 1994-2018Descrizione generale: Un diagramma cartesiano con sfondo crema e sottili linee di griglia orizzontali in corrispondenza dei valori decennali. L'asse orizzontale riporta gli anni delle elezioni politiche (1994, 1996, 2001, 2006, 2008, 2013, 2018), mentre l'asse verticale misura i valori percentuali da 0 a 40. Il grafico presenta sei curve colorate distinte, associate a una legenda in alto a sinistra, e alcuni punti chiave evidenziati da piccoli cerchietti con un punto al centro. Il tracciato documenta graficamente il consolidamento del bipolarismo e il suo successivo crollo a favore del tripolarismo populista nel 2013-2018.

1. Area di Centrosinistra (PDS/DS/PD) e Sinistra

• PDS/DS/PD (Linea rossa spessa):
	• 1994-2001: Inizia la serie storica assestandosi a quota 19% nel 1994 e nel 1996, per poi subire una flessione e scendere al 14% nelle elezioni del 2001.
	• 2006-2008: Compie una decisa risalita portandosi al 26% nel 2006 e raggiungendo il proprio picco massimo della serie a quota 30% nel 2008 (coincidendo con la nascita del PD).
	• 2013-2018: Avvia una parabola discendente costante, calando al 21% nel 2013 e registrando il proprio minimo storico nel 2018 a quota 14%.
• Sinistra (Linea marrone scuro sul fondo):
	• Si mantiene stabilmente come forza minoritaria nella fascia più bassa del grafico, oscillando storicamente tra un minimo del 3% (anno 2008) e un massimo del 8% (anno 1996), per poi chiudere nel 2018 a quota 3%.

2. Area di Centrodestra (FI/PDL, AN e Lega Nord)

• FI/PDL (Linea azzurra spessa):
	• Rappresenta la forza trainante del comparto conservatore per gran parte della serie. Parte dal 19% nel 1994, sale al 21% nel 1996 e raggiunge un primo vertice al 29% nel 2001.
	• Dopo un calo al 24% nel 2006, schizza verticalmente verso l'alto nelle elezioni del 2008 toccando il valore massimo assoluto dell'intero grafico a quota 37% (sotto il simbolo del Popolo della Libertà).
	• Subisce un vero e proprio crollo nell'ultimo decennio, precipitando prima al 25% nel 2013 e infine al proprio punto minimo a quota 14% nel 2018.
• Alleanza Nazionale - AN (Linea blu scuro intermedia):
	• Presenta un andamento regolare e stabile intorno alla metà del grafico nelle prime tornate: 14% nel 1994 e nel 1996, flette leggermente al 12% nel 2001 e chiude la sua traiettoria autonoma a quota 11% nel 2006, prima della confluenza nel PDL.
• Lega Nord (Linea verde/ottanio):
	• Rimane confinata su valori marginali e orizzontali inferiori al 5% per quasi tutto il tracciato storico, facendo registrare anche un punto di minimo assoluto vicino allo 0% nelle politiche del 2013.
	• Compie un'impennata verticale spettacolare e senza precedenti esclusivamente nelle elezioni del 2018, schizzando fino a quota 17% e compiendo il sorpasso storico su Forza Italia.

3. Terzo Polo (Movimento 5 Stelle)

• M5S (Linea gialla/oro):
	• La curva compare per la prima volta solo nelle elezioni del 2013, facendo registrare un esordio travolgente direttamente a quota 26%.
	• Nel 2018 prosegue la sua corsa verso l'alto con una linea diagonale netta che tocca quota 32%, confermandosi come il primo partito singolo in assoluto sulla scena politica nazionale.

La Lega

La Lega Nord, il partito creato da Bossi nel 1991, non esiste più. Di quel partito è rimasto per il momento lo statuto. Con queste elezioni è nato definitivamente un nuovo soggetto, la Lega di Salvini. Da quando è diventato segretario Salvini ha puntato a fare del suo partito una forza nazionale. Ci sta riuscendo ora con la nuova Lega, quella che ha messo da parte secessione e devolution. È così che la Lega nazionale è diventata la prima forza del centro-destra a spese di Forza Italia. Ha rafforzato la sua presenza al Nord e ha accelerato la sua penetrazione in zone che una volta le erano precluse. Nelle regioni del Nord è il primo partito con il 27,3% contro il 12,7% di Forza Italia. Ma soprattutto è diventata una presenza importante nelle quattro regioni dell’ex zona rossa, dove è arrivata al 18,7%, e ha creato per la prima volta una testa di ponte rilevante nel Sud dove ha preso mediamente l’8% con una punta del 13,9% nel Lazio. Il tema immigrazione ha pagato. Il suo voto è più alto nelle province dove è più alta la percentuale di stranieri. Per molti elettori la Lega è stata oggi, e continuerà probabilmente a essere in futuro, la vera alternativa al M5S.

Fig. 2 – Risultati elettorali al Nord, 1994-2018Descrizione generale: Un diagramma cartesiano con sfondo beige e sottili linee di griglia orizzontali ogni 10 punti percentuali. L'asse orizzontale riporta gli anni delle elezioni politiche (dal 1994 al 2018), mentre l'asse verticale misura i valori percentuali da 0 a 40. Il grafico presenta sei curve colorate continue associate a una legenda in alto a destra, con alcuni punti chiave evidenziati da piccoli cerchietti bianchi e neri. Il tracciato documenta visivamente la transizione dal sistema bipolare classico degli anni Novanta e Duemila al sistema triopolare del 2013 e 2018.

1. Area di Centrosinistra (PDS/DS/PD) e Sinistra

• PDS/DS/PD (Linea rossa): Inizia la serie storica assestandosi intorno al 18% nel 1994, sale leggermente nel 1996 e subisce una flessione toccando il suo minimo relativo vicino all'11% nelle elezioni del 2001. Compie una decisa risalita portandosi al 27% nel 2006 e raggiungendo il proprio picco massimo a quota 28% nel 2008 (nascita del PD). Avvia poi una parabola discendente costante, calando al 23% nel 2013 e chiudendo nel 2018 al 19%.
• Sinistra (Linea marrone scuro sul fondo): Si mantiene stabilmente come forza minoritaria nella fascia più bassa del grafico, oscillando storicamente tra un minimo del 2% (anno 2008) e un massimo del 6% (anno 1996), per poi chiudere nel 2018 al 2%.

2. Area di Centrodestra (FI/PDL, AN e Lega Nord)

• FI/PDL (Linea azzurra): Rappresenta la forza trainante del comparto conservatore per gran parte della serie. Parte dal 24% nel 1994, flette al 20% nel 1996 e raggiunge un primo vertice al 30% nel 2001. Dopo un calo al 24% nel 2006, risale nelle elezioni del 2008 toccando il valore di 31% (sotto il simbolo del Popolo della Libertà). Subisce un forte crollo nell'ultimo decennio, precipitando al 18% nel 2013 e infine al proprio punto minimo a quota 11% nel 2018.
• Alleanza Nazionale - AN (Linea blu scuro intermedia): Presenta un andamento regolare e stabile intorno alla metà del grafico nelle prime tornate: 13% nel 1994, 14% nel 1996, flette leggermente al 8% nel 2001 e chiude la sua traiettoria autonoma a quota 9% nel 2006, prima della confluenza nel PDL.
• Lega Nord (Linea verde/ottanio): Rimane confinata su valori marginali e orizzontali inferiori al 10% per quasi tutto il tracciato storico, oscillando tra il 6% del 1994, il 9% del 1996, il 4% del 2001 e del 2006, fino a toccare un punto di minimo vicino allo 0% (o dato assente) nel 2013. Compie un'impennata verticale spettacolare e senza precedenti esclusivamente nelle elezioni del 2018, schizzando fino a circa il 27% e compiendo il sorpasso storico sia sul PD sia su Forza Italia.

3. Terzo Polo (Movimento 5 Stelle)

• M5S (Linea gialla/oro): La curva compare per la prima volta solo nelle elezioni del 2013, facendo registrare un esordio travolgente direttamente a quota 26%, posizionandosi sopra il PD e Forza Italia. Nel 2018 prosegue la sua corsa verso l'alto con una linea diagonale netta che tocca il suo massimo a quota 33%, confermandosi come il primo partito singolo in assoluto sulla scena politica nazionale.

Forza Italia

Per il partito di Berlusconi è la fine di un’epoca. Non solo ha toccato il suo minimo storico, ma soprattutto ha perso la leadership del centrodestra, quello schieramento che il Cavaliere si era inventato nel 1994. Al Nord, dove è nata, è diventata il quarto partito. In Lombardia ha preso solo il 14% (Senato) contro il 28% della Lega. Adesso comincia una nuova era nella destra italiana. Si vedrà già dai prossimi giorni come cambieranno i rapporti tra Berlusconi e Salvini. Il nuovo centrodestra a trazione leghista è una novità assoluta. Non siamo così ingenui da pensare che questa sia la fine politica del Cavaliere. È solo un’altra tappa del suo declino, anche se lui pensa che questo voto sia solo un incidente di percorso legato alle sue vicende giudiziarie.

Fig. 3 – Risultati elettorali nazionali, 1994-2018Descrizione generale: Un diagramma cartesiano con sfondo crema e sottili linee di griglia orizzontali in corrispondenza delle soglie decennali. L'asse orizzontale riporta gli anni delle elezioni politiche (1994, 1996, 2001, 2006, 2008, 2013, 2018), mentre l'asse verticale misura i valori percentuali da 0 a 40. Il grafico presenta sei curve colorate continue associate a una legenda in alto a sinistra, con alcuni punti chiave evidenziati da piccoli cerchietti bianchi e neri con un punto al centro. Il tracciato documenta graficamente il consolidamento del bipolarismo e il suo successivo crollo a favore del tripolarismo populista nel 2013-2018.

1. Area di Centrosinistra (PDS/DS/PD) e Sinistra

• PDS/DS/PD (Linea rossa spessa):
	• 1994-2001: Inizia la serie storica assestandosi a quota 19% nel 1994 e nel 1996, per poi subire una flessione e scendere al 15% nelle elezioni del 2001.
	• 2006-2008: Compie una decisa risalita portandosi al 30% nel 2006 e raggiungendo il proprio picco massimo della serie a quota 31% nel 2008 (coincidendo con la nascita del PD).
	• 2013-2018: Avvia una parabola discendente costante, calando al 24% nel 2013 e registrando il proprio minimo storico nel 2018 a quota 17%.
• Sinistra (Linea marrone scuro sul fondo):
	• Si mantiene stabilmente come forza minoritaria nella fascia più bassa del grafico, oscillando storicamente tra un minimo del 2% (anno 2008) e un massimo del 7% (anno 1996), per poi chiudere nel 2018 a quota 2%.

2. Area di Centrodestra (FI/PDL, AN e Lega Nord)

• FI/PDL (Linea azzurra spessa):
	• Rappresenta la forza trainante del comparto conservatore per gran parte della serie. Parte dal 20% nel 1994, flette al 19% nel 1996 e raggiunge un primo vertice al 28% nel 2001.
	• Dopo un calo al 23% nel 2006, schizza verticalmente verso l'alto nelle elezioni del 2008 toccando il valore massimo assoluto dell'intero grafico a quota 37% (sotto il simbolo del Popolo della Libertà).
	• Subisce un vero e proprio crollo nell'ultimo decennio, precipitando al 20% nel 2013 e infine al proprio punto minimo a quota 13% nel 2018.
• Alleanza Nazionale - AN (Linea blu scuro intermedia):
	• Presenta un andamento regolare e stabile intorno alla metà del grafico nelle prime tornate: 11% nel 1994, 13% nel 1996, flette leggermente al 10% nel 2001 e chiude la sua traiettoria autonoma a quota 10% nel 2006, prima della confluenza nel PDL.
• Lega Nord (Linea verde/ottanio):
	• Rimane confinata su valori marginali e orizzontali inferiori al 10% per quasi tutto il tracciato storico, registrando l'8% nel 1994, il 9% nel 1996, calando poi al 3% nel 2001, al 4% nel 2006 e risalendo al 7% nel 2008, fino a toccare un punto di minimo vicino al 3% nelle politiche del 2013.
	• Compie un'impennata verticale spettacolare e senza precedenti esclusivamente nelle elezioni del 2018, schizzando fino a quota 17% e compiendo il sorpasso storico su Forza Italia.

3. Terzo Polo (Movimento 5 Stelle)

• M5S (Linea gialla/oro):
	• La curva compare per la prima volta solo nelle elezioni del 2013, facendo registrare un esordio travolgente direttamente a quota 25%.
	• Nel 2018 prosegue la sua corsa verso l'alto con una linea diagonale netta che tocca il suo picco a quota 32%, confermandosi come il primo partito singolo in assoluto sulla scena politica nazionale.

Il Pd

Per il partito di Renzi si apre una fase molto delicata. La sconfitta è netta. Il 26,7% ottenuto in quella che era una volta la sua roccaforte è un minimo storico. Ma soprattutto il Pd ha perso il Sud. Lo si era già visto ai tempi del referendum. Il 14,3% in questa zona è anche esso un minimo storico. Una cosa che queste elezioni hanno confermato al di là di ogni ragionevole dubbio è la scomparsa della sinistra tradizionale. In Italia come in buona parte dell’Europa. La classe operaia non esiste più. Restano gli operai (sempre meno) ma votano Lega e M5S. Esiste invece ancora oggi un elettorato moderato che si divide tra vari partiti (anche il M5S) e che è disponibile a cambiare il proprio voto di fronte a proposte credibili. L’indebolimento di Forza Italia libererà altri elettori moderati in cerca di nuove destinazioni. Con Renzi il Pd ha perso ma senza Renzi che ne sarà?

Fig. 4 – Risultati elettorali nella Zona Rossa, 1994-2018Descrizione generale: Un diagramma cartesiano con sfondo crema e sottili linee di griglia orizzontali in corrispondenza delle soglie decennali. L'asse orizzontale riporta gli anni delle elezioni politiche (1994, 1996, 2001, 2006, 2008, 2013, 2018), mentre l'asse verticale misura i valori percentuali da 0 a 40. Il grafico presenta sei curve colorate continue associate a una legenda in alto a destra, con alcuni punti chiave evidenziati da piccoli cerchietti bianchi e neri con un punto al centro. Il tracciato documenta graficamente il consolidamento del bipolarismo e il suo successivo crollo a favore del tripolarismo populista nel 2013-2018.

1. Area di Centrosinistra (PDS/DS/PD) e Sinistra

• PDS/DS/PD (Linea rossa spessa):
	• 1994-1996: Inizia la serie storica assestandosi su un livello alto a quota 33% sia nel 1994 che nel 1996.
	• 2001: Subisce una flessione scendendo al 27% nelle elezioni del 2001.
	• 2006-2008: Compie una decisa impennata verticale schizzando al 41% nel 2006 e raggiungendo il proprio picco massimo della serie a quota 43% nel 2008 (coincidendo con la nascita del PD).
	• 2013-2018: Avvia una parabola discendente costante, calando al 33% nel 2013 e registrando il proprio minimo storico nel 2018 a quota 26%.
• Sinistra (Linea marrone scuro intermedia):
	• Si mantiene nella fascia bassa del grafico, oscillando storicamente tra un minimo del 3% (anno 2008) e un massimo del 9% (anno 1996 e 2006), per poi chiudere nel 2018 a quota 3%.

2. Area di Centrodestra (FI/PDL, AN e Lega Nord)

• FI/PDL (Linea azzurra spessa):
	• Rappresenta la forza trainante del comparto conservatore per gran parte della serie. Parte dal 16% nel 1994, flette al 14% nel 1996 e raggiunge un primo vertice al 22% nel 2001.
	• Dopo un calo al 17% nel 2006, risale nelle elezioni del 2008 toccando il valore di 30% (sotto il simbolo del Popolo della Libertà).
	• Subisce un forte crollo nell'ultimo decennio, precipitando al 16% nel 2013 e infine al proprio punto minimo a quota 10% nel 2018.
• Alleanza Nazionale - AN (Linea blu scuro intermedia):
	• Presenta un andamento regolare e stabile intorno alla metà inferiore del grafico nelle prime tornate: 10% nel 1994, 13% nel 1996, si assesta all'11% nel 2001 e chiude la sua traiettoria autonoma a quota 11% nel 2006, prima della confluenza nel PDL.
• Lega Nord (Linea verde/ottanio):
	• Rimane confinata su valori marginali inferiori al 5% per quasi tutto il tracciato storico, registrando il 3% nel 1994 e nel 1996, calando poi allo 1% nel 2001, risalendo al 2% nel 2006, al 4% nel 2008, fino a toccare un punto di minimo vicino allo 1% nelle politiche del 2013.
	• Compie un'impennata verticale spettacolare e senza precedenti esclusivamente nelle elezioni del 2018, schizzando fino a quota 18% e compiendo il sorpasso storico su Forza Italia.

3. Terzo Polo (Movimento 5 Stelle)

• M5S (Linea gialla/oro):
	• La curva compare per la prima volta solo nelle elezioni del 2013, facendo registrare un esordio travolgente direttamente a quota 25%.
	• Nel 2018 prosegue la sua corsa orizzontale in leggerissima ascesa chiudendo a quota 26%, confermandosi come una forza politica di primo piano.

Quali maggioranze

Senza una maggioranza di centrodestra, senza una maggioranza Pd-Forza Italia-LeU le sole opzioni disponibili sono il governo di minoranza dei cinquestelle (appoggiato da chi?), un governo Forza Italia Pd-Lega (difficile vedere insieme Lega e Pd) oppure un governo del M5S con il Pd o la Lega. Dalla lotteria del voto sono uscite due maggioranze a favore del movimento di Di Maio. Ne avevamo parlato sulle pagine di questo giornale come un’ipotesi possibile ed è diventata realtà. Una realtà per ora solo virtuale. Il M5S farà quello che non ha mai fatto finora e cioè allearsi con qualcuno per arrivare al governo con una vera maggioranza? E con chi? Con la Lega o con il Pd? Oppure, pur di non allearsi, preferirà appoggiare dall’esterno un governo fatto da altri per non tornare alle urne ? E non finisce qui. Ammesso che il Movimento decida di passare il Rubicone, Pd e Lega sarebbero disponibili a entrare in un governo cinquestelle? Per ora entrambi negano. Ci vorrà del tempo per venire a capo del puzzle. Difficile, per non dire impossibile, fare un governo senza il M5s, ma difficile farlo anche con il M5S. Intanto facciamo notare sommessamente che la bocciatura dell’Italicum per paura di una vittoria del M5S non è bastata a impedirla.