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Raramente il Molise ha goduto di una tale attenzione mediatica quale quella delle ultime settimane. Tale interesse è dovuto in gran parte al fatto che le elezioni regionali molisane rappresentano il primo appuntamento elettorale dopo le politiche, mentre è ancora in fase di discussione la formazione del governo nazionale. Molti hanno infatti sottolineato l’importanza strategica di questa tornata elettorale, quasi volta a sancire o meno i rapporti di forza tra i grandi partiti nazionali. Non a caso tutti i maggiori leader nazionali quali Berlusconi, Di Maio, Martina e Salvini hanno ripetutamente visitato il Molise nelle ultime settimane, un onore raramente concesso alla piccola regione adriatica.

Veniamo ai dati elettorali. Primo fra tutti il dato dell’affluenza alle urne. La partecipazione è stata del 52,2%, quasi 10 punti percentuali inferiore al 2013 (quando però i seggi rimasero aperti anche lunedì, e si votò in concomitanza con le politiche), e quasi 20 punti percentuali inferiore alle elezioni politiche del Marzo 2018. Occorre tuttavia sottolineare come il confronto sia reso difficile dalla diversa base di calcolo della partecipazione: alle regionali, infatti, sono inclusi nelle liste elettorali circa 77.000 residenti all’estero, che invece alle politiche sono iscritti nella circoscrizione estero. Si tratta di oltre un quinto dell’elettorato totale delle regionali. A ben guardare, in termini assoluti la partecipazione è diminuita sì, ma in misura assai più contenuta: poco più di 9.000 unità. I votanti delle regionali valgono il 68% del corpo elettorale delle politiche. Il dato dell’affluenza resta comunque al di sopra di molte altre elezioni regionali disputate recentemente quali la Toscana dove nel 2015 solo il 48,3% degli elettori si era recato alle urne.

I risultati elettorali, che hanno riservato diverse sorprese, vanno analizzati su due fronti. Da una parte chi vince e chi perde dal punto di vista coalizionale, dall’altro bisogna dare uno sguardo ai risultati dei singoli partiti. Partendo da quella che conta di più in termini di rapporti di forza post-elettorali, la competizione maggioritaria, cioè quella tra coalizioni, ha registrato novità rispetto al 2013 e, seppur di misura, un risultato inaspettato ai più. Infatti benché molti dessero per vincente il Movimento 5 Stelle, la coalizione di centro destra – con ben 9 liste e 180 candidati consiglieri – ha ottenuto il numero più alto di voti. Mentre alle precedenti elezioni regionali, Michele Iorio aveva ottenuto il 25,8% dei voti e la sua coalizione il 27,5%, il candidato del 2018 (Donato Toma) ottiene ben 43,7% dei voti (dunque quasi 18 punti percentuali in più rispetto al 2013) e la coalizione del centro-destra oltre 20 punti in più rispetto al 2013. Il candidato pentastellato, Andrea Greco fa bene ma non abbastanza: ottiene il 38,7% dei voti, più di 22 punti percentuali in più rispetto ad Antonio Federico nel 2013. Il crollo più notevole è quello della coalizione del centro-sinistra, che esprimeva il governatore uscente. Il suo candidato, Carlo Veneziale, si ferma al 17,2% (quasi 28 punti in meno rispetto al presidente uscente del centro-sinistra Frattura), con la sua coalizione ferma al 18,1%, ben 31 punti in meno rispetto al 2013. Grazie al premio di maggioranza sono ben 12 i consiglieri spettanti al centro-destra con molte riconferme tra le quali la più nota quella di Michele Iorio, già presidente della regione Molise in passato. Il Movimento 5 stelle ottiene 6 seggi mentre due vanno al centro-sinistra.

Tab. 1 – Risultati delle elezioni regionali 2018 in Molise (clicca per ingrandire)molise_tab1

Passando ai risultati dei singoli partiti, il vincitore è il Movimento 5 Stelle, che riceve il 31,6% dei voti, quasi 20 punti percentuali in più rispetto alla precedente tornata regionale (quando aveva ottenuto il 12,2% dei voti). Di molto staccati tutti gli altri partiti, tutti sotto il 10%. Forza Italia, il secondo partito più votato, è al 9,4%, una flessione di quasi un punto percentuale rispetto al 2013, quando però era ancora PDL. La Lega raggiunge l’8,2% dei voti, quasi quanti quelli della lista locale Orgoglio Molise (8,3%) piazzandosi al terzo posto all’interno della coalizione di centrodestra. Il Partito Democratico è quello più in calo rispetto alla tornata regionale precedente: si ferma al 9% quasi 6 punti in meno rispetto al 2013.

Tab. 2 – I risultati elettorali del 2018 nel Molise, confronto con il 2013 (clicca per ingrandire)[1]molise

Molti sono i delusi di questa tornata elettorale, primo fra tutti il Movimento 5 Stelle che non riesce a conquistare la sua prima regione, dopo i falliti tentativo in Sicilia e Lazio. Salvini non gioisce visto che la Lega puntava al sorpasso su Forza Italia per siglare il successo nazionale, ma ciò nonostante la Lega ottiene un ottimo risultato in questa regione e sarà rappresentata per la prima volta nel consiglio regionale molisano. Al di là di vincitori e vinti, la nota dolente di questa tornata elettorale riguarda la rappresentanza di genere: nonostante la legge elettorale esiga che almeno una preferenza su due venga data ad un consigliere donna, sono solo quattro (su un totale di 20 consiglieri) le donne che entrano in consiglio regionale, due della Lega, una del PD e una del M5S. Volendo concludere con una nota positiva, almeno in Molise non bisognerà attendere molto per la formazione del nuovo governo.

Riferimenti bibliografici

De Lucia, F. (2013), ‘In Molise è Frattura, dopo 15 anni archiviata l’era Iorio’, in De Sio, L., Cataldi, M., e De Lucia, F. (a cura di), Le Elezioni Politiche 2013, Dossier CISE(4), Roma, Centro Italiano Studi Elettorali, pp. 165-168.

Emanuele, V., e Riggio, A. (2018), ‘Disgiunto e utile: il voto in Sicilia e la vittoria di Musumeci’, in Emanuele, V., e Paparo, A. (a cura di), Dall’Europa alla Sicilia. Elezioni e opinione pubblica nel 2017, Dossier CISE(10), Roma, Centro Italiano Studi Elettorali, pp. 251-255.


[1]NOTA: Nella parte superiore della tabella sono presentati i risultati al proporzionale; nella parte inferiore si usano i risultati maggioritari (per le regionali).

Sinistra è la somma dei risultati ottenuti da candidati (regionali) o partiti (politiche) di sinistra ma non in coalizione con il PD;

il Centro-sinistra somma candidati (regionali) del PD o le coalizioni (politiche) con il PD;

Il Centro è formato da candidati (regionali) o coalizioni (politiche) sostenuti o contenenti almeno uno fra NCI, UDC, NCD, FLI, SC;

il Centro-destra somma candidati (regionali) sostenuti da FI (o PDL) o coalizioni (politiche) contenenti FI (o PDL);

la Destra è la somma di candidati (regionali) sostenuti, contro FI/PDL, da Lega, FDI, La Destra, MNS, FN, FT, CasaPound, o coalizioni (politiche) contenenti almeno uno di questi. Pirozzi è stato inserito in questa voce, così come le liste a suo sostegno nella parte superiore della tabella.

Criteri per l’assegnazione di un candidato a un polo: se un candidato è sostenuto dal PD o da FI (o PDL) è attribuito al centro-sinistra e al centro-destra rispettivamente, a prescindere da quali altre liste facciano parte della coalizione a suo sostegno. Se un candidato è sostenuto solo da liste civiche è un candidato civico. Se una coalizione è mista civiche-partiti, questi trascinano il candidato nel loro proprio polo se valgono almeno il 10% della coalizione, altrimenti il candidato resta civico. Se un candidato è sostenuto da partiti appartenenti a diverse aree (escludendo PD e FI/PDL che hanno la priorità), si valuta il relativo contributo dei diversi poli alla coalizione del candidato per determinarne l’assegnazione (al polo che pesa di più).