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I risultati del voto del 4 marzo a Padova (Tabella 1) messi a confronto con quelli di cinque anni prima ci mostrano la decisa avanzata del centrodestra che dal 25% del 2013 balza al 37,3% attuale. Una crescita in gran parte dovuta al risultato della Lega che raggiunge il proprio massimo storico in una elezione nazionale migliorando di gran lunga il 15,7% ottenuto nella città patavina nel 2008. Assieme a quello di Giorgia Meloni, la Lega è l’unico partito di quelli già presenti nel 2013 ad accrescere i propri voti anche in termini assoluti. Restando nel centrodestra Forza Italia dimezza i consensi in termini assoluti e passa in percentuale dal 17 al 10%.

Va un po’ meglio al PD che scende dal 28 al 24,5% lasciando sul terreno poco più di 8.000 voti. Ma la coalizione di centrosinistra, grazie al buon risultato degli alleati del maggior partito della coalizione, mantiene la quota peraltro non entusiasmante di consensi raggiunta cinque anni prima. Il Movimento 5 stelle subisce solo una lieve flessione restando un paio di decimali sotto il 20% (3.000 voti in meno).

A prima vista sembrerebbe di essere di fronte ad una situazione di eccezionale stabilità con i voti che furono appannaggio della coalizione di Mario Monti convergere sul centrodestra. Ma lo sguardo ai semplici saldi di voto, analogamente a quanto osservato a Torino ci condurrebbe fuori strada. L’analisi dei flussi effettuati utilizzando il modello di Goodman ci rivela una situazione diversa caratterizzata da una ben più alta mobilità.

Tab. 1 – Risultati elettorali a Padova, 2013 e 2018risultati

Iniziamo dal centrosinistra. Ancora l’anno scorso, in occasione delle comunali, l’elettorato 2013 di questo schieramento si era dimostrato davvero molto fedele. Al primo turno si era diviso fra i due candidati di area (con una porzione significativa verso il non voto, ma senza defezioni in altre direzioni); per poi votare compattamente Giordani al ballottaggio, garantendogli i voti per conquistare il mandato da sindaco. Quest’anno il quadro è assai diverso. La fedeltà degli elettori della coalizione di Bersani alla lista del PD e ai suoi alleati raggiunge a malapena il 60% (Tab. 2). E il flusso più consistente in uscita è quello che muove in direzione del Movimento cinque stelle a cui cede quasi un quinto dei voti del 2013. Un’altra perdita significativa, superiore al 10% dei voti 2013, è quella verso gli scissionisti di LeU (12%). D’altra parte il centrosinistra beneficia in ingresso della maggior parte dei voti degli elettori orfani dell’ex premier Monti: il 60% dei quali sceglie il centrosinistra e in particolare il PD (43%). In conclusione il centrosinistra si conferma sullo stesso livello di consensi del 2013 pur cedendo quasi un terzo dei voti di allora, essenzialmente grazie ai voti che sono giunti dall’ex polo centrista.

Nel centrodestra invece la fedeltà di voto degli elettori del 2013 è stata molto più alta: oltre l’85% ha confermato questa scelta premiando in modo particolare il partito di Salvini che in quattro anni, analogamente a quanto accaduto a livello nazionale, più che quadruplica i propri voti. La Lega, inoltre, è l’unico partito che beneficia di un significativo flusso di voti, pari a poco meno di un terzo (Tab. 3), in entrata da elettori del M5S del 2013.

Il Movimento guidato da Di Maio mantiene grosso modo gli stessi voti del 2013 perdendo circa un punto percentuale (dal 21,7 al 20,8%) ma cambiando in parte la sua composizione interna. Rispetto a cinque anni fa, abbiamo detto cede il 30% degli elettori alla Lega guadagnando un percentuale quasi del tutto analoga da elettori in uscita dalla colazione di Bersani.

Infine, per quanto riguarda l’interscambio con il bacino del non voto rileviamo, per quanto attiene alla rimobiltazione, flussi tutto sommato trascurabili mentre sul versante opposto si osserva come tutte le forze abbiano ceduto qualcosa all’astensione: si va dal 10% della coalizione di Monti al 4% di quella di Bersani.

Tab. 2 – Flussi elettorali a Padova fra politiche 2013 e 2018, destinazioni (clicca per ingrandire)dest

Tab. 3 – Flussi elettorali a Padova fra politiche 2013 e 2018, provenienze (clicca per ingrandire)prov

Il diagramma di Sankey visibile sotto (Figura 1) mostra in forma grafica le nostre stime dei flussi elettorali a Padova. A sinistra sono riportati bacini elettorali del 2013, a sinistra quelli del 2018. Le diverse bande, colorate in base al bacino 2013 di provenienza, mostrano le transizioni dai bacini 2013 a quelli 2018. L’altezza di ciascuna banda, così come quella dei rettangoli dei diversi bacini elettorali all’estrema sinistra e destra, è proporzionale al relativo peso sul totale degli elettori. Dal grafico possiamo ben notare la dispersione dei voti della coalizione di Bersani in svariate direzioni, la principale delle quali conduce al Movimento fondato da Beppe Grillo. Sono inoltre ben visibili altri due flussi già descritti in precedenza: quello in uscita dal M5S che va a premiare la Lega e quello che da Monti finisce nelle fila del PD. Infine si osserva il notevole movimento intra-coalizionale nel centrodestra che ha condotta al ribaltamento dei rapporti di forza tra Lega e FI. Nel 2013 il PDL raccoglieva infatti i due terzi dei voti della coalizione, oggi è il partito di Salvini ad avere un peso analogo.

Fig. 1 – Flussi elettorali a Padova fra politiche 2013 (sinistra) e 2018 (destra), percentuali sull’intero elettorato (clicca per ingrandire)sankey

Riferimenti bibliografici

Cataldi, M. (2017), ‘A Padova sfida aperta per il ballottaggio: i risultati e i flussi elettorali’, in Paparo, A. (a cura di), La rinascita del centrodestra? Le elezioni comunali 2017, Dossier CISE(9), Roma, Centro Italiano di Studi Elettorali, pp. 119-124.

Cataldi, M., e Paparo, A. (2017), ‘I flussi elettorali a Padova: Giordani ricompatta il centrosinistra e conquista il comune’, in Paparo, A. (a cura di), La rinascita del centrodestra? Le elezioni comunali 2017, Dossier CISE(9), Roma, Centro Italiano di Studi Elettorali, pp. 219-224.

Goodman, L. A. (1953), Ecological regression and behavior of individual, «American Sociological Review», 18, pp. 663-664.

Schadee, H.M.A., e Corbetta, P.G. (1984), Metodi e modelli di analisi dei dati elettorali, Bologna, Il Mulino.


NOTA METODOLOGICA

I flussi presentati sono stati calcolati applicando il modello di Goodman alle 206 sezioni elettorali del comune di Padova. Abbiamo eliminato le sezioni con meno di 100 elettori (in ognuna delle due elezioni considerate nell’analisi), nonché quelle che hanno registrato un tasso di variazione superiore al 15% nel numero di elettori iscritti (sia in aumento che in diminuzione). Si tratta di 8 unità in tutto. Il valore dell’indice VR è risultato pari a 17,6.

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Aldo Paparo (1984) è assegnista di ricerca alla LUISS - Guido Carli. Dopo il conseguimento del dottorato è stato Campbell National Fellow presso la Hoover Institution a Stanford, dove ha condotto una ricerca sulla identificazione di partito in chiave comparata. Ha conseguito il dottorato di ricerca in Scienza della Politica presso la Scuola Normale Superiore (ex SUM) di Firenze, con una tesi sugli effetti del ciclo politico nazionale sui risultati delle elezioni locali in Europa occidentale. Ha conseguito la laurea magistrale in Scienze politiche all'Università di Firenze, discutendo una tesi sulle elezioni comunali nell’Italia meridionale. Le sue principali aree di interesse sono i sistemi elettorali, i sistemi politici e il comportamento elettorale, con particolare riferimento al livello locale. Ha co-curato numerosi volumi dei Dossier Cise; e ha pubblicato sui Quaderni dell’Osservatorio Elettorale, su Contemporary Italian Politics e su Monkey Cage. È stato inoltre co-autore di un capitolo in Terremoto elettorale (Il Mulino 2014). È membro dell’APSA, della MPSA, della ESPA, della ECPR, della SISP e della SISE.